Buoni cristiani, buoni cittadini

16 gennaio 2012 11:00 25 comments

Nulla di nuovo, niente che non sia già stato detto. Tuttavia, ancora tremendamente vere ed attuali risultano essere le parole dello statista siciliano Don Luigi Sturzo sulla Politica e sulla partecipazione dei cristiani alla vita pubblica.

Di Antonella Di Lisa

Nella situazione attuale di grave crisi politica e morale, di sbandamenti ed incertezze, tale, forse, da farci dubitare del futuro della nostra stessa democrazia, è bene ricordare che ognuno di noi, proprio perché protagonista del proprio futuro, è responsabile dell’avvenire del proprio Stato. Ciascuno nel proprio ruolo, ognuno secondo le proprie possibilità e capacità. Nessuno è esente da tale dovere. Buoni cittadini costruiscono un buono Stato. Un onesto artigiano, un bravo medico, un diligente impiegato, un irreprensibile amministratore, semplicemente un buon cittadino, rendono un buon lavoro, un onesto servizio, e quindi producono una società sana e funzionante. Ognuno, pur nella sua piccolezza, è parte del tutto, è e deve sentirsi membro attivo della propria comunità e quindi dell’intera società. Non esiste lo Stato senza cittadini. Eletti ed elettori costituiscono, fanno, animano lo Stato, che altrimenti rimarrebbe pura ed inerte invenzione.

In tale contesto un ruolo importante ha il cristiano. Infatti, le due dimensioni della coscienza dell’uomo, quella spirituale-religiosa e quella civile, devono essere in sintonia ed in sinergia, perché l’uomo, parlo del credente, non può vivere in uno stato di continua dissociazione ed incoerenza tra i valori religiosi, in cui crede, e quelli etico-politici e civili che professa. Non si può essere “buoni cristiani” e al tempo stesso, pessimi cittadini, come era solito ribadire San Giovanni Bosco. Pertanto, ogni uomo, ogni cristiano può, nel proprio piccolo, cambiare le cose, cominciando a migliorare sé stesso, conformando le proprie condotte, sull’esempio di Cristo, al messaggio evangelico.

“Se la democrazia moderna ha delle grosse tare, diceva Don Luigi Sturzo, la colpa va direttamente a coloro che, pur vedendole, non si sforzano di rimediare. In prima fila, metto coloro che hanno le convinzioni cristiane (e quindi morali) e se le tengono ben conservate nel cervello o nell’ambito delle loro case, come il servo del Vangelo che ebbe un talento e l’andò a nascondere per paura di perderlo: il Signore lo chiamò serve nequam, servo cattivo”. (Doveri politici del cittadino, “ Vita e Pensiero”, marzo 1947).

Cristiani svegliamoci! Impegniamoci a praticare nella nostra famiglia, nel nostro lavoro, nella società, nella nostra vita i precetti del Vangelo, senza per questo diventare prelati o religiosi, ma semplicemente testimoni di vita cristiana, ovvero autentici e veri Cristiani!

“La missione del cattolico, affermava sempre Don Sturzo, in ogni attività umana, politica economica, scientifica, artistica, tecnica, è tutta impregnata di ideali superiori, perché in tutto ci si riflette il divino. Se questo senso del divino manca, tutto si deturpa: la politica diviene mezzo di arricchimento, l’economia arriva al furto e alla truffa, la scienza si applica ai forni di Dachau, la filosofia al materialismo e al marxismo; l’arte decade nel meretricio”. (Messaggio al circolo di Cultura “ Luigi Sturzo”, “Il Popolo”, 16 dicembre 1956).

Certo l’immoralità privata… non si corregge solo con le prediche o con gli articoli dei giornali… “Bisogna che la prima ad essere corretta sia la vita pubblica: ministri, deputati, sindaci, consiglieri, cooperatori, organizzatori sindacali, siano esempio di amministrazione rigida e di osservanza fedele ai principi della moralità”. (Moralizzare la vita pubblica, “L’Italia”, 3 novembre 1946).

Don Luigi Sturzo riteneva che la politica fosse un’arte che si apprende con la preparazione, la competenza, l’onestà. Rifiutava l’idea, ancor oggi diffusa, che alla politica non si applicasse la morale comune, per cui si parla spesso di due morali, quella dei rapporti privati, e l’altra (che non sarebbe morale né moralizzabile) della vita pubblica.

“La Politica è invece satura di eticità, ispirata all’amore del prossimo, resa nobile dalla finalità del bene comune, per questo Sturzo credeva occorresse “essere educati al senso di responsabilità, avere forte carattere, pur con le più gentili maniere, e non cedere mai alle pressioni indebite e alle suadenti lusinghe per essere indotto ad operare contro coscienza. Si sbaglierà, di sicuro, non mai però di proposito e ad occhi aperti, né per volontà perversa e a fini egoistici: l’errare è dell’uomo, il perseverare è del diavolo” (“Il Popolo”, 16 dicembre 1956).

Di certo, non è di tutti saper fare della politica, ma di coloro che sono dotati. “Come ogni arte – affermava lo statista siciliano – anche la politica ha i suoi grandi artefici e i suoi artigiani; naturalmente vi saranno anche i mestieranti; il pubblico sceglie i suoi beniamini anche tra i mestieranti. È vero che molti oggi, anche cristianelli annacquati, posano a fieri censori di coloro che si occupano di vita pubblica; e definiscono la politica una sentina di mali, un elemento di corruzione, uno scatenamento di passioni; e quindi da starne lontani; costoro confondono il metodo cattivo con quella che è invece doverosa partecipazione del cittadino alla vita del proprio Paese. Invece, la politica è di per sé un bene: il far della politica è, in genere, un atto di amore per la collettività; tante volte può essere anche un dovere del cittadino.

Il fare una buona o cattiva politica, dal punto di vista soggettivo di colui che la fa, dipende dalla rettitudine dell’intenzione, dalla bontà dei fini da raggiungere e dai mezzi onesti che si impiegano all’uopo. Il successo e il vantaggio reale possono anche mancare, ma la sostanza etica della bontà di una tale politica rimane” (Crociata d’amore, “Il cittadino di Brescia”, 30 agosto 1925).

Sono pochissimi passaggi del pensiero acuto e lungimirante di don Sturzo, ma seppur minimi, essi sono sufficienti a farci comprendere come il passare degli anni non abbia poi migliorato gli uomini, e quindi la società e il modo di fare politica ancora troppo spesso, e forse oggi più che mai, legato agli egoismi personali, all’incompetenza, alla superficialità, lontano dal tanto citato “bene comune”, la tutela del quale è affidata sempre più, per dirla con Don Sturzo, a semplici “mestieranti”.

A ciò si aggiungano gli eccessivi, ingiusti ed ingiustificati costi della politica che hanno fatto di quest’ultima, più che un servizio, un modo facile e veloce per acquistare potere e fare soldi (a tempo indeterminato!), troppo spesso a discapito dell’interesse dei governati, dello Stato e del suo bilancio! Sì, proprio lo “Stato” che i c.d. “politici” dovrebbero rappresentare e tutelare. La dignità di un parlamentare, di un consigliere regionale, di chi ritiene di fare “politica”, non si misura in base a quanto riceve dai cittadini (in termini di denaro pubblico), ma in base a quanto riesce a dare (in termini di impegno, sviluppo, opportunità) alla comunità che amministra. Questa è politica!!!

Credo, tuttavia, che politici mediocri riflettano una società mediocre e per questo nessuno di noi, soprattutto chi dice e si professa cristiano è privo di responsabilità.

“Non c’è forse un rapporto etico tra il cittadino e la società e la società nel suo complesso? E se l’elettore, invece di dare il voto ad una persona onesta e capace lo dà coscientemente al disonesto e all’incapace – che perciò recherà danno alla pubblica amministrazione e perfino profitterà del posto a scopi privati – non ha mancato al suo dovere?”, osservava Don Sturzo.

Ed allora, da ciascuno può partire il vero cambiamento, attraverso le proprie scelte e i propri comportamenti quotidiani. Ogni cristiano, dunque, attribuisca a sé stesso il compito, il dovere, di diventare un buon discepolo di Cristo e così buon cittadino, sforzandosi ogni giorno di realizzare concretamente i precetti cristiani, con i piedi dell’umiltà ben ancorati a terra e con gli occhi della speranza incessantemente rivolti al Cielo.

“L’oggi è vita, è lavoro, è combattimento, è sacrificio: coraggio, piccolo gregge, a voi è dato il regno; perché ogni buona azione, ogni atto di dovere, ogni buona parola è il tesoro con il quale si compra il regno dei cieli”. (Don Luigi Sturzo, Nolite timere, “Meridiano 12”, 6 aprile 1958).

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