La Chiesa nel mondo moderno

22 gennaio 2012 08:56 493 comments

Di Luigi Negri

Sommario

II. LA CHIESA NEL MONDO MODERNO
a) La rottura dell’unità dei cristiani: il protestantesimo
- I fattori che preparano la Riforma
- Cristo a misura dell’interpretazione del singolo
- La concezione protestante dell’uomo
- Il rapporto con il potere
b) Il progetto di una società atea: illuminismo e rivoluzione francese
1. Illuminismo
- La distruzione del passato
- Costruzione razionale della realtà
- La cultura dell’Illuminismo
2. Illuminismo all’opera: la Rivoluzione francese
- L’uomo è il cittadino
- L’identificazione società-Stato
- La riduzione della vita religiosa a struttura dello Stato

.

II. LA CHIESA NEL MONDO MODERNO

a) La rottura dell’unità dei cristiani: il Protestantesimo

Lo studio della Riforma protestante del XVI secolo è particolarmente importante perché anche oggi l’immagine del cattolicesimo ne è fortemente condizionata. Innanzi tutto occorre sottolineare che la Riforma protestante non è propriamente una riforma. Per riforma di qualsiasi fenomeno storico, ma in particolare nella Chiesa, si intende, infatti, una ripresa di autenticità della propria identità e delle proprie origini, un approfondimento, una maturazione richiesta dalle particolari circostanze in cui si vive. La riforma cluniacense del IX-X secolo si può, in tal senso, definire una riforma della Chiesa che, attraverso di essa, acquisì una nuova vitalità. Lo stesso si dica per la riforma realizzata dalla nascita dell’ordine francescano e di quello domenicano. La riforma implica sempre un approfondimento delle origini e un loro sviluppo in circostanze nuove.

La Riforma protestante, invece, tronca i legami con l’origine. Seguendone l’itinerario fino alla fine non si troverà più l’avvenimento della fede nel suo aspetto oggettivo, ma un’altra cosa. Lutero fu senza dubbio una grande personalità religiosa come dimostra la sua capacità di aggregare intorno alla sue intuizioni molti altri uomini e non solo contemporanei. Ma quello che è nato con lui non si può definire un approfondimento, ma uno sviluppo, una reinterpretazione in senso moderno della originale identità cristiana. Egli creò una cosa nuova.

Lutero stesso ha lasciato una relazione scritta dell’avvenimento della sua conversione, avvenuta tra il 1513 e il 1517 nella torre del monastero di Wittenberg: «Nonostante che vivessi la mia vita di monaco in modo irreprensibile, mi sentivo peccatore di fronte a Dio. La mia coscienza era estremamente inquieta ed io non avevo alcuna certezza che Dio fosse placato dalle mie riparazioni. Non amavo quel Dio giusto che punisce il peccatore, anzi lo odiavo». La preoccupazione fondamentale di Lutero è dunque un rapporto irrisolto tra un peccatore e un giudice giusto.

Per il soggetto cristiano, come lo si è descritto precedentemente, il problema di partenza non è questo, bensì l’annuncio di una realtà nuova nel mondo, a cui il singolo partecipa nella sua individualità. Nessun limite o errore pregiudica la certezza dell’evento, a cui l’uomo aderisce con tutta la sua particolarità, credendo che esso è più grande del suo male. Con Lutero il problema fondamentale del cristiano diventa quello di non avere dissidi con il Dio giusto. È come se scomparisse l’evento di Cristo, dentro il quale la misericordia di Dio accoglie l’uomo così com’è. Ecco invece l’orizzonte delle preoccupazioni di Lutero: da una parte un Dio giusto che perseguita il peccatore, dall’altra la coscienza che non riesce a tranquillizzarsi.

Finché, come afferma Lutero stesso (la traduzione è libera), Dio lo illuminò: «Dio infine ebbe pietà di me e, meditando giorno e notte un certo versetto, cominciai allora a comprendere che la giustizia di Dio è quella per mezzo della quale il giusto vive del dono di Dio, se ha la fede. Mi sentii allora letteralmente rinascere e mi sembrò di essere entrato nel paradiso». La Riforma è una riduzione in senso moderno della fede cattolica, in quanto la modernità è, appunto, l’affermazione della centralità del soggetto umano così com’è, a prescindere dall’appartenenza all’avvenimento di Cristo presente nella Chiesa. Per Lutero il problema è come l’uomo singolo possa arrivare alla tranquillità della coscienza e sentirsi salvato, per lui è prioritario e fondamentale l’aspetto soggettivo e sentimentale del benessere del singolo: dall’appartenenza si è passati alla reinterpretazione. Il soggetto che occupa il centro di interesse di Lutero è il singolo, che esiste non per un’appartenenza bensì in sé e per sé nella sua immediatezza. Questo soggetto, eretto a criterio di interpretazione di tutto, riprende tutta la tradizione della Chiesa e la rilegge dal suo punto di vista. Questo è il protestantesimo.

Il cattolicesimo, invece, è il soggetto umano che cresce e si realizza nell’appartenenza: incontrato l’avvenimento di Cristo nella storicità della vita ecclesiale, esso incomincia un processo di educazione nel quale matura una coscienza nuova di sé e un criterio nuovo di giudizio. Quello del protestantesimo è un procedimento opposto: il soggetto umano, che coincide con l’individuo caratterizzato dai dati del suo temperamento, della sua intelligenza, della sua affettività, deve interpretare un oggetto che gli sta di fronte, cioè Dio, in modo da avere la certezza sentimentale, psicologica e affettiva di essere salvato. Alcune espressioni comuni anche in contesti «cattolici», come: «La fede è una cosa che si sente; se la si sente è vera, altrimenti no» indicano quanto sia stata incidente la trasformazione soggettiva ed emozionale prodotta dal protestantesimo. La fede è ridotta ad oggetto (analogo a tutti gli altri trattati dalla scienza) il cui scopo è ricavare una salvezza intesa come benessere. Per 1500 anni, essa era stata invece un evento che si annunzia nel mondo per la presenza di Cristo nella Chiesa, e che chiama ogni uomo ad aderirvi.

.

I fattori che preparano la Riforma

Nel periodo che stiamo esaminando si forma, nella coscienza della cultura e della società europea, un soggetto che non considera l’evento, ma che, anzi, è tanto più soggetto quanto più prende le distanze dall’evento. Possiamo identificare quattro fattori di questo processo:

1. Il prevalere della Chiesa istituzione locale sulla Chiesa mistero universale. Una riduzione della Chiesa da mistero, sacramento, partecipazione alla realtà di Cristo presente, ad una struttura di carattere situazionale (i cristiani sono tali perché sono nati in Occidente, in una data situazione). Sorge un soggetto umano che vive nella Chiesa, come afferma Romano Guardini, ma non vive più la Chiesa; non vive un’esperienza di appartenenza. Già al termine del Medioevo la Chiesa comincia ad essere sentita da alcune minoranze intellettuali come un avvenimento estrinseco all’individuo.

2. Il cedimento al razionalismo astratto. Una sottolineatura estrema della ragione come capacità di problematizzazione radicale, per cui i fatti e le idee stanno sullo stesso piano. Alle spalle della Riforma ci sono almeno 150 anni di «nominalismo», che è in sostanza una riduzione del sapere a «nomina», cioè a concetti astratti con cui l’intellettuale gioca cercando di organizzarli il più intelligentemente possibile. Negli ultimi 150 anni della cultura medioevale, in ogni università esistono cattedre di «nominalismo», cioè di pura ricerca intellettuale astratta, dove il fatto dell’Incarnazione e la possibilità della non Incarnazione, la Trinità e la possibilità che non esista, l’esistenza e la possibilità della non esistenza di Dio, vengono messi sullo stesso piano: sono «nomina» con cui giocare.

3. Il fideismo senza ragione. Una volontà (come reazione antiintellettualistica a questa sottolineatura enfatica dell’intelligenza intesa come pura organizzazione di «nomina») di salvare la fede contro la ragione, abbandonando quest’ultima al male, al demonio. Tra fede ed intelligenza avviene una rottura radicale: la fede dev’essere salvata senza l’intelligenza con un atto di carattere puramente volitivo e sentimentale. Si afferma il fideismo come concezione della fede-sentimento staccata dalla ragione. Viene così a perdersi la grande eredità dell’età patristica e medioevale, per cui in Cristo si realizza la pienezza di tutto l’umano.

4. La separazione tra natura e soprannaturale. Il crearsi di un’immagine di uomo puramente naturale, che si può realizzare anche solo con la sua intelligenza e la sua volontà. La fede diventa qualche cosa che si aggiunge dall’esterno, un particolare prezioso ma accidentale. È esattamente in questo periodo, al finire del Medioevo, che nasce l’espressione «naturale e soprannaturale». Sino a questo momento non si era operata tale distinzione perché era chiaro che l’unico avvenimento è Cristo, nel quale l’uomo viene realizzato in pienezza. Adesso si parla di un uomo naturale che agisce secondo il puro lume della ragione e che già può realizzare un suo fine nobile, «naturale». Alcuni poi tendono, in aggiunta, ad un fine soprannaturale (Cristo), che non entra nella vita dell’uomo per realizzarla pienamente, ma è un particolare di cui al limite si potrebbe anche fare a meno.

Questi quattro fattori fanno da scenario all’esperienza di Lutero e condizionano la mentalità sua e della gente a cui parlava.

.

Cristo a misura dell’interpretazione del singolo

L’esperienza di fede di Lutero ha dato corpo a un soggetto che prescinde dalla Chiesa, anzi, facendo propria l’opposizione individuo-comunità, demolisce la Chiesa intera come pura istituzione che, impedendo al singolo il rapporto diretto con Cristo, ne ostacola la maturazione. Per Lutero il singolo è chiamato a vivere un rapporto diretto con Cristo e poiché la Chiesa si pone fra lui e Cristo con una serie artificiosa di strutture, ed inoltre essa è debole moralmente, l’individuo deve rifiutarla. Lo scandalo suscitato in Lutero dall’immoralità degli ecclesiastici incontrati a Roma o di quelli che predicavano le indulgenze, risponde a un schema banalissimo: se si vive male una realtà giusta, vuol dire che essa non è giusta; è un rifiuto moralistico della Chiesa e in particolare del popolo giudicato degenerazione e inquinamento del Cristo.

Il rapporto con Cristo, per Lutero, è tutto nell’esperienza di un nesso immediato e diretto del singolo attraverso un oggetto che non può mutare: la Parola scritta. L’esperienza della fede, per Lutero, è l’interpretazione che il soggetto fa dell’oggetto Parola, a cui può seguire, nel soggetto, il sentimento di essere salvato, oppure può non seguire nulla. Si rifiuta dunque la Chiesa. Per 1500 anni la Scrittura, fissata dalla prima generazione cristiana, non era stata lo strumento privilegiato del rapporto con Cristo (tale strumento era la vita del popolo di Dio, la Chiesa), bensì un punto di riferimento obbligato per avere una coscienza esatta di Cristo. Con Lutero, scomparso il popolo, è rimasta la parola.

Secondo la tradizione la vita della Chiesa immette nell’avvenimento di Cristo attraverso la propria struttura sacramentale. Con la Riforma non rimane più nulla dei sacramenti: essi sono tutti eliminati o, al massimo, concepiti come pura commemorazione (la Santa Cena protestante va intesa in questo senso). La stessa storicità di Cristo viene posta in secondo piano di fronte alla Parola. Cristo infatti è importante per la parola che ci ha lasciato, per i comandi che ha dato: non è un evento a cui si partecipa. In tal modo viene ritrascritto tutto il patrimonio della cattolicità. Questo mutamento era già presente nell’esperienza di Lutero, anche se la storia della Riforma svolgerà ulteriormente e successivamente tale embrione di riduzione soggettivistica e sentimentale della fede. Il contesto sacramentale della Chiesa viene sostituito dal rapporto immediato e diretto con la Parola. L’esperienza religiosa viene così radicalmente trasformata. Ha perso senso la sacramentalità della Chiesa, secondo cui l’evento di Cristo permane nel mondo non in una Parola scritta, ma attraverso il mistero della Chiesa, cioè attraverso un’unità non riconducibile alla carne ed al sangue, bensì al luogo della presenza di Cristo, che non può essere eliminata dagli errori e dai peccati di quelli che in essa vivono. Questa riduzione avviene in un quadro di rigida predestinazione. Infatti, colui che pone l’uomo dentro o fuori la salvezza, concedendogli il sentimento dell’essere salvo o negandoglielo, è Dio stesso che sceglie solo alcuni e perché non vuole la salvezza di tutti.

La posizione cattolica aveva affermato che Cristo è Dio che si comunica per la salvezza di ogni uomo; a lui si aderisce per la volontà del singolo. In Lutero il criterio è completamente capovolto: c’è un Dio che capricciosamente, in una massa destinata alla perdizione perché peccatrice, predestina alcuni alla salvezza ed altri alla dannazione (in Calvino si parlerà di «arbitrarismo divino»). Dio può scegliere il malvagio per salvarlo nonostante la sua malvagità, e può dannare il buono. Si tratta, insomma, di un’immagine di Dio che agisce nei confronti dell’uomo in modo assolutamente arbitrario.

.

La concezione protestante dell’uomo

La riduzione protestantica della fede reca con sé alcune conseguenze a livello antropologico, cioè di concezione dell’uomo.

1. La fede è un problema solo per chi si sente peccatore. Pertanto, l’uomo moderno ha due volti: quello di chi si sente padrone dell’universo (che troverà nell’illuminismo la sua celebrazione), signore della storia, non più servo di Dio ma re di se stesso; oppure ha il volto pessimistico dell’uomo cosciente del proprio limite invincibile, insuperabile. Il primo tipo di uomo non arriva alla fede, perché non ne ha bisogno; il secondo, invece, avverte il problema della fede. Il cristianesimo comunque si è già ristretto a un problema che si pone solo per alcuni. Il protestante non ha niente da dire a chi non si sente peccatore. Il cristianesimo autentico invece, ponendo nel mondo l’avvenimento di Cristo morto e risorto, salvezza di chi si sente peccatore e di chi non si sente, di chi è intelligente e di chi non lo è, di chi è greco come di chi è barbaro, di chi è schiavo e di chi è libero, rivela il suo valore universale esattamente in quanto si rivolge alla struttura ultima dell’uomo. Con il protestantesimo invece è l’uomo che giudica la fede e non viceversa. La religione diventa un problema moralistico, il problema di fare del bene, che interessa solo chi avverte il problema del proprio peccato. Da questo punto di vista l’immagine che il mondo odierno ha del cattolicesimo e che tante volte anche i cattolici hanno di se stessi, è molto più protestante che cattolica.
La fede «protestante» non è più un avvenimento che giudica il mondo e lo salva, bensì un messaggio che non mette in discussione il mondo così com’è, ma, anzi, deve trovare il suo posto nel mondo e precisamente nel cuore di coloro che, vivendo il problema del loro peccato, vogliono cambiare.

2. La fede, cioè il sentimento di essere salvati, a cui ci si abbandona senza possibilità di comprendere fino in fondo, coincide con una posizione di assoluta fiducia, che non coglie la totalità dell’uomo come intelligenza e volontà, ma solo il suo aspetto affettivo e sentimentale. Il credente è ridotto a un tipo di uomo che ha il problema di vivere rettamente. L’uomo si trova radicalmente diviso: da un lato sperimenta il sentimento emozionale di essere salvato, sull’onda del quale vive la vita nella certezza che Dio l’ha predestinato e perciò lo salverà; dall’altro lato la sua ragione è intesa come capacità di far cultura, conoscere la realtà, realizzare rapporti, scelte, costruire progetti in cui la fede non c’entra. Ne consegue che, sia che intenda la ragione dell’uomo come buona, e tenda, di conseguenza, ad adeguarsi culturalmente a tutti gli altri uomini, sia che la consideri di nessun valore e si affidi, quindi, a chi solo può garantire un’ordinata convivenza, il protestante è sempre favorevole al potere qualunque esso sia. Il calvinismo e certo protestantesimo liberale pensano che il successo negli affari sia segno di elezione da parte di Dio. Il luteranesimo ritiene invece che l’unico fattore di salvezza sia la fiducia in Cristo e nella sua parola: tutta la storia umana rimane preda di una contraddizione cui solo gli ultimi tempi porranno fine. In ogni caso il protestantesimo, sia nella sua versione ottimistica, come in quella pessimistica, non può in ultima analisi che giustificare il mondo e la sua ideologia.

.

Il rapporto con il potere

Il protestante è dunque strutturalmente per il mondo e per ciò che il mondo ha creato. È possibile verificare tale affermazione in due punti significativi.

1. Il mondo in cui il protestantesimo nasce è in trasformazione: nasce la borghesia del mercantilismo, un ceto emergente nuovo che mette in discussione l’età feudale o medioevale in quanto segnava la prevalenza della vita religiosa sulle varie forme di attività, in particolare sulla contrattazione e sul profitto. Mentre la Chiesa cattolica scomunica colui che presta a usura, cioè il banchiere (in quanto sostiene, dall’inizio della sua storia, la destinazione sociale della proprietà), il protestantesimo si dispone a dare base sacrale e religiosa al mercantilismo. Lo affermano gli stessi storici protestanti, ad esempio Troeltsch ne Le chiese e la nascita del capitalismo e il suo allievo, R. Tawney in Protestantesimo e nascita del capitalismo. Quello che Marx e i marxisti chiamano capitalismo non sarebbe attecchito in Europa senza l’incremento, l’accettazione, la sacralizzazione che di esso ha fatto il protestantesimo. La polemica di Marx contro la società e contro la religione al servizio degli interessi di classe non colpisce tanto il cattolicesimo, quanto il protestantesimo. I Manoscritti economico-filosofici di Marx, infatti, sono stati scritti a Londra contro una certa società che sicuramente cattolica non era. Il protestante addirittura sostiene, con l’ingenuità e il rigorismo dei calvinisti, il mondo borghese e capitalista perché l’uomo che si realizza da sé sperimenta la benevolenza di Dio.

2. Sul piano etico-culturale, è il periodo in cui si realizza lo stato assoluto, non come esercizio ma come immagine del potere. Si tratta di uno stato chiamato impropriamente nazionale, che si concepisce come comprendente tutte le dimensioni dell’esistenza anche quella religiosa. Il protestantesimo sostiene questa immagine di Stato assoluto, fino a rendere la Chiesa parte della realtà statale. Essa infatti priva della sua sacramentalità, è ridotta ad una struttura pedagogica che, come tale, deve essere guidata da chi ha il potere nella società. L’ideale del potere assoluto è una Chiesa di stato, in cui l’autorevolezza vera sia quella politica, e la stessa autorità religiosa ne dipenda. Un esempio chiarissimo è l’Atto di Supremazia, che ha fatto nascere, nel 1534, la Chiesa di Inghilterra; Enrico VIII, il suo autore, si dimostra come il più acuto e intelligente discepolo di Lutero. Ma già nel manifesto di Lutero Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca la Chiesa, ridotta a struttura giuridica, pedagogica, culturale di formazione morale, viene consegnata ai nobili, allo Stato. Quando attorno al 1525 i contadini, vessati dal nascente stato liberal-borghese, si ribellano, Lutero scrive parole terribili ai principi della regione tedesca, perché ammazzino quei «cani» che hanno osato mettere in discussione l’ordine sociale stabilito da Dio. Il protestantesimo, dunque, impedendo alla fede di diventare cultura, cioè non unificando la persona, la lascia nella storia in balia di chi detiene il potere ideologico o politico. Per questo il protestantesimo ha certamente avallato la nascita della borghesia e del capitalismo e l’insediamento di una realtà di stato assoluto, nel quale la Chiesa è come la parte religiosa-culturale che è ed ha la sua legittimazione soltanto nell’ambito della struttura sociale.

La debolezza attuale della presenza cattolica, l’incapacità di leggere il vero bisogno degli uomini è forse dovuta ad un’infiltrazione di protestantesimo nel cattolicesimo, per cui si considera la comunità cristiana come appendice di una società già al tramonto anziché fattore di una nuova evangelizzazione, di un nuovo annuncio: Cristo risorto, presente nel mistero della Chiesa, proposta di salvezza a tutti gli uomini.

.

b) Il progetto di una società atea: illuminismo e rivoluzione francese

1. Illuminismo

La Riforma protestante rappresenta una vera e propria reinterpretazione della fede in chiave «moderna». In questo capitolo intendiamo rintracciare le caratteristiche culturali e antropologiche della modernità.

Il nuovo soggetto «moderno» non dipende più dalla Chiesa, si muove secondo una dinamica di progetto sociale che troverà il suo culmine nella Rivoluzione francese. Le caratteristiche di questo tipo di uomo che esiste in sé e per sé, sono ben descritte da Romano Guardini, ne La fine dell’epoca moderna: «Alla domanda quali siano i modi dell’esistente, il pensiero moderno risponde: la natura, il soggetto-personalità, la cultura. Questi tre fenomeni sono in correlazione. Essi si condizionano e si completano vicendevolmente. Il loro complesso rappresenta qualche cosa di definitivo, al di là del quale non si può andare. Non ha bisogno di alcun fondamento estraneo a sé, né tollera alcuna norma sopra di sé».

L’uomo dunque basta a se stesso. La natura intesa come universo o insieme degli elementi che costituiscono la struttura materiale della realtà, la personalità intesa come l’io che vive, la cultura intesa come il tentativo dell’uomo di comprendere se stesso e la realtà, non sono più un ponte lanciato verso il mistero, verso Dio, ma sono autosufficienti.
L’uomo non ha più il bisogno fondamentale di ricercare il senso ultimo della sua vita, non è in movimento verso il significato dell’esistenza: egli, per il fatto stesso di esistere, è già completamente realizzato. L’uomo è a un bivio: esprimere la sua originaria perfezione nella vita concreta, conoscendo la realtà e manipolandola (ottimismo radicale), oppure concepire, secondo un certo influsso protestante, la realtà in modo assolutamente negativo senza salvezza (pessimismo radicale).
Tra le due correnti, quella vincente è quella ottimistica. Mentre il pessimismo rimane, semmai, nel protestantesimo, il pensiero cosiddetto laico è fondamentalmente ottimista.

L’Occidente moderno ha una cultura fondata su un concetto di uomo assolutamente autosufficiente, che si fida soltanto di sé e della sua capacità di trasformare la realtà. L’origine di tale concezione risale all’umanesimo-rinascimento, età in cui la dignità dell’uomo non viene riconosciuta in un’appartenenza che lo costituisce e lo matura, ma in un processo di autosufficienza. Per il puro fatto di esistere, l’uomo è già tutto. L’idealismo, ricollegandosi a questa posizione, l’esprimerà con una formula estremamente felice: «Il fatto è già valore». L’uomo cristiano, partendo dal fatto di esistere, ricerca il valore: per l’uomo moderno e contemporaneo il fatto e il valore coincidono.

L’uomo moderno ritiene che tutto quanto è oltre sé, lo disturbi e lo condizioni. Il rapporto, ad esempio, è sentito come alienante sia nei confronti di Dio sia nei confronti del contesto sociale. Il soggetto della modernità è l’individuo che esiste come assoluto e che, in quanto tale, ha diritto e potere su tutto.

Questa concezione nel XV e XVI secolo è come il seme di un progetto che si sviluppa gradualmente, attraverso un lunghissimo periodo di incubazione. Per qualche secolo questo soggetto umano è sostanzialmente ateo non perché dice che Dio non esiste, ma in quanto sottrae a Dio spazi sempre più vasti della sua vita: la politica, la morale, l’arte, la vita sociale. Dio esiste, nessuno lo nega (Voltaire lo chiamerà «il grande burattinaio dell’universo»), ma tutto il movimento di pensiero nato in età moderna è teso a rivendicare autonomamente gli spazi della vita umana e a «riportarli» all’uomo come unico artefice del suo destino.

La radice di questa separazione fra Dio e la vita sta nella rivendicazione della propria individualità non nell’appartenenza, ma nella capacità di rompere i rapporti. L’uomo moderno si afferma come qualcosa di già compiuto che, dicendo io, respinge da sé il diverso. Quando poi quest’io sarà maturato, perché avrà troncato tutti i rapporti con Dio e con la vita sociale, tenterà di impossessarsi nuovamente degli oggetti eliminati. La grande corrente idealistica dirà che l’oggetto è parte del soggetto; il mondo, la storia, l’universo sono parte dello spirito del singolo: l’uomo maturo si rende conto che non esistono realtà al di fuori di sé come valore, capisce che tutta la realtà è semplicemente parte di sé.

In questa dinamica si spiega la battaglia contro Dio e contro la famiglia.

.

La distruzione del passato

L’uomo moderno non tollera nessuna norma al di sopra di sé. Quando Kant dirà che il principio della morale universale è la pura razionalità individuale avrà operato il recupero di tutta la vita morale nella pura intelligenza dell’individuo: la norma è oggettiva perché parte da me, io sono il legislatore del mondo universale in quanto ho una norma in me che coincide con la mia razionalità. Il pensiero è sentito come lo strumento attraverso il quale quest’uomo, finalmente maturo, nega i rapporti che lo costituiscono ed esce dallo «stato di minorità» emancipandosi dalla custodia di Dio, della famiglia e del contesto sociale.

Quest’uomo dovrà necessariamente impegnarsi in un’opera di distruzione del passato. Per la prima volta, nella storia della cultura universale, un movimento di pensiero ha guardato al passato con astio, con volontà di distruzione. Ha addirittura coniato l’espressione «moderno» per ribadire che il passato doveva essere distrutto. Ci si doveva liberare di un tipo umano diverso da sé e di ciò che esso aveva creato nella storia come cultura e valori.

Il cristianesimo primitivo non si era comportato così nei confronti dell’antichità classica, che aveva invece rigorosamente accolto e conservato, rileggendola da un punto di vista più profondo. Non si era certo comportato così nell’età medioevale dove una generazione era succeduta all’altra sempre accogliendo e rivivendo criticamente la tradizione precedente.

L’abbazia di Cluny, centro della grande riforma interna della Chiesa, nonostante un tempo superasse l’antica San Pietro, ora è ridotta solo ad un terzo della navata e a neppure metà del transetto, non a causa di un incendio o di un bombardamento ma per un motivo molto più radicale e impressionante: con la proclamazione della Repubblica in Francia, nel 1792, l’abbazia di Cluny è stata dichiarata «cava pubblica di pietre», e ad essa per anni si è attinto per costruire case.

Questo fatto è il più sintomatico circa l’atteggiamento dell’uomo moderno nei confronti di ciò che lo precede. Come condizione della maturità l’uomo deve annientare il passato. Tale opera distruttiva inizia con la critica della istituzione ecclesiastica e della vita morale. Il primo punto tende a mettere in discussione la struttura sacramentale della Chiesa; il secondo a dividere la morale del popolo da un senso di appartenenza. Il libertinismo che domina tra il secolo XVII e il XVIII, pone in discussione i principi fondamentali della vita morale, sostituendoli con il gusto o il sentimento.

.

Costruzione razionale della realtà

All’opera di distruzione deve seguire l’opera di costruzione. Il principio che sta alla base di entrambe le operazioni, l’elemento dinamico che le determina, è la ragione. L’uomo moderno ha la precisa convinzione che un determinato processo della ragione, e precisamente la conoscenza scientifico-matematica, sia la conoscenza per eccellenza, mentre tutti gli altri processi conoscitivi sono inadeguati, inferiori.

La conoscenza morale ad esempio per cui un uomo si fida di un altro uomo, attraverso criteri che non si possono ricondurre alla logica matematica, ma che pure non sono meno significativi, viene privata di ogni valore. Solo la scienza permette la conoscenza assoluta della realtà e quindi tutte le forme di conoscenza precedenti o diverse debbono essere riportate a criteri matematico-fisici. Nella prefazione alla prima edizione della Critica della Ragion pura di Kant si afferma: «Finora ognuno ha pensato della realtà quel che ha voluto, ed ha conosciuto la realtà secondo i modi più diversi di conoscenza; adesso che la matematica e la fisica hanno raggiunto un livello assolutamente indiscutibile, bisogna riportare anche la filosofia alla chiarezza della matematica e della fisica». Quello di Kant è il progetto filosofico che ha espresso più coerentemente la posizione dell’uomo moderno: la ragione può tutto, ed è attraverso di essa che si rompe ogni legame con Dio, il quale non essendo un oggetto materiale che si possa conoscere matematicamente, non esiste. Esiste, infatti, solo ciò che la ragione può tradurre in circoli, in quadrati, in rombi, in formule geometriche. Siccome il mistero sta per definizione oltre la matematica e la fisica, la ragione ridotta conclude che esso non esiste.

La ragione distrugge il passato in quanto sfugge a questo modo di conoscenza e costruisce una cultura e una società secondo il metodo scientifico. Se la ragione intesa come capacità matematica di conoscenza definitiva degli oggetti materiali, è la grande risorsa, questa conoscenza della realtà si coniuga poi con la tecnologia, intesa come capacità di trasformazione scientifica della realtà. Così attraverso la ragione si conosce scientificamente la realtà e attraverso la tecnologia la si progetta scientificamente.

Una corrente invincibile (che l’Illuminismo chiamerà il «lume della ragione») eliminerà tutte le oscurità del passato. La storia anzi comincia con il lume della ragione, che conosce tutto scientificamente. Il documento più impressionante al riguardo è il Dizionario filosofico di Voltaire, che rappresenta la distruzione totale della tradizione cristiana, sulla base di questa semplicistica osservazione: tutto ciò che non si capisce non esiste, compreso l’avvenimento della fede, che avendo la pretesa di rivelare il mistero della vita di Dio eccede la chiarezza che invece ben si applica al mondo matematico.

Maritain, uno dei più grandi filosofi cattolici del nostro tempo, ha affermato: «l’età moderna è quella che ha posto un’inimicizia assoluta fra ragione e mistero». Il mistero ripugna alla ragione cioè alla capacità di conoscere la struttura ultima della realtà che è di carattere matematico-fisico.

.

La cultura dell’Illuminismo

Questa opera di distruzione e costruzione non avviene in modo clamoroso, ma gradualmente e con estrema discrezione. Il filone vincente, la nuova linea costruttiva della storia, convive con un mondo che apparentemente è ancora profondamente tradizionale. Non si attacca ad esempio la concezione della vita sociale o almeno non lo si fa immediatamente, tant’è vero che la vita politica è ancora largamente influenzata dalla tradizione religiosa. Questo tipo di dinamismo si insedia soprattutto a livello di cultura: è il fenomeno dell’Illuminismo del XVIII secolo la cui forza non si è ancora spenta sebbene sia incominciata, nella seconda metà del XX secolo, la sua crisi. L’Illuminismo è un movimento di pensiero che sulla base della sola ragione, intesa come unica fondamentale risorsa dell’uomo, pretende di guidare la costruzione di un nuovo sapere raccogliendo tutto ciò che di valido nel passato si è determinato. Tale valorizzazione e tale costruzione coincidono con la compilazione dell’Enciclopedia, in cui rientra tutto ciò che è spiegabile in termini di pura razionalità (cioè comprensibile dal punto di vista scientifico) e da cui è escluso tutto ciò che non è riconducibile alla scienza, intesa come scienza esatta.

Sulla base della ragione riduttivamente intesa si tende anche a costruire la società. La cultura deve verificarsi e concretizzarsi in un progetto sociale. Anzi, poiché l’umanità è un insieme di individui, ciascuno dei quali si sente signore dell’universo, il realizzare un tipo di società in cui i diritti fondamentali dell’individuo non vengano negati, ma si possano esprimere, è l’unico progetto autenticamente umano, perché autenticamente scientifico. In tal modo la tensione religiosa dell’umanità si esprime in senso orizzontale: il regno dell’uomo (cioè la costruzione di una società retta da criteri esclusivamente scientifici in quanto la politica è scienza esatta) è il progetto umano e sociale che sostituisce la religiosità.

Lo spazio lasciato libero da Dio viene occupato dallo Stato. Lo Stato è una espressione nuova che, come insegna il filosofo morale contemporaneo Vaclav Belohradsky, nasce nella cultura occidentale con un’operazione di carattere ideologico: bisogna costruire lo Stato perfetto perché solo in tale costruzione l’uomo maturo sa esprimere il suo potere. L’unico motivo per cui valga la pena vivere è la costruzione di una società a misura d’uomo, totalmente razionale, in cui la religione sia estromessa e la Chiesa non disturbi il potere politico, in cui le differenze di opinioni religiose non turbino la pace; secondo gli illuministi, infatti, le guerre sono provocate dalle religioni, e perciò l’eliminazione della religione è premessa fondamentale per la pace. Con l’espressione «Regno di Dio» si è raggiunto, secondo gli illuministi, il massimo dell’alienazione: cercandolo, l’uomo «esce da sé» e si mortifica, mentre il suo compito è di costruire il «Regno dell’uomo», utilizzando le risorse che la natura gli mette a disposizione. E poiché la risorsa fondamentale è la scienza, l’uomo deve rendere in qualche modo «scientifici» i rapporti sociali. L’Illuminismo, dunque, rappresenta il momento in cui questo nuovo tipo umano, consapevole di essere diventato forte, è in grado di creare una cultura nuova e di indicare un progetto sociale totalizzante che ha come scopo la costruzione di una società atea, in cui Dio non esiste. D’altra parte siccome la società esistente si riferisce a Dio, bisogna distruggerla rovesciandone le basi religiose. È il tentativo della Rivoluzione francese.

.

2. Illuminismo all’opera: la Rivoluzione francese

La Rivoluzione francese rappresenta l’accesso del cosiddetto «terzo stato» alla vita politica della Francia, e perciò la costruzione di una Francia borghese. Ma, come sottolinea Joseph Lortz nel secondo volume della sua Storia della Chiesa, la borghesia non si accontentò di insediarsi alle leve dello Stato, ma intese coincidere con il Paese e cambiarne le basi sociali.

Perché infatti sono state giustiziate le suore di clausura?

Perché sono stati distrutti i monumenti della Francia cristiana?

Perché è stato sostituito al culto religioso cattolico il culto della dea ragione?

Perché il vero nemico non era la nobiltà ma la Chiesa. Bisognava distruggere le basi religiose dell’antico ordine, sostituendole con basi totalmente razionali su cui fondare un nuovo ordine. La Rivoluzione francese è, dunque, il primo tentativo consistente di distruggere l’Europa cristiana e di sostituirla con l’Europa atea, espressione della modernità. In questo senso essa è stata determinante per la vita dell’Europa fino ad oggi. Non c’è nessuno Stato totalitario, infatti, che non sia in qualche modo una riproduzione della Rivoluzione francese. Si possono individuare tre caratteristiche della Rivoluzione francese.

.

L’uomo è il cittadino

La Rivoluzione francese è nota come il punto di formulazione dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino. Gli «immortali» principi dell’89 (libertà, eguaglianza, fraternità) sono una realtà complessa che emerge nel contesto dell’Illuminismo, ma che ha radici ben più profonde nella permanenza della tradizione cristiana. Di fatto la Rivoluzione francese nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, fa una grave equiparazione: l’uomo è il cittadino, cioè l’uomo assume il suo valore, riceve la consistenza in quanto è cittadino. Perciò nel momento supremo della dichiarazione dei diritti della persona, di fatto la si distrugge, legandola allo Stato in modo tale da annientarla proprio in quanto persona.

Nel Sillabo, che è la raccolta degli errori dell’età moderna e contemporanea, scritto da Papa Pio IX, si condanna al punto 39 la seguente proposizione: «Lo Stato, come origine e fonte di tutti i diritti, gode di un diritto che non ammette confini» secondo la quale i confini dello Stato non si delimitano neanche di fronte alla coscienza della persona e ai suoi diritti e rapporti primari. Con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino si avvia, dunque, la riduzione della radice dell’umano al contesto sociale. In realtà la radice dell’umano è il suo rapporto con Dio e proprio per questo si può esistere nella storia senza essere schiacciati.

.

L’identificazione società-Stato

Lo Stato francese tende ad assorbire in sé tutta la realtà della vita sociale. Mentre la caratteristica fondamentale della società prima della Rivoluzione francese era il pluralismo (sbrigativamente definito dagli storiografi laicisti, ad esempio da Benedetto Croce, come «particolarismo») nel nuovo contesto culturale esso è visto come elemento da eliminare. Le diverse tradizioni culturali e religiose della grande «res publica» cristiana, in cui convivevano forme di vita, di governo e di associazione diverse, sono particolarismi da sconfiggere. La ricchezza della vita sociale deve essere forzatamente incanalata dentro un’unica struttura che è quella dello Stato. Esso poi, in definitiva, si identifica con chi detiene il potere, singolo o assemblea che sia. È, dal punto di vista sociale, un regresso, perché lo Stato (come ha insegnato il cristianesimo nei primi secoli) non è il punto di riferimento ultimo della vita sociale, ma solo il suo punto normativo. Anzi, lo Stato serve nella misura in cui si modella di fronte alla dimensione della coscienza personale, che è sempre una dimensione religiosa e inviolabile; lo Stato ha il compito di servire il bene comune che è la libertà nella varietà delle sue espressioni.
L’identificazione società-Stato, anche se verrà teorizzata solo da Hegel nei Lineamenti di filosofia del diritto del 1821, è già ampiamente praticata nella Rivoluzione francese. Tutto ciò che è al di fuori dello Stato infatti non esiste. Più tardi Mussolini dirà: «Tutto nello Stato attraverso lo Stato e con lo Stato: niente fuori dallo Stato». Tale identificazione è già un nucleo teorico dell’Illuminismo attuato dalla Rivoluzione francese.

.

La riduzione della vita religiosa a struttura dello Stato

La vita religiosa è ridotta ad un’opinione personale delle coscienze rispetto alla quale lo Stato è sostanzialmente indifferente. Ma nel momento in cui essa tende ad esprimersi pubblicamente come un fatto sociale deve ricevere dallo Stato ed esclusivamente da esso la sua legittimità. Chi non riconosce questo diritto dello Stato deve essere perseguitato come nemico del popolo. I numerosi preti e religiosi contemplativi ghigliottinati sono stati condannati come nemici del popolo. La distruzione dei luoghi di culto, della vita sociale cristiana, delle espressioni caritative, sociali ed educative, è stata chiamata «separazione della Chiesa dallo Stato».

La Chiesa non è mai stata legata forzatamente allo stato: secondo la distinzione di Papa Gelasio la dimensione religiosa non si identifica con quella politica in quanto si pone molto di più all’origine come sostegno di tutto; se la Chiesa interviene nella vita politica lo fa esclusivamente per questioni dogmatico-morali. Con l’espressione «separazione della Chiesa dallo Stato» si persegue in realtà l’assimilazione della vita religiosa alla struttura dello Stato.

Per documentare questa affermazione basta rileggere alcuni brani della Costituzione civile del clero. Questo documento doveva regolare la vita dei sacerdoti; fu votato in Francia il 12 luglio 1790, da un’assemblea di borghesi, massoni, liberali, illuministi che pure ostentavano grande rispetto per la Chiesa, in un’aula in cui sicuramente dominava ancora il crocefisso, dopo una discussione a cui erano presenti molti arcivescovi e molti sacerdoti come delegati del «primo stato». In questo documento si prevedeva ad esempio che l’elezione dei vescovi avvenisse alla base (borghese) e senza alcun nesso con la interezza della Chiesa cattolica. Si vuole così ridurre quella francese ad una «Chiesa nazionale». In base alla riduzione del fatto religioso alla struttura dello Stato, l’ecclesiastico diventa un funzionario della «pubblica moralità»; così infatti viene definito nel documento sopra ricordato. È lo Stato che stabilisce se la religione deve continuare ad esistere ed è dalla vita dello Stato che la struttura religiosa deriva la sua legittimità e la possibilità di esercitare le proprie funzioni.

È un vanto per la chiesa cattolica di Francia che la Costituzione civile del clero sia stata votata soltanto da quattro tra gli oltre duecento vescovi francesi e che sia stata sottoscritta da poco meno di un quarto dei sacerdoti francesi (anche questo quarto si ridusse a poche centinaia quando Papa Pio VI la condannò); ma è significativo soprattutto che sia stata rifiutata dal complesso del mondo cattolico francese, che continuò ad andare a Messa dai cosiddetti preti «refrattari» (che non avevano firmato), i quali, sfuggiti ai grandi massacri o alle deportazioni forzate, continuarono ad esercitare il loro ministero e a sentire la Chiesa della Costituzione civile come una caricatura della vera Chiesa francese.

Con la Rivoluzione francese, pertanto, la rottura con il passato è radicale.

I secoli che vanno dalla Rivoluzione francese ad oggi vedranno il tentativo di attuare questo progetto e nello stesso tempo l’organizzarsi di una resistenza ad esso.

::

Clicca qui per leggere: I. LA CHIESA NEL MONDO ANTICO E MEDIEVALE

Clicca qui per leggere: III. LA CHIESA NEL MONDO CONTEMPORANEO

::

Leave a Reply


Other News

  • Cultura Primo Piano Società Quella porta aperta sulla tentazione

    Quella porta aperta sulla tentazione

    Di Giancarlo Maria Bregantini 5 marzo 2017 L’Adige È necessario, a volte, nella vita lasciare aperta al dubbio almeno una sola finestrella, senza barricarci definitivamente in certezze incondizionate e troppo sicure. Ritengo, infatti, che non è sempre salutare il sottrarci a tutti i dubbi. Un dubbio ci risana e ci permette di chiederci, con umiltà, “Ma è giusto quello che sto facendo?”. Io spero che in tutti ci siano quei dubbi che ci mantengano svegli, mai assopiti in quel che [...]

    Read more →
  • Attualità Primo Piano Rassegna Web Agire in presenza della coscienza

    Agire in presenza della coscienza

    Di Giancarlo Maria Bregantini 19 febbraio 2017 ladige.it Ogni giorno è una sfida. Siamo fatti per non risparmiarci al faccia a faccia con il mondo, con le sue complessità, con quella realtà che sempre più s’infittisce. Anche quando all’orizzonte spuntano notizie incresciose, come l’ultima lanciata dal Parlamento Europeo di rinforzare ciecamente il fondo internazionale per quelle organizzazioni che hanno come progetto quello di rendere più facile l’accesso all’aborto legale. Addirittura, dopo la ferma decisione del presidente Trump di negare fondi [...]

    Read more →
  • Cultura Primo Piano Joseph Ratzinger: l’Eremita Bianco.

    Joseph Ratzinger: l’Eremita Bianco.

    Di Vittoria Todisco 1 febbraio 2017 Il Quotidiano del Molise Benedetto XVI, il Papa emerito, nel pomeriggio della Giornata della Memoria, il 27 gennaio scorso, in Vaticano, ha accolto la dott.ssa Ylenia Fiorenza, presidente del Centro Culturale Internazionale ‘Joseph Ratzinger’ di Campobasso. Un avvenimento speciale che merita di essere condiviso attraverso l’emozione e il racconto della giovane filosofa, fondatrice del Centro a lui dedicato, che ha potuto vivere un momento unico accanto a Joseph Ratzinger, il grande teologo conciliare, prefetto [...]

    Read more →
  • Attualità Rassegna Web Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos

    Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos

    Di Lorenzo Bertocchi La Verità, 23 dicembre 2016 vanthuanobservatory.org CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato [...]

    Read more →
  • Cultura Rassegna Web Matrimonio e libertà

    Matrimonio e libertà

    Di Carlo Caffarra Avila (Spagna), 8 novembre 2016 costanzamiriano.com CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato [...]

    Read more →
  • Rassegna Web Società L’immigrazione è una politica per distruggere l’Europa Cristiana

    L’immigrazione è una politica per distruggere l’Europa Cristiana

    Di Ettore Gotti Tedeschi 11 gennaio 2017 rivistaetnie.com CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato vivamente [...]

    Read more →
  • Osservatorio ecclesiale Rassegna Web “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”. Intervista al cardinale Caffarra

    “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”. Intervista al cardinale Caffarra

    Di Matteo Matzuzzi 14 Gennaio 2017 ilfoglio.it CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato vivamente di [...]

    Read more →
  • Rassegna Web Società Suicidi da divorzio: le storie tabù degli adolescenti

    Suicidi da divorzio: le storie tabù degli adolescenti

    Di Benedetta Frigerio 15 gennaio 2017 lanuovabq.it CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato vivamente di [...]

    Read more →