E’ tempo di…

3 febbraio 2012 17:28 6 comments

Riflessione di Ylenia Fiorenza

“Hai fatto Tu ogni tempo e sei prima del tempo, e non c’è mai stato un tempo in cui non c’era ancora il tempo.”

Sono le parole altisonanti di Agostino di Ippona, tratte dalle sue Confessioni, tinteggiate di fede e di alto sentimento. Dalla vetta dell’eterno presente, Dio precede tutto. E’ questa una nobile sfumatura, entro cui cogliere quanto sia “incommensurabile”, nella creazione, la Sapienza di Dio.

Che cosa è il tempo? L’interrogativo continua ad essere oggetto di analisi e di ricerca di varie scienze. Il tempo è sempre stato argomento di profonde riflessioni. In particolare per questo Santo, Agostino, il quale affermava che Dio creò il mondo, fuori dal tempo, senza cioè un “prima” né un “dopo”, perché il tempo, infatti, rimane solo una dimensione della realtà, ossia uno strumento dell’anima umana per poter ordinare gli stati interiori dell’esperienza in passato, presente e futuro, sottraendosi al caos e consentendo allo stesso corpo un assetto armonioso, una disposizione corrispondente ai vari momenti e necessità. Nel tempo è racchiusa tutta l’esistenza di ogni singola persona. Ma la persona non deve rinchiudersi in esso. La sua è una chiamata a spingersi oltre il tempo, verso le cose eterne. Non sottovalutiamo il dono del tempo!

Luce bianca che sta al nostro inizio, quando, nascendo, veniamo ad occupare e a riempire con la nostra presenza un mondo, uno spazio vuoto, una storia, una parola. Abitiamo il tempo anche se esso non è al di sopra di noi. Siamo cioè dentro la nostra realtà temporale, come ricordo, come durante e come attesa. Il tempo è ordinato in parti, proteso in istanti, in ore, in anni, in attimi, in gemiti, in sospiri, in affanni che lo cadenzano, lo ritmano, lo rendono dinamico, movimento, ma la cosa più significativa è che esso è l’unità di misura del valore che si dà alla propria esistenza, e insieme scrigno della nostra memoria, delle nostre scelte, dei nostri desideri, del nostro inizio e del nostro passaggio da questa vita ad un’altra.

Il tempo non è affatto un qualcosa staccato da noi, ma è in noi, come noi in esso: può essere amico o nemico. Questo dipende dall’uso che ne facciamo, dalla destinazione che diamo ad esso. E questo dipende da come lo si concepisce, da come lo si vuole leggere in tutte le sue fasi e stagioni.

Quante volte si cerca di fuggire dal passato, di rimandare le cose di oggi a domani e di temere persino quelle che saranno! Di quanti inutili pesi si carica la coscienza dell’uomo, specie quando essa anela a gettare anche solo un pezzetto di sé nella gola dell’oblio! Di fronte a questo, bisogna interrogarsi sul valore che si vuole dare al tempo: il tempo è fatto per l’uomo o l’uomo è fatto per il tempo? Una consuetudine ormai questo interrogativo, sempre più incompiuta e accantonata. E’ una questione molto ardita, che ci porta però a capire chi tra questi due protagonisti deve essere veramente al centro della vita, delle fatti e della storia umana: l’uomo o il tempo?

Io ritengo che entrambi svolgono e compongono gli avvenimenti e i filamenti della vita degli uomini nel mondo. E guardo alla Madre Chiesa, a Lei come culla dell’eternità e custode del tempo. Una Chiesa che da Maestra ci insegna a gestirlo come servizio, che ci dice che va conquistato e non bruciato, perché esperienza di ciò che ha creato Dio per noi. La via del tempo in compagnia della Chiesa si fa meno impervia se diventiamo consapevoli che Cristo, il solo giusto, portala sofferenza con noi, le difficoltà nostre come fossero sue. Un tempo per l’umano, di certo, è quello che aspettiamo, quello che dobbiamo costruire assieme a Lei. Un tempo per noi, creature amate!

E ci sono due immagini che, a mio modesto parere, rappresentano, in maniera e significato sicuramente diversi e incisivi, l’essenza del tempo: una è la clessidra e l’altra è il gallo.

La clessidra è forse il simbolo più misterioso e sfuggente che parla di tempo, ovvero di quel tempo che passa quasi assopito, inerte, immutabile e ripetitivo, ma che spesso ti senti scappare dalle mani, perché non lo puoi arrestare. Specie quando vivi momenti intensi, che vorresti che durassero senza interruzioni, senza scadenze, e invece ti accorgi che tutto passa inevitabilmente. Da qui scaturisce la fretta, l’angoscia della precarietà, l’ansia di non riuscire a gustare le cose in modo intenso, perché senti l’affanno del tempo che ti corre dietro, quasi a travolgerti e a rubarti il presente, il paradiso che stai vivendo. Ma se si va a fondo, si scopre che il rapido passare del tempo insegna a non far passare invano nessun attimo, neanche quello più doloroso e incerto, perché le cose che ci segnano in profondità rimangono fissate nelle pagine dei nostri giorni, scolpite nell’immortalità del profumo dei pensieri e dei brividi del cuore. Mai arrendersi dinnanzi agli eventi che tramontano. Il tempo è sempre in movimento, scorre inafferrabile e ti fa scorrere dentro la sua corrente, ma mai anticipandoci né rivelandoci ciò che sarà. E’ rispettoso verso il profumo innocente della storia che scegliamo di edificare, di avviare, di motivare.

E poi c’è il canto del gallo, che, da una parte ricorda il diniego di Pietro, quando tradì Gesù, e dall’altra, invece, raffigura l’annuncio caldo della nuova alba di Risurrezione, ci incita a vivere nell’amore il nuovo giorno che sorge, poiché solo il tempo dell’amore non conosce oblio né fine. E’ il tempo per nascere a vita nuova, per rimediare agli errori, per rialzarci e per rimprendere il cammino dietro a Gesù, al Suo perdono. E’ l’amore che oltrepassa e accende ogni tempo, perché affonda nel cuore di Dio, e quindi nell’Infinito. Guadagnarsi all’amore equivale a conquistarsi all’eternità, a parteciparla con coscienza.

E’ tempo di dare senso e amore al tempo che passa, al tempo che si sta vivendo, al tempo che verrà. E’ tempo di umanizzare questo tempo, alla luce della fede che lo riscalda per dargli valore vitale, nel coraggio della speranza per riconsegnarlo al suo volto originario di amico, di collaboratore della storia dell’Umanità.
E’ tempo allora di entrare nel trionfo del terzo giorno, nella Risurrezione, che ci dimostra che nessun tempo, né quello del dolore né quello della morte, può prevalere sulla forza dell’amore e della vita, del tempo consegnato da Cristo all’eternità. Ciò che conta, in verità, è strappare tempo alle cose vane, per impiegarlo e viverlo con dignità e bellezza, in ogni singolo giorno nella certezza che “Prudenti sat”, che il tempo basta per chi sa servirsene!

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