La carica dei “conservatori creativi”

9 febbraio 2012 12:16 60 comments

Ecco la “mappa” della nuova generazione di vescovi che piacciono a Ratzinger: fedeli alla dottrina, ma capaci di stare nella modernità. A guidarli c’è l’arcivescovo di Los Angeles, José H.Gomez

di Giacomo Galeazzi

Vatican Insider,

2 febbraio 2012

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“Conservatore creativo” è un termine coniato negli Stati Uniti. Sono una nuova leva di presuli, conservatori perché fedeli alla dottrina della Chiesa ma nello stesso tempo creativi e cioè capaci di innestare la stessa dottrina nella modernità senza tradimenti, senza cedimenti di sorta. È il magistero che il Papa teologo e pastore vuole che i suoi vescovi mettano in pratica: non chiusure pretestuose di fronte alle sfide della modernità, ma aperture coraggiose e fedeli al bimillenario insegnamento della Chiesa stessa.

«A conservative bishop for Los Angeles», titolarono i giornali Usa quando ad aprile 2010 monsignor José H. Gomez venne indicato come successore del cardinale «liberal» Roger Mahony. Nell’identikit del “conservatore creativo” si riconoscono figure di primo piano della Chiesa mondiale come il ministro vaticano dei vescovi Ouellet, l’arcivescovo di Milano, Angelo Scola, il cardinale di Budapest Erdo, Scoenborn, il primate del Belgio Leonard, il capo della chiesa cattolica inglese Nichols, Dolan, Di Nardo, il neo-arcivescovo di Filadelfia Chaput, Wuerl, George, il prossimo patriarca di Venezia, Moraglia, il vescovo di Bolzano e Bressanone, Ivo Muser, l’arcivescovo polacco Budzik.

Monsignor Gomez è il capofila di quei presuli «conservatori creativi» di cui Benedetto XVI sta riempiendo le diocesi dei cinque continenti. Una scelta di discontinuità quella del messicano Gomez, che fa parte dell’Opus Dei ed è stato inserito dalla rivista “Time” nel 2005 tra i 25 ispanici più influenti degli Stati Uniti, vincitore del premio “Buon Pastore” nel 2003 quand’era arcivescovo di San Antonio. Tra i “conservatori creativi” il “Ratzinger di L.A.” non è certamente il più conosciuto al di fuori dei Sacri Palazzi, ma la sua ascesa è costante. Monsignor Gómez è nato a Monterrey, in Messico, il 26 dicembre del 1951 ed ha scoperto la sua chiamata al sacerdozio quando era molto giovane, come racconta ad H2onews. «Per circostanze familiari quando cominciai a pensarci più seriamente è stato appena finita la scuola secondaria. Allora sentii che Dio mi chiamava al sacerdozio ma decisi di aspettare fino alla fine dell’università. Credo che il punto chiave della mia vocazione sacerdotale sia stato che una volta finita la scuola secondaria decisi di andare ogni giorno a messa, pensando che se ero cattolico dovevo prendere sul serio la mia fede».

Nonostante gli ostacoli familiari e le paure personali che precedettero la sua ordinazione, l’arcivescovo José Gómez ricorda quel giorno con grande gioia e soddisfazione, per sé e per la sua famiglia: «Quindi alla fine, nonostante le piccole scaramucce tra di noi per il fatto che non erano molto convinti, Dio ha concesso loro l’allegria più grande che mai si potessero aspettare e a me la più grande benedizione». Da allora monsignor Gómez è uno dei sacerdoti più attivi degli Stati Uniti ed ha svolto un ruolo fondamentale nel lavoro con le comunità ispaniche del paese.
Nel 2007 la CNN lo indicò come uno degli ispanici più in vista in occasione del “Mese della Tradizione Ispanica”, e tra gli altri ruoli è membro fondatore dell’Associazione Cattolica dei Leader Latino-americani (C.A.L.L). Monsignor Gomez è un nome che farà molto parlare di sé in futuro. Leader dei cattolici ispanici americani deve molto al periodo in cui ha collaborato come ausiliare dell’arcivescovo di Denver, Charles Chaput, che ha lavorato per “sponsorizzarlo” a Roma.

Ma molto ha fatto per lui anche il cardinale Justin Francis Rigali, arcivescovo di Philadelphia, tra i più influenti cardinali statunitensi. Gomez diverrà cardinale, e il suo peso nel mondo ispanico non sarà secondario in caso di conclave. Gomez sostiene la necessità di non sottovalutare la spinta e l’impulso che gli immigrati possono dare al paese e al suo cattolicesimo. Più di due terzi dei latinos negli Stati Uniti (il 68%) sono cattolici. Come racconta Gomez stesso, gli ispanici sono una “benedizione” per gli Stati Uniti, per la Chiesa e per i vescovi. «Gli ispanici e i latino-americani – afferma – sono persone di fede dotate di alcune profonde tradizioni culturali basate sui fondamenti della fede, che è una novità nella Chiesa degli Stati Uniti».

Sui temi bioetici a guidare la «crociata» della Chiesa Usa è, sul campo, proprio il nuovo arcivescovo di Los Angeles, José Gómez, fiero oppositore della decisione dell’amministrazione Obama di obbligare tutte le strutture ospedaliere americane, comprese quelle cattoliche, a fornire (a partire dal prossimo anno) contraccettivi e prodotti abortivi nei propri programmi sanitari. Monsignor Gomez ha pubblicamente invocato una levata di scudi dei credenti contro la nuova regolamentazione con cui la Casa Bianca, a giudizio dell’episcopato statunitense, «viola i principi non negoziabili». Secondo l’arcivescovo José H. Gomez, l’America sta perdendo il senso della libertà religiosa.

Sulla rivista «First Things» monsignor Gomez ha osservato che sia i tribunali che gli enti pubblici trascurano sempre di più i diritti di coscienza, a fronte di altri diritti o libertà ritenuti più importanti. Monsignor Gomez ha citato a tal proposito il recente caso del rigetto di una richiesta di finanziamento avanzata dall’organismo della Conferenza episcopale Usa che si occupa dei servizi ai migranti e ai rifugiati. L’organizzazione ha ricevuto finanziamenti per diversi anni, destinati alle sue attività di aiuto alle vittime della tratta degli esseri umani.

Gomez guida una delle diocesi statunitensi che più di altre ha pagato, anche in senso letterale, lo scandalo dei preti pedofili: il suo predecessore Mahony ha sborsato più di seicento milioni di dollari per risarcire le vittime. Per farlo, ha svenduto gli immobili di proprietà della diocesi creando non pochi malumori nel clero locale e nei fedeli. Tanto che in molti gli contestano una linea troppo soft nella gestione degli scandali: perché un conto è risarcire le vittime, un altro è dilapidare un patrimonio senza valutare a dovere se le denunce si riferiscono ad abusi effettivamente avvenuti. Da una parte Mahony ha pagato per ogni denuncia. In Vaticano le perplessità per il modo con cui Mahony ha gestito gli scandali non sono poche. La risposta dell’arcidiocesi è stata esagerata: e altro non ha fatto che provocare un effetto valanga. Come Los Angeles, moltissime altre diocesi sono state sommerse da denunce per fatti verificatisi anche più di cinquant’anni fa. La nomina di Gomez è un segnale chiaro che papa Ratzinger ha deciso di dare.

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