I tecnici dell’omofobia

21 febbraio 2012 09:45 63 comments

di Gianfranco Amato

Cultura Cattolica.it – 18 febbraio 2012

Sembrava che il Governo Monti si dovesse qualificare come un mero esecutivo tecnico incaricato di affrontare le emergenze economiche del nostro Paese, privo di qualunque connotazione politica e soprattutto ben attento a non sfiorare il delicatissimo campo dei cosiddetti temi sensibili.

Sembra invece che così non sia. Lo dimostra la recente Conferenza dal titolo “Contrasto della discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, organizzata dall’UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, tenuta lo scorso 16 febbraio 2012 presso la prestigiosa Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, quella di Via Santa Maria.

Ad aprire i lavori, alle 9.30, ci ha pensato Elsa Fornero, Ministro del Lavoro, delle Politiche Sociali e delle Pari Opportunità, seguita subito dopo dal Capo Dipartimento Pari Opportunità, Patrizia De Rose, che ha introdotto i lavori. Sono quindi intervenuti il Sen. Pietro Marcenaro, Presidente Commissione Diritti Umani del Senato, Massimiliano Monnanni, Direttore dell’UNAR, Ralf-René Weingaertner, Direttore del Directorate of Human Rights and Antidiscrimination del Consiglio d’Europa, Diego Brasioli, Presidente del Comitato interministeriale diritti umani del Ministero Affari Esteri, un rappresentante dell’OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori), e Filomena Fotia, per conto del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

Alle 10.45 è stato presentato il Progetto LGBT del Consiglio d’Europa e la Raccomandazione CM/Rec (2010) 5 del Comitato dei Ministri agli Stati membri sulle misure volte a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere (quella raccomandazione, tanto per intenderci, che spesso è invocata per pretendere, tra l’altro, anche il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso).
A presentare il progetto ci hanno pensato Annachiara Cerri, Capo Unità LGBT del Consiglio d’Europa, Dag Robin Simonsen, Responsabile di progetto Unità LGBT del Consiglio d’Europa e Dennis Van Der Veur, esperto di politiche LGBT del Consiglio d’Europa.

Alle 11.30 una seconda sessione della Conferenza è stata dedicata alla presentazione delle attività UNAR nel settore LGBT, a cura di Paolo Patanè, Presidente Arcigay, Rita De Santis, Presidente Agedo, Porpora Marcasciano, Presidente Movimento Identità Transessuale, Antonio Rotelli, Presidente Rete Lenford e Ivan Scalfarotto, Presidente PARKS.

Alle 12.15 si è aperto il dibattito sulla «condizione delle persone LGBT in Italia e le sfide per il futuro», introdotto da Massimiliano Monnanni, nel quale sono intervenuti molti rappresentati della colorita e vasta galassia associativa dell’universo omosessuale: Agedo, ALI, Arcigay, Arcilesbica, ATN, Azione Trans, Certi Diritti, Circolo Mario Mieli, Circolo Maurice Lgbtq, Circolo Pink, Consultorio Transgenere, Crisalide Pangender, Di’ Gay Project, Donne Trans di Puglia, Egma, Equality, Famiglie Arcobaleno, Gaylib, Gaynet, Gay Help Line, I-Ken, Ireos, Libellula, Linfa. MIT, Milk, Parks, Princesa, Queer Lab, Rete Lenford, Sportello Ala Trans, Trans Genere.

Il messaggio più grave e inquietante che è stato lanciato da quella iniziativa, sponsorizzata ad altissimo livello istituzionale governativo, sta nel subdolo tentativo di assimilare l’orientamento sessuale alla razza. Far passare come razzismo forme di discriminazione basate sull’orientamento sessuale.

La “tendenza sessuale”, in realtà, non può costituire una qualità paragonabile alla razza, all’origine etnica, ecc. rispetto alla non-discriminazione, perché diversamente da queste, essa appartiene oggettivamente alla sfera etico-morale. E vi sono ambiti nei quali non può considerarsi ingiusta discriminazione il fatto di tener conto della tendenza sessuale: per esempio nella collocazione di bambini per adozione o affido.

Il Magistero della Chiesa Cattolica sul punto è chiarissimo, come attesta un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, che merita di essere testualmente riportato in alcuni suoi passi:

«12. Le persone omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone, incluso il diritto di non essere trattate in una maniera che offende la loro dignità personale. Fra gli altri diritti, tutte le persone hanno il diritto al lavoro, all’abitazione, ecc. Nondimeno questi diritti non sono assoluti. Essi possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato. Ciò è talvolta non solo lecito ma obbligatorio, e inoltre si imporrà non solo nel caso di comportamento colpevole ma anche nel caso di azioni di persone fisicamente o mentalmente malate. Così è accettato che lo stato possa restringere l’esercizio di diritti, per esempio, nel caso di persone contagiose o mentalmente malate, allo scopo di proteggere il bene comune.

13. Includere la “tendenza omosessuale” fra le considerazioni sulla base delle quali è illegale discriminare può facilmente portare a ritenere l’omosessualità quale fonte positiva di diritti umani, ad esempio, in riferimento alla cosiddetta “affirmative action” o trattamento preferenziale nelle pratiche di assunzione. Ciò è tanto più deleterio dal momento che non vi è un diritto all’omosessualità, che pertanto non dovrebbe costituire la base per rivendicazioni giudiziali. Il passaggio dal riconoscimento dell’omosessualità come fattore in base al quale è illegale discriminare può portare facilmente, se non automaticamente, alla protezione legislativa e alla promozione dell’omosessualità. L’omosessualità di una persona sarebbe invocata in opposizione a una asserita discriminazione e così l’esercizio dei diritti sarebbe difeso precisamente attraverso l’affermazione della condizione omosessuale invece che nei termini di una violazione di diritti umani fondamentali.

14. La “tendenza sessuale” di una persona non è paragonabile alla razza, al sesso, all’età, ecc. anche per un’altra ragione che merita attenzione, oltre quella sopramenzionata. La tendenza sessuale di un individuo non è in genere nota ad altri a meno che egli identifichi pubblicamente se stesso come avente questa tendenza o almeno qualche comportamento esterno lo manifesti. Di regola, la maggioranza delle persone a tendenza omosessuale che cercano di condurre una vita casta non rende pubblica la sua tendenza sessuale. Di conseguenza il problema della discriminazione in termini di impiego, alloggio, ecc. normalmente non si pone.

Le persone omosessuali che dichiarano la loro omosessualità sono in genere proprio quelle che ritengono il comportamento o lo stile di vita omosessuale essere “indifferente o addirittura buono”, e quindi degno di approvazione pubblica. È all’interno di questo gruppo di persone che si possono trovare più facilmente coloro che cercano di manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile, coloro che usano la tattica di affermare con toni di protesta che qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali (…) è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione. Inoltre, vi è il pericolo che una legislazione che faccia dell’omosessualità una base per avere dei diritti possa di fatto incoraggiare una persona con tendenza omosessuale a dichiarare la sua omosessualità o addirittura a cercare un partner allo scopo di sfruttare le disposizioni della legge».

Parole chiarissime.

Ebbene, io rivendico il mio sacrosanto diritto – senza per questo essere tacciato di razzismo – di sostenere che l’omosessualità rappresenta una «grave depravazione» (Gn 19, 1-29; Rm 1, 24-27; 1 Cor 6, 9-10; 1 Tm 1, 10.), che i suoi atti «sono intrinsecamente disordinati» (Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona humana), e «contrari alla legge naturale», poiché «precludono all’atto sessuale il dono della vita e non costituiscono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale» (art. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica).

Io rivendico il mio sacrosanto diritto di sostenere che non deve essere giuridicamente riconosciuto il matrimonio tra persone dello stesso sesso, e che non deve essere consentita la possibilità di adozione per le coppie omosessuali.

Io rivendico il mio sacrosanto diritto di sostenere che l’orientamento sessuale non può essere riconosciuto come un diritto fondamentale dell’uomo.

E continuerò a rivendicare il mio diritto, costituzionalmente garantito, di esprimere una mia opinione e di professare pubblicamente la mia fede religiosa, fino a quando un Governo Tecnico che ha commissariato la politica, il Parlamento ed i partiti, non imporrà per legge la political correctness di Bruxelles e mi bollerà come razzista.

Se ciò accadrà, allora vorrà dire che i tecnici avranno gettato la maschera, mostrando il loro vero volto. E facendoci così rimpiangere il volto di chi li ha preceduti. Vive la politique!

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