Precarietà e crescita in Abruzzo e Molise

21 febbraio 2012 08:01 0 comments

Gli uffici diocesani delle pastorali Sociali e del Lavoro dell’Abruzzo e del Molise e le Caritas Abruzzo-Molise, organizzano una giornata di riflessione sul tema: Precarietà e crescita in Abruzzo e Molise. A Sulmona, il 25 febbraio 2012.

Intervista al direttore della pastorale Sociale e del Lavoro dell’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano, Nicola Lalli.

di Gianluca D’Alessio

Inanzitutto direttore Lalli, è d’obbligo che Lei ci spieghi cos’è la pastorale del Lavoro?

Potrei rispondere che la pastorale Sociale e del Lavoro è una dimensione ineludibile della Pastorale di ogni Diocesi, di ogni Parrocchia, di ogni Comunità Cristiana. Ciò significa che tutta la chiesa cioè la comunità dei credenti, è chiamata a far propria l’attenzione e la passione per l’ambito sociale, lavorativo e per i relativi problemi e infine per le persone che ne sono coinvolte. Tutto ciò mi sembra una buona premessa, ma non è tutto. In questo particolare momento dobbiamo essere grati al Santo Padre Benedetto XVI, che nel pregare per la pace e la giustizia nel mondo, ci ricorda le memorabili parole di San Giovanni Crisostomo :“Finché saremo agnelli, vinceremo e anche se saremo circondati da numerosi lupi, riusciremo a superarli. Ma se diventeremo lupi, saremo sconfitti, perché saremo privi dell’aiuto del pastore”. Non dobbiamo mai cedere alla tentazione di diventare lupi tra lupi; non è con il potere, con la forza, con la violenza che il regno di Cristo si estende, ma con il dono di sé, con l’amore portato all’estremo, anche verso i nemici.

Gesù vince con la forza della Croce. Questo ha come conseguenza per chi vuole essere suo inviato ad essere pronto alla passione, perché nel mondo trionfi il bene, l’amore e la pace. E’ questa la condizione per poter dire entrando in ogni realtà: “Pace a questa casa”, (azienda, esercizio o altra attività umana in essere). Ed in questa casa che si diffonde il “Profumo dell’accoglienza”. Da questa casa e da ogni cuore, si estende a tutta la comunità, il seme dell’attenzione al sociale che diventa mirabile esempio di chi sa offrire una pastorale che cambia il nostro modo di vivere nelle comunità locali. “Un cuore aperto alla Parola, una casa che accoglie, una comunità solidale: questa è l’icona che ci illumina e ci infiamma.

Lei è il direttore dell’ufficio pastorale Sociale e del Lavoro all’interno dell’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano, responsabilità voluta dall’Arcivescovo Brigantini GiancarloMaria. Qual è il suo compito e quali sono gli altri membri all’interno della stessa?

I cattolici hanno una grande responsabilità verso il corpo sociale in tutte le sue espressioni: hanno un debito di servizio per il dono della fede ricevuta, che li abilita ad essere umilmente “Luce e sale della terra e luce del mondo” e anche per quel patrimonio di storia cristiana che è un tesoro e come giacimento inesauribile per il bene degli uomini e del territorio dove muovono i loro passi. Il mio compito, il nostro compito è questo: vivere in comunità, in continua revisione di modi e di pensare e di organizzare. Il tutto richiede una conversione educativa permanente e generale, in grado di coniugare solidarietà e sussidiarietà, senza le quali non esiste futuro a fronte della aggressiva globalizzazione in atto.

E’ urgente, da parte di tutti, ognuno secondo le proprie competenze e responsabilità, impegnarsi al fine di interpretare i rivolgimenti economici finanziari e sociali. Ricercare con una nuova e più acuta lungimiranza metodiche e soluzioni innovative che ci permettono di superare programmazioni irrealistiche e inerzie consolidate. Nel contempo credo sia giunta l’ora, di invitare tutti gli uomini di buona volonta’ ad impegnarsi per una missione educativa e culturale, che rimetta a fuoco la vera immagine dell’ uomo con le sue conseguenze.

Un invito in tale senso la nostra arcidiocesi lo ha rivolto a noi tutti organizzando una serie di incontri sulla Dottrina sociale della Chiesa, per il tramite organizzativo della scuola di formazione diocesana dedicata a “Giuseppe Toniolo”. Un plauso davvero partecipato e sincero agli amici che si stanno impegnando, anche in rete, con grande ardore, a questo progetto.

Per tener fede a queste scelte si è costituita da poco e con grande sforzo la consulta della pastorale Sociale e del lavoro, che con tanta gioia e con tanta serenità d’animo, si sta relazionando con le altre pastorali esistenti in Diocesi. Uno di questi primi atti, è stata l’organizzazione della Marcia della Pace che ha visto il coinvolgimento, operoso della maggioranza delle Pastorali e degli Uffici diocesani, con la concreta partecipazione di Associazioni, Movimenti e di tutte le Foranie della nostra arcidiocesi. La consulta è costituita da persone che provengono da quasi tutti i comparti lavorativi, vede la presenza anche di imprenditori e di disoccupati, di lavoratori a termine, precari, nonché di funzionari della Pubblica Amministrazione legati al mondo sociale e del lavoro, nonché di tutte le parti sociali presenti in Diocesi. Gli ambiti applicativi dell’Ufficio della pastorale Sociale e del Lavoro e della Consulta sono il lavoro, l’economia e la politica, la Giustizia e la pace, la Custodia del Creato.

Gli incontri della Pastorale sono già partiti, ma è prossimo un interessante convegno a Sulmona previsto per il 25. Ci può descrivere il convegno? Avete già un piano di lavoro? Se sì, possiamo illustrarlo alle tante persone interessate?

“Il convegno regionale ha il compito di declinare “L’agenda di speranza” che ha accompagnato il cammino della Chiesa italiana verso Reggio Calabria, dove si è celebrata la settimana sociale dei cattolici, nella realtà drammatica della precarietà lavorativa e dei suoi risvolti nella vita personale, familiare, sociale ed ecclesiale. Allo stesso tempo, vuole segnare la risposta che le Chiese d’Abruzzo e del Molise offrono alla comunità civile per la riscoperta di un lavoro dignitoso, fondamento di un rinnovato slancio etico che recuperi la centralità della persona umana e per uscire dalla crisi, non solo economica, che vivono le nostre Regioni.

Il convegno, all’inizio previsto nei capannoni produttivi sedi di officine di importanti industrie di Sulmona, per motivi logistici è stato spostato nell’Albergo Manhattan Village Hotel. La preghiera iniziale sarà presieduta da Mons. Spina, mentre le due relazioni più importanti e cioè la prima quella relativa all’ambito socio economico dal Dott. Nanni della Caritas italiana, la seconda nell’ambito socio economico dal Dott. Tarquinio Marco, direttore responsabile del quotidiano Avvenire. Nel pomeriggio ci saranno i gruppi di lavoro per un confronto diretto sul tema e successivamente le conclusioni di Mons. Bregantini. La preghiera finale è animata da Mons. Valentinetti Tommaso, arcivescovo dell’Arcidiocesi di Pescara-Penne.

Il premier Monti ha parlato della monotonia del posto fisso. Il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, del posto di lavoro vicino a mammà. Vi è un’altra via…?

Vi è una diffusa ed insistente sfiducia nel domani. Tanta preoccupazione per il salario, per quanto avverrà nelle aziende, per tutta una serie di fattori sociali, politici ed economici che lasciano pensare ad una serie infinita di sacrifici che tutti noi dovremmo affrontare nel prossimo futuro. Siamo stanchi di schermaglie, battute fuori posto, lotte interne per la conquista dell’ardito finale: il potere.

Che sia questo il confine, “Oltre” il quale non vi è più speranza, ma l’abisso?

La monotonia del posto fisso non esiste, perché la media dei lavoratori che operano attualmente, sono con una età che normalmente superare la fase della monotonia, ma non solo mentale. (Parliamo di personale che mediamente a superato la cinquantina e che con grandi sacrifici porta avanti il peso di scelte operate da altri inopinatamente). Il 15 novembre del 2011 “Moliseinsieme”, la nostra rivista interdiocesana del Molise, ha riportato un inserto speciale dal titolo “Apprendistato, la nuova via del lavoro per i giovani”. Questa via , ora è stata scelta anche dal governo del professore Monti il quale si è ricordato che la politica giovanile per il lavoro è da affrontare con serietà da parte di chi governa senza indugi ed evitando inutili polemiche e lamentosi sbadigli.

Il nostro Pastore, Mons. Bregantini, affronta sempre con grande serietà, impegno e partecipazione questi temi così delicati per la nostra comunità quanto afferma che “La disoccupazione giovanile è infatti il dramma più grande, la grande emergenza antropologica, la vera sfida che avvolge il nostro Paese, dal sud al nord. E’ il precariato, frutto amaro della precarietà, che a sua volta è frutto del crescente relativismo culturale ed etico. Va perciò affrontata globalmente, nei suoi diversi aspetti: biblico e culturale, spirituale e sociale, politico ed etico, organizzativo, sindacale e familiare. C’è infatti da interrogarsi seriamente sulle cause vere di questa precarietà.

Noi già convinti che la strada maestra fosse l’avvicinare le necessità di chi fa impresa con chi ha voglia di realizzarsi attraverso il lavoro dignitoso, ribadiamo con forza che riscoprire l’intelligenza della mani sia un’ottima occasione professionale e professionalizzante da diffondere. Lo dimostrano i dati, lo dimostrano i fatti. Noi ci crediamo e questa può essere una prima via da seguire, ma non solo. Ricordiamo il Progetto “ Policoro”, ma non solo…

I continui richiami del presidente dei Vescovi Bagnasco sull’etica, sulla centralità della persona umana e sulla ricoperta di un lavoro dignitoso, lei pensa che bastino per smuovere le coscienze di tutti gli Amministratori ad ogni livello?

Un lavoro può essere ambito in rapporto al guadagno, al potere, al prestigio, alla fama che procura, ma non sarà dignitoso se chiede al lavoratore di rinunciare ai valori che rendono la vita degna di essere vissuta: guadagnare la vita ma perdere le ragioni del vivere è indegno dell’uomo perché non lo realizza nella sua umanità.
Se tutto ciò è vero, tutti ci troviamo ora davanti alla grande domanda che attraversa i nostri cuori, come un tempo erano presenti nel cuore della gente che guardava Giovanni Battista: che dobbiamo fare?

La risposa del profeta è suddivisa su tre proposte:
1- Raddrizzare i nostri sentieri sbagliati e tortuosi;
2- Dare una tunica a chi non ne ha, da parte di chi ne possiede due;
3- Operare la giustizia sociale;

Il compito che la Chiesa ha affidato alla pastorale Sociale e del Lavoro, è proclamare nella storia di ogni uomo: “Dio ti ama, Cristo è venuto per te…”
Con umiltà, saggezza, intuito e discernimento nonché con l’aiuto di tutti possiamo e dobbiamo farcela, al fine di dare speranza ai nostri giovani e soffiare con forza attraverso la siepe, (quella del grande poeta), per andare “Oltre” ed accogliere l’altro, il diverso da me, ed insieme intraprendere una via che ci porti a diversi stili di vita.

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