Regno Unito, appello dei vescovi cattolici ai parlamentari cristiani contro le nozze gay

29 febbraio 2012 13:39 4 comments

A nome della conferenza episcopale inglese, il vescovo cattolico di Shrewsbury, Mark Davies ha richiamato la «coscienza cristiana» del legislatore

di Giacomo Galeazzi

Vatican Insider, 22 Febbraio 2012

Appello dei vescovi cattolici ai parlamentari cristiani contro le nozze gay. Per conto della conferanza episcopale inglese, il vescovo cattolico di Shrewsbury, Mark Davies ha richiamato la «coscienza cristiana» del legislatore a opporsi al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Monsignor Davies esorta i deputati a ribellarsi ai gruppi dirigenti dei loro partiti di appartenenza e a votare contro la legalizzazione delle nozze omosex. «Per il bene di tutte le generazioni future», il vescovo di Shrewsbury sollecita i politici britannici a proteggere «il significato conferito da Dio al matrimonio». Monsignor Davies contesta anche l’idea che il «progresso» equivalga ad un continuo allontanamento della società dalle sue radici cristiane. L’intervento del vescovo Davies, la cui voce è tra le più autorevoli nel panorama religioso del Regno Unito, fa seguito all’annunciata intenzione di un gruppo di oltre cento Conservatori di votare in Parlamento contro la proposta avanzata dal premier David Cameron a favore delle nozze gay.

Sono stati i Paesi Bassi, nell’aprile del 2001, i primi a permettere il matrimonio tra omosessuali, riconoscendo loro gli stessi diritti e doveri delle coppie eterosessuali. Con 107 voti a favore e 33 contrari, il Parlamento eliminò ogni forma di discriminazione esistente in materia. La legge richiede oggi che, per sposarsi, almeno una delle due persone sia un cittadino olandese o risieda nei Paesi Bassi. Il 30 gennaio del 2003 è toccato al Belgio, che ha licenziato una legge con una larga maggioranza parlamentare. In Spagna il matrimonio tra omosessuali è divenuto realtà dal 2005 e c’è anche la possibilità di adottare bambini (accanto al matrimonio, continuano ad esistere le leggi e i registri delle coppie di fatto). In Svezia, così come avviene in Norvegia, i gay si possono anche sposare in chiesa, dopo il sì alla legge del Parlamento all’inizio del 2009. Dal novembre dello stesso anno, la chiesa luterana svedese si è infatti detta pronta a celebrare le unioni davanti all’altare, nonostante al suo interno si fossero levate voci contrarie alla decisione. Il Canada ha legalizzato questi matrimoni nel luglio 2005, aprendo le porte anche a cittadini residenti all’estero.

Attraverso la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso e con il pieno sostegno della presidente, Cristina Kirchner, l’Argentina nell’agosto 2010 è diventata il primo Paese dell’America Latina a riconoscere questo diritto. Il decimo al mondo. Un anno e mezzo fa, inoltre, la Corte Suprema del Messico ha detto sì alle nozze fra persone dello stesso sesso, votando a favore della legge che da sei mesi le consente solo a Città del Messico e respingendo il ricorso della Procura secondo cui la norma viola il principio che costituzionalmente protegge la famiglia. Città del Messico era stata la prima città dell’America Latina ad aver approvato il matrimonio gay, nel dicembre del 2009. Lo stesso parlamento aveva già ammesso le unioni civili nel 2006. A questi, rileva Arcigay, se ne devono aggiungere altri 17 che riconoscono pari diritti a tutte le coppie o, in alternativa, concedono alcuni diritti alle unioni civili, anche gay e lesbiche. A livello globale, Asia e Africa sono i continenti in assoluto più indietro dal punto di vista dei diritti delle persone omosessuali. In Africa, in 38 Stati su 53, l’omosessualità è punita dalla legge e, spesso, si può finire in galera anche solo per essere sospettati di aver avuto una relazione gay. A marzo il governo britannico avvierà una vasta consultazione sulle nozze gay e il premier David Cameron l’ha già definita «una parte significativa» del suo mandato. Non è solo la Chiesa cattolica a protestare con il governo inglese per le nozze gay. Anche l’arcivescovo anglicano di York, John Sentamu avverte David Cameron: «No alla legalizzazione del matrimonio omosessuale». Sentamu ha pubblicamente attaccato il premier britannico: «Il matrimonio deve rimanere un’unione tra un uomo e una donna. E David Cameron si comporta «come un dittatore se permette alle coppie omosessuali di sposarsi».

La Chiesa cattolica ha specificato come devono comportarsi i politici cattolici nei confronti di legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali. Nel caso in cui si proponga per la prima volta all’assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è considerato dalla Chiea cattolica un atto gravemente immorale. Nel caso sia già in vigore una legge favorevole alle unioni omosessuali, il politico di «coscienza cristiana» (come lo definisce il vescovo cattolico di Shrewsbury, Mark Davies) deve opporsi nei modi a lui possibili e rendere nota la sua opposizione. Se non fosse possibile abrogare completamente una legge di questo genere, egli potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica, a condizione che sia chiara e a tutti nota la sua personale assoluta opposizione a tali leggi e che sia evitato il pericolo di scandalo.

La Chiesa Cattolica, infatti, chiede allo Stato di affermare chiaramente il carattere immorale dell’unione omosex, di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica, di ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall’approvazione o dalla legalizzazione del male. Inoltre per la morale cattolica occorre: smascherare l’uso strumentale o ideologico che si può fare della giusta tolleranza verso le persone omosessuali e non procedere alla legalizzazione delle unioni omosessuali o alla loro equiparazione legale al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest’ultimo. Bisogna, poi, rispettare il principio di uguaglianza, in forza del quale non si possono attribuire gli stessi benefici e vantaggi a soggetti che non sono nella stessa situazione giuridica. Infatti mentre i soggetti legati da matrimonio sono impegnati ad osservare una somma di doveri e di obblighi previsti dal diritto di famiglia, i soggetti di unioni di fatto si sottraggono, per libera scelta, a questi impegni. Pertanto lo Stato violerebbe il principio di uguaglianza conferendo ai soggetti di unioni di fatto, i benefici che la legge prevede per le unioni coniugali familiari.

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