Due milanesi su 3 scelgono la cremazione in città calano le sepolture e le tumulazioni

29 agosto 2012 10:32 97 comments

La Repubblica, 24 agosto 2012

Le cifre di Palazzo Marino. L’assessore Benelli: “Il dato dimostra la capacità di fornire risposte alle nuove sensibilità che emergono”. La cremazione dei residenti ha un costo di 262 euro.

La pratica della cremazione è recente in città, ma è diventata rapidamente la più diffusa al punto che lo scorso anno l’hanno scelta quasi due milanesi su tre. Lo comunica Palazzo Marino spiegando che si tratta di “un dato che acquista ancora più significato se si pensa che il primo impianto crematorio di Lambrate è stato inaugurato nel 1988, consentendo così una nuova opzione accanto a quelle tradizionali dell’inumazione (sepolture nella terra) e della tumulazione nei loculi o nelle tombe di famiglia”. Milano si conferma all’avanguardia nel dare una risposta alle nuove sensibilità che emergono nella società”, commenta l’assessore comunale ai Servizi civici Daniela Benelli.

I numeri indicano con evidenza la crescita del fenomeno. Nel 2001, su un totale di 11.676 funerali celebrati in città, le cremazioni erano già 4.864 ma erano superate da 5.546 inumazioni, mentre le tumulazioni si fermavano a 1.266. Nel 2004 si è verificata l’inversione di tendenza: le cremazioni sono diventate 5.342 contro 4.867 inumazioni e 424 tumulazioni. Negli anni seguenti la forbice si è allargata: nel 2011 a Milano ci sono state 7.090 cremazioni, 2.972 inumazioni e 1.047 tumulazioni.

Il servizio funebre della cremazione viene effettuato nel cimitero di Lambrate, che è dotato di cinque impianti. Una volta raccolte le ceneri, spetta poi ai familiari eseguire le ultime volontà del defunto o, in mancanza di queste, decidere dove depositare l’urna. Esiste la possibilità di seguire la via classica, ovvero collocarla in una celletta o in una tomba o edicola di famiglia, seguendo così lo stesso iter della tumulazione. Nel 2011 la destinazione prevalente delle ceneri è stata proprio la celletta (61,9 per cento dei casi).

Un’altra possibilità è la dispersione delle ceneri in apposite aree realizzate nei cimiteri o in natura. Per questo scopo esiste il Giardino delle rimembranze, sempre a Lambrate: nel 2011 questa soluzione è stata scelta nel 2 per cento dei casi. Alla famiglia è consentita anche la dispersione in natura delle ceneri, previa autorizzazione dell’ufficiale di stato civile del Comune ed espressa volontà del defunto. Si tratta di un’opportunità che nel 2011 ha riguardato l’1,1 per cento dei casi. L’ultima opzione, scelta dal 14,2 per cento delle persone, consiste nella custodia dell’urna nella casa dei familiari. Per quanto riguarda la spesa, infine, la cremazione dei cittadini residenti a Milano costa 262 euro. Se poi si decide di collocare l’urna nel loculo o nella celletta, occorre aggiungere i costi previsti dal Comune per questi servizi.

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Commento di cantualeantonianum.com

Spariscono i cimiteri, si aprono i giardini del ricordo: il declino della simbologia cristiana della morte e risurrezione.

La nuova traduzione del rituale per le Esequie, invece di cercare di contrastare queste “nuove sensibilità” a proposito della cremazione dei cadaveri – che altro non sono se non antiche sensibilità pre-cristiane di ritorno, volte ad eliminare ciò che ha a che fare con la morte, perché essa è insopportabile a chi non ha un orizzonte di risurrezione – ha pensato bene di favorirle con preghiere e ritualità apposite.

Come si può leggere dall’articolo, nella metropoli ambrosiana ormai il 66% dei defunti viene cremato (che sia d’accordo o no l’interessato, pare ormai contare poco). Quello che viene messo in risalto è il costo assai contenuto del procedimento. E se si disperdono le ceneri o le si porta a casa, tanto meglio: si elimineranno così i “parchi cimiteriali”, resi finalmente inutili dalla “nuova sensibilità”.

Ma il problema è proprio questo, non solo la distruzione dei resti mortali, ma l’eliminazione anche della tomba, del luogo del riposo in attesa che il corpo risorga! A questo – ovviamente – punta la cultura atea e anticristiana: far sparire ogni segno tipico ed esterno della religione cattolica. E ci riesce con l’aiuto dell’economia e purtroppo di parecchi pastori ormai muti davanti a tutto ciò che avviene.

Pare solo a me, o ci sono altri confratelli (e speriamo tanti vescovi) preoccupati per questo trend, che viene a contrastare direttamente la prassi cristiana della sepoltura, come restituire alla terra (non al fuoco!) da cui fu tratto il corpo della persona defunta?

E non è forse neopagana la sensibilità di chi preferisce disfarsi dei resti umani dei propri cari spargendoli al vento?

E non è forse anomalo il voler tener in casa le ceneri dei defunti, senza lasciare che possano anche simbolicamente riposare nel “luogo dei dormienti”, fisicamente separati dai propri cari, ma non spiritualmente lontani?

La cura dei defunti e il culto dei morti è ciò che ci rende umani, prima ancora che cristiani. Stiamo assistendo non ad un cambiamento di mentalità, ma ad un tentativo – ormai massiccio – in nome dei costi e dell’igiene, di disintegrare la visibilità cristiana dell’attesa della risurrezione e del cimitero (luogo che guarda in avanti, al risveglio dei suoi abitanti), verso un pagano “giardino del ricordo” che guarda indietro, nella triste malinconia romantica del non-più e del tutto-finito.

I simboli di vita e di morte non sono uno scherzo, sono massimamente eloquenti. La cremazione sta facendo saltare un baluardo finora saldissimo, non nel campo della morale, ma in quello più fondamentale della Fede.

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