Correzione e consolazione in S. Agostino e Benedetto XVI

19 ottobre 2012 12:21 17 comments

di Patrizia Cattaneo

 

Perché correggere

È meglio tacere per amore di pace e per rispetto umano o è doveroso correggere chi sbaglia? Il quesito si rivela a volte un dilemma. La correzione fraterna è anzitutto un atto di carità comandato dal Signore a qualsiasi fedele, è una forma di disciplina cristiana, per chi la esegue e per chi la riceve. Ma come comportarsi in concreto?

Ci risponde il Vangelo “Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano” (Mt 18,15-17).

Tuttavia, osserva Sant’Agostino, spesso non vogliamo rimproverare per debolezza e per paura di ritorsioni, perché fanno piacere le parole lusinghiere e la vita serena, cioè anteponiamo i legami delle passioni ai doveri della carità, ma si rende male per male quando non si riprende chi deve essere ripreso.

L’uomo non deve odiare il suo simile per l’odio che porta al suo peccato, né amare il peccato per amore che porta all’amico.

Quanto più un padre ama un figlio che si è lasciato corrompere, tanto più agisce con fermezza. L’inizio della correzione sta nell’ammettere quanto di buono c’è nel peccatore e a non confondere l’errante con l’errore 1.

Alla tentazione della negligenza il vescovo di Ippona cita Ez 3,18 “Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io chiederò conto a te”. Commenta Agostino “Bisogna che usiamo con tutti un severo biasimo a guisa di medicina perché non si perdano o non mandino in perdizione gli altri” 2. Esimersi dal correggere è quindi un’omissione che può avere conseguenze devastanti: “Si faccia attenzione che il perdono non nuoccia più del castigo, perché non è innocenza permettere, perdonando, che si cada in un male più grave” 3. Certo la correzione al momento è amara, ma molti che sembrano irritarsi sotto il bisturi del medico “meditando in seguito su quello che hanno udito e accorgendosi di quanto fosse giusto quel che ascoltarono, [...] a poco a poco furono sanati dal vigore della parola penetrata fin nel loro intimo”. 4

Ma non è sufficiente limitarsi a pregare senza ammonire chi sbaglia?

No, dice Agostino, perché gli apostoli prescrivevano ciò che andava fatto, riprendevano se non veniva fatto e pregavano perché si facesse. “Nessuno dica che non bisogna riprendere chi esce dalla via giusta. Dio coopera al bene dell’uomo anche attraverso il rimprovero. Io non svelo il suo peccato, ma nemmeno rimango indifferente. Io lo rimprovero in segreto. Pongo davanti ai suoi occhi il giudizio di Dio, metto paura a una coscienza ferita, la spingo al pentimento. Dobbiamo essere dotati di questa carità”. 5

 

Quando correggere

Secondo Agostino bisogna ricorrere ai rimproveri di rado e quando vi sia grande necessità, a patto che la nostra preoccupazione sia di fare un servizio a Dio, non a noi stessi. La correzione dev’essere tempestiva. Non va rimandata troppo per non trovarsi a procedere su membra putrefatte. Non aspettano questo momento nemmeno i medici del corpo.

Tuttavia non dobbiamo insuperbire alla vista dei peccati altrui, perché noi stessi cadiamo in peccato e dobbiamo prima togliere dal nostro occhio la trave per togliere la pagliuzza dall’occhio del fratello. Né dobbiamo intraprendere la correzione di una colpa altrui se prima non abbiamo esaminato la nostra coscienza, l’abbiamo interrogata e ci siamo dati con sincerità davanti a Dio questa risposta: lo faccio per amore!

 

Quando astenersi

Agostino suggerisce di astenersi dalla correzione fraterna in tre casi:

- Quando il momento è inopportuno. È meglio aspettare piuttosto che rischiare un fallimento completo.
- Quando le conseguenze del rimprovero potrebbero rivelarsi più dannose che buone.
- Quando c’è il rischio di provocare scandalo nei piccoli e nei deboli.

 

Come correggere

Lo chiarisce Benedetto XVI: “La correzione fraterna è un’opera di misericordia. Nessuno di noi vede bene se stesso, vede bene le sue mancanze; e così è un atto di amore, per essere di complemento l’uno all’altro, per aiutarsi a vederci meglio, a correggerci [...]. Naturalmente, questa grande opera di misericordia, aiutarci gli uni con gli altri perché ciascuno possa realmente trovare la propria integrità, la propria funzionalità come strumento di Dio, esige molta umiltà e amore. Solo se viene da un cuore umile che non si pone al di sopra dell’altro, non si considera meglio dell’altro, ma solo umile strumento per aiutarsi reciprocamente, solo se si sente questa profonda e vera umiltà, se si sente che queste parole vengono dall’amore comune, dall’affetto collegiale nel quale vogliamo insieme servire Dio, possiamo in questo senso aiutarci con un grande atto di amore”.

Ma la correzione fraterna, prosegue il Pontefice, “è anche consolare, condividere le sofferenze dell’altro, aiutarlo nelle difficoltà [...]. In quel momento ha bisogno della consolazione, ha bisogno che qualcuno sia con lui nella sua solitudine interiore e compia l’opera dello Spirito Santo, del Consolatore: quella di dare coraggio, di portarci insieme, di appoggiarci insieme, aiutati dallo Spirito Santo stesso che è il grande Paraclito, il Consolatore, il nostro Avvocato che ci aiuta. Quindi è un invito a fare noi stessi «ad invicem» l’opera dello Spirito Santo Paraclito.” 6

Chi corregge deve essere preoccupato unicamente del recupero della persona. Poiché l’esito della correzione è incerto, il rimprovero va usato con amore e accompagnato dalla preghiera. L’efficacia della correzione va sempre attribuita a Dio. Solo in Lui si attua il connubio perfetto tra misericordia severa e severità misericordiosa. È lo Spirito Santo che rende capaci di amare anche i propri nemici e di correggere senza vendetta. Nella sua luce l’uomo è in grado di distinguere l’amore che va alla persona e l’odio che va al suo peccato.

E se la correzione non ha sortito l’effetto sperato?

Risponde il vescovo di Ippona: “La punizione e il perdono devono servire solo alla correzione della vita degli uomini. Se poi tanta è la perversione e l’empietà che a correggerli non giova né il castigo né il perdono, i buoni non fanno che adempiere il precetto d’amare con la retta intenzione e con la coscienza che Dio conosce, sia quando castigano sia quando perdonano”. 7 Sii dunque certo che “queste parole è Lui che te le ispira, se le dici nel fuoco dell’amore” 8.

 

Preghiera al crocifisso di S. Agostino

Signore, a te mi presento con le mie colpe e i miei dolori.
Se considero il male che ho fatto, ben poco è quello che soffro: più grande è il castigo che merito.
Più grave è il peccato che ho commesso della croce che sopporto.
Ma, pur soffrendo, non so togliermi dalla via del peccato.
La mia debolezza teme il tuo castigo, ma la mia abitudine non muta.
Il rimorso mi tormenta, ma l’ostinazione non si piega.
La mia anima sospira, ma la mia vita non si emenda.
Se tu hai pazienza, non mi correggo; se mi punisci, non so tollerare i tuoi castighi.
Mentre mi percuoti confesso d’aver sbagliato; subito dopo dimentico il male che ho pianto.
Se stendi la tua mano, nel timore faccio molti propositi; appena sospendi la giustizia, più non mantengo quanto ho promesso.
Se mi punisci, ti prego di perdonarmi; quando mi hai perdonato, ti provoco ancora coi miei peccati.
Guardami, Signore! Sono un reo che confessa tutta la sua miseria.
Se tu non mi perdoni, giustamente merito d’essere dannato.
O Padre Onnipotente, che concedi ogni grazia senza alcun merito,
Tu che mi hai creato dal nulla, perdona i miei peccati e le mie infedeltà!

 

1 Cfr A. Clerici, La correzione fraterna in S. Agostino, Ed. Augustinus
2 Corrept. 16,49- NBA XX, 187
3 Ibidem
4 Exp. Ep. Gal. 56; PL 35,2144.
5 Agostino, Sermone 82
6 Discorso di Benedetto XVI, Lunedì, 3 ottobre 2005, in apertura XI Assemblea Generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi
7 Agostino, sermone 352
8 Agostino, Le Confessioni

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