Da Marx a Ratzinger. Il manifesto della svolta

3 dicembre 2012 15:14 17 comments

di Sandro Magister

16 novembre 2012

chiesa.espresso.repubblica.it

Non c’è solo il Cortile dei Gentili. Nella terra di confine tra fede e non fede è tornata l’ora delle conversioni. E di “una nuova alleanza”, con Benedetto XVI come faro.

Mentre si susseguono l’una dopo l’altra le puntate del “Cortile dei gentili” organizzate dal cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del pontificio consiglio della cultura, altre cose notevoli accadono nella terra di confine tra fede e non fede.

Fanno meno notizia. Sono poco spettacolari. Ma sono incisive e coinvolgenti. Non si limitano a mettere in mostra le opinioni dei più famosi portavoce della cultura del tempo, riveriti e indisturbati. Mettono seriamente in gioco le posizioni di ciascuno, attivano reali percorsi di ricerca, non hanno paura della parola “conversione”.

Una prova? Su TV 2000, il canale televisivo di proprietà dei vescovi italiani, sta registrando grandi e crescenti ascolti una trasmissione dal titolo “La svolta”, che in ogni puntata presenta un convertito, arrivato alla fede cristiana dalle provenienze più diverse.

Nella Chiesa cattolica i convertiti hanno avuto un ruolo di prima grandezza tra l’Ottocento e la prima metà del Novecento. Ma poi sulle conversioni è calato il silenzio. Sono diventate quasi un tabù da nascondere. La trasmissione “La svolta” segna una reale ripresa d’attenzione. I convertiti in essa intervistati sono gli italiani Pietro Barcellona, filosofo del diritto, Giovanni Lindo Ferretti, cantautore, Cristina Alfano, cantante lirica, Guido Chiesa, regista, Claudia Koll, attrice; i francesi Fabrice Hadjadj, filosofo, Jean-Claude Guillebaud, giornalista, François Taillandier, scrittore, Patrick Kéchichian, critico letterario, Claire Gibault, direttrice d’orchestra; la tedesca Gabriele Kuby, sociologa; l’inglese Alister McGrath, biofisico e ora anche teologo; il giapponese Etsuro Sotoo, scultore; la russa Tatiana Goritcheva.

Uno di questi convertiti, Pietro Barcellona, è anche l’autore, assieme ad altri tre pensatori postmarxisti, di un manifesto su “l’emergenza antropologica” che ha suscitato forte stupore.

Ed è il secondo fatto notevole. Gli altri tre autori del manifesto sono i professori Giuseppe Vacca, storico, Mario Tronti, filosofo e politologo, e Paolo Sorbi, sociologo. Quest’ultimo è cattolico, gli altri due no. Tutti e quattro hanno militato nel Partito comunista e oggi fanno parte del Partito democratico, il principale partito della sinistra italiana. Vacca è direttore dell’Istituto Gramsci. Tronti è presidente del Centro per la riforma dello Stato ed è stato il massimo teorico italiano dell’operaismo, ma ha sempre mostrato anche uno spiccato interesse per la teologia politica di Carl Schmitt e ha frequentato il cenacolo intellettuale della rivista cattolica “Bailamme” e il monastero camaldolese di Monte Giove.

A tutti e quattro è stata applicata la definizione di “marxisti ratzingeriani”.

Il loro manifesto, in effetti, è un’esplicita dichiarazione di apprezzamento della visione di papa Benedetto XVI.

Dice Tronti:

La lettura corrente secondo la quale questo sarebbe un pontificato ‘conservatore’ costituisce un completo travisamento del papa teologo. Centrale, in Joseph Ratzinger, è la necessità della dimensione pubblica dell’esperienza di fede. Anziché accontentarsi dei luoghi comuni, la culture della sinistra dovrebbero semmai sollevarsi a questo livello e accettare il confronto sul terreno dei ‘principi irrinunciabili’. Qualsiasi esperimento di trasformazione della realtà non può prescindere dall’elemento spirituale presente in ogni essere umano. C’è un legame strettissimo fra trascendenza e rivoluzione”.

Tronti ha detto queste parole in un’intervista del 31 ottobre al quotidiano della conferenza episcopale italiana “Avvenire”, che in queste settimane sta dedicando man mano una pagina a ciascuno degli autori del manifesto, messo a confronto con un intellettuale cattolico.

Ma va detto che i quattro hanno scelto “Avvenire” anche per rendere pubblico il loro manifesto, poco più di un anno fa, il 16 ottobre 2011.

Il manifesto – che quest’anno è stato ripubblicato in un libro con quattordici note di commento di altrettanti autori – ha la forma di una lettera aperta rivolta alla sinistra.
Si intitola: “Emergenza antropologica. Per una nuova alleanza tra credenti e non credenti”.

E questo è il suo inizio:

“La manipolazione della vita, originata dagli sviluppi della tecnica e dalla violenza insita nei processi di globalizzazione in assenza di un nuovo ordinamento internazionale, ci pone di fronte a una inedita emergenza antropologica. Essa ci appare la manifestazione più grave e al tempo stesso la radice più profonda della crisi della democrazia. Germina sfide che esigono una nuova alleanza tra uomini e donne, credenti e non credenti, religioni e politica”.

Nell’introduzione al libro, i quattro autori riconoscono che “il passo più criticato della nostra lettera è quello in cui si parla di ‘libertà e dignità della persona umana fin dal suo concepimento‘”.

E alle critiche così rispondono:

“La nostra lettera è percorsa da un unico fine: quello di concorrere all’affermazione di un umanesimo condiviso. Quale può essere ‘il punto dell’unione’ fra credenti e non credenti nel definire il valore della vita? Ci pare di poter dire che una vita che nasce rappresenta un valore in sé fin dal concepimento, per la responsabilità che conferisce a ciascun individuo adulto della comunità di accoglierla, tutelarla, educarla e seguirla con amore e con cura fino alla sua fine. Chi accetti questa impostazione non faticherà a riconoscere che, si tratti del concepimento, dell’embrione o di una vita già formata, non ci può essere differenza di valore nel modo di atteggiarsi di fronte ad essa”.
Alla sinistra italiana e occidentale, i “marxisti ratzingeriani” imputano di aver ceduto a “culture falsamente libertarie, per le quali non esiste altro diritto che non sia il diritto dell’individuo”.

Per ricostruire i fondamenti della comunità umana, quindi, i quattro indicano l’interlocutore decisivo, con cui la sinistra dovrebbe confrontarsi, non in qualche teologo “borderline”, ma in Benedetto XVI, cioè nell’espressione più alta e autorevole della visione cattolica, in particolare su “due temi fondamentali del suo magistero: il rifiuto del relativismo etico e il concetto di valori non negoziabili”.

A questo scopo, gli autori del manifesto hanno già annunciato che organizzeranno nel 2013 un grande convegno proprio sulla visione antropologica di Benedetto XVI, tra pensatori credenti e non credenti.

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