“L’oggi di Dio nell’oggi dell’uomo”.

12 dicembre 2012 04:35 9 comments

L’Avvento che riscalda.

di Ylenia Fiorenza

“Dio che viene non ci trovi chiusi o distratti, ma possa, in ognuno di noi, estendere un po’ il suo regno di amore, di giustizia e di pace”. Ha parlato di “chiusura” e di “distrazione” il successore di Pietro, Benedetto XVI, durante l’Angelus della prima domenica d’Avvento, ponendo però in parallelo una delle dimensioni più importanti dell’amore: l’estensione. Ed è edificante afferrare questa sacra sfumatura, che qui “estendere” significa “includere”, partecipare, cioè, dal di dentro Dio stesso, nell’intimo. Con questa espressione disarmante il Papa ha voluto denunciare che l’uomo d’oggi non si fa visitare né abitare da Dio. Si è come autoescluso dalla meraviglia dell’aurora spuntata dall’eternità. “Colui che vi chiama è fedele”, esorta, infatti, il Pontefice, richiamando i versetti della prima Lettera ai Tessalonicesi.

Ma nell’uomo nostro la parola “attesa” è come ridotta solo a meri slogan, vuoti e fittizi, rinchiusa nelle strettoie di un emotivismo famelico e spasmodico. “Dio – dice il Papa – non si è chiuso nel suo Cielo, ma si è chinato sulle vicende dell’uomo”. E’ presente nelle nostre situazioni. Ed è qui che sorge come raggio infuocato la seconda dimensione dell’amore divino, dopo l’estensione: “l’essere aperto”. Dove “aprire” sta per “coinvolgere”, cioè attirare nella gratuità totale il cuore dell’uomo. Il dramma è che l’uomo, però, si è serrato e barricato nel suo “deserto di indifferenza”, pur avendo in sé il desiderio irrinunciabile di trovare la casa perduta. Dio ama pazientemente. Non possiamo allora permettere che molti tra noi, uomini e donne, rinuncino a dare dimora alla luce che vuole vincere per noi sulle tenebre.

L’Avvento è un mosaico, dove ogni tassello colorato riporta la sete che abbiamo di “presenza”, e tende ad incastrarsi con armonia, passando, come ha pronunciato il Papa, mediante la fede che è “la porta che Dio apre nella nostra vita per condurci all’incontro con Cristo, nel quale l’oggi dell’uomo si incontra con l’oggi di Dio”. La gioia dell’attesa rende il presente più prezioso. E a tal proposito, scriveva così, nel dicembre del 1971, Carlo Carretto: “Se Dio non viene, non c’è storia!”. Sono parole suggerite dal soffio imprendibile dello Spirito, quando è accolto e contemplato. Parole con carattere profetico che ritornano con più forza nel nostro tempo “offuscato dalla nebbia di un incerto futuro”.

Non c’è allora dubbio: una vita di fede è una città posta sul monte; il cuore che ama è tenda divina; il profumo profuso dai passi di Cristo sulla terra è storia. Con calde lacrime, il mondo, calpestato da mille sconfitte, in questi giorni, nel tempo dell’avvento, alza senza impedimenti i suoi occhi al cielo. “Dio viene da sempre e con la storia si localizza nella coscienza dell’uomo”. Per questo si pone in particolar modo il problema di riprendere in mano il senso della lotta con il “si” di Dio all’uomo che è il Verbo fattosi carne. Perché “Dio è felice di vedere il petto dell’uomo premere sul suo cuore”. I sospiri della nostra attesa sono allora palpiti recuperati tra le visioni di un riflesso ancora nebuloso, da traghettare con fiducia nella scialuppa della speranza, fino alla riva del giardino, dove ardono le fiammelle della preghiera degli uomini che cercano Dio, costruendo vere fucine d’amore e di pace là dove essi sono chiamati a vivere proprio la divina figliolanza.

Nell’Avvento, la Chiesa ci prende per mano e ci invita a sostare in silenzio, per capire che tutto ha valore solo perché scelto, operato e testimoniato nell’amore. Il Papa ci dice che dobbiamo “andare incontro al Signore con le nostre opere buone, perché Lui ‘viene’ a vincerci con l’amore, per condurci alla nostra vera identità, per colmare le distanze che ci separano”. La Parola aspetta di farsi carne in noi. “La Chiesa non è un gruppo di intoccabili”, ricordava sempre Padre Carlo Carretto, ma, “come Maria e Giuseppe, essa è in viaggio su un asinello, e porta tra le braccia, la debolezza e la povertà infinita del Dio incarnato: Gesù Bambino”. Vogliamo che sia così! Anche per l’Umanità che non crede. Spingiamoci tutti col cuore verso Betlemme, ad incontrare il volto di Dio in quello di Gesù, camminando tra le rovine di questo mondo, che abbiamo ridotto a mercato di idoli.

Non facciamoci più più portare di qua e di là dai venti del male. Lasciamoci deporre tra le braccia di Colui che volle essere teneramente cullato a sua volta dalle nostre braccia umane e fragili. E saremo anche noi “focolare” acceso ed accogliente per chi ha ancora freddo.

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