Il presupposto della pace è la fine del relativismo

30 dicembre 2012 18:35 29 comments

Di Annalisa Guglielmino

29 dicembre 2012

diocesicampobassobojano.it

Le parole sempre attuali del Vangelo («Beati gli operatori di pace»), alla vigilia di un nuovo anno che «porta con sé l’attesa di un mondo migliore». E le parole «concrete, positive ed educative» del Papa: «La pace non è un sogno, non è un’utopia: è possibile». È il messaggio di Benedetto XVI per il 1° gennaio 2013, 46esima Giornata mondiale della Pace, presentato oggi in Vaticano dal presidente del Pontificio consiglio della Giustizia e della pace, il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson.

 

La pace: dono di Dio e opera dell’uomo

«L’uomo è fatto per la pace» scrive il Pontefice che prende le mosse da una delle beatitudini del Discorso della Montagna e dai 50 anni del Concilio Vaticano II per indicare le molteplici opere che nel mondo testimoniano «l’innata vocazione dell’umanità alla pace», che è «dono di Dio». Precondizione della pace è infatti, per Papa Ratzinger, «lo smantellamento della dittatura del relativismo e di una morale totalmente autonoma, che preclude il riconoscimento dell’imprescindibile legge morale naturale scritta da Dio».

Un testo, quello del Papa che all’indomani della sua comparsa su Twitter è già seguito da 2 milioni di followers nel mondo, che con tratti lievi e precisi indica i campi di azione degli operatori di pace oggi. Dalla difesa della vita, al matrimonio (passaggio che, solo questo ed estrapolato dal resto, è stato usato oggi per strillare parecchi titoli di testate giornalistiche) e alla famiglia, dalla libertà religiosa al lavoro, fino all’economia e allo sviluppo sostenibile, indicando come «fondamentale e imprescindibile la strutturazione etica dei mercati monetari, finanziari e commerciali».

 

Difesa della vita e matrimonio

Chi sostiene la liberalizzazione dell’aborto, scrive il Papa, «forse non si rende conto di proporre l’inseguimento di una pace illusoria». Via di realizzazione del bene comune e della pace è innanzitutto, per il Papa, «il rispetto per la vita umana, considerata nella molteplicità dei suoi aspetti, a cominciare dal suo concepimento, nel suo svilupparsi, e sino alla sua fine naturale. Veri operatori di pace sono, allora, coloro che amano, difendono e promuovono la vita umana in tutte le sue dimensioni: personale, comunitaria e trascendente». Chi vuole la pace, aggiunge, non può tollerare attentati e delitti contro la vita. «Ogni lesione alla vita, specie nella sua origine, provoca inevitabilmente danni irreparabili allo sviluppo, alla pace, all’ambiente».

Anche la struttura naturale del matrimonio – prosegue il testo - va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale. L’azione della Chiesa nel promuovere questi principi, argomenta il Pontefice, «non ha carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi», divenendo «offesa contro la verità della persona umana, ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace». Importante negli ordinamenti giuridici è poi il riconoscimento dell’obiezione di coscienza su aborto ed eutanasia.

 

Libertà religiosa

«Tra i diritti umani basilari vi è quello dei singoli e delle comunità alla libertà religiosa». Purtroppo, continua il ragionamento del Papa senza bisogno fare esempi che sono all’ordine del giorno nei notiziari di tutto il mondo, «anche in Paesi di antica tradizione cristiana si stanno moltiplicando gli episodi di intolleranza religiosa, specie nei confronti del cristianesimo e di coloro che semplicemente indossano i segni identitari della propria religione».

 

Lavoro, economia e «vita buona»

Un’ampia parte del testo si concentra sulla necessità di costruire «un nuovo modello di sviluppo e di economia». Tra i diritti di oggi «minacciati» ci sono il lavoro, il riconoscimento dello statuto giuridico dei lavoratori, e la dignità dell’uomo. Partendo da ciò Benedetto XVI chiede «coraggiose e nuove politiche del lavoro per tutti».

«Per uscire dall’attuale crisi finanziaria ed economica sono necessarie persone, gruppi, istituzioni che promuovano la vita favorendo la creatività umana». Il modello prevalso negli ultimi decenni, invece, «postulava la ricerca della massimizzazione del profitto e del consumo, intesa a valutare le persone solo per la loro capacità di rispondere alle esigenze della competitività».

Concretamente, conclude Benedetto XVI, «l’operatore di pace si configura come colui che instaura con i collaboratori e i colleghi, con i committenti e gli utenti, rapporti di lealtà e di reciprocità. Egli esercita l’attività economica per il bene comune, vive il suo impegno come qualcosa che va al di là del proprio interesse, a beneficio delle generazioni presenti e future».

«È poi fondamentale ed imprescindibile la strutturazione etica dei mercati monetari, finanziari e commerciali…, in modo da non arrecare danno ai più poveri. La sollecitudine dei molteplici operatori di pace deve inoltre volgersi a considerare la crisi alimentare, ben più grave di quella finanziaria».

 

Famiglia: educazione per una cultura di pace

«Bisogna tutelare il diritto dei genitori e il loro ruolo primario nell’educazione dei figli, in primo luogo nell’ambito morale e religioso. Nella famiglia nascono e crescono gli operatori di pace, i futuri promotori di una cultura della vita e dell’amore», scrive il Papa in tema di famiglie. Per il nuovo anno, il suo desiderio è «che i molteplici operatori di pace sono chiamati a coltivare la passione per il bene comune della famiglia e per la giustizia sociale, nonché l’impegno di una valida educazione sociale».

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