P. Spadaro: il Papa invita i cristiani a dialogare sui social network, senza costruire ghetti

26 gennaio 2013 18:59 2 comments

Radio Vaticana

25 gennaio 2013

Ha destato ampia eco a livello internazionale, il Messaggio di Benedetto XVI per la 47.ma Giornata delle Comunicazioni Sociali. Nel documento, il Papa sottolinea l’opportunità offerta oggi ai cristiani dai Social Network che, afferma, possono essere strumento di evangelizzazione e fattore di sviluppo umano. Alessandro Gisotti ne ha parlato con padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica.

R. – Questo messaggio in modo particolare ha un valore speciale, perché affronta il tema dell’ambiente digitale come un mondo ordinario di esperienza, un ambiente, uno spazio, un luogo di esperienza ordinaria, quindi non un mondo parallelo, puramente virtuale – come scrive il Papa – ma parte della realtà quotidiana di molte persone. Quindi, l’idea dello spazio digitale come inautentico, alienato, falso, apparente, di fatto viene ad essere messo da parte come idea-chiave di interpretazione di questo luogo, ma è un’estensione del nostro spazio vitale e quotidiano che richiede responsabilità – come scrive il Papa – e dedizione alla verità. Quindi la rete è una realtà che sempre più interessa l’esistenza del credente e incide sulla sua capacità di comprensione della realtà della fede, del modo di viverla.

D. –C’è un passaggio in cui il Papa indica la possibilità di un’insidia, di un pericolo: quella del rumore. Poi, invece, parla di una luce gentile, citando Newmann, la luce gentile della fede. Ecco, anche qui – per citare un ultimo tweet del Papa – il cristiano è chiamato ad andare controcorrente, anche nel continente digitale?

R. – Ma … il cristiano è chiamato a vivere la sua esperienza di vita esattamente come avviene nel mondo fisico, diremmo. Proprio questo mi sembra che il Papa intenda fare, cioè evitare una sorta di schizofrenia per cui il mondo digitale è qualcosa di diverso, in cui quasi la morale è diversa dal mondo fisico: no. La persona è sempre la stessa, la sua è una unità profonda. In modo particolare, poi, il Papa parla non tanto in generale di rete, quanto proprio dei network sociali, perché stanno plasmando il modo in cui l’uomo comunica. Direi che il modo in cui l’uomo vive nell’ambiente digitale è esattamente il modo in cui l’uomo è chiamato a vivere nel suo ambiente ordinario di vita.

D. – Peraltro, il Papa non si rivolge esclusivamente ai credenti, ai cristiani: in questo messaggio, in più parti chiede un impegno di chi conta sul dialogo ragionato. In questo vediamo proprio la cifra dell’uomo Ratzinger, oltre che del Pontefice …

R. – Esattamente. Qui il Papa afferma due cose molto importanti: la prima è che i network sociali possono aiutare a costruire la Chiesa, perché hanno un impatto molto forte sulle relazioni delle persone, e quindi quando i cristiani si ritrovano in isolamento, a volte i network sociali sono molto utili per tenere le relazioni di comunione. D’altra parte, è il Papa stesso ha invitare tutti noi ad evitare uno dei problemi di fondo che sta emergendo nella rete, cioè che si creino e si potenzino dei gruppi autoreferenziali non in dialogo con le altre persone che dialogano in rete. Quindi, la costruzione di ghetti. Ecco, questo è il grande rischio che Benedetto XVI offre alla nostra attenzione. Cioè, l’invito a non costruire isole e ad essere coinvolti in maniera interattiva nei dubbi e nelle domande degli uomini di oggi. Intanto, è interessante il verbo che il Papa ha usato quando è entrato in Twitter: non ha parlato di essere presente, o di sbarcare o di approdare; il Papa ha usato il verbo unirsi, cioè: “Io mi unisco a voi”. Il Papa si unisce ad una conversazione che è in corso e questo è un atteggiamento molto, molto importante di accompagnamento dell’uomo nelle sue dinamiche di conoscenza e di relazione.

D. – Da ultimo: con questo messaggio, ancor più, con la sua presenza, con questo suo unirsi in prima persona alla comunità di Twitter, il Papa chiede a tutti i cristiani di non essere tiepidi, di annunciare da sopra ai tetti la speranza che è in loro – anche dai tetti che si trovano in internet, nelle reti sociali …

R. – Assolutamente sì! Di fatto, i due pilastri del mondo digitale, della comunicazione via internet sono la trasmissione di un messaggio attraverso relazioni di amicizia – come si suol dire a volte – ma comunque attraverso delle relazioni. Quindi, la comunicazione di un messaggio e le relazioni. E, a pensarci bene, in fondo la Chiesa stessa si fonda sull’annuncio del Vangelo – l’annuncio di un messaggio – e su relazioni che sono relazioni di comunione. La rete è un ambiente che ha molti rischi, evidentemente, che pone molte sfide ma che può essere estremamente favorevole all’annuncio del Vangelo.

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