La politica non è solo l’ambito del relativo e della mediazione. Una disputa con Giorgio Campanini.

6 febbraio 2013 10:43 19 comments

Di Stefano Fontana

5 febbraio 2013

vanthuanobservatory.org

Sul numero di gennaio della rivista dei gesuiti Aggiornamenti sociali lo storico e sociologo Giorgio Campanini ribadisce la visione, diciamo così, canonica dei “cattolici democratici” sulla agibilità politica dei princìpi non negoziabili in una democrazia laica.

Nell’ordine egli propone le seguenti valutazioni:

- non esiste una dottrina dei principi non negoziabili e nemmeno un preciso elenco;
- gli unici princìpi non negoziabili della Chiesa cattolica sono i dogmi (che pure, egli dice, sono stati negoziati, soprattutto nei concili dei primi secoli: curiosa questa idea che la mediazione produca perfino i dogmi);
- il Magistero non è mai intervenuto dogmaticamente sui temi che oggi di solito si fanno rientrare nei princìpi non negoziabili;
- più che dal Magistero i temi propri dei principi non negoziabili derivavano un tempo dal diritto naturale che oggi è definitivamente in crisi;
- la politica è per sua natura l’ambito del relativo e della mediazione tra valori e visioni diverse; l’appello ai principi non negoziabili svilisce l’autonomia della politica e dell’impegno dei laici rispetto alla gerarchia;
- compito dei laici impegnati in politica è quello di cercare di realizzare nella forma più alta possibile e perseguendo il male minore i princìpi non negoziabili impegnandosi nella mediazione.

Molti equivoci presenti nell’articolo di Campanini derivano dalla sua equiparazione tra “valori” e “principi”. Il titolo dell’articolo infatti suona così: “I valori non negoziabili e i dilemmi della politica”. E nel testo le due parole – valori e principi – sono accostate ad indicarne il significato sinonimo. Ma non è così.

Il termine valore indica qualcosa di intrinsecamente apprezzabile e che come tale dovrebbe essere perseguito nella società. Il termine principio invece indica un fondamento architettonico e nello stesso tempo un criterio per dare luce. I principi non negoziabili non sono solo (sono anche quello…) un valore, ma gli architravi senza dei quali una società non può dirsi umana, anzi senza dei quali nemmeno esiste come tale e dei principi di sapienza politica che danno luce a tutto l’impegno politico e non solo quello indirizzato a perseguire quei valori direttamente. La difesa della vita o della famiglia tra uomo e donna non sono solo dei valori che il politico cerca di promuovere davanti a leggi specifiche, ma sono delle colonne della convivenza che, se si incrinano, viene meno la convivenza stessa, almeno in quanto umana, e sono dei criteri regolativi per l’attività politica in tutti i campi.

Non avendo fatto questa distinzione, Campanini non ha considerato la profondità della valenza dei principi non negoziabili e, quindi, il vero fondamento della loro non negoziabilità. Forse non ha nemmeno potuto considerare che dai principi non negoziabili derivano degli assoluti morali negativi. L’accoglienza della vita è anche un valore, naturalmente. Ma il principio non negoziabile relativo alla vita suona come un assoluto morale negativo: non uccidere. Non credo che ci sia un dogma che definisca il ”non uccidere”. Mi sembra però che il Decalogo rientri ugualmente nei princìpi non negoziabili del cattolico.

Campanini si riferisce a sproposito al paragrafo 73 della Evangelium vitae. Questo, come è noto, dice che il cristiano impegnato in politica può votare una legge che riduca gli effetti negativi per il rispetto della vita di una norma già approvata in precedenza. Campanini trova in questo passo una indicazione a sostegno della mediazione politica.

Sono però convinto che si sbagli.

Nessun cattolico può votare una legge che non rispetti la vita. Si può, semmai, a legge approvata (dagli altri, perché non si può aiutare gli altri a sbagliare) e in presenza di una nuova proposta di legge che riduca gli effetti negativi della precedente, votarla, dicendo pubblicamente che non si è d’accordo.

Campanini, invece, vorrebbe forse appellarsi al paragrafo 73 della Evangelium vitae per avallare il voto o la firma di un cattolico in calce ad una legge contraria alla vita, cioè al primo dei princìpi non negoziabili, e forse anche per avallare la partecipazione a partiti che già nel loro programma prevedono leggi di questo genere. Come dire: inizio a mediare ancora prima di entrare in gioco. Chi entra in un partito che si sa – per il programma, per la cultura di riferimento, per la storia – farà certe cose contrarie ai princìpi non negoziabili per favore non si appelli alla necessità della mediazione. È lui il primo ad averci già rinunciato.

È strano che Campanini non citi mai il documento normativo principale in tema di princìpi non negoziabili, ossia la Nota Ratzinger del 2002. Si tratta di un atto della principale congregazione della Curia romana approvato dal Papa. Come si fa a dire che non esiste una dottrina sui princìpi non negoziabili? La dottrina cattolica non è data solo dai dogmi. Dottrinale e dogmatico non sono equivalenti. Quella Nota la cancelliamo o la teniamo?

Lì c’era un elenco preciso, che credo vada anche considerato nell’ordine in cui i principi sono enunciati: vita, famiglia, libertà di educazione, tutela dei minori dalla moderne forme di schiavitù, libertà religiosa, solidarietà nella sussidiarietà. Che poi ci si sia esercitati a togliere questo per aggiungere quello, è vero. Anche Enzo Bianchi ha fatto un “suo” elenco di princìpi non negoziabili, naturalmente diverso da quello del Papa vero.

Non dimentichiamo poi che Benedetto XVI è tornato moltissime volte nel suo magistero ordinario a spiegare questi concetti. (Non saranno dogmi, ma a me hanno insegnato ad avere un religioso riguardo anche per il magistero ordinario del Papa). Lo stesso ha fatto il cardinale Bagnasco a Todi e alla Cei proprio alcuni giorni fa. Le chiese locali le valorizziamo solo quando dicono cose diverse da quelle del Papa o anche quando ne sviluppano coerentemente l’insegnamento?

Il servizio al mondo e alla laicità della politica il cristiano non lo fa mediando sui princìpi non negoziabili. Così facendo priva il mondo proprio di quello che il mondo vuole da lui. È il mondo a non sapersene che fare di cristiani così. Il mondo ha bisogno che la fede gli ricordi la verità quando se ne dimentica. Ha bisogno che la fede rimetta in grado la ragione di essere se stessa: questa è la laicità. Ricordandogli i princìpi non negoziabili la fede aiuta la ragione ad essere se stessa, ossia laica. Inoltre il cattolico che media sui principi priva se stesso e l’intera comunità cristiana della forza che deriva dalla fede di andare avanti anche quando questo costasse sacrificio e sofferenza. È un depauperamento che poi passa anche in altri campi.

L’impegno politico che non conosce dei no assoluti che razza di impegno è? È una passeggiata, e magari anche ben pagata.

Non è vero, come dice Campanini, che la politica è solo l’ambito del relativo. Nella politica si giocano anche valori assoluti. Altrimenti perché il cristiano dovrebbe impegnarvisi? Non basterebbero gli altri? Lo scopo della presenza dei cattolici in politica è la difesa del Creato e aprire un posto a Dio nel mondo. Senza la fedeltà ai princìpi non negoziabili diventa altro.

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