Cosa dice Julián Herranz del suo dossier su Vatileaks

2 marzo 2013 07:49 0 comments

Di Paolo Rodari

28 febbraio 2013

paolorodari.com

Si è parlato molto in questi giorni del dossier segreto redatto dai tre cardinali incaricati dal Papa di indagare sulla fuga di notizie riservate della scorsa primavera, il cosiddetto “Vatileaks”. Su quanto e come questo dossier influenzerà il conclave. Il responsabile di questa commissione, il cardinale Julián Herranz – membro dell’Opus Dei, esperto in Diritto Canonico, medico e psichiatra – ne ha parlato ufficialmente una sola volta, in questa intervista rilasciata il 19 febbraio al Pais.

Domanda. Lei stava nella stessa sala quando il Papa ha letto il testo della sua rinuncia in latino. In quel momento a cosa ha pensato?

Risposta. Mi sono commosso. Come canonista, devo dire che si è trattato di una rinuncia in perfetto accordo con il canone 332, secondo paragrafo. Allo stesso tempo ho provato dolore, pensando a tanti anni di lavoro con lui. Non è solo un teologo eccezionale, é anche un uomo dalle qualità umane straordinarie, con un grande amore per Gesù Cristo, che ha manifestato nei tre libri che ha scritto su Gesù di Nazaret. Ho provato anche gioia interiore, per l’umiltà e l’amore per la Chiesa che dimostrava. Umiltà, perché il distaccarsi dal potere non è cosa di tutti i giorni, nemmeno nella vita civile. Il Papa ha fatto un esame di coscienza sui propri limiti di tipo psicofisico, che negli ultimi mesi si sono accentuati, e ha detto “non posso continuare, è necessario che sia un altro a reggere il timone della barca di Pietro”.

D. Le ragioni del Papa sono degne di molto rispetto, ma la gente non riesce a crederle del tutto.

R. E invece sono perfettamente credibili, fanno riferimento al processo di indebolimento psicofisico del quale ha parlato. Io sono medico e psichiatra, e posso assicurare che si tratta di un fatto molto naturale. La medicina è riuscita ad allungare la vita, ma non a mantenere la qualità psicofisica delle persone.

D. Lei ha presieduto la commissione sul Vatileaks che il 17 dicembre ha consegnato la sua relazione al Papa. Si ha speculato molto sul contenuto di questa relazione, che si immagina gravissimo, fino al punto che molti ritengono che sia stato decisivo nella rinuncia del Papa.

R. Questa vicenda è stata enormemente ingigantita. Le assicuro, in qualità di presidente della commissione, che si è creata una bolla di sapone che si sgonfia da sé. In Vaticano è abbastanza frequente creare commissioni di questo tipo. Hanno il compito di esaminare come stanno le cose in un determinato settore. Si va lì, si parla con le persone, si vedono le cose che vanno e quelle che non vanno, le luci, le ombre, si prendono appunti, e quindi si riferisce la situazione all’autorità. Ed è l’autorità competente che dovrà prendere le decisioni che ritiene opportune.

D. E’ una faccenda che ha dato una cattiva immagine della Chiesa.

R. Ma è una bolla di sapone, è un aneddoto. Questo voler vedere nidi di vipere, mafie che lottano fra di loro, odi intestini: tutto ciò è assolutamente falso. E’ da più di mezzo secolo che lavoro in Vaticano e posso dire che ammiro molti dei miei colleghi, per la loro capacità di donazione, di sacrificio. Vi saranno pecore nere, non dico di no, come succede in tutte le famiglie, ma è il Governo meno corrotto e più trasparente che esista. Più di qualsiasi organizzazione internazionale, o di qualsiasi Governo civile. Seguo molto la stampa, non sono un eremita, e leggo ciò che succede nel mondo, e vedo che è il meno corrotto e che è esemplare in tantissimi aspetti.

D. Il Governo sarà il meno corrotto, ma nella banca vaticana vi sono stati episodi molto oscuri e continuano ad esserci…

R. Non conosco esattamente come funziona la banca vaticana, ma in tutte le banche del mondo si sono verificati e si verificano fenomeni di questo tipo.

D. Lei parla di trasparenza, ma la Chiesa è percepita come qualcosa di molto opaco. Per conoscere la composizione della curia bisogna comprare tutti gli anni un annuario pontificio che costa 100 euro. Perché il Vaticano è così complesso?

R. Non lo è. Può essere che manchi un po’ di capacità di comunicazione. Ma non nascondiamo nulla. Non esiste nessuna società, multinazionale o Governo che sia più trasparente del Governo della Chiesa.

D. Persino la pagina web è complicata.

R. In questa pagina si trovano tutti i documenti, i discorsi, tutti gli incontri, tutti gli atti del Papa, tutta l’attività quotidiana del Vaticano. No, no. Ciò che succede è che si è creato una bolla di sapone di cose misteriose. C’è molto lavoro di fantasia in tutto ciò. Ma, evidentemente, non c’è Governo, famiglia o società organizzata che non abbia un’area di intimità. In qualsiasi Governo ci sono molte più zone oscure, di servizi segreti, di decisioni che il presidente prende senza che siano rese pubbliche, più zone riservate che non in Vaticano.

D. Quindi, il caso Vatileaks non ha scalfito il Papa?

R. No. Le assicuro che tutto ciò costituisce un aneddoto rispetto alla decisione del Santo Padre e ai problemi della Chiesa. Il problema fondamentale della Chiesa è che bisogna fare una nuova evangelizzazione. La Chiesa soffre oggi una terribile persecuzione. L’80% delle persone che l’anno scorso sono state perseguitate a motivo delle loro idee erano cristiani, e questo è detto da altre istituzioni, non dalla stessa Chiesa. Sono fatti che si verificano in India, in Pakistan, in Africa. In altri luoghi vengono discriminati come se avessero opinioni scorrette. Poi vi è una forma di persecuzione più velenosa.

D. Nei Paesi sviluppati?

R. Si, per esempio.

D. Certamente in Europa la Chiesa ha perso molto potere.

R. Chi guarda la Chiesa come un potere si sbaglia, si mette fuori gioco. Il messaggio della Chiesa è perseguitato dove vi è una posizione assolutista. Nei luoghi dove non si ammette la libertà religiosa. Si calcola che lo scorso anno circa 100.000 cristiani sono stati perseguitati, incarcerati o assassinati. Da tre anni una madre di famiglia, Asia Bibi, è incarcerata in Pakistan e sono pochi i poteri civili che alzano la loro voce. Anche queste cose fanno soffrire. E il Papa si rende conto che il mare del mondo è agitato e che la barca della Chiesa ha bisogno di un polso fermo al timone.

D. E quale profilo dovrebbe avere l’uomo che si metta al timone, il nuovo Papa?

R. Principalmente due cose. In primo luogo, è necessario che sia un uomo innamorato di Cristo. Che conosca e ami il fondatore della Chiesa cattolica.

D. Ma questo requisito lo compiono tutti i cardinali.

R. Certamente, però non nella stessa maniera. Tutti i cardinali sanno parlare, ma bisogna vedere chi parla meglio. Vi sono gradi di santità nelle persone. Non è lo stesso colui che ha vocazione di monaco, come Celestino V, rispetto a un altro che sia amico di Gesù in ugual maniera, però che si rende conto delle cose che succedono nel mondo, delle correnti ideologiche, culturali, che agitano le acque del mondo.

D. E la seconda condizione?

R. Che sia capace di spiegare il proprio amore a Dio.

D. Cioè, che sia un buon comunicatore.

R. Esattamente. Che sappia portare avanti questa nuova evangelizzazione. Far conoscere Cristo al mondo.

D. E’ importante l’età?

R. Sì, sono cose secondarie, ma di molta importanza. L’età, la salute, la conoscenza delle lingue, la capacità di viaggiare, e forse anche la nazionalità.

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