Se un “vescovo vagante” s’infiltra in Vaticano

5 marzo 2013 08:22 3 comments

Di Massimo Introvigne

05-03-2013

La Nuova Bussola Quotidiana

Ha fatto sensazione – specie sulla stampa straniera – la bizzarra vicenda del «vescovo» Ralph Napierski, un personaggio che si è presentato in Vaticano vestito con paramenti episcopali ed è riuscito a mescolarsi ai cardinali che si avviavano alla prima congregazione generale preparatoria al Conclave, e ha perfino rilasciato qualche dichiarazione ai giornalisti, prima di essere identificato ed espulso. Tutto sommato, la sicurezza vaticana ha reagito abbastanza rapidamente, e non è il caso di allarmarsi. Non varrebbe neanche la pena di occuparsi di Napierski, se non fosse che l’episodio richiama a soffermarsi su chi sono esattamente i «vescovi vaganti», personaggi che spesso si presentano anche nelle diocesi italiane, ingannando sacerdoti e giornalisti e creando un buon numero di problemi, e sul cui conto chi scrive riceve richieste di chiarimenti almeno una volta al mese.

I «vescovi vaganti» come Napierski non sono semplicemente vescovi «falsi», impostori che si vestono da vescovi. A richiesta, esibiscono una serie di documenti che dovrebbero provare che sono vescovi «veri», ancorché non in comunione con la Chiesa Cattolica di Roma. Spesso si dichiarano «ortodossi» o «vetero-cattolici», ma in realtà non sono in comunione né con le Chiese Ortodosse né con la Chiesa Vetero-Cattolica o Vecchio-Cattolica, uno scisma che nasce dal giansenismo e si alimenta poi con chi rifiuta l’infallibilità pontificia proclamata dal Concilio Vaticano I e che in diversi cantoni svizzeri è riconosciuto fra le religioni sostenute dallo Stato.

Chi sono, allora, i «vaganti»? Le loro esperienze non nascono – nella maggior parte dei casi – da un dissenso teologico chiaramente riconoscibile nella sua cornice dottrinale, ma piuttosto dalla ricerca di un episcopato «autonomo» da parte di singoli personaggi che riescono in genere a radunare un numero piuttosto modesto di seguaci, e che del resto vanno a cercare la loro legittimità non solo nel mondo cattolico, ma anche in quello ortodosso ovvero anglicano.

Lo strano fenomeno dei «vaganti» nasce dalla dottrina prevalente nel mondo cattolico secondo cui un vescovo, anche separato dalla comunione con Roma, conserva la potestà di consacrare vescovi e ordinare sacerdoti. Non bisogna infatti confondere validità e liceità. Tali vescovi e sacerdoti saranno consacrati e ordinati illecitamente – chi li consacra farà un peccato mortale, e sarà passibile di scomunica -, ma validamente; e ciascun vescovo consacrato illecitamente potrà a sua volta validamente (e illecitamente) consacrare altri vescovi e ordinare altri sacerdoti.
I «vaganti», come documentato da diversi specialisti, sono nel mondo diverse migliaia. Alcune catene risalgono al secolo scorso, altre sono di origine più recente. È difficile, naturalmente, dire con certezza se un «vagante» odierno, che si situa al termine di una di queste catene, sia stato consacrato validamente: è necessaria, infatti, la validità di ogni singolo passaggio della catena, e nel mondo dei «vaganti» non mancano irregolarità tali da escludere tale validità, come consacrazioni per posta e consacrazioni episcopali di donne (per definizione non solo illecite, ma anche invalide dal punto di vista cattolico).

Quello che è certo è che per i «vaganti» la validità – potenzialmente suscettibile di essere riconosciuta dalla teologia cattolica – della loro consacrazione è un punto d’onore sostenuto con zelo e con calore.

Dal punto di vista sociologico, i «vaganti» sono molto diversi fra loro. Se ne possono distinguere due categorie. La prima comprende semplici avventurieri, pronti a sfruttare la confusione del pubblico – che normalmente non distingue fra un «vagante» e un vescovo cattolico in comunione con Roma – a fini meramente utilitaristici. Molti «vaganti» fanno commercio di ordinazioni sacerdotali, di reliquie «con autentica episcopale», di titoli cavallereschi e di diplomi universitari senza valore legale. Sono tutte attività che sono diventate tipiche di una parte di questo mondo e che in alcuni Paesi sono illegali, così che si legge talora che la polizia ha semplicemente arrestato un «falso vescovo», anche se quando ci si trova di fronte a un «vagante» le cose sono in realtà più complesse.

Nel secondo caso, i «vaganti» sono figure romantiche che sognano di ricreare forme antiche e perdute di cristianesimo, personaggi ingenui, ma non necessariamente truffatori. Ma che talora, una volta ordinati, attaccano la Chiesa su punti di teologia e di morale.
Ralph Napierski – che si muove fra Australia, Inghilterra e Germania – a prima vista può sembrare un «vagante» del secondo tipo. La sua (piccolissima) organizzazione, Corpus Christi, cui è collegata un’Abbazia della Santa Rosa, offre antiche liturgie celtiche e attacca la Chiesa sia sulla sua storia – sostenendo che Dan Brown ha ragione e che Gesù era sposato con Maria Maddalena – sia sulla sua morale.

Napierski si fa spesso fotografare a manifestazioni di omosessuali e lesbiche. Ma in realtà, a più attento esame, il personaggio che si è presentato in Vaticano è un «vagante» del primo tipo, quello commerciale e truffaldino. Si guadagna da vivere vendendo titoli cavallereschi e «lauree» di un’università tutta sua, la Jesus Christ University.
Lo fanno tanti altri «vescovi vaganti» che percorrono le diocesi italiane – spesso accolti da sacerdoti ingenui che magari li scambiano per «ortodossi» e li accolgono in nome dell’ecumenismo -: ma naturalmente i titoli cavallereschi e le lauree sono tutti di pura fantasia.

Napierski, però, non è un semplice truffatore vestito da vescovo. È un tipico «vagante», con una genealogia interessante. Per capirla, occorre fare due premesse. La prima è che il maggior numero di «vaganti» oggi presenti nel mondo nasce dalle consacrazioni episcopali illecite celebrate dall’arcivescovo emerito di Hué, il vietnamita Pierre-Martin Ngô-Dinh Thuc (1897-1984). Thuc era fratello del presidente del Vietnam del Sud Ngô-Dinh Diêm (1901-1963). E proprio perché accusava la Santa Sede di avere abbandonato ai comunisti il Vietnam, oltre che per le sue idee utra-conservatrici, Thuc lasciò la Chiesa Cattolica e si mise a consacrare centinaia di «vescovi vaganti», prima di morire riconciliato con Roma nel 1984.

La seconda premessa è che oltre ai «vescovi vaganti» nel mondo esistono anche una dozzina di personaggi con pretese più elevate, che hanno radunato un po’ di «vaganti» e si sono fatti eleggere Papi, o meglio antipapi. L’antipapa di maggiore successo dei tempi moderni è stato uno spagnolo, Clemente Domínguez y Gómez (1946-2005), che si è proclamato Pontefice con il nome di Gregorio XVII ed è riuscito a radunare diverse migliaia di seguaci intorno al suo Vaticano alternativo di Palmar de Troya, presso Siviglia, oggi in crisi dopo la sua morte nel 2005 e le beghe fra i suoi successori.

Gregorio XVII era un Papa finto, ma un vescovo consacrato validamente, ancorché illecitamente. Infatti il solito Thuc lo aveva consacrato vescovo nel 1976. E lo stesso Gregorio XVII, forte della consacrazione di Thuc, si mise a sua volta a consacrare vescovi un buon numero di suoi seguaci. Fra questi, nel 1978, il tedesco Alfred Seiwert-Fleige. Il quale però, come molti vescovi consacrati da Gregorio XVII, finirà per abbandonare la sua «Chiesa Cattolica Palmariana», dedicandosi dal 1980 alla più lucrosa attività di consacrare vescovi dietro corrispettivi in denaro.

Ed è proprio Seiwert-Fleige ad avere consacrato vescovo Napieski. Tra l’altro Seiwert-Fleige nel 2001 era riuscito a infiltrarsi in una Messa concelebrata in Vaticano e a farsi fotografare con il beato Giovanni Paolo II (1920-2005). E, preso da dubbi sulla sua consacrazione «palmariana», lo stesso Seiwert-Fleige si era fatto riconsacrare nel 1995 in Francia da Antoine Roux, a sua volta consacrato vescovo direttamente da Thuc e noto per una bella fotografia dove, a un’udienza di Benedetto XVI, saluta Papa Ratzinger.
Questi dati possono sembrare complicati, ma ci danno una lezione. Non bisogna fidarsi neppure delle foto con i Pontefici, che purtroppo non è così difficile farsi scattare. Quando qualcuno si presenta come «vescovo cattolico» non è detto che lo sia. Se vende lauree, reliquie o titoli cavallereschi probabilmente non lo è. È meglio controllare sempre, come hanno fatto i gendarmi pontifici, più prudenti di qualche cardinale che c’è cascato e si è fatto fotografare con l’allegro Napierski.

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