Lontano, nel cuore

10 marzo 2013 11:55 17 comments

Di Andrea Monda

10 marzo, 2013

andreamonda.it

E così è molto probabile che prima della fine di questa settimana avremo non uno ma due Papi. Benedetto XVI non ha “lasciato” ma “raddoppiato”. La sua più che una rinuncia è stata un rilancio, un passaggio del testimone per lo slancio finale. La “corsa” della Chiesa si fa ardua, strenua.

Certamente questo gesto, storico, del Papa, è talmente grande che risulta indigesto, ingombrante, urticante, soprattutto all’interno del mondo cattolico. Perchè invece chi sta fuori della Chiesa è rimasto colpito, sorpreso ma per lo più positivamente dall’umiltà e dalla libertà dimostrate dal pontefice tedesco. E’ un gesto che de-sacralizza e umanizza il potere, da questo punto di vista in perfetta coerenza con il messaggio del Vangelo di Gesù, il grande “secolarizzatore” della religione.

Quello che a me colpisce è pensare al futuro di questo Papa, uno dei due Papi che dai prossimi giorni guiderà la Chiesa cattolica. Un futuro già chiaro e semplice da descrivere, lo ha fatto lo stesso pontefice nella sua ultima udienza, il 27 febbraio scorso: “Il “sempre” è anche un “per sempre” – non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro. San Benedetto, il cui nome porto da Papa, mi sarà di grande esempio in questo. Egli ci ha mostrato la via per una vita, che, attiva o passiva, appartiene totalmente all’opera di Dio”.

E’ tutto chiaro quindi, Benedetto XVI rimarrà “nel recinto di san Pietro”, e lo farà proprio dal punto di vista fisico: entro un paio di mesi si andrà a chiudere in perfetta clausura in una cella all’interno del piccolo monastero costruito su una collinetta dei giardini vaticani, a pochi metri dall’abitazione del suo “collega” a correre con le proprie più giovani gambe, mentre lui, come Mosè sul monte, pregherà tenendo alzate le braccia partecipando così, e in modo decisivo, alla battaglia.

Nessun ritorno al “privato”, a quella dimensione della “privacy” così amata dall’uomo riservato e dal curioso intellettuale che è Joseph Ratzinger. Non è questo una forma di martirio? Un martirio bianco, senza effusione di sangue, ma vissuto nella dura tempra e forgia dei giorni, mesi, anni, a cui l’85enne successore di Pietro dovrà sottomettersi, proprio vicino al luogo dove il suo predecessore chiese di essere crocifisso, per umiltà, a testa in giù.

Anche Benedetto XVI ha operato questo ribaltamento, questo rovesciamento che si può cogliere nella sua portata solo alla luce di una fede paradossale come il cristianesimo. Ha lasciato il potere, con suprema libertà e quasi disinvoltura, pur rendendosi conto della “gravità” del suo gesto, che è andato contro una tradizione di 20 secoli. Ha ribaltato le categorie del potere e l’immaginario del potente, dell’uomo “per tutte le stagioni”, ha ricordato agli uomini storditi del terzo millennio che invece le stagioni della vita dell’uomo esistono e che ognuna ha la sua bellezza, come canta il Qoelet e come ha ricordato lo stesso Papa il 13 novembre 2012 visitando una casa di anziani tenuta dalla Comunità di S.Egidio: “…è bello essere anziani! In ogni età bisogna saper scoprire la presenza e la benedizione del Signore e le ricchezze che essa contiene. Non bisogna mai farsi imprigionare dalla tristezza! Abbiamo ricevuto il dono di una vita lunga. Vivere è bello anche alla nostra età, nonostante qualche “acciacco” e qualche limitazione. Nel nostro volto ci sia sempre la gioia di sentirci amati da Dio, e non la tristezza. Nella Bibbia, la longevità è considerata una benedizione di Dio; oggi questa benedizione si è diffusa e deve essere vista come un dono da apprezzare e valorizzare. Eppure spesso la società, dominata dalla logica dell’efficienza e del profitto, non lo accoglie come tale; anzi, spesso lo respinge, considerando gli anziani come non produttivi, inutili. [...] La sapienza di vita di cui siamo portatori è una grande ricchezza. La qualità di una società, vorrei dire di una civiltà, si giudica anche da come gli anziani sono trattati e dal posto loro riservato nel vivere comune. Chi fa spazio agli anziani fa spazio alla vita! Chi accoglie gli anziani accoglie la vita! […] Quando la vita diventa fragile, negli anni della vecchiaia, non perde mai il suo valore e la sua dignità: ognuno di noi, in qualunque tappa dell’esistenza, è voluto, amato da Dio, ognuno è importante e necessario (cfr.Omelia per l’inizio del Ministero petrino, 24 aprile 2005).”

Questo Papa rivoluzionario e paradossale, che ha il gusto per la l’essenzialità e la verità (in fondo ha semplicemente detto la verità: “a 85 sono vecchio, è tempo per uno più giovane”), è andato lontano ma non per fuggire le responsabilità, ma per assumerle fino in fondo. La sua figura rimane alla guida della Chiesa, una guida orante, contemplativa e non attiva. Sono sfumature che forse si possono cogliere solo nella prospettiva della fede. Il Papa dunque si allontana, con la sua riservatezza fine e delicata e lascia lo spazio della prima linea (che però non è quella che conta di più) al suo successore, a cui ha già giurato “incondizionata reverenza e obbedienza”. Il suo andare lontano non vuol dire prendere le distanze ma accorciarle. Il suo “rimanere nascosto al mondo” (esistono parole più epiche e avventurose di queste?) è un modo per continuare a guidare la Chiesa, aiutare la Chiesa, aiutarla a stare nel mondo, ad accompagnarlo, a muoverlo, animandolo con la forza dell’amore di Cristo. Perchè una cosa è essere lontano, un’altra è essere distante. Chi è “di-stante” è colui che “non sta”, “non ci sta”. Si può invece stare lontani ma rimanere nel cuore. A volte bisogna allontanarsi dal mondo per penetrare nel cuore del mondo. Ed è da quel cuore (anche geografico, dal cuore del più piccolo stato del mondo) che Benedetto XVI, rimanendo vicino al cuore del suo amato Gesù, il vero Signore e padrone della Chiesa, continuerà a servire la sua missione, ricordandosi e ricordandoci che come diceva Kierkegaard: “Il punto di Archimede fuori del mondo è una cella di orazione dove un orante prega con tutta la sincerità del cuore: costui muoverà la terra”.

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