Bergoglio, un “rivoluzionario” nella continuità

15 marzo 2013 13:19 0 comments

Di Paolo Nessi

Intervista allo storico Paolo Gheda

giovedì 14 marzo 2013

ilsussidiario.net

No, non ce l’aspettavamo. L’elezione di Jorge Mario Bergoglio al soglio di Pietro è stato un vero e proprio imprevisto. E, quando c’è un imprevisto, le convinzioni vacillano. Perché è stato eletto un argentino? Perché un “progressista”? Perché si è chiamato Francesco? Il fatto è, ci spiega Paolo Gheda, storico della Chiesa, che come sempre lo Spirito Santo ha agito scegliendo la persona migliore. E lo ha fatto, nonostante le apparenze, in assoluta continuità con i papati precedenti e nel solco dell’ortodossia cattolica.

Alla fine, è stato scelto l’oustsider…

Questo Conclave ricorda molto la vicenda che portò all’elezione di Giovanni Paolo II, dopo lo scontro tra Siri e Benelli, ritenuti, rispettivamente, un conservatore e un progressista. Almeno secondo le categorie classiche con cui si usa dipingere i vari orientamenti. Categorie che, a onor del vero, non rendono giustizia ma che lasciano intendere, ora come allora, come si possa giungere ad un punto in cui risulta impossibile qualsiasi mediazione.

E’, inoltre, il primo papa gesuita.

Il che smentisce un luogo comune avvalorato per molto tempo, soprattutto nella Chiesa contemporanea. Di Martini, ad esempio, si diceva che non fu mai eletto e che non corse mai realmente per la successione perché era un gesuita.

Da dove nasce il pregiudizio?

L’ordine dei gesuiti fu fondato nel cuore della Controriforma, dopo il Concilio di Trento, con il compito di riportare la pastorale della Chiesa all’interno della comunità. Fu uno degli strumenti di cui la Chiesa si servì per combattere il luteranesimo. Per questo, l’ordine costruì al suo interno un’importantissima e profonda riflessione pedagogico-intellettuale. L’impeto di ri-evangelizzazione fece sì che i gesuiti sviluppassero una serie di strumenti per convincere le persone. Non è un caso che la retorica gesuita venga studiata in ambiti laici come disciplina del
linguaggio particolarmente evoluta.

E’ il primo non europeo dopo 1300 anni. Il criterio geografico quanto ha pesato in Conclave?

Si capirà nei prossimi giorni se sia stato trovato un equilibrio fondato anche sul fatto che la Chiesa che attualmente esprime il maggio numero di fedeli è quella americana e, in particolare, quella latino-americana. Quel che forse, in questo momento, è più importante sottolineare è il fatto che Bergoglio, da arcivescovo di Buenos Aires, si è sempre opposto alla gestione politica della Kirchner; una novella Evita (Peron, ndr) che ha espresso una linea particolarmente liberal. Non da ultimo approvando i matrimoni omosessuali. Il presunto progressismo di Bergoglio, già da questo, viene smentito.

Francesco viene considerato, riduttivamente, il Santo dei poverelli. Eppure, amava profondamene la Chiesa, e obbedì al Papa fino alla fine.

Per chi è credente, non si può non individuare nell’elezione di Bergoglio l’azione della mano di Dio. L’ultimo secolo ha avuto dei grandi Papi, mediamente, forse, più gradi dei loro predecessori. Ma nessuno si è mai arrischiato fino a prendere il nome di uno tra i santi più grandi della storia della Chiesa (per molti il più grande di tutti). Tra i più grandi perché fece del nucleo essenziale del contenuto della fede il suo programma di vita. Francesco fu un “rivoluzionario” e un innovatore: ma il suo primo atto consistette nel chiedere al Papa il riconoscimento della sua regola. Fu totalmente fedele al Pontefice e alla gerarchia. Nella scelta ambiziosa di Papa Francesco, oltretutto, si evidenzia una profonda umiltà.

Perché?

Tradizionalmente, i gesuiti non sono mai andati d’accordo con i francescani. Bergoglio ha preso il nome del fondatore di una comunità religiosa che, pur perseguendo il medesimo fine, ha sempre avuto uno stile antitetico. Non dimentichiamo, in ogni caso, che Francesco è il santo della pace. E che fu il santo che andò a parlare con il Sultano. Se il nome di un Papa è il suo programma, si muoverà sul fronte dell’unità dei cristiani e del dialogo con l’islam.

Ratzinger è ancora in vita, e il suo magistero è immenso. L’impressione è che Bergoglio abbia un carisma più spiccatamente pastorale. Come si concilieranno le due figure?

Sembra quasi che sia stata accolta un’aspirazione del Papa emerito: come è sempre accaduto nella storia, è stata preservata l’assoluta continuità, pur nell’apparante inconciliabilità dei carismi. Che, mai come oggi, vanno intesi, invece, come complementari.

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