Martin Lutero e la fine dell’europa unita

17 marzo 2013 22:16 5 comments

Di Cavallo Roberto

recensioni-storia.it

17 marzo 2013

Giornalisti, uomini di cultura, tutta la classe dirigente in generale, sono estimatori della Riforma protestante. Anzi, secondo loro, le nostre difficoltà, non ultime quelle economiche, sarebbero proprio imputabili all’impermeabilità di noi Italiani al vangelo della libertà proclamato da Lutero.

A quasi cinquecento anni di distanza vale la pena di domandarsi se tale valutazione corrisponda al vero oppure no. Capita con Lutero come all’epoca di Maometto: nel giro di qualche decennio l’orizzonte politico-religioso-economico-culturale cambia completamente. Perché? Che tipo di Stato e di cultura si affermano con la Riforma? A queste domande cerca di rispondere la professoressa Angela Pellicciari, storica del Risorgimento e della Chiesa, che recentemente, per le Edizioni Cantagalli, ha dato alle stampe “Martin Lutero” (Siena, 2012, pagg. 174). Già l’immagine di copertina è eloquente e in grado di far comprendere al lettore la portata sconvolgente –rivoluzionaria- che Martin Lutero e il protestantesimo rappresentarono per l’Europa. Nell’immagine di copertina, infatti, una forbice taglia più o meno in due il Vecchio Continente, dividendolo fra la sua parte latina e cattolica e quella protestante anglo-germanica. Nonostante – almeno a partire dal Rinascimento – tensioni varie e nuove esigenze religiose e politiche serpeggiassero qua e là per l’Europa, non è azzardato affermare che la spaccatura europea – e la modernità – abbiano avuto origine proprio nella vita e nel pensiero di questo monaco agostiniano: Martin Lutero.

In effetti con Lutero la divisione non è soltanto religiosa. Come scrive la professoressa Pellicciari, una volta eliminata “… la funzione del magistero, negato l’ordine sacerdotale, esaltata la libertà individuale, negata l’importanza delle opere ai fini della salvezza, ognuno si regola come crede. Ognuno legge la Bibbia e la interpreta a modo suo, fidando sull’assistenza dello Spirito Santo.” (pag. 72). Succede anche, però, che “… le letture della parola di Dio si moltiplichino all’infinito perché ciascuno pensa di avere un’interpretazione migliore, più vera, di quella degli altri.” (pag. 72). Così, ben presto, l’Europa è non solo spaccata in due, ma in molteplici parti che si fanno guerra l’un l’altra. Dinanzi alla città tedesca di Munster, per esempio, cattolici e luterani combatteranno addirittura insieme contro una setta di protestanti estremisti che aveva realizzato un’antesignana società comunista, dove la proprietà – ma anche le donne – erano in comune.

Per rispondere poi alla domanda circa la rapidità della diffusione della dottrina luterana, e protestante in generale, non si può prescindere dal ruolo svolto dei Principi tedeschi, cui Lutero si rivolse direttamente in funzione anti-romana. Ovviamente i Principi tedeschi furono ben felici di aver trovato la costruzione teologica (in una società ancora fortemente segnata dall’elemento religioso) per sostituirsi al Papa e – più cautamente – all’Imperatore, gettando così le fondamenta del nazionalismo e dell’assolutismo (basti pensare a quello prussiano). In mancanza e in sostituzione del Vescovo è il Principe che nomina i parroci, controlla il patrimonio ecclesiastico, la liturgia e l’insegnamento scolastico, supervisiona le comunità locali… D’ora in poi in base al principio del “cuius regio, eius et religio”, la fede del popolo sarà quella di chi comanda. In poche parole, Lutero progettò l’autostrada verso l’assolutismo moderno. Dopo i Principi di Germania, a ruota seguirà il re d’Inghilterra e così la Scandinavia e poi l’Olanda. L’Europa sarà devastata da feroci guerre di religione per cento anni; ma soprattutto perderà per sempre la sua unità.

Quanto alla “vendita delle indulgenze”, vero cavallo di battaglia mediatico di Lutero in funzione anti-cattolica, la professoressa Pellicciari nel suo libro ricorda come il Principe Federico di Sassonia, grande protettore di Lutero nonché fondatore dell’università di Wittenberg, proprio nella sua città accumulasse una grande quantità di reliquie, con relativa compravendita di indulgenze. L’interesse economico, insomma, ben si accompagnava alle veementi polemiche teologiche. Non a caso uno dei primi atti della Rivoluzione protestante fu quello di espropriare i beni della Chiesa cattolica (da notare come tutte le Rivoluzioni sul punto si comportino allo stesso modo). Scrive la Pellicciari: “Si è abituati a credere che la Riforma luterana nasca dallo scandalo delle indulgenze. Ma non è così…”.

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