Gli Usa armano i ribelli in Siria. Ecco perché cristiani, osservatori, siriani e ministri non sono d’accordo

25 giugno 2013 20:14 15 comments

Di Leone Grotti

16 giugno  2013

tempi.it

Dal patriarca di Gerusalemme Fouad Twal ai cristiani di Damasco e del Libano, dagli osservatori politici al ministro Emma Bonino. «Non ci bastano 80 mila morti?»

Barack Obama ha deciso che gli Stati Uniti armeranno i ribelli che combattono in Siria il regime di Bashar al-Assad. Francia e Regno Unito sono già pronti a seguirli. «Ci impegniamo anche a migliorare le loro comunicazioni e i loro mezzi di trasporto», ha dichiarato il consigliere di Obama Ben Rhodes. «Gli aiuti saranno immediati». La decisione degli Usa è controversa perché, oltre alla violenza del regime, c’è anche quella dei ribelli, che numerose voci negli ultimi mesi hanno condannato, chiedendo alla comunità internazionale sforzi per promuovere la pace più che aumentare l’arsenale dell’opposizione.

«NON BASTANO 80 MILA MORTI?». In un’intervista a tempi.it il patriarca della Chiesa cattolica latina di Gerusalemme Fouad Twal ha dichiarato: «Ottantamila morti non ci bastano? Vogliamo ancora più vittime e distruzione per cambiare questo famoso regime di Assad? Bene, inviamo le armi ai ribelli e avremo la certezza che i morti aumenteranno. Tra vivere con un regime imperfetto, dittatoriale e cercare di cambiarlo facendo 80 mila morti e un milione e mezzo di rifugiati, ebbene, io preferisco vivere con un regime imperfetto e con un dittatore».

«SOLUZIONE PACIFICA». Samaan, cattolico siriano di Damasco, è preoccupato perché «le milizie di al-Nusra sono legate ad al-Qaeda e vogliono costruire un califfato islamico. Io, come gli altri cristiani di Damasco, sono assolutamente contrario a inviare qualsiasi tipo di armamento ai ribelli. Una soluzione pacifica implica dire no alle armi e alla guerra. Aiutando i ribelli non si fa altro che aumentare la loro potenza di fuoco e la violenza. Armare i ribelli significa allungare ancora questa guerra sanguinosa».

«AL-QAEDA È NOSTRO ALLEATO?». Il legame di molti gruppi ribelli con al-Qaeda, oltre ai siriani, dovrebbe spaventare anche gli occidentali, come spiegava a tempi.it Gianandrea Gaiani, direttore di AnalisiDifesa: «Se vogliamo che la Siria finisca in mano ai qaedisti, provocando ancora più caos nel Mediterraneo, spingendolo in mano all’estremismo islamico, allora va bene armare i ribelli. Però dobbiamo parlare chiaro e dobbiamo dichiarare al-Qaeda nostro alleato, anche se mi sembrava di aver capito che sono nostri nemici».

«AIUTI UMANITARI, NON ARMI». Anche in Libano, sempre più coinvolto in questa guerra da Hezbollah, che appoggia Assad, e dal milione e 200 mila rifugiati siriani che ospita sul suo suolo, si levano voci per la pace più che per la guerra e le armi. Georges Khoury, direttore della Caritas locale, ci ha detto: «Più passa il tempo e più la situazione peggiora. Abbiamo disperato bisogno di aiuti e non di armi. Quello che noi chiediamo alle potenze mondiali è di smettere di giocare con la Siria. Molti governi occidentali inviano armi e munizioni sia al regime che ai ribelli: se continuano così, nessun aiuto arriverà per alleviare le sofferenze dei rifugiati». Ancora più forti le parole del patriarca di Antiochia dei Maroniti Bechara Boutros Rai: «I leader degli Stati che fanno la guerra in Siria fornendo denaro, armi e mezzi sia per il regime, sia per l’opposizione, con la loro malvagia opera di istigazione sono responsabili davanti al tribunale della coscienza e della storia dei crimini di assassinio, distruzione, aggressione e deportazione di cittadini innocenti. Serve dialogo con Assad».

EMMA BONINO. E non sono solo i cristiani a pensarla in questo modo. In Italia, il ministro degli Esteri Emma Bonino ha dichiarato a Tempi in una intervista, sostenendo il processo di pace: «In Siria, ad oggi, siamo tra gli ottanta e i centomila morti. Per questo dobbiamo cogliere l’opportunità rappresentata dall’iniziativa russo-americana per una seconda conferenza di Ginevra sulla Siria. (…) Chi non vuole armare i ribelli non è un sostenitore di Assad, massacratore del suo stesso popolo, ma uno preoccupato di non far andare al potere una dittatura speculare a quella che si vuole abbattere. Se guardiamo a certe componenti dell’opposizione che si riunisce a Istanbul e quali paesi li sostengono, se guardiamo a Jasbat al Nusra, ad Ansar al Sham, non possiamo non essere preoccupati. Per me è chiaro che una soluzione militare alla crisi non c’è».

OSSERVATORIO SIRIANO. Infine, le parole dell’Osservatorio siriano per i diritti umani: «Le esecuzioni e gli atti criminali dei ribelli sono un regalo al regime di Assad ed è proprio per questi atti che molte persone in Siria non vogliono la caduta del regime».

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