Il matrimonio di uno squalo internazionale

27 settembre 2013 04:01 11 comments

Di Roberto Dal Bosco

27-09-2013

lanuovabq.it

Se c’è una pagina del New York Times che ogni sabato leggiamo con grande trasporto è quella chiamata Wedding/Celebrations: la rubrica dei matrimoni. Usanza sconosciuta in Italia – abbiamo però irresistibili paginate di necrologi – nella Grande Mela si usa guardare chi si sposa sul giornale. Tra le solite coppie biondine sorridenti (la cui presenza è temperata da nubendi asiatici, afroamericani, non-abbienti e ora anche homosex: è una affirmative action preventiva) gli occhi si sono caduti su un annuncio diverso da tutti gli altri: «George Soros, l’investitore miliardario ottantreenne, filantropo e fiancheggiatore di cause politiche, si è sposato per la terza volta sabato, convolando a nozze con la consulente educativa Tamiko Bolton», la quale ha la metà dei suoi anni, cioè quaranta di meno. La cerimonia si è tenuta «in una proprietà di Bedford, stato di New York, che Soros ha acquistato nel 2003 dall’autore di Jurassic Park Michael Crichton». Il rito, della durata di mezz’ora, è stato definito come non-denominational («multiconfessionale» o «aconfessionale», vai a capire la neolingua del politicamente corretto americano…). La Reuters, che cita una «fonte vicina alla famiglia», ritiene che tutti i cinque figli avuti dai previ matrimoni di Soros abbiano partecipato. E c’era anche Bono degli U2.

Non vi stiamo raccontando un pezzo di pregiato gossip nuovayorkese (anche se uno legge la pagina Weddings del Nyt proprio per questo). Questa piccola cerimonia, come ogni ora della vita di Soros, è carica di significato per ogni essere senziente sulla Terra. Perché, per chi non lo conoscesse, George Soros è uno dei più grandi devastatori economici (e non solo…) che il pianeta ricordi.

Soros è l’uomo che fu dietro la svalutazione della sterlina britannica (si sarebbe intascato 1.200 miliardi di vecchie lire, un balzello di 30-40 sterline per ciascun suddito) e della lira italiana, che fruttò circa la metà, ma permise poi la svendita ultra-scontata di pezzi pregiati dell’economia partecipata dallo Stato italiano. Successe ben due decadi fa, ma è impossibile non ricordare la dinamica: con un tremendo attacco speculativo, nel settembre 1992, Soros procurò una svalutazione della lira del 30%, causando al contempo una distruzione massiva delle riserve della Banca d’Italia, la quale bruciò ben 48 miliardi di dollari tentando di limitare la catastrofe finanziaria. Carlo Azeglio Ciampi era Governatore della Banca d’Italia, mentre premier era Giuliano Amato: si dovette correre ai ripari con una allucinante manovra che spazzolava il sei per mille di tutti i conti in banca. En passant, qualcuno potrebbe notare che a entrambi si aprì comunque una stupenda carriera: Ciampi fu eletto Presidente della Repubblica; Amato ebbe incarichi da ministro e da premier, per finire proprio in questi giorni nominato da Napolitano giudice della Corte Costituzionale, nonostante antiche sgradevoli intercettazioni rispolverate da Il Fatto quotidiano.

Anche Soros continuò felice il suo cursus honorum, tanto più che il suo fondo di investimenti – il Quantum Fund, partecipato in larga parte dai Rothschild – ha base nello staterello delle Antille Olandesi, e non ha nemmeno un americano nel board (non vi figura nemmeno lui!) per evitare che le autorità americane vi ficchino il naso. Anzi, c’è da dire che tra l’Italia e Soros non sono hard feelings: il Corriere corre ai piedi del nostro per pietire interviste da guru, mentre su Repubblica il Soros scrive direttamente, come editorialista. Ma non va dimenticata nemmeno la laurea honoris causa in economia conferitagli dall’Università di Bologna (1995), presente Romano Prodi, che di lì a poco avrebbe avuto anche lui il picco della dorata carriera, divenendo prima premier e poi commissario europeo.

Le cose vanno un po’ diversamente in un altro lido di passate tempeste speculative ordite da Soros, l’Indonesia, dove il faccendiere si affacciò causando il megacrack finanziario asiatico del 1997 (Soros speculò su baht thailandese e ringgit malese): L’Indonesia, essendo Paese molto più serio dell’Italia (la recente cronaca dell’Inter lo dimostra), ha condannato all’ergastolo Soros, ovviamente in contumacia.
Ultimamente è tornato nei paraggi orientali: nei tempi delle Abe-nomics (la riforma monetaria voluta dal premier Shinzo Abe), lo si è visto aggirarsi per la Borsa di Tokyo: alla domanda «distruggerà anche lo yen?» ha risposto «forse sono proprio i giapponesi a chiedermelo».

Va da sé che uno così ha oggi un grande nemico, e cioè lo Stato che più di altri non fa mistero di anteporre sempre la propria sovranità ai capricci della finanza globalizzata: la Russia di Putin. Quando Vladimir Vladimirovic arrivò al potere e fece capire agli speculatori internazionali che il bengodi dell’èra eltsiniana era finito, Soros dichiarò che non avrebbe mai più versato un dollaro ad attività «filantropiche» in Russia. A Mosca infatti, gli hedge fund ed altri magheggi della finanza ultra-speculativa sono a tutt’oggi praticamente proibiti. Qualche mese fa, blog di tutto il mondo rilanciarono la notizia che Putin aveva emesso un mandato di cattura nei confronti di Soros: era una bufala, ma la realtà del rapporto tra la Russia e Soros rende questa notizia piuttosto credibile. Perché tutti sanno che le «filantropiche» Ong sostenute da Soros, soprattutto nei Paesi dell’Est Europa, sono una sorta di solvente che per introdurre nei paesi le solite idee «liberali» (aborto e anticoncenzionali in primis), quindi, magari, mettere ai posti di comando qualcuno di fiducia.

Soros non manca di finanziare, tra le altre cose, programmi di liberazione della droga. Non è un caso che l’interfaccia italiana di George Soros siano i Radicali in generale – di cui è stato tesserato e finanziatore – e Emma Bonino in particolare, con la quale il nostro ha condiviso personalmente azioni di lobbying come quella al convegno Onu a Dakar nel 1996 per la formazione del Tribunale permanente per i crimini contro l’umanità. Recentemente, si è parlato di una cena nel quale Soros avrebbe deciso l’attacco speculativo ai Piigs (8 febbraio 2011). Non è roba da cospiratologi: indaga la Sec, l’organo di sorveglianza di Wall Street. La Nuova Bussola Quotidiana ha qualche tempo fa dato conto delle voci che vorrebbero Soros finanziatore del gruppetto delle Femen.

Dunque, dicevamo, dell’importanza di questa festicciola tra l’ottuagenario magnate e la fortunata moglie. Un’occhiata alla lista degli invitati vale più di un’analisi geopolitica di Limes: c’è il direttore del FMI Christine Lagarde, il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim, i titani degli Hedge fund Tudor Jones e Robertson. C’è il primo ministro albanese Edi Rama, il presidente dell’Estonia Hendrilk Toomas Ilves, e per spezzare un po’ questo monopolio ex-sovietico c’è pure la Ellen Johnson Sirleaf, presidente della Liberia, uno stato “stabile”. Non mancavano pezzi grossi dei Democrats americani (partito lautamente finanziato da Soros) con i sanfranciscani Nancy Pelosi e Gavin Newsom. Il Corriere annunciava anche la presenza, non confermata, di un nostro ministro: chi, se non la vecchia buona amica Emma Bonino? Non sappiamo se sia andata, ma ci chiediamo se al prossimo matrimonio l’ottuagenario Soros inviterà Grillo e Casaleggio, visto che – insinua il ciarliero faccendiere Luigi Bisignani – l’Open Society Institute è dietro l’unico studio fatto sul M5S.

Ancora più istruttiva della lista degli invitati è la lista nozze: come si usa ora, la generosa coppia di sposi chiede ai convenuti non regali, ma donazioni a charities: tra fondazioni che vogliono educare i Rom o aiutare bambini di Harlem, tra istituti di danza e più losche ONG che si occupano di «diritti umani ed ambientali in ambito di conflitti per le risorse naturali», spicca con inenarrabile fulgore il nome che tutti aspettavamo: Planned Parenthood, la multinazionale dell’aborto, il nemico numero uno dei bambini, la più grande minaccia esistente al mondo per l’infanzia.

Che dire d’altro, goditi la festa, caro Soros.

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