Tradizione e innovazione per l’Europa del futuro

13 ottobre 2013 07:37 14 comments

Discorso di Viktor Orbán alla Chatham House

12 Ottobre 2013

novaeterrae.eu

Londra, 9 ottobre 2013

Miei Lord, Eccellenze, Signore e Signori,

Prima di tutto, permettetemi di dirvi grazie per avermi invitato qui oggi. Per me è un onore potermi rivolgere a voi qui, e dato che non voglio approfittare della vostra pazienza e la finalità del mio intervento è quello di stimolare una discussione, riassumo il mio pensiero in brevi tesi. Ma prima di dire qualsiasi cosa saggia, penso che dovrei brevemente dire qualcosa su di me. Prima di tutto, sono un ungherese. Sono sicuro che sapete molto sull’Ungheria. Noi abbiamo una storia interessante e parliamo una lingua unica. Abbiamo un detto su noi stessi: se hai un amico ungherese non hai bisogno di un nemico. Questo dimostra che siamo auto-ironici e riflettiamo u noi stessi. Ma per quanto riguarda il futuro, la nostra abilità più importante è il nostro modo innovativo di pensare. Giusto per darvi un’idea: gli ungheresi hanno inventato il computer, la penna a sfera e il caffè espresso. Non è male. Le mie esperienze politiche di base provengono dai movimenti anti-comunisti clandestini. Più tardi, ho vinto le elezioni e le ho anche perse. Ho guidato un governo di coalizione e ora sono sostenuto da una maggioranza composta da due terzi in Parlamento . Questo è molto raro in Europa. Forse questo è il motivo per cui guardo alla crisi principalmente non come un problema, ma come una possibilità di produrre profonde riforme strutturali. Come diciamo in Ungheria: rinnovamento del Paese e non semplici riforme. Veniamo all’Europa: nel passato ho visto l’Europa da un punto di vista da cui sembrava una terra irraggiungibile. Ho presieduto la commissione parlamentare per l’integrazione europea, come primo ministro ho condotto i negoziati di adesione e ho avuto la possibilità di vedere una Unione Europea piena di forza, ottimismo e fiducia in se stessa. Ma cosa posso vedere ora? Totalmente l’opposto. Un’Unione Europea incerta, senza una visione chiara del suo futuro.

Quindi, signore e signori, veniamo alla lista delle mie tesi. Ma devo avvertirvi in anticipo: anche se mi sono laureato in legge, non sono un avvocato. Anche se ho studiato filosofia, non sono un filosofo. Anche se ho trascorso molto tempo in un istituto di ricerca, non sono nemmeno un ricercatore. Sono un uomo d’azione, per cui le mie tesi riflettono i miei pensieri da un punto di vista molto pratico. La prima domanda difficile a cui dobbiamo rispondere è: questo luogo in cui ci troviamo in questo momento deve essere una parte dell’Europa o no? Quello che sicuramente sappiamo è che se ci poniamo questa domanda in senso politico, la risposta è sì. L’approccio degli ungheresi verso l’Europa è meno ambivalente rispetto all’approccio degli inglesi. Per noi l’Unione europea in precedenza era pari al “West” , al “desiderato West”. Questo è uno dei motivi principali per cui ci associamo sentimenti positivi verso l’UE e per gli anglosassoni, a prescindere da alcuni sviluppi controversi della storia.

Tesi numero uno, Signore e Signori. La conclusione più importante che ho tratto dalla crisi è che non si tratta di un fattore che rovina la nostra competitività solo temporaneamente, non è una sfida che possiamo vincere grazie a misure politiche semplici. È meglio riconoscere che non possiamo vivere come abbiamo vissuto finora. Per dirla molto semplicemente e molto chiaramente: non si può vivere al di sopra dei nostri mezzi. Si è spesso citato che la quota di popolazione mondiale in Europa è l’8%, mentre si hanno il 25% della produzione mondiale e addirittura il 50 % delle spese sociali. Questo elenco di numeri solleva un serio dilemma in sè, ma ecco che compare l’altro lato ancora più oscuro della medaglia: il debito pubblico totale dell’Unione raggiunge gli 11 mila miliardi di euro, il pagamento annuale di questa somma con gli interessi corrisponde a più di 2 mila miliardi di euro, e gli stati membri della UE producono circa 1.200 milioni di euro di nuovo debito ogni giorno. Chi sarebbe così pazzo da finanziare un sistema come questo? E, soprattutto, chi è pronto a farlo da fonti a basso costo, che sono indispensabili per la competitività? Allora, la conclusione potrebbe essere: tutti i principali sistemi hanno bisogno di essere profondamente ristrutturati. Dovremmo incoraggiare anche le famiglie e le comunità a cambiare le loro strategie di vita. Questo obiettivo deve essere realizzato, che ci piaccia o no: l’illusione di una società basata su diritti e le spese sociali insostenibili è finita. Va bene, questo suona brutale. E questo porta alla domanda fondamentale: l’élite politica europea avrà il coraggio di essere onesta e dire questo al popolo? E qui siamo giunti alla necessità di valori tradizionali, perché potremmo considerare l’onestà come valore tradizionale. Senza onestà non solo possiamo essere in grado di superare la crisi, ma ci sarà anche difficile raccogliere le domande adeguate. Insomma: viva l’onestà.

La mia seconda tesi. Non dobbiamo trascurare la differenza tra gli stati membri dell’Unione europea. Se lo facciamo, andiamo incontro a gravi conseguenze. È ovvio che dopo un certo tempo i membri della zona euro non possono evitare di adottare un bilancio comune, una politica fiscale comune e una politica sociale comune. Nel frattempo, i Paesi non della zona euro dovrebbero avere il diritto di scegliere la propria ricetta in materia di politica economica. In questo caso, non ci resta che seguire ciò che il buon senso impone: la stessa politica economica certamente non è adeguato per il Regno Unito, per la Svezia e per l’Ungheria. Così, abbandonando l’ideologia e il dogmatismo, si riconosce e si rispetta la diversità di ampio respiro tra gli Stati membri.

Tesi numero tre. Se riconosciamo la diversità, significa che riconosciamo la nazione stessa come bene. Pur essendo molto aperte e orientate dal libero commercio e degli investimenti, queste economie sono le economie nazionali. E questo ci porta ad una conclusione di estrema importanza: il concetto di nazione esiste ancora, la nazione rimane ancora rilevante.
Venendo alla mia quarta tesi, mi riferisco a ciò che un ex presidente dell’Europa centrale ha scritto in un suo libro. Ha scritto che c’è una cospirazione politica verde e di sinistra in corso in Europa contro le nazioni. Bene, la mia comprensione di questa situazione è un po’ diversa. Il concetto di cospirazione richiede segretezza. Ma penso che ciò che sta accadendo in Europa ora è un attacco assolutamente aperto rosso-verde contro i valori tradizionali: contro la Chiesa, contro la famiglia, contro la nazione. Naturalmente accettiamo che c’è uno spazio per discutere le questioni circa il futuro del cristianesimo e della Chiesa, ma permettetemi di citare un saggio inglese: “Possiamo avere dei dubbi, anche di base, circa il futuro del cristianesimo, ma sono sicuro che ucciderlo non è il compito dei politici”. Soprattutto perché secondo la nostra visione del mondo, la democrazia in Europa è la democrazia fondata sul cristianesimo. La radice antropologica delle nostre istituzioni politiche è l’uomo “imago Dei”, che richiede un assoluto rispetto per l’essere umano. Per quanto riguarda le famiglie: qui dobbiamo dire una frase semplice. Una comunità che non è in grado di sostenere se stessa biologicamente non sopravviverà e non se lo merita neanche. L’immigrazione non è una risposta. Si tratta di un trucco, di un bluff. La maggior parte dei paesi europei, tra cui la mia patria, sono affetti da declino demografico. Dobbiamo riconoscere che politiche familiari demograficamente motivate sono essenziali e legittime.

Tesi numero cinque. È meglio riconoscere, anche se è difficile, che il concetto di stato sociale è finito. Invece di questo, dovremmo cercare di costruire workfare states e sostituire diritti con una società basata sul merito. In Ungheria, grazie alle politiche dei precedenti governi, gli inattivi sono più degli attivi. Quindi quello che stiamo facendo adesso è un vero tentativo europeo: abbiamo rinnovato il Paese ristrutturando i principali sistemi. Abbiamo abolito il precedente sistema fiscale che aveva penalizzato il lavoro ed era troppo complicato per permetterci di essere competitivi. Il nostro nuovo sistema fiscale è un sistema di flat tax basato sulla famiglia, che premia chi vuole lavorare di più, chi tenta di impiegare più persone e chi è ha intenzione di avere figli. Abbiamo introdotto un tasso di imposta del 16% e un tasso del 10% per le imprese di piccole e medie dimensioni. Facendo questo, abbiamo ucciso il dogma che è possibile introdurre cambiamenti favorevoli nel sistema fiscale solo durante il tempo di prosperità. Abbiamo introdotto il Codice del lavoro più flessibile d’Europa e abbiamo ristrutturato il sistema di istruzione superiore e il sistema di formazione professionale, al fine di soddisfare le esigenze delle imprese. Abbiamo combattuto costantemente la burocrazia e abbiamo modificato il sistema sociale complessivo per evitare che ci si allontani dal mondo del lavoro. Durante questo tentativo, siamo riusciti a soddisfare la triplice sfida affrontata dalla maggior parte dei paesi europei: abbiamo diminuito il debito dello Stato, abbiamo migliorato la nostra competitività e siamo stati in grado di mantenere la stabilità sociale e politica. Quando sono entrato in carica c’erano 1,8 milioni di persone di pagare le tasse. 1,8 milioni di contribuenti in un paese con una popolazione di quasi 10 milioni di euro. Questa è la miglior strada per il suicidio. Ora abbiamo 4 milioni di contribuenti e mi piacerebbe arrivare alla soglia dei 5 milioni.

E ora sono arrivato alla mia ultima tesi. Invece di limitarsi a questioni di gestione, quello che ci serve è la leadership. Una leadership motivata da una visione del mondo. L’Ungheria ha grande fortuna in questo senso. La nostra leadership è radicata in una legittimità democratica, con una enorme maggioranza dei due terzi del parlamento. Possiamo dire che l’Ungheria oggi viene utilizzato come un vero e proprio laboratorio: cerchiamo di trovare le risposte adeguate alle sfide di un mondo moderno, sulla base di valori tradizionali. Non sarebbe il caso di lodare noi stessi qui ed ora. Ecco perché non sto parlando ora del debito statale in calo, del deficit di bilancio che è stato ben al di sotto del 3% per gli ultimi tre anni, non sto ricordando che la quantità di investimenti diretti esteri è triplicato in un anno e non sono entrato nei dettagli per quanto riguarda il nostro record di basso tasso di inflazione. Voglio solo chiedervi di prestare attenzione agli sviluppi in Ungheria, e se incrociaste le dita sarebbe un privilegio per noi.

Grazie per la cortese attenzione.

::

Leave a Reply


Other News

  • Cultura Primo Piano Società Quella porta aperta sulla tentazione

    Quella porta aperta sulla tentazione

    Di Giancarlo Maria Bregantini 5 marzo 2017 L’Adige È necessario, a volte, nella vita lasciare aperta al dubbio almeno una sola finestrella, senza barricarci definitivamente in certezze incondizionate e troppo sicure. Ritengo, infatti, che non è sempre salutare il sottrarci a tutti i dubbi. Un dubbio ci risana e ci permette di chiederci, con umiltà, “Ma è giusto quello che sto facendo?”. Io spero che in tutti ci siano quei dubbi che ci mantengano svegli, mai assopiti in quel che [...]

    Read more →
  • Attualità Primo Piano Rassegna Web Agire in presenza della coscienza

    Agire in presenza della coscienza

    Di Giancarlo Maria Bregantini 19 febbraio 2017 ladige.it Ogni giorno è una sfida. Siamo fatti per non risparmiarci al faccia a faccia con il mondo, con le sue complessità, con quella realtà che sempre più s’infittisce. Anche quando all’orizzonte spuntano notizie incresciose, come l’ultima lanciata dal Parlamento Europeo di rinforzare ciecamente il fondo internazionale per quelle organizzazioni che hanno come progetto quello di rendere più facile l’accesso all’aborto legale. Addirittura, dopo la ferma decisione del presidente Trump di negare fondi [...]

    Read more →
  • Cultura Primo Piano Joseph Ratzinger: l’Eremita Bianco.

    Joseph Ratzinger: l’Eremita Bianco.

    Di Vittoria Todisco 1 febbraio 2017 Il Quotidiano del Molise Benedetto XVI, il Papa emerito, nel pomeriggio della Giornata della Memoria, il 27 gennaio scorso, in Vaticano, ha accolto la dott.ssa Ylenia Fiorenza, presidente del Centro Culturale Internazionale ‘Joseph Ratzinger’ di Campobasso. Un avvenimento speciale che merita di essere condiviso attraverso l’emozione e il racconto della giovane filosofa, fondatrice del Centro a lui dedicato, che ha potuto vivere un momento unico accanto a Joseph Ratzinger, il grande teologo conciliare, prefetto [...]

    Read more →
  • Attualità Rassegna Web Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos

    Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos

    Di Lorenzo Bertocchi La Verità, 23 dicembre 2016 vanthuanobservatory.org CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato [...]

    Read more →
  • Cultura Rassegna Web Matrimonio e libertà

    Matrimonio e libertà

    Di Carlo Caffarra Avila (Spagna), 8 novembre 2016 costanzamiriano.com CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato [...]

    Read more →
  • Rassegna Web Società L’immigrazione è una politica per distruggere l’Europa Cristiana

    L’immigrazione è una politica per distruggere l’Europa Cristiana

    Di Ettore Gotti Tedeschi 11 gennaio 2017 rivistaetnie.com CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato vivamente [...]

    Read more →
  • Osservatorio ecclesiale Rassegna Web “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”. Intervista al cardinale Caffarra

    “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”. Intervista al cardinale Caffarra

    Di Matteo Matzuzzi 14 Gennaio 2017 ilfoglio.it CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato vivamente di [...]

    Read more →
  • Rassegna Web Società Suicidi da divorzio: le storie tabù degli adolescenti

    Suicidi da divorzio: le storie tabù degli adolescenti

    Di Benedetta Frigerio 15 gennaio 2017 lanuovabq.it CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato vivamente di [...]

    Read more →