Sottomessa ma non al marito

3 dicembre 2013 13:12 7 comments

Di Costanza Miriano

2 dicembre 2013

costanzamiriano.com

Continuano le polemiche in Spagna per Sposati e sii sottomessa e la cosa sta assumendo una connotazione grottesca; dopo le interrogazioni parlamentari, la denuncia, le esternazione di un importante ministro ora arrivano anche le manifestazioni di piazza e i talk show a tema “ Cásate y se sumisa“. Questa che proponiamo è l’ultima intervista rilasciata da Costanza Miriano ai media spagnoli. A proposito anche le Figaro in Francia ha scritto di questa vicenda. Solo alla stampa italiana sembra interessare poco nonostante sia coinvolta una giornalista e scrittrice italiana.

Costanza Miriano qual è il tuo obiettivo con i due libri?

Sono convinta che la Chiesa abbia il libretto di istruzioni dell’essere umano. Chi ne segue gli insegnamenti è felice. Io con i miei libri semplicemente volevo aiutare le mie amiche, le persone che conosco e a cui voglio bene (che sono i destinatari delle mie lettere), a farsi venire un dubbio, anche se non credenti. A farsi venire la voglia di mettere alla prova quello che la Chiesa, che per noi credenti è una mamma, dice all’uomo e alla donna sulla loro felicità, sul matrimonio, sull’apertura alla vita. Io credo che l’idea cristiana dell’uomo e della donna funzioni, e mi è venuta voglia, avendolo sperimentato, di passare parola, di dirlo alle persone a cui tengo. Ho cercato di farlo traducendo il linguaggio della Chiesa in parole contemporanee, citando Nora Ephron e San Paolo, Il grande Lebowski e Sant’Agostino, perché sono convinta che la Bibbia sia il libro più anticonformista dirompente e alternativo di tutti, i Padri della Chiesa i giganti su cui si fonda la cultura europea che ci permette di vivere con questa dignità.

Quale è il messaggio?

Che l’uomo e la donna sono diversi, perché Dio crea separando (e le teorie del gender sono solo teorie, e appunto essendo teorie possono non essere condivise, e i cattolici non le condividono). Che uomo e donna mettono in comune i loro talenti, le loro differenze, le loro povertà. Nel matrimonio cristiano si accoglie il proprio limite, e il limite dell’altro, e si smette di rivendicare: si impara che nessun uomo colmerà mai tutte le attese della donna, né alcuna donna sarà mai così perfetta come l’uomo la desidera. Si esce dalla logica delle recriminazioni e delle rivendicazioni reciproche perché ciascuno dei due prima di tutto si rapporta con Dio. Si capisce che il matrimonio è un laboratorio di conversione, e che l’obiettivo di ciascuno dei due sposi è convertirsi, smussare i propri angoli e limare le proprie scabrosità. Nello specifico, il difetto femminile è il desiderio di controllo, e per questo San Paolo, nella lettera agli Efesini che ispira i miei titoli, le invita a essere sottomesse. Il difetto maschile è invece l’egoismo, ed è per questo che San Paolo agli uomini chiede di morire per le spose. Come è evidente il servizio è reciproco, ma non uguale. Speculare ma non omologo. La dignità è la stessa in quantità ma non in qualità.

Perché sono controversi?

Inizialmente ho pensato che fosse la parola sumisa a dare fastidio. Poi ho visto che nel vostro paese sono tranquillamente in vendita altri libri con la parola sumisa nel titolo, come Diario de una sumisa, e Confesiones de una sumisa. Allora ho capito che è casate a dare fastidio. Sottomessa sì. All’amante, magari, a un passante, a chiunque, ma non al marito. L’ideologia del mainstream ha in odio l’idea cristiana del matrimonio perché è esattamente il contrario del totem dell’uomo contemporaneo, che è l’autodeterminazione, l’assenza totale di legami, di appartenenza, di confini. L’uomo contemporaneo non accetta neanche le verità più evidenti, cioè che il sesso è un’identità donata che non ci scegliamo, ed è un’identità che nella dinamica maschile e femminile dice la verità più profonda sulla natura dell’uomo: maschio e femmina a sua immagine, dice la Bibbia. Nella dinamica uomo donna c’è il segreto dell’immagine di Dio che è uno e trino. Ma oggi Dio è rifiutato, e si vuole che ogni uomo si autodetermini completamente. Orfano, sterile, solo.

Perché si sia invocata la censura, questo non è compito mio spiegarlo. Vorrei chiederlo io, a chi la invoca. La trovo una vicenda grottesca, e anche un po’ preoccupante. C’è qualcuno che può stabilire chi può dire cosa? Mi chiedo anche: io non sono nessuno, sono una moglie, una mamma, non rappresento nessuno e parlo a nome mio. Perché quello che dico è avvertito così minaccioso? Uno può non comprare il mio libro, può non stimarmi, ritenermi poco intelligente. La censura indica debolezza, è evidente.
O forse tutta questa storia indica che tutti gli altri problemi della Spagna sono stati risolti, e quindi in Parlamento c’è tempo per occuparsi del libretto di una sconosciuta. Sono molto contenta per voi, in questo caso. Vuol dire che tutto il resto è tornato a posto. Bene.

Sono sessisti?

Se essere sessisti per lei significa ritenere che alcune caratteristiche dell’uomo e della donna sono diversissime, e che sono determinate proprio dall’essere uomo o donna, e che i due non sono sovrapponibili, e che ognuno deve fare la propria parte, e che l’uno senza l’altro non è fecondo, che la vita viene proprio da questa meravigliosa irripetibile unione fra due diversità, che in tutti gli ambiti lo sguardo maschile e femminile sono irriducibili l’uno all’altro, che ci sono cose che gli uomini non sanno fare e altre che le donne non sanno fare, che nella educazione dei figli sono necessari un padre maschio e una madre femmina, se dire tutto questo è essere sessisti sì, sono sessista, anche se rifiuto l’accezione dispregiativa della parola. Discriminare in base al sesso, dice il dizionario. Certo che bisogna discriminare in base al sesso. Una donna non può lavorare come un uomo, perché è necessario lasciarle la possibilità di fare la mamma, o almeno la possibilità di scegliere. Se questo è discriminare, ben venga.
Aggiungo che in questi giorni il principale quotidiano italiano, il Corriere della Sera, sta facendo un sondaggio, in cui chiede alla gente se crede che un bambino possa crescere bene con due genitori dello stesso sesso. Nonostante martellanti campagne nel senso opposto, i no sono sempre stati all’80%. Il senso comune vede benissimo la ricchezza feconda della differenza. Questo è sessismo?

Qual è per te il ruolo della donna nel matrimonio?

Innanzitutto diciamo subito che ogni coppia ha i suoi equilibri unici e irripetibili, e che la sottomissione non c’entra nulla con chi fa i letti e chi cucina. La donna deve essere sottomessa nel senso di fare un passo indietro nel suo perfezionismo, nel voler plasmare, formattare tutte le persone che ha intorno. La Provvidenza ci ha dotate della capacità di condizionare gli altri, perché siamo chiamate a educare, ma dobbiamo usare bene questo talento. La donna, come scriveva Giovanni Paolo II, ha il genio della relazione: sa mettere armonia, se usa bene le sue doti, tra tutti i membri della famiglia. Sa sostenere perché è fatta per accogliere, come sa fare spazio nel suo grembo per la vita, sa fare spazio nella vita per aiutare a crescere tutti quelli che le sono affidati. Questo non è affatto sminuente per lei, al contrario. La donna ha il compito di far vedere all’uomo il bene e il bello possibili, può rimandare all’uomo un’immagine positiva di se stesso. Con la sua dolcezza la donna può disinnescare quel mister Hyde che si nasconde spesso nell’uomo, e che è un fatto quasi etologico. Lo può fare però solo una donna pacificata, una donna così emancipata che non ha bisogno di gridare i suoi diritti, li dà per scontati. Il solo fatto che qualcuno possa mettere in dubbio la pari dignità tra uomo e donna è ridicolo, è una cosa dell’età della pietra, ce la siamo lasciata alle spalle da tempo. Io ho sempre fatto quel che ho voluto, viaggiare, lavorare (sono giornalista in tv), fare sport a livello agonistico, e se auspico che le donne mettendo a tema la famiglia facciano un passo indietro è perché ormai penso che siano davvero avanti.

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