Convegno sulla “Pacem in terris” – LA RELAZIONE

14 dicembre 2013 10:10 44 comments

Mons. Mario Toso, Segretario del Pontifico Consiglio della Giustizia e della Pace è stato ospite a Campobasso l’11 dicembre 2013 in occasione del secondo incontro della Scuola di Formazione socio-politica diocesana.

Ci ha inviato il testo preparato della sua relazione che di seguito pubblichiamo.

La Pacem in Terris, un’«utopia» in cammino

+ Mario Toso
Segretario del Pontifico Consiglio della Giustizia e della Pace

Premessa

La Pacem in Terris (=PT),1 l’«utopia» di papa Giovanni XXIII,2 che porta la data dell’11 aprile del 1963, ha oramai compiuto cinquant’anni. Essa è animata da una visione fondamentalmente ottimista dell’uomo, difficilmente riscontrabile nel presente contesto di cultura «liquida» e tendenzialmente nihilista. Non a caso gli studiosi parlano di «emergenza umanitaria» o di «catastrofe antropologica».
Forse solo ora, a cinquant’anni di distanza, si può apprezzare pienamente la visione profetica di questa enciclica sulla pace fra tutti i popoli, nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà, che Giovanni XXIII indirizzò ai vescovi, ai fedeli e agli uomini di buona volontà di tutto il mondo. Bisogna riconoscere che, per quanto concerne il pensiero politico cattolico, essa a suo modo ha toccato un vertice tuttora insuperato.
L’enciclica del beato – a breve «santo» – Giovanni XIII offre una struttura di pensiero e di progettualità politica, che ha dato un forte impulso all’impegno della Chiesa e dei credenti nelle questioni sociali, per gli anni che sarebbero venuti, con una capacità di visione e di proposta davvero universali.

L’enciclica di Papa Giovanni auspica una convivenza umana fondata anzitutto sulla comunione morale e spirituale (cf nn. 19-20); parla di bene comune (cf nn. 33-35); di autorità come facoltà di comandare secondo ragione (cf nn. 26-31) – concetti, questi ultimi, quasi del tutto scomparsi nell’attuale pensiero politico a prevalente impronta neoliberale –; di rapporti tra le comunità politiche (cf parte III), tra esseri umani e delle comunità politica con la comunità mondiale (cf parte IV); di disarmo (cf nn. 59-61); di impegno dei credenti nella gestione della cosa pubblica (cf parte V). Tutto è imperniato sulla centralità dell’uomo, del suo sviluppo integrale, partendo dal fatto che ogni essere umano è «persona, cioè una natura dotata di intelligenza e di volontà libera», e quindi è «soggetto di diritti e doveri», che sono universali, inviolabili, inalienabili e indivisibili. Lo sguardo sulla persona non si limita però a quello della ragione. È aperto alla fede, che ne propone un fondamento ontologico e morale granitico. «[...] Se si considera la dignità della persona umana alla luce della rivelazione divina – scrive Giovanni XXIII – allora essa apparirà incomparabilmente più grande, poiché gli uomini sono stati redenti dal sangue di Gesù Cristo» ( n. 5).

Alcuni motivi di attualità dell’enciclica giovannea

Nell’incontro odierno ci si limiterà ad evidenziare soltanto alcuni aspetti dell’attualità dell’enciclica giovannea. Si seguirà, pertanto, un ordine che non verterà, ad esempio, sulle questioni relative ai «segni dei tempi», ossia al rilevante metodo del discernimento, omologato dal Concilio Vaticano II; o alla fondamentale distinzione tra errore ed errante, e tra false dottrine filosofiche e movimenti storici, che da queste traggono origine. A partire dalle «condizioni» periferiche della pace, ci si concentrerà dapprima sui problemi connessi con il disarmo, con l’arresto della corsa agli armamenti per scopi bellici, ma non solo; e in un secondo tempo si passeranno in rassegna alcune prospettive che concernono più direttamente, in termini positivi, la costruzione della pace.

1. La guerra nucleare è irrazionale

Che la Pacem in terris sia stata profetica e sia ancora attuale l’ha mostrato ultimamente, ed in maniera eloquente, papa Francesco, quando – riallacciandosi alle affermazioni giovannee, secondo le quali nell’era atomica è «alienum a ratione» dare legittimità alla vecchia pretesa di risolvere con la guerra «giusta» l’ingiustizia commessa –, nei confronti della guerra civile in Siria giunge a dire con Paolo VI: «Non più gli uni contro gli altri, non più, mai!… non più la guerra, non più la guerra!».3 Va menzionato che l’affermazione del beato Giovanni XXIII circa l’irrazionalità della guerra rappresentò un vero spartiacque per la Dottrina sociale della Chiesa, perché sospinse ad abbandonare la teoria della «guerra giusta». La pace si realizza – qui sta il capovolgimento rivoluzionario dell’enciclica rispetto alla tradizione – non preparando la guerra, bensì approntando tutte le condizioni per la pace stessa. La teologia morale successiva riconobbe l’ammissibilità della guerra soltanto per pura difesa in presenza di un’aggressione in atto. La stessa teologia afferma chiaramente che la sicurezza globale non può e non deve essere affidata alle armi nucleari, per cui occorre progredire decisamente sulla via del disarmo nucleare e della non proliferazione degli armamenti. Si è, poi, anche affermata l’idea che, al fine di ristabilire la giustizia e di costruire condizioni di pace nel caso di crimini contro l’umanità, il compito di intervenire spetta all’autorità internazionale. E questo, non tanto sulla base del principio dell’«ingerenza umanitaria» – principio di cui ha parlato anche Giovanni Paolo II, ma poi abbandonato per la sua equivocità espressiva e per l’uso strumentale che ne è stato fatto col fine di giustificare interventi armati di singoli Stati e compiere addirittura azioni «preventive» – quanto, piuttosto, della cosiddetta responsabilità di proteggere, come risulta dalla Caritas in veritate di Benedetto XVI.4

Va qui ricordato che il concetto politico e giuridico della «responsabilità, nazionale ed internazionale, di proteggere le popolazioni dai crimini di genocidio e di pulizia etnica e dai crimini contro l’umanità», è stato adottato nel Vertice mondiale delle Nazioni Unite del 14-16 settembre 2005. Ma va anche rammentato che, purtroppo, la «responsabilità di proteggere», a volte, è stata anch’essa interpretata in maniera erronea, come se giustificasse il ricorso alle armi, allorché in realtà significa ben altro. Essa, infatti, vorrebbe esprimere un profondo spirito di solidarietà, che invita ciascuno, a cominciare dai governanti, a sentire come proprie le gravi crisi umanitarie, ovunque esse accadano, e ad impegnarsi affinché sia attuato immediatamente l’intero complesso di misure disponibili – diplomatiche, economiche di opinione pubblica, come pure i meccanismi previsti dalla Carta delle Nazioni Unite – in vista di una soluzione efficace. Per dare una continuità fattiva al dibattito sulla «responsabilità di proteggere» – come ha recentemente affermato l’arcivescovo Dominique Mamberti –, sarebbe auspicabile intraprendere una sincera riflessione sul modo di includere esplicitamente tale concetto nel mandato del Consiglio di sicurezza, nell’articolo 24 della Carta delle Nazioni Unite ed eventualmente, nella fattispecie dell’articolo 39, relativo all’azione da intraprendere in caso di minaccia contro la pace.5

2. Il disarmo e l’energia nucleare

Sebbene sia irrazionale oltre che irragionevole scatenare una guerra nucleare, non è purtroppo da escludersi che ciò possa avvenire. «Giustizia, saggezza ed umanità – affermava già cinquant’anni fa Giovanni XXIII – domandano che venga arrestata la corsa agli armamenti […]; si mettano al bando le armi nucleari; e si pervenga finalmente al disarmo integrato da controlli efficaci» (PT n. 60). «Occorre però riconoscere che l’arresto agli armamenti a scopi bellici – aggiungeva il Papa buono –, la loro effettiva riduzione, e, a maggior ragione, la loro eliminazione sono impossibili o quasi, se nello stesso tempo non si procedesse ad un disarmo integrale; se cioè non si smontano anche gli spiriti, adoprandosi sinceramente a dissolvere, in essi, la psicosi bellica: il che comporta, a sua volta, che al criterio della pace che si regge sull’equilibrio degli armamenti, si sostituisca il principio che la vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia» (PT n. 61).

Ebbene, come le parole di Giovanni XXIII erano valide in mezzo alla moltiplicazione degli arsenali nucleari della seconda metà del secolo scorso, così contengono un importante messaggio per il nostro oggi. Sebbene scritte cinquant’anni fa, sembrano rispecchiare la situazione di questo inizio di secolo XXI, che vede ancora Stati in possesso di armi atomiche, i quali non hanno firmato il Trattato di non proliferazione, senza contare che è anche molto concreta l’eventualità di un terrorismo nucleare. Dovremmo, pertanto, domandarci – come ha suggerito l’arcivescovo Dominique Mamberti il 16 settembre scorso a Vienna, durante la 50aConferenza dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica –, se davvero oggi viviamo in un mondo più sicuro e più protetto rispetto ad alcuni decenni fa, 6 aggiungendo che la Santa Sede condivide il pensiero e i sentimenti della maggior parte degli uomini e delle donne di buona volontà, che aspirano all’eliminazione totale delle armi atomiche. È evidente la necessità di porre fine alla loro produzione e dirottare il materiale radioattivo immagazzinato verso attività pacifiche.7 Va anche assolutamente abbandonata la via della deterrenza nucleare, perché, come è sempre più evidente, promuove lo sviluppo di armi sempre più sofisticate, impedendo così un disarmo autentico.

3. La prevenzione e il disarmo degli spiriti mediante l’educazione

La Pacem in terris è ancora attuale, perché vede nell’educazione il mezzo principe per realizzare la pace. In un contesto in cui il mondo sta sperimentando i primi passi di una rivoluzione militare, dovuta allo sviluppo delle cosiddette «nuove tecnologie»,8 e in cui il terrorismo, con le sue molteplici forme cangianti e difficilmente intercettabili, può seminare morte e paura, mediante l’uso di agenti biologici e di composti chimici che attaccano il sistema nervoso, la pelle o il sangue, è quindi sempre più evidente che la soluzione dei problemi della giustizia non potrà avvenire in maniera soddisfacente, solo con l’uso, sia pure legittimo, della forza. Se i popoli non vorranno cadere in balia di una violenza diffusa e fluida, incontrollabile e micidiale, perché supportata da strumenti di morte potentissimi, bisognerà far leva soprattutto sulla prevenzione, oltre che sul disarmo nucleare integrato da efficaci controlli. Questo è possibile solo mediante il «disarmo degli spiriti», il cambiamento dei cuori, suscitando nelle persone e nei popoli sentimenti di mutua fiducia, che permettano di divenire costruttori di comunione e di pace. Occorre por mano a un’educazione integrale ed ininterrotta, che passa attraverso l’istruzione, l’acquisizione e la moltiplicazione di nuovi modelli e pratiche di vita giusta e pacifica, l’affermazione di una cultura dell’incontro e del dialogo, quale suggerisce oggi papa Francesco.9

Proprio per questo, la visione pedagogica è sempre presente nei momenti in cui la Santa Sede partecipa alla negoziazione dei trattati internazionali. L’educazione ai diritti e ai corrispettivi doveri umani è il modo fondamentale in cui l’«utopia» di Papa Giovanni XXIII può realmente concretizzarsi. Vediamo come ciò possa avvenire, considerando ora alcune vie di realizzazione.

4. La difesa dello Stato di diritto

La Pacem in terris oggi aiuta a difendere efficacemente quello Stato di diritto, che in Europa si è gradualmente consolidato mediante processi lenti e faticosi, e che ora, purtroppo, vediamo aggredito e sgretolato da più parti, specie da una cultura di tipo laicista ed individualistico. La figura di uno Stato di diritto è chiaramente prospettata da Giovanni XXIII, tra l’altro quando presenta l’elenco più completo dei diritti e dei doveri dell’uomo che ci sia dato di trovare in tutti i documenti sociali della Chiesa (cf PT nn. 5-21). Il pontefice li fonda sulla persona, sul suo essere intelligente e libero, sulla legge morale naturale inscritta nella coscienza di ogni uomo e donna, ossia su un primum ontologico, etico, metapositivo, che non esclude l’omologazione giuridica e il consenso sociale, ma li precede. Lo Stato di diritto è attualmente messo in crisi da violazioni plateali da parte di quegli stessi Paesi, che pur lo hanno codificato nelle loro Costituzioni. Vi sono Paesi che, mentre vedono sensibilmente diminuita la loro capacità di fissare le priorità dell’economia e di incidere sui dinamismi finanziari internazionali,10 e su altre questioni vitali e globali – tra cui l’accesso all’acqua potabile per tutti, l’equa distribuzione delle risorse energetiche, la sicurezza alimentare, il controllo del fenomeno di migrazioni bibliche –, legiferano puntigliosamente su temi etici e bioetici senza tener conto della legge morale naturale, e fondano spesso le decisioni su antropologie indifferenziate. Vi sono comunità che, pur riconoscendo il diritto primario alla vita, hanno praticamente liberalizzato l’aborto e alcuni gruppi ne vorrebbero sancire il «diritto». Non solo. Vi sono ordinamenti giuridici e amministrazioni della giustizia che consentono di discriminare gli obiettori di coscienza nei confronti dell’aborto, dell’eutanasia e della guerra. Parimenti, mentre nelle Costituzioni è omologato il diritto alla libertà religiosa, crescono i pregiudizi e la violenza nei confronti dei cristiani e dei membri di altre religioni, ad esempio in tutta l’area dell’OSCE,11 ma non solo. In tale area si è praticamente disegnata una netta linea divisoria tra credenza religiosa e pratica religiosa, sicché spesso, nel pubblico dibattito e sempre più di frequente anche nei tribunali, ai cristiani viene ricordato che possono credere tutto ciò che vogliono e rendere culto come desiderano nelle loro chiese, ma che semplicemente è loro vietato di agire in pubblico in base alla loro fede. Si tratta di una distorsione deliberata e di una limitazione del vero significato della libertà di religione, che non riflettono la libertà prevista nei documenti internazionali, compresi quelli dell’OSCE. Sono molti gli ambiti in cui l’intolleranza emerge in modo evidente. Negli ultimi anni si è manifestato un aumento significativo di episodi in cui dei cristiani sono stati perseguitati e persino arrestati, per essersi espressi su questioni che interpellavano la loro coscienza. Alcuni leader religiosi sono stati minacciati dalla polizia, per aver predicato su comportamenti scandalosi, e alcuni sono stati addirittura incarcerati per aver predicato gli insegnamenti biblici relativi alla morale sessuale.12

5. La «Pacem in terris» aiuta a difendere e a promuovere lo Stato sociale e democratico

La Pacem in Terris è ancora attuale, perché sostiene che i diritti umani vanno promossi nella loro unità ed indivisibilità. In tal modo aiuta a difendere lo Stato sociale dagli assalti dell’imperante ideologia tecnocratica, consumistica e mercantilistica, non disgiunta da quella cultura dello «scarto», che prevede non solo lo sfruttamento, ma anche l’emarginazione dalla vita sociale.13 Per l’enciclica, lo Stato di diritto si intreccia con lo Stato sociale democratico, in cui si completa e si perfeziona. Quando i diritti sociali sono conculcati, i diritti civili e politici vengono vanificati. Con questa sua impostazione, la PT, aiuta a contrastare le odierne posizioni dell’opinione pubblica o di classi dirigenti secondo le quali, in un contesto di crisi finanziaria e di recessione economica, il necessario risanamento dei conti pubblici e la crescita, possono essere conseguiti unicamente a prezzo della riduzione dei diritti sociali, dello smantellamento dello Stato sociale e delle reti di solidarietà della società civile, nonché della sospensione della democrazia. Si parla qui, ovviamente, di diritti sociali fondamentali, non di acquisizioni secondarie pure ad essi collegate, come i soggiorni in case estive o in case di cura, spesate dagli imprenditori o altre facilitazioni. In particolare, il suo insegnamento offre indicazioni per tutelare e a promuovere il diritto al lavoro (cf n. 10), che oggi viene sottodimensionato da quella cultura neoliberista, tipica del capitalismo finanziario sregolato, che assolutizza il profitto a breve e che ritiene il lavoro «bene minore» o addirittura facoltativo. La PT e tutto il magistero sociale successivo, invece, affermano che il lavoro è un bene fondamentale per la persona, per la sua socializzazione, per la formazione di una famiglia, per il suo apporto al bene comune e alla realizzazione della pace. Ad un tale bene corrispondono doveri e diritti che esigono nuove e coraggiose politiche del lavoro per tutti.14
La Pacem in terris, in definitiva, aiuta a capire che lo sviluppo integrale, sostenibile ed inclusivo è possibile, quando la politica sia guidata da progetti e da programmi che difendono e promuovono tutti i diritti e tutti i doveri senza discriminazioni tra di essi.

6. Il bene comune universale e l’autorità politica mondiale

La Pacem in terris non mostra segni di invecchiamento, specie quando parla della «sana» utopia di una grande famiglia di popoli, unificata da una comunione incessante, in termini di libertà, verità, giustizia e amore fraterno. Nell’attuale contesto di globalizzazione – che peraltro intensifica l’interdipendenza e la comunicazione tra i popoli, ma non l’uguaglianza e la condivisione, anzi accresce le disparità –,15 una simile visione prospettica e strategica, di tipo personalista e comunitario, può aiutare a coltivare la costruzione di un mondo meno babelico e meno contrapposto, senza blocchi comunicativi, nella luce di una vera fraternità. Può aiutare a incamminarci nella direzione di una società di popoli solidali e convergenti verso il bene comune mondiale, una società ben diversa da un semplice coacervo di Stati-Nazione o di etnie litigiose, che si isolano sempre più o che si strumentalizzano a vicenda. Può, quindi, sollecitare a formare una vera famiglia di popoli, che non sia nella linea di un universalismo globalizzante e annientatore delle peculiarità, e neppure nella prospettiva di un localismo anarchico o folkloristico, che non sa che cosa significhino comunione e interdipendenza. Per crescere come famiglia umana, occorre operare nel locale, nel piccolo, ma in una prospettiva globale, mediata attraverso il provinciale, il nazionale e il regionale.

Specie su questo piano, la PT appare esemplare, in quanto lega la visione di un bene comune universale, che esige un’autorità politica corrispondentemente mondiale (cf PT nn. 70-71), direttamente alla rivelazione divina, alla legge morale e al diritto universale (cf PT n. 48). Questo orizzonte di fondo, suffragato da motivazioni di ragione e di fede, che peraltro sono state richiamate da papa Francesco nella Lumen fidei,16 dovrebbe incentivare sia l’azione dei credenti impegnati in politica che l’attività internazionale della Santa Sede, affinché si collabori alacremente alla riforma dell’attuale Organizzazione delle Nazioni Unite. Già nel momento in cui veniva promulgata, la PT metteva in luce la necessità di una tale riforma, in vista di «un giorno nel quale i singoli esseri umani trovino in essa una tutela efficace in ordine ai diritti che scaturiscono immediatamente dalla loro dignità di persone» (PT n. 75). Il bene comune universale pone problemi a dimensioni mondiali, che non possono essere risolti dai poteri pubblici delle singole comunità politiche, perché, poste come sono su un piede di uguaglianza giuridica, per quanto moltiplichino i loro incontri e acuiscano la loro ingegnosità nell’elaborare nuovi strumenti giuridici, rimangono intrinsecamente sproporzionate rispetto ai problemi accennati. Ebbene, una tale urgenza, che si è ulteriormente accentuata, era già stata chiaramente ribadita da Benedetto XVI al n. 67 della Caritas in veritate, mettendo in luce le nuove, molteplici esigenze del bene comune mondiale che la postulano.

In definitiva, occorre convincersi che l’autorità politica mondiale, già invocata da Pio XII e poi sostenuta da tutti i successori di Giovanni XXIII, non è una realtà diabolica, non è il Leviatano, il mostro di Hobbes che spadroneggia sui cittadini, schiacciandoli fino ad annientarli. Essa è espressione della vocazione al bene comune, propria di ogni persona e di ogni popolo. È invocata dall’esistenza di un’unica famiglia umana globale. È frutto di quella realtà profonda, che l’atto creatore di Dio Padre inscrive nell’essere di tutti gli uomini e li affratella sin dall’inizio. Va istituita dal basso, in termini democratici, rappresentativi e partecipativi, sul fondamento del diritto. Deve essere dotata di mezzi idonei a perseguire efficacemente gli obiettivi che costituiscono i contenuti concreti del bene comune universale. Però, nello stesso tempo, la sua azione dev’essere informata a sincera ed effettiva imparzialità. «Sennonché ci sarebbe certamente da temere – avverte Giovanni XXIII – che poteri pubblici supernazionali o mondiali imposti con la forza dalle comunità politiche più potenti non siano o non divengano strumento di interessi particolaristici […]» (n.72).

La prospettiva di una società universale dei popoli, che per la PT è da realizzarsi mediante l’istituzionalizzazione di un’autorità politica mondiale, sulla base della solidarietà e della sussidiarietà, non può che sollecitare a vincere i nuovi colonialismi, che si verificano nel nostro pianeta mediante asservimenti finanziari e speculativi, delocalizzazioni deleterie per i Paesi ospitanti, sfruttamenti di terre e miniere da parte di Stati o imprese straniere che inquinano l’ambiente delle popolazioni locali, senza migliorare la loro situazione e condividere i benefici delle attività produttive.

7. Conclusione: bene comune e giustizia sociale mondiali

La Pacem in terris, ci insegna a fondare la vita sociale, locale e mondiale, sulla tensione al bene comune, e così ci aiuta a comprendere come la democrazia non può considerarsi pienamente realizzata quando manca la giustizia sociale, la giustizia del bene comune. L’enciclica sollecita, quindi, ad essere critici nei confronti delle posizioni neoliberali ora dominanti, che ne vagheggiano una concezione che potremmo definire minima o prevalentemente procedurale. Pretendono, infatti, che l’autentica democrazia non dovrebbe porsi finalità di giustizia sociale. L’espressione giustizia sociale – afferma Friedrich A, von Hayek, uno dei padri di tale corrente neoliberista –, è «del tutto vuota e senza senso».17 Così, lo sarebbero espressioni come «bene comune», «bene generale». Quando la democrazia si ripropone di realizzare la giustizia sociale, di garantire i diritti sociali ed economici, che non hanno un reale fondamento, esula dai propri compiti ed è destinata ad un inevitabile declino.

L’impianto antropologico e giuridico della PT, specie per quanto concerne più propriamente gli ordinamenti giuridici e l’amministrazione della giustizia, offre una solida base d’esercizio alle democrazie contemporanee. Simultaneamente consente all’internazionalizzazione dei diritti di usufruire di un codice etico-culturale transnazionale. Aiuta la discreta attrezzatura di governo globale, affermatasi negli anni passati, a perfezionarsi sempre più, come anche consente allo ius positum internazionale di rafforzarsi come spazio costituzionale e giudiziario mondiale.
In definitiva, in un contesto in cui si lamenta la carenza di visione e di strategie, la Pacem in terris può essere ancora considerata matrice di una nuova progettualità politica e giuridica a respiro globale.

 

NOTE

1 Giovanni XXIII, Pacem in terris, in AAS 55 (1963) 254-304. Si veda anche l’edizione – che seguiamo – del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Lettera enciclica «Pacem in terris» di sua Santità Giovanni XXIII e Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2003, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2003. Tra gli eventi che hanno ricordato il cinquantesimo anniversario della PT, mi permetto di citare quello organizzato dal Pontificio Consiglio dal 2 al 4 dello scorso ottobre. In tale occasione è stato distribuito il volume: Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Il concetto di pace. Attualità della «Pacem in terris» nel cinquantesimo anniversario (1963-2013), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2013. Ma sul cinquantesimo anniversario si vedano anche: THE PONTIFICAL ACADEMY OF SOCIAL SCIENCES, The Global Quest for Tranquillitas Ordinis. Pacem in terris, Fifty Years Later 27 April-1May 2012, Edited by M. A. Glendon-R.Hittinger-M. S. Sorondo, Vatican City 2013; G. SALE, Il cinquantesimo anniversario della «Pacem in terris», in «La Civiltà Cattolica», II, (6 aprile 2013), pp. 9-22; G. P. SALVINI, Pace e guerra tra le Nazioni a 50 anni dalla «Pacem in terris», in «La Civiltà Cattolica», II, (4 maggio 2013), pp. 266-272.
2 Parliamo di «utopia» non in senso negativo, come una prospettiva totalmente irrealizzabile, una finzione mentale senza luogo né tempo, un utopismo o un perfettismo del tutto immaginari. Il termine, qui, ha un’accezione positiva, perché connota un ideale storico e concreto a cui tendere, anche se realizzabile solo in parte. Ogni ideale, infatti, non è mai perfettamente uguagliabile nella realtà concreta e storica, ma neanche del tutto irraggiungibile. Esso è gradualmente attuabile, approssimabile e sempre perfettibile.
3 Cf Paolo VI, Discorso alle Nazioni Unite, 4 ottobre 1965: AAS 57 (1965) 881; Papa Francesco, Veglia di preghiera per la pace del 7 settembre 2013.
4 Cf Benedetto XVI, Caritas in veritate, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2009, n.
5 Cf Intervento dell’arcivescovo Dominique Mamberti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite (1 ottobre 2013), in «L’Osservatore romano» (giovedì, 3 ottobre 2013), p. 2.
6 Cf Intervento dell’arcivescovo Mamberti alla Conferenza generale dell’AIEA, in «L’Osservatore romano» (mercoledì, 18 settembre 2013), p. 2.
7 Cf ib. Rispetto al nucleare civile rimane aperta in ogni caso la questione della sicurezza. Questa va continuamente ricercata e migliorata a vari livelli (adozione ovunque di norme stringenti, formazione del personale tecnico, verifiche costanti agli impianti, diffusione di una cultura di sicurezza alla società in generale) e al contempo richiede un solido inquadramento (accordi internazionali, cooperazione e solidarietà scientifica, trasparenza). A fronte delle suddette esigenze di sicurezza non va dimenticata la questione della ricerca, che potrebbe portare ad ulteriori sviluppi positivi per il nucleare civile, come ad esempio l’evoluzione verso reattori più sicuri ed efficaci. Parlando di nucleare civile, è bene pertanto tenere presente, ogniqualvolta sia possibile e pertinente, la differenza fra tecnologia nucleare ed energia nucleare. Si tratta di una distinzione essenziale, che però non viene fatta da coloro che si oppongono al settore nucleare in maniera radicale ed aprioristica, senza sfumature, trascurando così quanto di positivo può emergere dallo studio scientifico.
8 Le nuove tecnologie includono: le comunicazioni digitali, che permettono ai dati di essere compressi; un «sistema di posizionamento globale» (GPS), che rende possibile una guida ed una navigazione più precisa; armi che possono sfuggire alla rilevazione radar (stealth); e, naturalmente, la information technology (IT) e, in particolare, i nuovi strumenti per il recupero e l’analisi automatica dei dati (data and text mining). Ma occorre pensare anche ai nuovi strumenti come i droni, che possono essere utilizzati sia per fini pacifici che offensivi. Il loro uso come armi solleva interrogativi etici e giuridici. Il loro costo relativamente basso ed il ridotto tasso di cosiddetti «danni collaterali» associati al loro utilizzo, non devono far dimenticare i rischi che esso comporta. L’uso di droni come armi, infatti, tende a disumanizzare le ostilità, sia per quanto concerne il soggetto controllore che per l’obiettivo mirato, seminando il panico tra la popolazione civile e alimentando sentimenti di impotenza ed ingiustizia. Esso rischia poi di agevolare la decisione di ricorrere ad azioni militari per risolvere ogni controversia. Inoltre, bisogna sottolineare che gli attacchi mirati direttamente contro alcune persone non solo negano la possibilità di arrendersi, ma si apparentano pericolosamente ad esecuzioni sommarie, vietate dal diritto internazionale. Un’attenta riflessione ed un’azione coerente su questo tema appaiono dunque quanto mai necessarie. Per alcune riflessioni in proposito si leggano almeno: L. LARIVERA, Il dibattito sull’impiego dei droni armati, in «La Civiltà Cattolica», II, (6 aprile 2013), pp. 50-60; ID., I rischi delle armi robotiche autonome, in «La Civiltà Cattolica», II, (20 aprile 2013), pp. 158-170; Intervento dell’arcivescovo Silvano M. Tomasi in occasione dell’incontro annuale degli Stati Parte della Convenzione sull’interdizione e limitazione dell’uso di alcune armi convenzionali che possono produrre effetti traumatici eccessivi o indiscriminati (Ginevra, 14 novembre 2013), in «Osservatore romano» (mercoledì 4 dicembre 2013), p. 2.
9 Cf J. M. Bergoglio, Noi come cittadini. Noi come popolo. Verso un bicentenario in giustizia e solidarietà. 2010-2016, Libreria Editrice Vaticana-Jaca Book, Città del Vaticano-Milano 2013, ad esempio, pp. 39 e 83.
10 Cf Caritas in veritate n. 24.
11 Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.
12 Cf Intervento di S. Ecc. Mons. Mario Toso a Tirana (21 maggio 2013): difendere i diritti dei cristiani e dei membri di altre religioni nella zona dell’OSC contro la discriminazione, in «Osservatore romano» (mercoledì 29 maggio 2013), p. 2
13 Cf Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2013, n.53.
14 Cf Caritas in veritate, n. 32.
15 Cf ib., n. 22.
16 Cf Papa Francesco, Lettera enciclica Lumen fidei, Libreria Editrice del Vaticano, Città del Vaticano 2013, n. 55.
17 Cf F. A. von Hayek, Legge, legislazione e libertà. Critica dell’economia pianificata, Il Saggiatore, Milano 2010, p. 183.

SCARICA IL TESTO IN FORMATO STAMPABILE

::

Leave a Reply


Other News

  • Cultura Primo Piano Società Quella porta aperta sulla tentazione

    Quella porta aperta sulla tentazione

    Di Giancarlo Maria Bregantini 5 marzo 2017 L’Adige È necessario, a volte, nella vita lasciare aperta al dubbio almeno una sola finestrella, senza barricarci definitivamente in certezze incondizionate e troppo sicure. Ritengo, infatti, che non è sempre salutare il sottrarci a tutti i dubbi. Un dubbio ci risana e ci permette di chiederci, con umiltà, “Ma è giusto quello che sto facendo?”. Io spero che in tutti ci siano quei dubbi che ci mantengano svegli, mai assopiti in quel che [...]

    Read more →
  • Attualità Primo Piano Rassegna Web Agire in presenza della coscienza

    Agire in presenza della coscienza

    Di Giancarlo Maria Bregantini 19 febbraio 2017 ladige.it Ogni giorno è una sfida. Siamo fatti per non risparmiarci al faccia a faccia con il mondo, con le sue complessità, con quella realtà che sempre più s’infittisce. Anche quando all’orizzonte spuntano notizie incresciose, come l’ultima lanciata dal Parlamento Europeo di rinforzare ciecamente il fondo internazionale per quelle organizzazioni che hanno come progetto quello di rendere più facile l’accesso all’aborto legale. Addirittura, dopo la ferma decisione del presidente Trump di negare fondi [...]

    Read more →
  • Cultura Primo Piano Joseph Ratzinger: l’Eremita Bianco.

    Joseph Ratzinger: l’Eremita Bianco.

    Di Vittoria Todisco 1 febbraio 2017 Il Quotidiano del Molise Benedetto XVI, il Papa emerito, nel pomeriggio della Giornata della Memoria, il 27 gennaio scorso, in Vaticano, ha accolto la dott.ssa Ylenia Fiorenza, presidente del Centro Culturale Internazionale ‘Joseph Ratzinger’ di Campobasso. Un avvenimento speciale che merita di essere condiviso attraverso l’emozione e il racconto della giovane filosofa, fondatrice del Centro a lui dedicato, che ha potuto vivere un momento unico accanto a Joseph Ratzinger, il grande teologo conciliare, prefetto [...]

    Read more →
  • Attualità Rassegna Web Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos

    Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos

    Di Lorenzo Bertocchi La Verità, 23 dicembre 2016 vanthuanobservatory.org CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato [...]

    Read more →
  • Cultura Rassegna Web Matrimonio e libertà

    Matrimonio e libertà

    Di Carlo Caffarra Avila (Spagna), 8 novembre 2016 costanzamiriano.com CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato [...]

    Read more →
  • Rassegna Web Società L’immigrazione è una politica per distruggere l’Europa Cristiana

    L’immigrazione è una politica per distruggere l’Europa Cristiana

    Di Ettore Gotti Tedeschi 11 gennaio 2017 rivistaetnie.com CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato vivamente [...]

    Read more →
  • Osservatorio ecclesiale Rassegna Web “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”. Intervista al cardinale Caffarra

    “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”. Intervista al cardinale Caffarra

    Di Matteo Matzuzzi 14 Gennaio 2017 ilfoglio.it CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato vivamente di [...]

    Read more →
  • Rassegna Web Società Suicidi da divorzio: le storie tabù degli adolescenti

    Suicidi da divorzio: le storie tabù degli adolescenti

    Di Benedetta Frigerio 15 gennaio 2017 lanuovabq.it CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato vivamente di [...]

    Read more →