“Alcune povere fasce e una montagna di tenerezza”

24 dicembre 2013 08:10 7 comments

23 dicembre 2013

MESSAGGIO DI NATALE

di Mons. Giancarlo Maria Bregantini

Arcivescovo di Campobasso – Bojano

Carissimi tutti della nostra diocesi di Campobasso-Bojano e del Molise,

vi scrivo in occasione del Santo Natale, per porgervi uno ad uno i miei più affettuosi auguri.

Traggo spunto dalla meravigliosa esperienza dell’Udienza vissuta con Papa Francesco a Roma il 18 dicembre. Da subito esprimo il mio grazie per la fattiva unitaria collaborazione che l’evento ha registrato in tutte le parrocchie. Grazie di vero cuore per quello che hanno è stato fatto, ai sacerdoti, insieme all’Ufficio Diocesano Pellegrinaggi, per la bella riuscita del Pellegrinaggio, sia in termini numerici che contenutistici.

È stata una giornata meravigliosa, non solo per il bel tempo che ci ha accompagnato. Abbiamo tutti imparato grandi cose, nell’ascolto delle parole del Papa, ma ancor più per la forza dei suoi segni profetici, che riassumo per voi in questa mia lettera di Natale.

L’udienza di Papa Francesco trasmette un preciso messaggio che vale non solo per chi ha la fortuna di stare in piazza san Pietro, ma la sua forza profetica incide nel cuore di tutti. Nel mio cuore in particolare ha lasciato queste tre precise risonanze che vi trasmetto.

Il Papa è arrivato in piazza un’ora prima dell’Udienza e si è immerso silenziosamente tra la folla. È un incontro rivitalizzante, atteso, che lascia nel cuore una grandissima gioia. È fatto con grande semplicità però, senza ostentazione, in un bisogno reciproco di dialogo tra il pastore e le sue pecore. L’incontro crea l’odore delle pecore e le pecore ascoltano la voce del pastore.

Questo incontro mi ha fatto balenare tutto il contenuto della “Evangelii Gaudium” con un monito preciso per le nostre parrocchie, per i sacerdoti in particolare. Prima di recarsi in Chiesa è necessario immergersi nei problemi della gente, ascoltarne il grido, sentirne l’odore. È urgente che la liturgia nelle parrocchie sia più sintonizzata sui drammi del nostro popolo. Per questo è sempre più importante dedicare molto tempo alle confessioni e all’ascolto della gente per trasmettere la misericordia del Padre e riconoscerci figli. Per questo motivo è poi bello visitare le case e le scuole, creare i cenacoli del vangelo nei luoghi più significativi, fermarsi ai cancelli dell’aziende e delle stalle, incontrare gli ammalati, dialogare con gli uomini al bar e con i giovani nei pub.

Mi ha pure colpito la sobrietà delle sue parole nella catechesi. Efficacissimo il messaggio ma rapido, essenziale, semplice. Il Papa cioè non parla solo con il linguaggio verbale! Preferisce lanciare il suo messaggio con il linguaggio non verbale, utilizzando cioè il linguaggio dei segni, che tutti comprendono, anche i non udenti! È il linguaggio della mano che stringe, dello sguardo che penetra, della carezza e del bacio ai poveri e ai lontani.

Anche questo è stato per me un’esortazione. Ho compreso sempre più che dobbiamo essere sobri nelle omelie, ma carichi di grande entusiasmo nel trasmetterle, dedicando molto tempo alla loro preparazione nel silenzio della preghiera, e poi utilizzando saggiamente i bei segni della liturgia, nella gioia del canto, in una preghiera dei fedeli non copiata ma costruita dalla comunità, con precisi riferimenti alla storia del nostro popolo. Cresca così l’accoglienza e la cordialità del saluto iniziale e del mandato finale. I fedeli sentano di essere partecipi, coinvolti, protagonisti, parte attiva anche nel canto dell’assemblea e non solo dei cori. È il Natale che ci restituisce il cuore di Dio, poiché il nostro Dio è l’Emanuele cioè il Dio con noi, di cui le nostre comunità devono essere segno concreto.

Il tradizionale “bacia-mano”, è stato estremamente essenziale, quasi sbrigativo anche con noi vescovi e con le varie personalità, che si “aspettavano una adeguata considerazione”. Invece, una ben “più grande considerazione” hanno trovato nel cuore di questo Papa gli ammalati e le loro famiglie. Erano tanti quel giorno, ma disposti a ferro di cavallo in modo che ciascuno potesse incontrare ed essere incontrato dal Papa. Mi sono avvicinato anch’io per imparare questo suo stile di prossimità e di vicinanza verso chi soffre. Ogni ammalato era incontrato, affettuosamente baciato, risollevato. E con lui, le loro mamme che portano insieme il peso del calvario. Monito anche questo per me e per noi, perché la fede divenga una montagna di tenerezza. A questo proposito il Papa definisce così la grotta di Betlemme: “Maria è colei che sa trasformare una grotta per animali nella casa di Gesù, con alcune povere fasce e una montagna di tenerezza”. (E.G. n.286).

Per concludere, mi piace fare un preciso riferimento di gratitudine per la Celebrazione pomeridiana all’altare della Confessione. Vedere circa tremila pellegrini (tra pullman e macchine private), con i loro bei foulard arancione, in una liturgia perfettamente guidata dai nostri seminaristi con la regia di don Moreno e gioiosamente animata dal coro diretto da don Giuseppe, essere contornato da circa trenta concelebranti… tutto questo mi ha regalato una commozione intensissima e ha riempito il mio cuore di gioia riconoscente. In quella celebrazione abbiamo opportunamente affidato al Signore il cammino dei cenacoli che si svolgono proprio attorno alla figura di san Pietro. Ci siamo sentiti confermati dalla sua fede e bagnati dalle sue lacrime, affidando al Signore la prossima “Marcia per la Pace”, alla quale vi invitiamo fortemente tutti il 31 dicembre con le vostre comunità.

Anche la vita politica possa imparare da questo stile di Papa Francesco, per creare un legame di maggior vicinanza con i problemi della gente, perché tramite questa empatia tutti insieme possiamo trovare soluzioni operative, specialmente davanti alla disoccupazione giovanile.

Per questo esprimiamo la solidale vicinanza come chiesa locale a tutte le aziende in difficoltà, specie alla GAM di Bojano, invitando però tutti i lavoratori a trovare soluzioni di speranza tramite contratti di solidarietà.

Siamo vicini ai tanti luoghi dove purtroppo si combatte nel mondo, perché la preghiera e la riflessione sulla pace ottenga quello stesso dono che ha avuto l’offerta di sé fatta da Mons. Bologna il 10 ottobre del ’43, nella logica del pastore che offre la sua vita per le pecore.

Vi lascio il pensiero finale: “Scopriamo sempre più la legge profonda della realtà: la vita cresce e matura nella misura in cui la doniamo per la vita degli altri. La missione, alla fin fine, è questa”. (E.G. n.10).

Buon Natale a tutti voi e alle vostre comunità con la Benedizione del Signore, grati del tempo che ci dona e delle esperienze che ci regala.

Con affetto di padre
vostro + p. GianCarlo, vescovo

 

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