Il realismo della pace

30 dicembre 2013 08:56 120 comments

Di Ylenia Fiorenza

30 dicembre 2013

A qualche ora dall’evento nazionale “La 46^ Marcia della Pace” che vedrà protagonista la città di Campobasso, elevata al titolo di “Città della Pace”, per l’occasione una riflessione offerta stavolta dal mondo intellettuale cattolico, dalla giovane filosofa e scrittrice Ylenia Fiorenza, sul vigore culturale della Pace e del suo urgente realismo.

La Pace è il miglior punto di partenza nella vita personale come in quella collettiva. Una convocazione perenne per ogni persona. Perché c’è bisogno di pace? Perché tutta la terra la invoca? Non semplicemente perché nel mondo ci sono sparsi ovunque conflitti e dissidi tra le parti. Ma soprattutto perché in fondo crediamo ancora che l’uomo meriti di indossare l’anello della pace come sigillo alla propria dignità. A chi si rivolge il grido di Pace se non a Dio che ne è il possessore assoluto! Se non ad quel mondo di cittadini che sono in grado ormai di manipolare tutto! La Pace è, sì, un dono di Dio. Ma tocca agli uomini saperlo invocare e difendere dai morsi violenti dell’odio. E oggi l’odio scaturisce terribilmente dalla prima ingiustizia sociale: la mancanza di lavoro. Piaga della maggioranza, dilagante anche nel nostro Paese che sta alimentando aggressività e soprattutto disperazione e sfiducia nelle famiglie e tra i giovani.

La richiesta di Pace contiene in sé, infatti, innumerevoli pianti di diritti umiliati, di emarginazioni imperanti, di povertà sanguinanti, di abusi oscuri. La Pace non è qualcosa di statico o un desiderio bendato e taciuto nell’anima. La Pace ha una sua storicità e per questo si spalanca davanti a noi come un possibile cammino: quello dell’unità, che poi tradotto in prassi, assume forme di dialogo, di incontro e di cooperazione, fino a diventare il vero principio di partecipazione e di comunione. Non possiamo limitarci a dare una sola definizione di Pace. Perché la Pace, oggi, ha bisogno di portare il nome di ciascuno in ogni angolo, in particolare nascosto e dimenticato della società umana, da Nord a Sud, da Est a Ovest. Dio è Colui che per Sua natura è portato ad elargirla, a diffonderla, a seminarla per il giardino della Creazione. E l’uomo, che è la sua creatura resa perfetta dalla verità che è “amata” e resa vivente da questo amore divino, praticando la pace non fa che fornire stimoli per la costruzione di un domani più sereno e dignitoso per tutti. E’ indispensabile credere che la Pace è il grande progetto realizzabile solo se ognuno offre, in gratuità e responsabilità, il proprio contributo. E’ questo il grido che sale dal cuore umano e vi fa ritorno dal cuore squarciato del Signore che lo trasfigura e lo ripone nel mondo vivificato dalla Sua Parola eterna.

Non dobbiamo aver paura di gridare la nostra sete di pace in mezzo alle guerre che sono banalizzazioni dell’umano. Le guerre non si spiegano. Ma si spengono! La prospettiva di questo cammino di Pace trova la sua fonte e il suo compimento nella Fede. Poiché “Pace” è il volto di Dio e insieme il nome dell’uomo riconciliato con i propri fratelli e che vi fa ritorno a Lui marciando nel patto del suo amore eterno. Senza pace nulla sussiste. Tutto tende, invece, a deteriorasi, a sgretolarsi, a non essere. Che cosa sappiamo dell’uomo che soffre l’orribile abbattimento della sua dignità? La ricerca della pace è il contrappeso di tutte le nostre miserie. L’oscurità delle guerre e delle violenze la impediscono. I mali ingannevoli come la corruzione e l’insolenza economico-mondiale hanno spezzato le vele della storia, macchiandole di sangue innocente e si accaniscono sugli uomini e sul loro presente, privando d’aria pulita anche il suo domani. Bisogna saper lottare contro questo morire impuro per tornare ad ondeggiare a pieni polmoni tra gli estremi, tra il mondo ed il cielo, tra il finito e l’infinito. Bisogna tornare a fare spazio alla grande Riparatrice, alla Pace se vogliamo attribuire valore alle nostre relazioni alla nostra esistenza. Sapendo che chi disobbedisce alla Pace diventa motivo di vergogna di fronte al mondo intero, da infelice crea infelicità anche fuori di sé perché l’assenza di concordia e di dialogo rappresenta la caduta dell’uomo in un mondo che non è quello cui Dio lo aveva destinato. La Pace è un suono di campane che scioglie la nebbia desertificante che ci ha resi inerti, senza identità, né cospetto. Essa è il tempo che guarisce dalle paure, dalle offese, dalle distanze.

La Pace è il coraggio della luce che va assunta da parte di tutti, grandi e piccoli, lontani e vicini, come:

1. Responsabilità cosmica;

2. Liberazione etico-valoriale;

3. Cantiere di crescita comune;

4. Liturgia unitiva;

5. Lampada esigente.

Nella Pace riceviamo ciò che veramente siamo. Ricostituire la Pace nel tessuto umano e culturale significa accogliere l’invito divino più grande: restare nell’Amore di Dio. Pace è mantenere in vita la Vita stessa. E’ permettere agli uomini di camminare dritti sulle proprie scelte e con la luce della propria coscienza in cui echeggia continuamente il monito ben scandito dall’espressione paolina: “Ciascuno di noi renderà conto a Dio di se stesso. Cessiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; pensiamo invece a non esser causa di inciampo o di scandalo al fratello”. Renderemo conto non degli altri a Dio, ma di quello che siamo stati per gli altri! Se fratelli o nemici. Se li abbiamo accolti o scacciati. Se li abbiamo custoditi nella fiducia o sfidati nella discordia. Se ci siamo armati o siamo andati incontro invece con le braccia aperte. Sono folli quanti pensano di trovare pace cercandola fuori dall’unità, attraverso la forza della violenza piuttosto che nella potenza dell’amicizia e della benevolenza. Non c’è fratello che possa fare a meno del proprio fratello.

Non c’è popolo che possa fare a meno dell’altro popolo. Non c’è città che possa fare a meno della città accanto. Non c’è uomo che possa mantenersi umano senza l’amore del prossimo e preservarsi dagli atti di disumanità senza Dio. La questione della Pace è tutta antropologica. Il tratto saliente di questa speranza di pace a livello mondiale è la possibilità che la Chiesa offre a tutti, credenti e non credenti di formarsi alla cattedra di un Maestro che rimane l’unico modello credibile per il raggiungimento di orizzonti aperti, di soluzioni concrete, di un bene comune accessibile a tutti, perché in Lui non ci sono contraddizioni né imposizioni. E’ Cristo! Il cambiamento della nostra società dipende soltanto dalle scelte di vita e dai valori di cui ci facciamo testimoni in mezzo agli altri. Dipende dal modo di come rispondiamo alla consegna di Pace che ci è stata formulata da Cristo: “Vi do la mia pace…il vostro cuore non abbia timore!”. E’ chiaro allora che finché persistiamo da ciechi e sordi nella convinzione che è preferibile ancora essere come Dio piuttosto che con Dio, il mondo sarà ancora abitato e visitato da morte e da divisioni.

Se la Pace è la grande domanda dell’esistenza umana, è evidente allora che la risposta siamo noi. Nessun altro all’infuori di ciascuno di noi. La Pace è sempre l’affermazione del bene sul male. Ritornano determinanti le parole di Benedetto XVI: “Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto”. Quali finestre? Quelle del pensiero, esponendole alla luce di una mentalità nuova. Il monito, infatti, è questo: trascorrere la propria avventura terrestre tenendo per mano la Pace e i suoi derivati: giustizia e armonia. E il convivere sociale parlerà radicato nell’ethos e comunicherà alla cultura attuale, alla politica, all’economia, allo sviluppo tecnico-scientifico, alla storia oggettiva in corso il solo linguaggio universale: l’Amore. Dove nessuno sarà mai escluso né calpestato dai poteri contrari alla dignità della Persona. Non accontentiamoci di piccoli frammenti, ma abbracciamo la Vita per intero, “scegliendo” sempre la Pace. Solo così la Pace tornerà ad essere la dimora di Dio e dell’uomo. E (crediamoci) il mondo non sarà più per nessuno il luogo dell’inferno. Ma un anticipo del paradiso ritrovato.

 

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