L’orrore ha un nome: Adra

7 gennaio 2014 10:43 18 comments

Di Mario Villani

5 gennaio 2014

appunti.ru

Uno spaventoso massacro è stato compiuto dalle bande salafite in questa cittadina siriana (1)

Adra è una città di oltre cinquantamila abitanti del Rif damasceno, situata ad una ventina di chilometri a nord di Damasco, non lontano dal massiccio montuoso chiamato Qalamoun che fa parte della catena dell’Antilibano. Fino allo scorso mese di dicembre questa città, caratterizzata dal suo multiconfessionalismo, era stata relativamente risparmiata dagli orrori della guerra che, da ormai tre anni, sta devastando la Siria, tanto da essere divenuta rifugio di numerosi profughi a favore dei quali è stato realizzato un vasto programma di edilizia popolare.

Nella notte tra il 10 e l’11 dicembre 2013 in questa cittadina è iniziata una tragedia che costituisce una delle pagine più orrende non solo della guerra in Siria, ma di tutta la storia moderna. Bisogna premettere che in quei giorni era in corso nel vicino massiccio del Qalamoun un’offensiva dell’esercito regolare siriano che, dopo aver liberato dalla bande islamiste le città di Qara e Nabek, si accingeva a dare l’assalto a Yabroud, roccaforte delle organizzazioni salafite che vi hanno addirittura creato un effimero emirato. La caduta di Yabroud sarebbe stato un colpo durissimo per il fronte dei rivoltosi, già provati da una serie di sconfitte e da una sanguinosa lotta intestina che vede combattersi tra di loro le varie anime dell’estremismo islamista.

“Qualcuno”, fuori dalla Siria, ha così pensato di creare un diversivo per costringere l’esercito siriano a sottrarre forze dal fronte del Qalamoun ed a impiegarle altrove. È stata scelta la città di Adra, poco difesa e non lontana, come si è detto, dalle zone “calde” intorno a Yabroud. All’interno del centro abitato vi erano già diverse cellule “dormienti” di guerriglieri, pare complessivamente poco meno di un migliaio di combattenti, entrati mescolandosi alle colonne di profughi in arrivo da ogni angolo della Siria. Altri due/tremila guerriglieri appartenenti al famigerato Fronte Al Nusra, sono stati fatti affluire da altre aree del Paese, qualcuno addirittura dall’Iraq, e schierati intorno ad Adra.

Alle quattro del mattino è iniziato l’assalto. I guerriglieri già presenti all’interno della città hanno attaccato la stazione di polizia, difesa da poche decine di agenti, che sono stati tutti uccisi e poi mutilati e bruciati. Le bande all’esterno della cinta urbana hanno rapidamente travolto i pochi e sguarniti posti di blocco dell’esercito e si sono riversati nelle vie cittadine, sparando contro le case e gridando “siamo venuti a uccidervi nassiriti (ovvero alauiti)”. Ovunque nella città sono state innalzate le bandiere nere di Al Nusra e dell’ISIL, l’Esercito Islamico del Levante ed è iniziato il massacro, rivissuto nelle testimonianze delle persone che sono riuscite a fuggire ed a raggiungere le postazioni dell’esercito regolare.

La prima vittima, dopo i poliziotti, è stato un infermiere della clinica pubblica. Accusato di essere un “collaborazionista”, in quanto dipendente statale, è stato decapitato e la sua testa è stata appesa ad un albero nella piazza del mercato. Successivamente i guerriglieri hanno occupato il forno principale della città e qui sono avvenuti episodi efferati: tutti i nove dipendenti sono stati decapitati e le loro teste sono andate a tenere compagnia a quella dell’infermiere nella piazza del mercato. Quindi i terroristi di al Nusra hanno usato il forno per le loro esecuzioni. Un numero imprecisato di persone, tra cui alcuni bambini, vi sono stati infatti bruciati vivi (2).

In altre aree della città elementi armati sono passati di casa in casa rastrellando persone sulla base di liste di proscrizione di cui, come riferisce Russia Today (che ha ascoltato molti testimoni oculari della carneficina) erano in possesso. Dipendenti pubblici e membri delle comunità alauita, cristiana e drusa le principali vittime. A centinaia sono stati ammassati e uccisi, i più fortunati con raffiche di mitragliatrice, altri torturati, mutilati e decapitati, altri ancora, come già detto, condotti al forno e bruciati vivi.

Tra le tante storie tragiche merita di essere riferita quella dell’ingegnere Al Hassan. Sentendo i guerriglieri che salivano le scale per venirlo a prendere e ben sapendo quale sorte attendeva lui, la moglie e i due giovanissimi figli, ha atteso che i terroristi del Fronte Al Nusra sfondassero la porta di casa e poi ha azionato quattro ordigni esplosivi di cui era in possesso. Nessuno si è salvato.
Il massacro è continuato ininterrotto per due giorni, poi i reparti dell’esercito siriano accorsi dal vicino Qalamoun sono riusciti a penetrare nella città ed a porre in salvo almeno cinquemila persone minacciate dai terroristi. Altre centinaia di persone mancano però all’appello. Molte sicuramente sono morte ed i loro corpi non sono ancora stati ritrovati, ma altre sono ancora nelle mani dei guerriglieri di Al Nusra che li usano come scudi umani per ostacolare le operazioni dell’esercito che cerca di riportare la sicurezza nella città. Ancora oggi, infatti, molti quartieri sono rimasti sotto il controllo dei guerriglieri e le operazioni militari procedono con estrema lentezza proprio per cercare di minimizzare le perdite tra i civili.

L’attacco ad Adra dimostra che chi soffia sul fuoco della guerra in Siria non è disposto ad abbandonare la partita. L’Arabia Saudita, perché è da lì che viene il terrore, continua ad inviare combattenti in Siria, ma non solo, perché anche gli scontri che sconvolgono la provincia irachena di Anbar e gli attentati in Libano e Russia sembrano avere il medesimo ispiratore ed organizzatore. Evidentemente la dinastia Saud sembra aver deciso: il Medio Oriente ed il Caucaso siano wahabiti (una corrente della galassia salafita a cui appartiene la famiglia reale saudita) oppure brucino in una devastante guerra confessionale. Questo continuo afflusso in Siria di uomini (ben forniti di armi e stupefacenti) unitamente ad alcune lacune dell’esercito regolare siriano (determinato, ma concepito per combattere contro un esercito regolare e non per fronteggiare gruppi guerriglieri) rischiano di portare ad una guerra senza fine, una guerra dove gli episodi di efferata crudeltà sono destinati a moltiplicarsi all’infinito.

L’orrenda carneficina di Adra, infatti, è solo l’episodio più spaventoso di una lunga serie di violenze operate dai gruppi islamisti che combattono il Governo siriano, violenze che negli ultimi mesi sembrano aver preso sempre più di mira le minoranze cristiane e quella alauita. Nel villaggio di Saddad sono stati uccisi e mutilati ottanta cristiani, le suore rapite a Maaloula non sono più state liberate, colpi di mortaio cadono quotidianamente davanti alle scuole ed alle chiese uccidendo, ferendo e mutilando… Di fronte a questa inumana violenza che va al di là della inevitabile durezza che accompagna ogni guerra si impone almeno una riflessione.

Quei guerriglieri che torturano, mutilano, rapiscono e uccidono ci sono stati presentati per anni come i difensori della democrazia contro un regime sanguinario e tirannico. Addirittura siamo stati sul punto, nello scorso mese di agosto, di scendere in guerra al loro fianco, fermati solo da un voto del Parlamento britannico e dall’atteggiamento durissimo della Russia. Ora molti cominciano a capire che favorire la loro vittoria vorrebbe dire trasformare l’intera Siria in un grande campo di tortura e di morte. Qualcuno riesce ad immaginare cosa succederebbe ad esempio se Damasco cadesse nelle mani dei salafiti? Cosa ne sarebbe delle decine di migliaia di Cristiani, Alauiti e Drusi che vi abitano? Cosa avverrebbe delle migliaia di dipendenti pubblici, visto che la sola carica di infermiere o portalettere conduce alla decapitazione?

È doveroso quindi porre oggi con chiarezza una domanda: i responsabili della politica internazionale (da Obama alla Clinton, da Hollande a Cameron, da Erdogan a Terzi di Santagata) conoscevano o no la natura fanatica e sanguinaria delle bande islamiste che fin dall’inizio sono state la componente più significativa della rivolta in Siria? Se la risposta è affermativa molte persone in occidente devono prendere atto di essere governate da soggetti di un tale disgustoso cinismo da accettare, pur di conseguire loro non ben decifrati obbiettivi, di consegnare un popolo intero nelle mani di sanguinari assassini come i cannibali di Al Nusra e alleati. Se la risposta è negativa le medesime persone devono prendere atto di essere governate da babbei. Non so quale prospettiva sia più inquietante.

 

1) Non preoccupatevi se non avete visto questa notizia sui media. E’ solo il segno di quanto siano attendibili e completi nell’informazione.

2) Una televisione russa ha trasmesso le immagini orrende dei loro corpicini semi carbonizzati. Sono stato a lungo tentato di mettere in testa all’articolo una di queste fotografie. Ho deciso di non farlo, non per un riguardo allo stomaco dei nostri lettori – che anzi è bene vedano cosa si intende quando si parla di orrore -, ma per una forma di rispetto verso quelle creature.

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