Lettera da un Ayatollah in carcere

10 gennaio 2014 10:09 12 comments

Di Giulio Terzi

4 gennaio 2014

facebook.com/ambasciatoregiulioterzi

Un’intelligente e attenta conoscitrice della realtà Iraniana mi ha fatto pervenire la lettera – che più fonti paiono confermare come autentica – dell’Ayatollah Ali Kazemeini Boroujerdi, incarcerato dal 2006, condannato prima a morte e poi – sospesa l’esecuzione – internato insieme a molti altri prigionieri e dissidenti politici nel carcere di Evin. Un Ayatollah in carcere? Cerchiamo di capire perché…

Come molte altre drammatiche vicende che riguardano iraniani incarcerati, torturati o giustiziati perché oppositori del regime o anche solo attivisti di minoranze religiose o etniche (Bahaj, Kurdi, etc), la sua storia dice infinitamente di più di quanto rivelino le pur agghiaccianti statistiche sulle decine di migliaia di oppositori arrestati negli ultimi anni e sulle centinaia di giustiziati negli ultimi mesi anche dopo l’insediamento di Rouhani. Qual è il Suo crimine? L’Ayatollah Kazemeini Boroujerdi è accusato di sostenere un’interpretazione della fede sciita che distingue nettamente il potere religioso da quello politico…(!).

La stretta aderenza all’insegnamento del Profeta è infatti a suo giudizio incompatibile con la “politicizzazione della religione” e con il suo “sfruttamento” da parte di un gruppo di potere: quindi la “leadership politica del Clero” (Velayat-e Faqui, nella formula usata da Komehini) è “illegittima”, mentre la tolleranza, la compassione e l’assenza di condizionamenti verso altre fedi sono – nella visione di quest’Ayatollah formatosi alla Scuola di Qom – principi cardine irrinunciabili dell’Islam. A Suo modo “rivoluzionario” come messaggio, non trovate…?

Ci sono cambiamenti in corso in Iran? Per molti, la vera natura del regime teocratico iraniano non si è assolutamente modificata, e la “charme diplomacy2 risponde unicamente a un obiettivo tattico, quello di prendere ancora tempo sul nucleare rinegoziando nel frattempo il muro di sanzioni e di isolamento che ha messo in ginocchio l’economia del Paese; per altri, lo scenario attuale è frutto di un lavoro instancabile e sotto traccia delle Diplomazie, in primis di quella Americana e del Presidente Obama, e sul versante iraniano saremmo dinnanzi all’evoluzione del regime in senso moderato e più consapevole dei benefici derivanti da una maggior apertura verso l’occidente.

Foss’anche così, la “linea riformista” di Rouhani poggia sulla Sua capacità di contrastare efficacemente le “forze oscure” esistenti nel Paese che traggono potere e benefici economici dalle sanzioni che consentono lucrosi traffici sul mercato nero, dal sostegno a milizie sciite in Libano, Siria e Iraq, dalla propaganda antioccidentale e dall’odio antisemita: ne fa un interessante cenno lo stesso Presidente iraniano nel lungo articolo pubblicato alla vigilia di Natale dal quotidiano La Stampa.

Quale che sia la verità, in Iran vi sono forze – ad esempio il corpo dei Pasdaran (IRGC) – impegnate tutt’oggi a reprimere il dissenso con l’incarcerazione, le esecuzioni capitali, a censurare dissidenza e pluralismo politico, libertà religiosa e di credo, parità di genere, e a combattere l’omosessualità con la tortura. Una grande cultura e una vibrante società civile come quella iraniana composta soprattutto da giovani, contiene tutti i presupposti per l’affermazione di uno Stato di Diritto dove non abbiano più spazio questi abusi, e noi Europei dovremmo porre questo obiettivo al centro del ritrovato rapporto politico con Teheran, perché solo un Iran che cambi rotta sui diritti umani potrà diventare un partner affidabile per l’Occidente: la nostra Diplomazia in particolare ha il compito di porre queste questioni al primo punto dell’agenda iraniana, con molta maggior decisione e meno “timidezza” e sudditanza di quanto fatto fino ad oggi, anche recentemente…

Vi sono abusi in Iran, ma vi sono anche storie – come quella dell’ dell’Ayatollah Ali Kazemeini Boroujerdi, disponibile a pagare con il carcere le proprie idee senza rinegoziarle – che dimostrano come nel mondo islamico – sia sciita che sunnita – esistano voci anche autorevoli che predicano principi della vera democrazia come tutt’altro che incompatibili con la cultura e la tradizione islamica, ed è forse questo il più interessante elemento di novità da cogliere…

Leggiamo una traduzione in lingua italiana del Suo appello e richiesta di aiuto…

“Porgo i miei saluti a tutti i cristiani di tutto il mondo nell’occasione della nascita del Profeta Gesù Cristo, e i migliori auguri per l’inizio del nuovo anno.
Cristo è il grande spirito divino, Maestro di moralità e di umanità le cui tradizioni tanto hanno contribuito alla crescita della coscienza e virtù dell’umanità, spazzando via la corruzione e la ferocia dell’animo umano, e ha adornato lo specchio della storia con la bellezza divina. Quando basata sugli insegnamenti cristiani, la politica diviene la corretta gestione delle grandi questioni dell’umanità e degli affari più concreti. La spiritualità, la santità e la dignità dell’Essere sono esse a indicare la vera strada. Confondere le due cose, spiritualità e politica, genera conflitti e offusca il vero splendore della spiritualità.

Come i fatti dimostrano, la politica non può essere posta in un contesto religioso. Se un governo viene eretto o creato sulla base della politica insieme alla religione, influenzerà tutte le cose di sua pertinenza e sacrificherà leggi spirituali all’interesse politico. Il controllo delle cose mondane da parte della Chiesa – com’è stato nel periodo del Medio Evo con la creazione dell’Impero Ottomano – porta a screditare il nome di Dio, allontanando le persone dalla verità divina creando i presupposti per una visione negativa della fede. Ora, anche noi siamo prigionieri di un sovrano terreno che si considera il sostituto del Signore e si permette di commettere ogni reato e peccato, considerando il popolo iraniano niente di più che insetti, nei confronti dei quali ogni tirannia è legittima e giustificata.

Vorrei estendere a Voi i miei migliori auguri per un nuovo anno, miei compatrioti Cristiani, così come alle mie sorelle e fratelli Cristiani di tutto il mondo, e vorrei esprimere la profondità del mio rispetto e tributo. Perciò faccio appello a tutte le persone in tutta la comunità globale nella cui coscienza irradia l’amore di Cristo, a dare una mano a questo umile uomo che ha trascorso otto anni in prigionia, e che ha sacrificato la propria giovinezza, salute, futuro, famiglia, al fine di resistere alla presenza di un Islam.

Sono stato privato di assistenza legale e cure mediche e ora chiedo l’attenzione e l’assistenza di organizzazioni, gruppi per i diritti umani e paesi a maggioranza cristiana, perché le mie suppliche siano ascoltate, e si eviti che questo regime assassino mi soffochi definitivamente”.

Seyyed Hossein Kazemeini-Boroujerdi
Evin Prison, Tehran, Iran
December 2013

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