Eppure in Italia i pastori sono in fuga dal gregge

15 gennaio 2014 02:27 3 comments

Di Stefano Fontana

10 Gennaio 2014

lanuovabq.it

Vorrei inserirmi anch’io nel dibattito suscitato dalla lettera di Mario Palmaro e dalla risposta di Riccardo Cascioli pubblicate su La Nuova BQ. Lo faccio intervenendo su un solo punto dei tanti sollevati.
Effettivamente davanti all’emergenza in atto sul fronte della famiglia ci si pongono molte domande, riguardanti anche l’atteggiamento dei pastori della Chiesa italiana. Troppo evidente è la glaciale gravità della situazione e i silenzi, oppure i giochi di parole, oppure le divagazioni di tanti. Non perché debbano essere sempre i vescovi a dare il “là”, ma perché i laici hanno bisogno di conferme. Non di ricette operative, quelle sanno trovarle da soli, ma di conferme dottrinali. A questo servono i pastori. Oggi nel mondo cattolico si sono aperte mille fessure dottrinali su questi argomenti e ognuno va per la sua strada.

Quello che era stato detto nella “Nota a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto” il 28 marzo 2007, o quanto insegnato da Benedetto XVI fino al discorso alla Curia Romana del 21 dicembre 2012 (non un secolo fa) non valgono più?

E se non valgono più perché nessuno ce l’ha detto?

E se valgono ancora non è il caso di ribadirlo?

Sono domande sincere che sorgono nell’animo di fedeli docili alla Chiesa, che però gli occhi li tengono aperti, che hanno una speranza vivificata dalla vita sacramentale che li sostiene nelle incertezze, ma che sanno anche usare realisticamente della loro ragione.

Prendiamo la legge Scalfarotto in discussione al Senato. È evidente che con la scusa di non discriminare, quella legge finisce per parificare omosessualità ed eterosessualità, ossia finisce per convalidare la cosiddetta ideologia del genere. Già adesso nelle scuole – complici la strategia dell’UNAR e la rete Ready – si presentano tutti i vari orientamenti sessuali, vengono cambiati i libri di testo, si educano le menti degli insegnanti e l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), in virtù della non discriminazione, impartisce direttive abominevoli sull’educazione sessuale fin da bambini.

Prendiamo le Unioni Civili, di cui si riparla dopo la proposta di Renzi. In ogni Paese in cui sono state approvate, si sono subito trasformate nel matrimonio omosessuale. Stupiscono le diffuse posizioni cattoliche che sono disposte ad accettare le Unioni Civili se chieste non in nome dell’omosessualità ma dei diritti individuali. Non esistono associazioni di conviventi eterosessuali che rivendichino il loro riconoscimento. I conviventi di fatto non vogliono sposarsi. Altrimenti si sposerebbero. Le Unioni Civili sono fatte su misura delle coppie omosessuali. Ma l’omosessualità non può essere considerata normale dallo Stato. Né si tratta solo di diritti, in quanto i diritti individuali possono essere soddisfatti dal diritto individuale. In gran parte già lo sono. Lo scopo delle Unioni Civili è di costituire l’anticamera per il matrimonio omosessuale e la sua parificazione alla famiglia naturale.

Questo è però un fatto gravissimo, una rivoluzione epocale davanti a cui solo l’ignoranza del problema può scusare le omissioni. Un fatto gravissimo non tanto dal punto di vista morale, di cui si occuperà ogni singola coscienza, ma dal punto di vista della costruzione della comunità: la società rifiuta la sua origine, ossia la famiglia, e si concepisce come una somma di individui. Nella coppia omosessuale non c’è complementarietà né apertura alla vita. Senza la famiglia la società finisce.

Il riconoscimento del matrimonio omosessuale apre la porta all’abominevole mercato dell’utero in affitto, alle adozioni gay dove i bambini vedranno baciarsi i loro genitori omo e mancheranno di una delle due figure fondamentali per la loro crescita, alla riforma del diritto di famiglia, alla riforma del diritto amministrativo… in pratica allo stravolgimento di tutta la nostra società, ormai dimentica della natura umana.

La società si congederebbe così definitivamente dalla natura e si concepirebbe solo come una costruzione artificiale fatta in base ai desideri individuali o ai diritti soggettivi, senza più essere debitrice di un progetto che la precede e la fonda. Da questo tipo di società la religione cristiana sarebbe incapace di farsi capire: togliete alla dottrina cattolica le parole Padre, Madre, Figlio e Famiglia e diventa afasica.

La situazione è drammatica, non c’è dubbio. Qualche deputato in parlamento si impegna. Le Sentinelle in Piedi si fanno vedere. Ma è evidente la distonia tra questa gravità e i silenzi dei vescovi, l’assenza di mobilitazione dei settimanali diocesani e della stampa cattolica, il tergiversare su tante questioni importanti sì ma troppo care al mondo perché possano essere quelle decisive, la paura di parlarne per non avere contestazioni, l’assenza dei grandi movimenti ufficiali che sembrano più interessati a cavillare in cerca dell’onorevole compromesso più che a dire le cose come stanno. Il popolo cattolico non è nemmeno informato che a scuola ai ragazzini ormai dicono apertamente che il coito è di due tipi… per non discriminare, naturalmente.

Se manifesti questi sentimenti ti viene però detto che Papa Francesco ha affermato di non usare “bastonate da inquisitore, di condanna”. Certamente Papa Francesco non voleva dire che il rispetto dovuto a tutti contrasta con la lotta per delle leggi giuste. Anche lui ha parlato e parla di “custodia del creato”. Le Sentinelle in Piedi non condannano nessuno: non parlano neanche. Però ci sono. E lottano. Nella Nota del 2007 dei vescovi italiani sul riconoscimento giuridico delle coppie di fatto non c’erano “bastonate da inquisitore”, ma una sobria, cordiale, ragionevole, precisa riproposizione della dottrina.

Come mai davanti all’attuale emergenza – indice di gravità che un comunicato dell’Osservatorio Van Thuân ha aumentato ad “allarme” – non si dice niente e si fa poco?

Come mai chi fa qualcosa lo fa quasi alla chetichella?

Quando la fede – come ben chiarisce la Lumen Fidei di Papa Francesco –, tramite la sua dottrina, ricorda alla ragione ubriacata la verità, a cui avrebbe dovuto attenersi se fosse rimasta sobria, non usa nessuna “bastonata da inquisitore”, ma semplicemente le offre il suo cordiale, ragionevole – anche se deciso – aiuto. Quando la fede dovesse abbandonare questa sua funzione, sarebbe segno che è in crisi e che si è rassegnata a consegnare l’uomo a chi usa veramente il bastone.

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