Giustizia, pilastro della pace

23 gennaio 2014 09:31 3 comments

Di S.E. Mons. GianCarlo Maria Bregantini

Campobasso, 14 gennaio 2014

Scuola di Formazione Socio-Politica Beato G. Toniolo

Nel cammino di riflessione sulle problematiche sollevate dalla storia complessa che viviamo, già Paolo VI, nella sua celebre Octogesima Adveniens, del 14 maggio 1971, suggeriva il metodo del LABORATORIO, per poter incidere nella realtà locale, applicando così al particolare la forza e la bellezza dei grandi principi della dottrina sociale della Chiesa: “Di fronte a situazioni tanto diverse, ci è difficile pronunciare una parla unica e proporre una soluzione di valore universale. Del resto, non è questa la nostra ambizione e neppure la nostra missione. Spetta alle comunità cristiane analizzare obiettivamente la situazione del loro paese” (n.4). Suddivideremo così questo incontro su due livelli: lo studio di quanto la Dottrina sociale della Chiesa (D.S.C.) ci insegna intorno alla GIUSTIZIA, come pilastro per la pace, raccogliendo così quanto ci è stato detto sulla Lume Fidei; e rifletteremo insieme, con tutti i presenti, che hanno accolto questo invito, su come noi, oggi, qui, in Molise, siamo capaci di applicare la giustizia, come pilastro per la pace. Per questo, sceglieremo alcuni testi della D.S.C.. Altri, avremo la gioia di riprenderli lungo questa scuola di formazione socio-politica, che il Signore ci dà la grazia di continuare, tramite un gruppo tenace di laici, che lo stanno portando avanti, d’intesa con la Scuola diocesana di Teologia, accompagnati dai nostri presbiteri e diaconi.

 

Una pagina sconcertante di vangelo

E’ opportuno partire da un sconcertante brano di vangelo, per cogliere realmente il concetto biblico fondativo di GIUSTIZIA. E’ il testo di Matteo 20,1-16: la parabola degli operari, chiamati ad ore diverse, ma poi ricompensati con lo stesso unico denaro, suscitando così l’invidia dei primi, che tanto hanno faticato sotto il sole per tutto il giorno. Protestano. Con giustizia? Il padrone è stato ingiusto? Eppure ha pagato con esattezza, anche i primi, poiché con loro ha concordato un denaro al giorno. Ma ai secondi, non paga, ma regala. Va oltre la misura. I primi infatti ragionano secondo il concetto rigido di quantità. Il padrone, invece, pensa secondo il suo cuore, poiché lui è buono. Va oltre, non si sente stretto dalla quantità, ma ama in qualità. Certo, non rispetta certe regole matematiche. Ma si sente guidato dalla logica del cuore. E’ brutto vedere mormorare chi ha avuto secondo giustizia, secondo quanto ha pattuito ed ha poi ricevuto correttamente. Mormora, non perché il padrone va contro giustizia, ma perché nel suo cuore si è innestata la serpe dell’invidia, che cancella il bene fatto ad altri ed a sé. E’ il perenne contrato tra il merito e la grazia. Gesù chiarirà molte altre volte che il Padre non è legato al merito. Ma è spinto solo dal suo cuore. Per cui, la pioggia ed il sole non la dona secondo giustizia. Ma secondo la sua infinita misericordia. Scende la pioggia anche sul campo di chi non va in chiesa. Né il sole lo dona solo a chi lo ha pagato. Ma anche si cattivi. Non solo ai buoni o ai giusti! Così fa una mamma: se ha dieci figli, non divide la torta in dieci fette uguali. Ma sa dare a ciascuno secondo il suo bisogno. Di più, ha chi ha lavorato di più! Con tenerezza, al più piccolo.

 

La Pacem in terris

Papa Giovanni intuisce (Pacem in terris, n. 18) che la pace si fonda su quattro pilasti: verità, giustizia, carità e libertà. Tutti indispensabili. Intrecciati tra di loro. Quanto alla giustizia, la definisce secondo giustizia. Quasi a dirci che è una linea da proporre sempre, con fiducia. Camminando con linearità lungo questo sentiero, secondo giustizia. E’ basata su due forze: rispetto dei diritti ed adempimento dei doveri (che è la prima parte dell’enciclica). E’ l’impostazione di tutto il testo. Ma è anche per noi, la forza di questo corso annuale. Mai separare un pilastro dall’altro. Vanno sempre intrecciati ed uniti, pur in una concreta distinzione. E’ poi preziosa la successiva (n. l9) distinzione dei piani, che il papa compie, con acutezza. Sono in fondo i cinque piani della Casa Sociale, proposti dal Toniolo, da noi presentati nella campagna elettorale della primavera scorsa: la spiritualità fonda nella luce del vero; l’etica verifica, nell’impulso e richiamo al bene morale; la cultura, che vivifica e orienta; la politica organizza e la economia concretizza, con tutti gli altri elementi esteriori in cui si articola e si esprime la convivenza nel suo evolversi incessante. Ci chiediamo: siamo capaci di agire secondo questo concetto evangelico di giustizia? Che va oltre il merito? Sentiamo preziosi tutti i quattro pilasti della pace? Li sappiamo intrecciare? E la casa sociale in Molise, come la costruiamo? Quanto ai rapporti tra STATI, nella terza parte dell’enciclica, il papa Giovanni traccia tre linee di operatività: • Riconoscere la dignità di persone nel cuore dell’altro. Cioè il TU. • Non deve essere danneggiato nessuno e nessun stato • I contrasti eventuali e le controversie non vanno superati con la forza, né con la frode né con l’inganno. Ma con tre doni importantissimi: la reciproca comprensione, una valutazione serenamente obiettiva e l’equa composizione.

 

DEUS CARITAS EST di papa Benedetto XVI

E’ un testo mirabile, preciso, esatto, secondo la chiarezza tipica di papa Benedetto. Insiste su un duplice elemento: cosa è la giustizia? E come la si costruisce?

a) La Giustizia è il compito diretto della Politica, il suo “compito centrale”. Altrimenti, la società sarebbe “una banda di ladroni”, come la descriveva sant’Agostino. Cosi, è meravigliosa questa duplice definizione: – la Giustizia è lo scopo, la misura e l’ordine della politica – la Politica è la giustizia esercitata!
Tra giustizia e politica si crea così un intreccio inscindibile! Perciò: non c’è politica senza giustizia e non c’è giustizia che non possa diventare misura della politica. Qui, sta il nostro quotidiano impegno e forza! Qui, siamo misurati come laici: intrecciare la giustizia con la politica. Senza mitizzare e senza spezzare. Ma innestare, con saggezza e sano realismo!

b) COME realizzare la Giustizia? Come rendere lo stato giusto? E’ il compito non della fede, in modo diretto, ma della RAGIONE! E’ la famosa distinzione che la storia ci ha suggellato: “date a Cesare ciò che è di Cesare ed a Dio ciò che è di Dio”. (Mt 22,21).

E’ una distinzione serena e rasserenante. Perché non crea impicci, legami di sudditanza o di dominio. E’ invece importante cogliere come i due ambiti siano e possano intrecciarsi: “le due sfere sono distinte, ma sempre in relazione reciproca”. (n. 28). Ragione e fede, allora, hanno lo stesso obiettivo: rendere giusta la società, fondarla sulla giustizia, come pilastro che la sostiene e la regge, anche davanti ai terremoti della storia. Di fatto, però, la ragione spesso subisce un triste “accecamento etico”. La causa è il predominio dell’interesse e del potere. La ragione, cosi accecata, non vede bene, non coglie il giusto. Non costruisce cosi una società equa.

Qui, proprio qui, si innesta il compito della D.S.C., che parte dalla FEDE. “Fede e ragione si toccano”, proprio nella giustizia. La Fede infatti compie due servizi preziosi, anche nei confronti della Ragione. E quindi della società: – apre a nuovi orizzonti e schiude nuove finestre; – purifica la ragione stessa, poiché la libera da quell’accecamento che la rende miope, cioè dall’interesse e dal potere. Parte infatti non da prospettive umane, ma dal cuore stesso di Dio. Questa è la perenne forza della fede. Perciò è capace di PURIFICARE la ragione, che, con questo intreccio, sereno e rispettoso, con la luce della fede, svolge meglio il suo compito, poiché liberata dal potere e dall’interesse.

Solo cosi la legge dell’Amore, che nasce come frutto di questo sguardo di fede, libera dall’invidia verso il denaro altrui! Si coglie perciò la prospettiva concretissima del nostro essere nel mondo, come laici, impegnati a costruire una società giusta. Non si tratta di imporre, ma di saper argomentare con motivazioni serie, fondate, tramite la D.S.C. che attua la visione di fede. • La fede, cosi, illumina. • La dottrina sociale raccoglie ed incarna, nel vitale tessuto sociale del nostro vivere. • La ragione si incontra con essa; poiché la D.S.C. argomenta. Rispetta la sfera politica, ma si interroga ed interroga. Argomenta con criteri di diritto naturale, “cioè a partire da ciò che è conforme alla natura dl ogni essere umano”. Ma sa “che non è compito della chiesa far essa stessa valere politicamente questa dottrina: essa vuole servire la formazione della coscienza nella politica e contribuire affinché cresca la percezione delle vere esigenze della giustizia e, insieme, la disponibilità ad agire in base ad esse, anche quando ciò contrastasse con situazioni di interesse personale”.

E’ l’esempio diretto dl Tommaso Moro, il santo patrono dei politici! Questo santo, schiacciato dal potere e dall’interesse corrotto di re Enrico VIII, non cede. Anzi, in carcere, sotto la prova di una famiglia di 4 figlie lasciate sole, sfrattate in malo modo dalla loro bella casa e finite sul lastrico per la resistenza del loro padre, Tommaso non cede e muore sul patibolo, pronunciando la celebre frase: “ho sempre servito Dio ed il re. Ma ho servito Dio prima del re!”. In quel prima, c’è tutta la forza della D.S.C.

Da qui, il ruolo della Chiesa: – no a battaglie politiche dirette; – non al mettersi al posto dello Stato; – Sì invece all’impegno nella lotta per la giustizia, con la forza dell’esempio dei santi e la chiarezza delle argomentazioni. Per cui, con un’affermazione solenne, sia papa Benedetto che papa Francesco, affermano che “Non deve perciò restare ai margini della lotta per la giustizia”. Lo dice il n. 28 e lo ripete papa Francesco nella sua Evangelii Gaudium. Anzi, aggiunge papa Benedetto: “Deve invece inserirsi in essa, per la via dell’argomentazione razionale e deve risvegliare le forze spirituali, senza le quali la giustizia, che sempre richiede anche rinunce, non può affermarsi né prosperare. La società giusta non può essere opera della chiesa, ma deve essere realizzata dalla politica. Tuttavia l’adoperarsi per la giustizia, lavorando per l’apertura dell’intelligenza e della volontà alle esigenze del bene la interessa profondamente”.

Con una precisazione finale, perfetta nella sua logica ma anche rassicurante: non basterà mai la sola giustizia. Dovrà sempre essere intessuta ed animata dall’AMORE. Per questo, dice un proverbio, espressivo: “il pane, dato senza amore, non sazia!”. Perché l’uomo non vive di solo pane. (cfr. Mt 4,4).

(Dagli appunti di Ylenia Fiorenza).

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