Rasputin e la prima guerra mondiale

19 marzo 2014 13:25 11 comments

Di Vittorio Messori

Il Timone  - Febbraio 2013

iltimone.org

La Rai, in queste settimane, ha mandato in onda un lungo servizio su Grigory Rasputin, il monaco russo avvolto da un alone di mistero e attorno al quale si è creata una tenace “leggenda nera”. Ma chi pratica la storia sa che questa non è mai in bianco e in nero, bensì sempre in grigio. Nel senso che nessuno è mai sino in fondo il “cattivo” e nessuno è mai interamente “il buono”. Qui, più che mai, sbaglia chi voglia praticare l’aut-aut, alla maniera – ad esempio – di tanto cinema americano, per il quale c’è una barriera tra “angeli del bene” e “angeli del male”.

Anche Rasputin ha diritto alla giustizia: è per questo che qui vi accenniamo Per alcuni aspetti, documenti irrefutabili ci dicono che fu davvero un avventuriero, che la sua religiosità allucinata spesso lasciava il campo al vizio, che è difficile distinguere in lui tra l’asceta e il libertino, tra l’umile monaco e l’assetato di potere. Eppure, eppure: se quanto cercò di fare Rasputin fosse riuscito, la storia sarebbe cambiata. E certamente in meglio.

Vediamo. La prima guerra mondiale, come si sa, ebbe inizio perché l’Austria, dopo l’attentato di Sarajevo, inviò un ultimatum alla Serbia, sospettata di armare e proteggere i terroristi panslavisti. Le condizioni imposte dall’ultimatum erano umilianti e a fianco dei Serbi si schierò il potente alleato, la Russia, che non voleva che un popolo fratello fosse ancora una volta angariato dagli austriaci. In pochi giorni, gli sforzi della diplomazia furono vanificati e la guerra divenne inevitabile. Ma quale guerra? Quella generale, per sventura, non quella locale, quella, cioè, limitata tra l’Impero Austro-Ungarico e la Serbia con accanto la Russia.

Rasputin che, come si sa, viveva alla Corte di San Pietroburgo, dove era ascoltatissimo dallo Zar e dalla Zarina, era per la pace e fece appello ai suoi presunti (o veri?) poteri profetici. Con una febbrile pressione sull’Imperatore, narrandogli sogni terribili sulla sorte che attendeva la Casa regnante in caso di conflitto, riuscì almeno ad ottenere che la mobilitazione russa non fosse generale ma limitata alle regioni confinanti con l’Austria-Ungheria. L’ordine dello Zar in tal senso fu subito trasmesso al ministro della guerra, Suchomnilov, ma questi si astenne nascostamente di dargli seguito e, così, tutta l’immensa Russia fu mobilitata, compresa quella che confinava con la Germania. E anche a questa fu dichiarata guerra. Così, il conflitto divenne prima paneuropeo e poi mondiale. Il fatto è provato anche dal processo per tradimento intentato poi al ministro che, condannato alla fucilazione, fu salvato in extremis dallo scoppio della rivoluzione che alla fine porterà alla dittatura dei Soviet.

Cerchiamo di spiegare l’intreccio fatale. La guerra generale scoppiò in quanto da decenni lo Stato Maggiore prussiano andava perfezionando un suo piano visto che, in caso di guerra, la Germania avrebbe dovuto combattere su due fronti. A Oriente la Russia, a Occidente la sua alleata, la Francia. Ora: i tedeschi erano certi di potere sconfiggere le due potenze, purché in fasi successive, una dopo l’altra, ma erano consapevoli di non essere in grado di affrontarle in contemporanea. Dunque, i Gerarchi militari di Berlino avevano elaborato il celebre “piano von Schlieffen”, dal nome del capo del Grande Stato Maggiore di Berlino. In caso di guerra generale si doveva mettere al più presto al tappeto la Francia, con una offensiva possente che, passando dal Belgio neutrale, in poche settimane giungesse a Parigi. Dopodiché, le truppe germaniche, vittoriose a Ovest, sarebbero passate immediatamente a Est e avrebbero pensato a fronteggiare la Russia. Mentre il grosso dei prussiani affondava la Francia, al confine con l’impero dello Zar sarebbe bastato tenere un velo di truppe: in effetti, la mobilitazione russa era lenta, a causa della vastità del suo territorio e della disorganizzazione dei servizi. C’era dunque un po’ di tempo ma bisognava comunque affrettarsi.

I servizi segreti francesi, che conoscevano le linee generali del piano von Schlieffen, fecero fortissima pressione (pare anche con grosse somme di denaro) su Suchomnilov perché ignorasse l’ordine dello Zar di limitare la guerra all’Austria-Ungheria e ottennero da lui la dichiarazione di guerra anche alla Germania e una accelerazione della mobilitazione generale. A quel punto, i Tedeschi si trovarono prigionieri del loro piano: non c’era un momento da perdere, bisognava scatenare immediatamente l’offensiva per mettere la Francia fuori combattimento, il pericolo russo minacciava la frontiera orientale. E così, l’Europa cadde nell’abisso, precipitò nella “inutile strage” della guerra più mortifera della storia.

Che cosa sarebbe successo se si fosse fatto come pretendeva Rasputin e come era riuscito ad ottenere dallo Zar, premendo su di lui anche con sogni, profezie, avvertimenti apocalittici con motivazioni religiose?

Se la guerra (come raccomandava il monaco) fosse stata solo tra Vienna e San Pietroburgo, per quanto è umanamente prevedibile l’Impero austroungarico avrebbe rapidamente battuto la Russia, disorganizzata e priva di una industria moderna e, dopo qualche battaglia, alla maniera ottocentesca si sarebbe giunti a un armistizio e l’Europa avrebbe potuto riprendere la sua marcia pacifica. Non era successo così nello scontro del 1870 tra Berlino e Parigi? Non sentendosi minacciata, non avendo ricevuto dichiarazione di guerra, la Germania non sarebbe stata costretta ad affrontare al più presto la Francia, in una corsa contro il tempo, causando così anche l’ingresso nella guerra della Gran Bretagna che diceva di voler punire l’invasione del Belgio neutrale. Ma questo fu invaso perché i tedeschi avevano un bisogno vitale di fare in fretta, sentendosi alle spalle il respiro minaccioso di una Russia che mobilitava a tappe forzate.

Due anni dopo, Rasputin fu ucciso (e in un modo orribile, unendo veleni e pistole) proprio per questo suo pacifismo.

Nel 1916 la guerra stagnava nelle trincee, con perdite altissime non solo per il fuoco ma anche per le malattie e i disagi, la Russia era affamata ed esausta e gli Imperi Centrali non se la passavano meglio, avrebbero volentieri chiuso quel fronte, con un armistizio con condizioni ragionevoli per entrambi. Il monaco, allora, ritornò alla carica perché si firmasse una pace di compromesso e ottenne dalla Zarina (il marito era al fronte) che alla guida del governo fosse chiamato un politico notoriamente pacifista, Sturmer. Ancora una volta, i servizi segreti francese e inglese intervennero con altrettante decisioni: l’Intesa non poteva fare a meno della “carne da cannone” russa. Così, Sturmer fu defenestrato e Rasputin assassinato, in un complotto organizzato dallo spionaggio degli alleati.

Insomma, come sempre il giudizio va lasciato a Dio e Lui soltanto avrà saputo che fare del tenebroso monaco-veggente. Lo storico, però, non ha dubbi: quali che fossero le intenzioni di Rasputin, ciò che cercò di ottenere, salvando la pace o almeno limitando la guerra, avrebbe salvato molte milioni di giovani vite.

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