Igino Giordani ricordato a Roma

22 maggio 2014 14:56 30 comments

Di Omar Ebrahime

15 maggio 2014

recensioni-storia.it

A trentaquattro anni dalla sua morte sono state ricordate nei giorni scorsi a Roma la vita e l’opera di Igino Giordani (1894-1980), giornalista e scrittore, a lungo direttore della Biblioteca Apostolica Vaticana, poi membro dell’Assemblea Costituente e parlamentare alla Camera dei Deputati nella prima legislatura repubblicana (1948-1953) e quindi co-fondatore del movimento dei Focolari di Chiara Lubich (1920-2008). Occasione è stata la presentazione della biografia del sociologo Tommaso Sorgi pubblicata per Città Nuova, che offre un profilo dettagliato di Giordani a partire dalle testimonianze dirette di chi lo conobbe e lo frequentò a lungo (cfr. T. SORGI, Igino Giordani. Storia dell’uomo che divenne Foco, Città Nuova, Roma 2014, Pagg. 520, Euro 28,00).

La serata, ospitata dal Collegio Capranica, è stata moderata dal professor Alberto Lo Presti, docente di Dottrina sociale presso l’istituto universitario Sophia di Loppiano (nonché attuale direttore del Centro Studi di Rocca di Papa intitolato a Giordani stesso) e ha visto la partecipazione di Rosa Russo Iervolino (storica esponente della Democrazia Cristiana, già Ministro dell’Interno, da ultimo Sindaco di Napoli in quota PD) e il professor Rocco Pezzimenti, docente di storia del pensiero politico italiano presso l’università LUMSA di Roma.

La prima a prendere la parola è stata proprio Iervolino che ha ricordato i suoi primi anni di formazione a Roma quando, frequentando la Biblioteca della Camera per delle ricerche sulla tesi di laurea in giurisprudenza, s’imbattè appunto in Giordani che vi prestava allora servizio in qualità di consulente. Tra i due nacque così una sincera amicizia che avrà dei riflessi importanti anche sulle scelte future della giovane studentessa che, proprio in seguito alla frequentazione di Giordani, opterà successivamente per approfondire i campi di studio relativi alla condizione professionale della donna nella società e al lavoro dei minori, allora quasi pionieristici. Lo stesso debutto nell’attività politica (dove poi farà carriera, con vari incarichi, anche prestigiosi, sempre all’interno dello schieramento democratico-cristiano) avverrà proprio su questo versante.

Da parte sua, il professor Pezzimenti ha invece ricordato il Giordani-studioso e il cultore dei grandi scrittori europei contemporanei pressoché sconosciuti in Italia, a partire da Gilbert Keith Chesterton, l’indimenticabile inventore di padre Brown – oltre che di una delle forme in assoluto più riuscite di apologetica del secolo scorso – che cercò di far conoscere come poté, per lo più inascoltato. Secondo Pezzimenti, tra l’altro, fra i due vi era anche una singolare assonanza caratteriale e di personalità umana, oltre che di idee. Entrambi erano infatti uomini di spirito – fini umoristi – e di straordinaria affabilità, che trovavano nell’incontro cordiale con il prossimo il modo migliore per trasmettere il messaggio del Vangelo e della chiamata alla conversione.

Dal punto di vista della produzione spirituale, Pezzimenti ha richiamato poi il successo di vendite che ebbe al tempo il Gesù di Nazaret (1951) di Giordani, che fu considerato alla stregua di quello di Giuseppe Ricciotti. Quindi va ricordato anche il Giordani politico: colui cioè che contribuì a portare nel dibattito pubblico un’attenzione notevole per dei temi (come le garanzie del Welfare State, piuttosto che lo stato dell’elettorato femminile) che al tempo non erano ancora presenti nell’agenda programmatica di nessun partito in Parlamento.

E proprio sulla politica si è registrata una certa differenza di vedute tra i due ospiti della serata, se si vuole anche molto attuale. Sul finire del suo intervento, infatti, Pezzimenti ha osservato che l’Europa di oggi (come organizzazione sovranazionale di Stati), vista l’evoluzione in senso tecnocratico che ha avuto, probabilmente non sarebbe piaciuta a Giordani e che il messaggio delle origini del progetto post-bellico a cui diedero avvio Schuman, Adenauer e De Gasperi (tre cattolici) era in realtà molto diverso.

Iervolino ha ribattuto che, a suo avviso, il panorama generale invece è ancora tutto sommato positivo, soprattutto se si considera che da quando c’è il Parlamento Europeo – 1979 – il nostro Continente “non ha conosciuto guerre” e sono diminuiti i legami dei popoli verso le singole Patrie, in passato spesso causa di dispute accese e rivalità aspre e altamente conflittuali: oggi ci sentiamo tutti più europei e siamo meno sospettosi delle provenienze altrui. Questo, però, se pure è vero, non diminuisce affatto le criticità del processo di gestione e d’integrazione in quanto tali e soprattutto pare oggi non convincere proprio i popoli, più che i dotti e i politici, dal momento che – se c’è una cosa che sembra unire attualmente il Mediterraneo e l’Est europei oltre i confini geografici – è di certo il sentimento di diffusissima disaffezione che, per vari motivi, non ultima la crisi economica, si registra verso i centri decisionali di Bruxelles e Strasburgo.

Al di là delle divergenze di orientamento, comunque, entrambi hanno concordato sulla dimensione “profetica” esercitata da Giordani, che allora contribuì ad una maggiore valorizzazione del ruolo del laicato nella missione della Chiesa (siamo ben prima del Concilio Vaticano II) e sul fatto che fosse un “uomo di speranza”, saldamente ancorato a questa virtù teologale, e che nonostante la perdita della moglie visse con allegria e buonumore fino al termine della sua vita, conducendo cioè una vita pienamente cristiana. Perché alla fine, la perfetta letizia del cristiano (resa emblematica nella vicenda di Santi come Francesco d’Assisi, ma non solo) è proprio questa: che il cristiano – rispetto agli altri – sa sempre che, comunque vada, la sua vita non finirà nel nulla e che oltre la visione terrena lo attende l’eternità e l’incontro con Colui che lo ha creato e che – per verità di fede – è anche suo Padre. Ora, in definitiva è questo che lo rende felice e quindi allegro agli occhi del mondo, ovunque si trovi, non altro. Non si vuole con ciò ovviamente paragonare il Santo delle stimmate a Giordani, di cui peraltro è in corso il processo di beatificazione e su cui semmai la Chiesa si pronuncerà ufficialmente più avanti; più semplicemente si intende dire che se la letizia del cristiano rappresenta la sua principale carta d’identità, allora la vita di Giordani è stata indubbiamente una vita pienamente cristiana e che – forse proprio per questo – oggi parla ancora a tanti uomini e donne diversissimi per età, formazione, ceto e cultura, come hanno confermato da ultimo anche le numerose testimonianze – a tratti toccanti – di quanti lo hanno conosciuto personalmente (nel movimento dei Focolari, con Chiara Lubich e altrove) a conclusione della serata romana.

 

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