Il grave deragliamento dell’Unione europea e la speranza dei nuovi movimenti di impegno civile

2 giugno 2014 18:54 42 comments

Intervista a Luca Volontè di Benedetta Cortese

8 aprile 2014

vanthuanobservatory.org

All’onorevole Luca Volontè, presente a Trieste il 28 marzo scorso per la presentazione al V Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân abbiamo posto alcune domande sul futuro dell’Unione Europea alla vigilia delle elezioni del Parlamento europeo.

È notizia recente che in Slovacchia le forze politiche hanno trovato un accordo per blindare la Costituzione a difesa della famiglia naturale. Ciò ha richiesto una resistenza alle “pressioni” dell’Unione Europea. Molti ormai considerano l’Unione europea un pericolo ed un nemico per la sua ideologia di distruzione della famiglia. Secondo lei è così?

La Slovacchia pare abbia deciso, con accordo bi-partisan di introdurre nella costituzione ciò che i Padri costituenti non avevano fatto, cioè la definizione di famiglia fondata su matrimonio di uomo e donna. La stessa iniziativa era stata presa, tramite referendum dal popolo croato, una simile forse verrà presa dai romeni. L’Europa non ha competenze in materia di famiglia, tuttavia sempre più esistono direttive su altre materie (lavoro ad esempio) che prevedono riconoscimenti indiretti per le coppie LGBT. Sono frequenti le voci di funzionari UE che informalmente chiedono sostegno ai “diritti LGBT” durante le discussioni con autorità di Paesi europei o di Paesi che stanno discutendo la loro adesione. Un esempio su tutti l’Ucraina. Poche settimane prima della decisione sulla adesione, l’intero Parlamento Ucraino (dal partito comunista a quello della Timoshenko) hanno dovuto approvare una risoluzione nella quale si impegnava il Governo a non accettare nessuna ridefinizione di “matrimonio”, né alcun privilegio giuridico verso gli LGBT. Quello dell’Unione europea è un comportamento scorretto, improprio e sbagliato, sintomo di un “deragliamento” ideologico grave.

Secondo lei il livello è tale da giustificare un antieuropeismo o le cose si debbono risolvere comunque nell’Unione Europea?

L’antieuropeismo ha varie ragioni, quella del sostegno ossessionato dell’Unione europea per gli LGBT è tra esse. Il voto in Francia è contro la politica economica e sociale di Hollande, ma anche contro la ideologizzazione e la aperta volontà anticristiana che quel Governo ha annunciato e attuato in questi primi anni. L’Europa ha urgente bisogno di riformarsi radicalmente, dopo le prossime elezioni europee o si riformerà o si sfascerà tutto ciò che era stato pensato dai Padri Fondatori.

Nel Parlamento europeo funziona l’intergruppo parlamentare LGBT che sembra essere molto forte e influente. Le varie mozioni Estrela e Lunacek nascono da lì, come pure le pressioni sulla Romania perché adotti le Unioni civili. Dall’interno del Parlamento europeo lei come vede l’azione ideologica di questo intergruppo?

L’Intergruppo LGBT è forte, unito e lavora con molta serietà per adottare risoluzioni e raccomandazioni a favore della propria causa. Sono molto radicati anche nella burocrazia Eu. I pro life e pro family non hanno ancora acquisito questo grado di unità, determinazione e penetrazione. Fortunatamente, i popoli europei con varie iniziative nazionali e con la iniziativa “One of us” hanno dimostrato la loro appartenenza alle ragioni del buon senso e della natura stessa dell’Europa.

Il nostro Rapporto mostra che la pressione degli Organismi internazionali e delle Corti internazionali di Giustizia sugli Stati affinché approvino leggi contro la vita e la famiglia è molto forte. Durante la legislatura europea che sta finendo, si sono verificati casi di questo genere anche nell’Unione europea? Quali sono stati i più eclatanti?

Il Rapporto mette ben in evidenza talune sentenze della Corte europea dei diritti umani assolutamente “scombussolate”, figlie di quella “ingiustizia legalizzata” di cui tratta il Rapporto stesso. L’esempio più eclatante di sentenza politica è quella del caso ABC che, studiata a tavolino sin dalla fase della presentazione del ricorso, ha enormemente influito sulla decisione dell’Irlanda di aprire le porte legali all’aborto. Al contrario, con la sentenza Brustle, sulla brevettabilità degli embrioni, la Corte del Lussemburgo ha ben chiarito che la vita umana è imbrevettabile ed è umana sin dal concepimento. I chiari-scuri si susseguono ma non possiamo tacere che molte Organizzazioni non governative lavorano assiduamente con giudici e consiglieri delle Corti internazionali per convincerli della loro ideologia e delle loro ragioni. Una particolarmente attiva in questo campo è la Open Society di G. Soros.

Lei ha appoggiato il Movimento La Manif Pour Tous ed è stato sempre in prima linea sul fronte della mobilitazione dei popoli e della società civile contro gli apparati ideologizzati. Vede questi fenomeni con speranza o pensa che saranno vinti dalla nomenklatura istituzionale?

I movimenti civili e l’impegno sociale che sta rinascendo in moltissimi Paesi dell’Unione europea è incontenibile, nessuno potrà fermarlo e spero arriverà presto anche una nuova classe politica più consapevole del proprio ruolo e del proprio compito: servire il popolo e non servirsi del popolo.

Secondo lei i cattolici sono consapevoli del pericolo costituito dall’ideologia del gender o vivono ancora sulle nuvole?

Le nuvole si diradano man mano che la lobby LGBT si esplicita attraverso circolari ministeriali, comunali o leggi in discussione nel Parlamento. Certo ci sono responsabilità gravi di taluni “capi” chierici e laici nel ritardo con il quale l’associazionismo si sta muovendo. Io stesso sono stato testimone di una inconsapevolezza diffusa, della illusione che sino a qualche mese fa era ritenuta certezza assoluta, cioè che a ragione delle “Alpi” o del “Vaticano” non ci sarebbe stata questa aggressione. Non ho commentato allora, non commento oggi. Ciascuno risponde della propria cecità, come di ogni altro gesto, davanti al buon Dio. Certamente pensare che l’aggressione LGBT in Italia possa essere più leggera che altrove è una illusione che dimostra mancanza di realismo e ignoranza della natura della ideologia LGBT, in sé totalitaria e violenta.

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