La Fede nella Luce parla al buio – Brani scelti

4 giugno 2014 06:14 13 comments

È stato presentato nell’Aula Magna del Liceo Scientifico “A. Romita” di Campobasso l’ultimo libro della filosofa calabrese Ylenia Fiorenza, pubblicato per le edizioni Libreria del Santo: La Fede nella Luce parla al buio. Si tratta di un commento teologico-filosofico alla prima Enciclica di Papa Francesco “Lumen Fidei”.

Per i lettori di civitas.ti offriamo in esclusiva alcuni brani del libro.

1.

«Il tempo della semina, orientato all’attesa più segreta e più distante, indica una particolare attenzione al perché è così vitale per l’uomo dell’attualità, nel mondo prigioniero di sé, legarsi alla fede nella luce, a questa fiducia totalizzante verso ciò che dona colore, respiro, vita, assunzione nell’oltre, risposta in ciò che non passa.

L’intento dell’enciclica Lumen Fidei è quello di trasmettere a chiunque, lontani e vicini, che “Non c’è nessuna esperienza umana, nessun itinerario dell’uomo verso Dio, che non possa essere accolto, illuminato e purificato da questa luce” (n. 35). È questa una nota che focalizza da subito il cuore dell’enciclica.

La luce è l’essenza della fede, ossia la chiamata che interpella quanti stanno nelle tenebre ad uscirne, a formarsi ad una nuova mentalità. La fede è la voce di Dio che ci offre una speciale guida per dirigerci in salvo dal caos degli egoismi, verso i campi della sua pace.

E l’enciclica è in fondo questo dialogo che si svolge tra l’umanità e la sua vocazione alla luce. Un dialogo che rimane comunque aperto, senza punto, non concluso, che si lascia alimentare dalla fiamma della fede. Questo è il senso che dobbiamo trarre dal testo: il senso del cammino che vale per la fede e vale per la luce. Un cammino graduale e continuo, possibile che non sfugge fatiche, che richiede sforzi tenaci.

Credere nella Luce, come luogo di presenza, pur stando in mezzo al buio, spinge ad abbracciare l’atteggiamento umile di chi ricompone in sé tutti i pezzi del vaso rotto, da cui però trabocca inarrestabile la sovrabbondanza di Dio per ciascun uomo. Sovrabbondanza che non si lascia arrestare o condizionare dalla fenditura del vaso.

Ma è questo che dà concretezza al mistero che impone a Dio di discendere sulle nostre vite danneggiate, lesionate come in un approdo inevitabile per la sua eccedenza d’amore. Radice che ci porta alla conoscenza di Colui che è esperto nel soffrire (cfr Is 53,3).

Quando è tempo di scendere al cuore, anche le disarmonie causate da strade smarrite sembrano trasfigurarsi e così purificarsi. E nel ricondurli alla loro originaria bellezza, la pazienza di Dio si dilata e si rivela accessibile, perché Dio ama continuamente in noi e vuole che noi abbandoniamo in lui la nostra sorte (cfr Sal 55,23).

Ed è volgendosi contro se stesso, che Dio mendica il nostro amore».

2.

«È memoria futuri l’arazzo della vita che si lascia tessere dalla certezza che ci sarà futuro perché c’è Promessa. Avere memoria di ciò che ci attende, mentre speriamo e crediamo è far brillare i prodigi operati dal Signore (n. 12). Avere memoria di Colui che è, era e che viene.

Credere è “ricordare” ciò che sarà. Fiorire con coscienza, con cognizione e consapevolezza nella Presenza di Colui che mai nessun uomo ha visto né può vedere (Tm 6, 16). Questa è la fede che illumina per mezzo di questo atto di memoria. Questa è la luce che crede nel Dio che promette (n. 10).

La certezza che sorge da questa memoria rivestita di storicità ha un luogo preciso dove avverarsi e tradursi in realtà: dentro di noi. “Ascolterò ciò che dice in me il Signore Dio” (Sal 84, 9).

Dio, tutto ciò che dice, lo pronuncia in noi.

Dio non parla fuori, ma dentro di noi. La storia avviene in noi, si forma con noi, quindi, siamo noi la storia.

La luce è ordinata alla fede. La fede è conseguenza di questa luce che irrompe in noi, il frutto che non si vuole privare di ciò che ha ricordato sperando.

In questa memoria futuri il centro è però il presente, l’oggi. Perché è lì, nel momento presente che siamo e fidiamo, partecipando a ciò che è stato e a ciò che sarà. Perché Dio, essendo l’Alfa e l’Omega, col suo amore, ci ha posto al di sopra del tempo, nel momento in cui ci rivelò il cibo eterno per non morire, la bevanda per avere vita e solo vita».

3.

«La società opulenta ha messo in crisi la gioia del convivere.

Ecco perché abbiamo creato anche in ambienti ordinari, di preghiera… le tendine, i separé, i lucchetti, le grate, ogni sorta di muro. Quando si inciampa in questo utilitarismo relazionale è perché davvero non si guarda all’altro come ad un fratello. Quando si è uniti, invece, tutto assume l’aspetto fondamentale della gioia. E l’altro mi è necessario a questa mensa di letizia. La gioia c’è dove c’è condivisione.

La storia ci insegna che chi ha avuto potere, fama, ricchezza a discapito del proprio fratello, alla fine è rimasto solo ed infelice.

Lo stare insieme diviene invece una dimensione beatifica, dove il bene lo si fa vincere con tutte le forze e con tutte le intenzioni.

I rapporti umani – dice l’enciclica – godono di una specifica architettura, comprensibile solo a partire dalla fede. Perché la fede permette di conoscere quello che è il principio fondante della società umana e l’amore di Dio come fine verso cui far tendere ogni legame e ogni situazione.

Senza questa luce la costruzione del vivere sociale sarà contraria al servizio al bene comune e per questo porterà a conflitti e lacerazioni.

Chi possiede la luce della fede porta del bene a chiunque e fa della propria fede un bene comune, un bene soggettivo dentro un bene collettivo, un bene personale che si realizza come comunione.

La fede, poi, non si limita a stare rinchiusa tra le mura della Chiesa, ma si slancia verso l’universale, verso l’umanità, sui tetti della storia. È una Chiesa che esce da sé.

In vista della città eterna la fede nella luce parla al buio e si premura a costruire la città terrena proprio su quel modello, perché gli uomini affidabili che esercitano la giustizia e governano con saggezza di cuore, sanno bene che nella città terrena c’è bisogno del riflesso ardente della città eterna per stabilire pace in mezzo al popolo».

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La fede nella luce parla al buio
Commento teologico-filosofico all’enciclica Lumen Fidei

Di Ylenia Fiorenza
Editore LibreriadelSanto.it
Pagine 229
Febbraio 2014

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