Divorzio breve. La voce del Forum delle Associazioni Familiari

5 giugno 2014 03:16 2.491 comments

Di Lorenzo Banducci

3 giugno 2014

nipotidimaritain.blogspot.it

Presentiamo oggi un’interessantissima intervista a Simone Pillon consigliere del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari sul “divorzio breve” recentemente approvato alla Camera dei Deputati. Auspichiamo davvero che sul tema il dibattito non si spenga e che il testo uscito dalla Camera possa essere rivisto al Senato magari allargando la discussione a tutte le problematiche che colpiscono le nostre famiglie. In questo forse dovrebbero essere bravi i parlamentari Cattolici dei vari partiti. Perché non cogliere la palla al balzo e provare ad affrontare in modo organico tutte le politiche familiari?

Il forum delle associazioni familiari si è espresso in modo contrario al ddl che la Camera ha approvato sul divorzio breve. Ci può brevemente spiegare cosa cambia rispetto alla legislazione precedente? Su quali aspetti si concentrano essenzialmente le vostre contrarietà?

La legislazione precedente prevedeva un termine di 3 anni a far data dalla sentenza di separazione. Oggi si introduce un termine di un anno o sei mesi (in caso di ricorso congiunto) che decorrono dal deposito della domanda di separazione. Evidente il tentativo di banalizzare lo scioglimento del matrimonio favorendo decisioni improvvisate e senza adeguata riflessione. Evidente inoltre il tentativo di privatizzare il matrimonio facendolo sempre più diventare uno strumento contrattuale nella disponibilità delle parti come si evince dalla corsia preferenziale (sei mesi) per chi “si conceda il consenso al divorzio” come accade negli USA. Noi siamo contrari perché il matrimonio è un impegno pubblico e il divorzio – che è oggettivamente un male per i coniugi e la prole – viene oggi propinato come unica soluzione alla crisi di coppia

E’ stato ribadito che uno degli obiettivi di questa legge fosse quello di ridurre il tempo di sofferenza dei coniugi e anche i costi giudiziari. Il Forum ha invece sottolineato la necessità di prevedere forme di accompagnamento alla coppia in crisi. In cosa potrebbero consistere tali forme? Esistono già nei territori esperienze di questa natura?

I costi non saranno minimamente ridotti perché i coniugi in crisi continueranno a trovar ragioni per litigare, ed anzi visto che le due procedure (separazione e divorzio) andranno a sovrapporsi maggiori saranno i reciproci ricatti visto che i tempi della conflittualità sono soprattutto i primi due tre anni dalla separazione. Collocare il divorzio dopo tre anni permetteva di aver tempo per stemperare le iniziali acredini. Oggi sarà tutto insieme. La separazione deve esser riempita di contenuti.
La Casa della Tenerezza a Perugia è eccellenza nazionale in fatto di sostegno alle coppie in crisi. Il 60% delle coppie anche già separate che si reca alla CdT riesce a tornare insieme. Perché non moltiplicare queste esperienze?

Se poteste porre al legislatore una serie di questioni concrete su cui concentrarsi per migliorare questa legge cosa chiedereste?

Abbiamo presentato alcuni emendamenti. Si tratta essenzialmente di difendere la natura pubblica del matrimonio sottraendola alla privatizzazione del legame sottesa alla sostanziale introduzione del divorzio consensuale su accordo delle parti. Riempire di contenuto il tempo intercorrente tra separazione e divorzio, inducendo le parti a tentare una conciliazione o una mediazione o quantomeno un accordo sulla gestione delle relazioni parentali. Solo in questo caso concedere alle parti che hanno preventivamente verificato ed esplorato la possibile ricomposizione della loro relazione mediante l’aiuto di esperti, la possibilità di ottenere tempi più celeri per addivenire al divorzio posto che il percorso di conciliazione tentato garantisce circa la sussistenza di obbiettive difficoltà in ordine alla ricomposizione del consorzio familiare Esternalizzare il già previsto tentativo di conciliazione obbligatorio, togliendolo al Presidente del Tribunale, spesso inutile o comunque non efficace, e assegnandolo a figure professionali esperte quali mediatori familiari, conciliatori o consulenti consultoriali che possano realmente supportare le parti e offrire una ultima possibilità di ricomposizione dell’unità familiare Introdurre l’affido materialmente condiviso come preconizzato dalla legge 54/2006 e il Dlgs 154/2013 Introdurre nel nostro ordinamento, così come previsto in numerosi paesi europei (Cfr. Olanda, Belgio, Svezia, Germania) e come proposto anche in sede di separazione da altri progetti di legge depositati al senato (Cfr. DDL Divina), i cosiddetti “Piani genitoriali” ovvero “Parental plans”, utili al Giudice e alle stesse parti per meglio tutelare i minori coinvolti nella crisi familiare, garantendo una genitorialità materialmente condivisa e una compartecipazione educativa di entrambi i rami genitoriali. Evitare che il magistrato che tratta la causa di separazione o divorzio sia lo stesso che decide sulle questioni patrimoniali tra i coniugi, col rischio di ingenerare nelle parti un considerevole aumento del conflitto sul piano coniugale e genitoriale

In che modo è necessario che cambi in Italia la legislazione sulla famiglia? Vi sono buone norme di altri Paesi da cui prendere spunto per rilanciare in concreto le politiche familiari?

La tanto osannata Francia ha ottime politiche per la filiazione ma pessime politiche per la coniugalità. Servono politiche familiari integrali, che si prendano cura del legame coniugale e del legame genitoriale, i due assi, verticale e orizzontale su cui si regge la famiglia. La proposta del Forum è a 360 gradi e si occupa di coniugalità, sostegno alla vita nascente, libertà di educazione, diritto all’armonizzazione tra tempi di lavoro e tempi di cura familiare, sostegno alle famiglie con anziani e disabili, fisco a misura di famiglia.

Il Segretario della CEI Mons Galantino nel suo intervento durante l’Assemblea Nazionale dell’Azione Cattolica ha sottolineato come troppe volte la Chiesa Italiana si sia impegnata in adunate che si sono dimostrate avere “il fiato corto”. In quanto Forum dell associazioni familiari pensate di tornare in piazza per un nuovo “Family Day” in difesa della famiglia o, anche alla luce di questa forte presa di posizione della gerarchia, state pensando di utilizzare differenti strumenti di dibattito, confronto e protesta su questi temi?

Siamo convinti dell’utilità di un grande evento di piazza che ricatalizzi l’attenzione sulle miriadi di eventi locali che ogni giorno in Italia portano avanti sul territorio il lavoro delle famiglie.

Si discute troppo poco a livello ecclesiale, a mio avviso, del fallimento del sacramento del matrimonio. In che modo a livello più strettamente pastorale si può migliorare come Chiesa in tale direzione? I corsi in preparazione al matrimonio sono uno strumento serio e sufficiente per preparare una coppia al Sacramento o è forse necessario rivedere in profondità il cammino formativo dei giovani e il loro discernimento vocazionale? Quali proposte fate in tal senso come Forum delle associazioni familiari?

Provocatoriamente ho scritto un pezzo sul tema sulla necessità di eliminare il matrimonio concordatario. La Chiesa che è in Italia deve decidere se continuare a celebrare molti matrimoni che poi vanno a finire in divorzi o se celebrarne di meno ma pretendendo convinzione nella indissolubilità. Qualità? Quantità? Come Forum abbiamo presentato alcune proposte ma il discernimento ecclesiale sul tema è in via di formazione. Certo i corsi per fidanzati sono a volte insufficienti, ma il progetto suggerito dall’ufficio nazionale di pastorale familiare è molto buono: almeno 15 incontri in forma di cammino di fede, con un discernimento finale sono già qualcosa. Se si pensa che lo Stato non fa nulla per formare le coppie al matrimonio …

Cosa vi attendente dal prossimo Sinodo sulla famiglia indetto da Papa Francesco?

Coraggio, fiducia, rilancio della natura del sacramento che prevede l’indissolubilità come fondamento e una iniezione di santità.

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