Etica Economica

1 settembre 2014 13:28 6 comments

Di Padre Tomas Tyn

Bologna, seconda metà degli anni ’80.

vonmises.it

Terzo di una serie di cinque incontri incentrati sulla Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica e promosso dall’Associazione per lo Studio e la Diffusione della Verità Cattolica sull’uomo e sulla società.

 

L’economia, come sapete, riguarda l’uso e la dispensazione: esattamente, “oikonomia” vuol dire “disposizione della casa” e quindi amministrazione dei beni esterni. È del tutto chiaro che il rapporto dell’uomo singolo coi beni che lo circondano, coi beni che egli possiede o non possiede, è di indole sia personale, sia, nel contempo, essenzialmente sociale: riguarda da vicino l’etica sociale, in particolare quella economica. […]

La Santa Romana Chiesa ci tiene a rendere noto che, in questo campo, essa non promulga una legislazione positiva, che deriva dalla stessa mens ecclesiae del Magistero della Chiesa: il Magistero, qui, non fa altro che proporre ai fedeli quella che è la lex naturalis dei, con le sue finalità insite nell’essenza dell’uomo, che non conosce mutamenti; finché l’uomo sarà tale, quelle leggi avranno validità; e, anche se l’uomo scomparisse, nella mente del Creatore stesso esso avrebbe sempre le stesse qualità. […]

Trattare dell’etica economica significa, innanzitutto, definire l’essenza del rapporto del singolo individuo umano, inserito globalmente nella società, rispetto ai beni esterni, rispetto a tutte quelle creature in mezzo alle quali Iddio lo ha collocato. Qual è questo rapporto?

La Chiesa adopera una parola semplice, chiara: il diritto naturale, imprescindibile, intoccabile, immutabile alla proprietà privata: tutta l’etica economica poggia su questo fondamentale diritto dell’uomo; il diritto a possedere (ius dominii privati) le cose, come signore e padrone delle cose medesime.

Questo diritto, tanto insediato dai sistemi e dalle ideologie collettivistiche e social comunistiche di oggi, non è un diritto promulgato da qualche autorità umana ma è creato da Dio stesso, si appoggia alla struttura personale dell’uomo: il Pontefice regnante, giustamente, sottolinea il carattere personale dell’uomo; e, proprio in virtù di questa caratteristica, l’uomo possiede un nativo, quindi originario, diritto non mediato, derivante dalla sua natura come creata da Dio, a possedere personalmente, privatamente, le cose. Possiamo illustrare tutto ciò alla luce dell’antropologia teologica: l’uomo, creato ad imaginem et similitudinem dei, a immagine e somiglianza del Suo Creatore. […]

Proprio la dignità della persona umana fa sì che l’uomo, anziché essere posseduto dalle cose, anziché dipendere da esse, debba egli stesso possedere le cose, checché ne dicano i nostri amici radicali e verdi spinti, secondo i quali l’uomo non sarebbe altro che un fattore di disturbo nella pulita natura. Non è questo il senso cattolico; allo stesso tempo, noi non siamo padroni della natura nel senso di essenza ontologica; sotto questo aspetto l’unico proprietario è Dio.

Per quanto concerne adoperare le cose, l’uomo è al di sopra di queste, deve esserne padrone, non schiavo. Vedete l’importanza personale, metafisica e psicologica della proprietà privata.
Importanza, vedremo, anche sociale, non solo ontologica: solo la proprietà privata garantisce il rispetto dell’uomo nella convivenza sociale. Solo attraverso la proprietà l’uomo riesce a difendere sé stesso dalle invadenze della Grande Società, cioè la società politica, sempre tentata dal totalitarismo, dal collettivismo, dall’invadere la sfera personale dell’uomo.

L’uomo, tramite il possesso dei beni, riesce ad affermare la Sua Verità di essere sì sociale ma anche di persona, inserito non come uno schiavo ma come una persona libera, non proprietà dello Stato, ma che va rispettato e, anzi, oserei dire, che va servito dallo Stato. L’uomo come bonum honestum.

Questo andava premesso per farvi vedere l’importanza del discorso della proprietà privata. San Tommaso d’Aquino, nella secunda secundae, quaestio 66, articolo 2, spiega questo principio della proprietà privata: “Bisogna, per quanto concerne il rapporto dell’uomo verso i beni esterni, distinguere un duplice atteggiamento dell’uomo: anzitutto, il diritto ad acquisire e a dispensare (ius acquirenti et dispensandi)”; sotto questo aspetto, dice San Tommaso, l’uomo ha il diritto naturale ad essere proprietario delle cose: l’uomo, cioè, è padrone delle cose in quanto ha il diritto di acquisire beni terreni e a dispensarli; l’altro atteggiamento verso i beni della terra è quello dell’uso: l’uomo non solo acquisisce e non solo dispensa i beni terreni ma ne fa un uso; sotto questo aspetto, sottolinea San Tommaso, bisogna tenere sempre presente la destinazione comune, la destinazione sociale dei beni suddetti (notate bene: distinzione raffinata, non facile a prima vista).

Bisogna distinguere l’aspetto dell’acquisto e della dispensazione: l’uomo, singolo, privato, in modo insostituibile, deve prendere iniziativa, non è lo Stato che deve spingerlo, non è lo Stato che deve sostituirsi ad esso, ma è l’uomo, lui stesso, che acquisisce beni esterni. Vedete come il lavoro, l’impresa, non in senso marxistico, riduttivo, come se il lavoro fosse solo quello manuale, ma il lavoro come umana attività, come impresa (anzi, l’imprenditore, più di ogni altro, ci mette del suo per accumulare i beni della terra e per organizzarli). Dopo averli accumulati, l’uomo deve, da padrone, non da schiavo dello Stato, dispensarli. […]

***

Vediamo quali sono gli argomenti a favore della proprietà privata. Per San Tommaso lo ius acquirendi et dispensandi poggia su tre fondamenta:

Ogni uomo è più sollecito nel procurarsi le cose sue che non quelle comuni a tutti o a molti, sicché, se il possesso fosse collettivo o gestito collettivamente dallo Stato, ciascuno, dice San Tommaso con grande realismo, essendo facile profeta in tale materia, cercherebbe di sottrarsi alla fatica e lascerebbe ad altri l’impegno. Basta vedere in Russia cosa succede: c’è il colcos, ovvero la cooperativa agricola, dove tutti i beni sono in comune, e poi c’è un piccolo appezzamento di terra, dove il piccolo contadino può coltivare qualcosa da vendere al mercato. Ebbene, le terre del colcos sono terre assolutamente trascurate, invece quel fazzoletto di terra è curato con grande sollecitudine e straordinario amore. Perché? Per un motivo semplice.

“Ma il marxismo sottolinea indole altruistica dell’uomo!” direte voi. Tutt’altro miei cari, tutt’altro!

Il marxismo non ha capito una cosa: che l’individuo precede lo Stato.

Nessuno vorrebbe pensare ad uno stato Super capitalista, uno stato come persona. Ben venga quel sano “egoismo”, che tale non è, per cui la gente avverte che lo Stato non ha diritto a possedere prima dell’uomo: prima viene l’uomo, poi viene lo Stato; solo tramite l’uomo quindi.

Lo Stato deve sì amministrare il reddito nazionale, per così dire, da “redistribuire”. Ma chi gli dà quei beni? I singoli cittadini. Non è il singolo cittadino che riceve elemosina dallo Stato; è singolo cittadino che elargisce quanto deve a favore del bene comune, la quale elargizione torna a suo vantaggio.

Il secondo argomento: gli affari umani vengono sempre meglio curati se ciascuno ha un compito preciso riguardo qualcosa che gli spetta in proprio. Non è solo questione del possedere, ma anche dell’intraprendere; se tutti devono acquisire disordinatamente, non si acquisisce, c’è solo una confusione totale, come accade nelle economie totalitariste, totalmente fallimentari e sterili, sistemi esempio di miseria spirituale e miseria materiale. Orbene, San Tommaso sottolinea: nella proprietà privata, diritto personale, privato, ad accumulare beni, è il singolo che deve occuparsi del suo dovere di acquisire, non delegare ad altri.

È una delle utopie del marxismo, il quale è dotato di un’anima ibrida: da un lato, l’anima crudemente e crudelmente realistica, dall’altro l’allettante anima utopistica. La realtà marxista è la dittatura del proletariato; l’utopia marxistica è la guarigione dell’uomo dalle sue alienazioni.

Come vuole ottenere questa guarigione il marxismo?

Espropriando il singolo, facendo sì che ognuno lavori secondo il comando della “società perfetta”, cosa che naturalmente non arriverà mai, fortunatamente aggiungo io (già la dittatura del proletariato è poco piacevole, figuriamoci lo step ulteriore paradisiaco che ci promettono…). Quindi, nell’escatologia marxista, ognuno lavorerebbe quanto gli piace, ricevendo quello che desidera.

San Tommaso dice che non è possibile: la divisione del lavoro corrisponde alla ragionevolezza e alla dignità dell’uomo; non è conseguenza del peccato originale, è insita nella natura stessa dell’uomo: appena l’uomo inizia a vivere in una società ordinata, ciascuno acquisisce per sé: basta vedere i regimi totalitaristi e collettivisti per rendersi conto del loro fallimento (“piani quinquennali”, tutto programmato, tutto pianificato, con grande confusione però).

Non è possibile che lo Stato divida il lavoro, non deve essere opera di un pianificatore incaricato dal partito o da un organo di stato; è il singolo cittadino che si incarica di quel determinato lavoro e, attraverso esso, acquisisce beni coi quali contribuisce al bene comune. Ecco l’etica sociale ecclesiastica;

In ultima analisi, la proprietà privata contribuisce anche alla pace sociale, poiché ciascuno è contento del suo (e non può esserlo quando non possiede assolutamente nulla). La Santa Chiesa di Dio, a differenza della liberale e massonica Costituzione degli Stati Uniti, dice, non solo, che l’uomo ha il diritto a essere felice ma il dovere di essere felice! In attesa di una vita eterna, per vivere una vita serena, è necessario che la società umana miri alla sua pace intrinseca, immanente. Questa pace non si può raggiungere se i cittadini non sono contenti ciascuno del proprio, possedendo privatamente. Le invidie sociali, nelle società disordinate, sia nella società liberale (nel senso di capitalismo e liberalismo “selvaggio”) sia la società marxista social comunista, sono fondate sulla scontentezza, sull’invidia sociale. La differenza potrebbe essere descritta così: nella società capitalista ci sono pochi contenti e molti scontenti; nella società comunista c’è una perfetta uguaglianza: tutti sono scontenti. [...]

Leone XIII fa eco a San Tommaso nella prima Enciclica Sociale “Rerum Novarum”; afferma che un principio inscindibile della dottrina della Chiesa è questo: “possidere res privatim ut suas, ius est omini a natura datum” (possedere le cose privatamente è un diritto che la natura stessa ha dato all’uomo). Nel diritto alla proprietà privata non deve intromettersi la società, perché il singolo, l’uomo, precede la collettività, precede la società politica. Il diritto alla proprietà privata è intangibile, solo il privato può rinunciare a esso.

Giovanni Paolo II, fa eco a Leone XIII nella citata enciclica Laborem Exercens. Pio XI ribadisce ancora: La chiesa cattolica considera che ‘a natura seu a Creatore ipso, ius dominii privati hominibus esse tributum’ (è stato dato all’uomo, cioè dal Creatore della natura, il diritto al dominio privato dei beni materiali). Solo che, da un lato, l’uomo deve destinare questi beni a sé e alla sua famiglia, attraverso un uso personale e familiare e poi destinarli all’uso sociale: l’uomo non deve dimenticare che il Creatore ha destinato tali beni a tutta la comunità umana; prima viene il singolo e la sua famiglia, soddisfatti questi c’è la comunità. L’accumulo del capitale sia destinato al bene comune di tutti.

Badate bene, cari fratelli: il principio del capitalismo moderato è principio giusto! È giusto che il cittadino possieda anche privatamente i mezzi di produzione. Quando sentite dire: “la Chiesa condanna ugualmente il socialismo e il capitalismo” non è vero, è una grande menzogna.

Intanto bisogna già distinguere tra capitalismo selvaggio e moderato. Se per “capitalismo”, marxianamente, si intende il diritto alla proprietà privata dei mezzi di produzione, tale capitalismo, per l’etica della

Chiesa, è lecito, si tratta di un principio giusto.

Lo Stato deve provvedere alla promozione del benessere temporale di tutti i cittadini, amministrare i beni economici in modo tale da accrescere il benessere; quindi lo Stato non accresca la miseria, come prevede il marxismo; bisogna produrre prosperità per tutte le generazioni, accrescerla, affinché si possa convenientemente esercitare anche la virtù, ossia la concezione cristiana della prosperità economica, condizione necessaria e imprescindibile quale mezzo verso un fine.

Innocenzo III, contro tutti i vaneggiamenti gnostici contrari alla proprietà privata, impone ai valdesi una professione di fede, nella quale essi devono ritrattare i loro errori. È interessante lo spirito antignostico del Magistero Pontificio: il movimento valdese, sin dalle sue origini, fu quasi manicheo, essendo ostile ad ogni bene creato (vi era il divieto di mangiare carne, di usare della proprietà privata, del matrimonio, della autorità nello Sstato e quindi di punire i delinquenti con la pena capitale, etc.; i valdesi negavano tutto questo). Cosa dice Innocenzo III? “Chi rimane nella vita secolare e possiede dei beni suoi personali, dandone tuttavia elemosina, osservando i precetti del Signore, può salvarsi”.

Il cristiano che vive nel mondo e che possiede privatamente dei beni, purché faccia delle elemosine, può salvarsi, mentre i valdesi dicevano esattamente il contrario, come i marxisti e come i nostri cristiani socialisti attualmente.

Voi sapete che c’è questa tendenza a sovvertire la storia del Magistero ecclesiastico, c’è una rilettura marxista del Magistero, anche da parte dei sedicenti cristiani, i quali affermano: “Sì, la Chiesa ha difeso la proprietà privata ma solo dei potenti e dei possidenti!”.

Ci sono tre documenti, uno di Innocenzo III, uno di Paolo III e uno di Gregorio XIII, che condannano, anche con pene ecclesiastiche (scomunica latae sententiae) chiunque osasse espropriare gli ebrei, gli indios e i neri.

Nessun cristiano poteva espropriare un ebreo, per quanto essi non fossero soggetti al Romano Pontefice. Lo stesso per gli indios: a nessuno era consentito togliere loro i beni che possedevano; ci sono documenti che parlano chiaro e, per la Chiesa, il principio della proprietà privata è principio sacro ed intangibile.

Secondo San Tommaso, bisogna considerare il male a seconda del bene che è stato offeso: se è vero, come è vero, secondo i principi dell’etica sociale, che non la società è padrona ma l’uomo è il fine della società, allora la corruzione dell’uomo nella sua dignità personale è colpa ben più grave della distruzione della società: il liberalismo distrugge la società mentre il social comunismo distrugge l’uomo stesso.

::

Leave a Reply


Other News

  • Cultura Primo Piano Società Quella porta aperta sulla tentazione

    Quella porta aperta sulla tentazione

    Di Giancarlo Maria Bregantini 5 marzo 2017 L’Adige È necessario, a volte, nella vita lasciare aperta al dubbio almeno una sola finestrella, senza barricarci definitivamente in certezze incondizionate e troppo sicure. Ritengo, infatti, che non è sempre salutare il sottrarci a tutti i dubbi. Un dubbio ci risana e ci permette di chiederci, con umiltà, “Ma è giusto quello che sto facendo?”. Io spero che in tutti ci siano quei dubbi che ci mantengano svegli, mai assopiti in quel che [...]

    Read more →
  • Attualità Primo Piano Rassegna Web Agire in presenza della coscienza

    Agire in presenza della coscienza

    Di Giancarlo Maria Bregantini 19 febbraio 2017 ladige.it Ogni giorno è una sfida. Siamo fatti per non risparmiarci al faccia a faccia con il mondo, con le sue complessità, con quella realtà che sempre più s’infittisce. Anche quando all’orizzonte spuntano notizie incresciose, come l’ultima lanciata dal Parlamento Europeo di rinforzare ciecamente il fondo internazionale per quelle organizzazioni che hanno come progetto quello di rendere più facile l’accesso all’aborto legale. Addirittura, dopo la ferma decisione del presidente Trump di negare fondi [...]

    Read more →
  • Cultura Primo Piano Joseph Ratzinger: l’Eremita Bianco.

    Joseph Ratzinger: l’Eremita Bianco.

    Di Vittoria Todisco 1 febbraio 2017 Il Quotidiano del Molise Benedetto XVI, il Papa emerito, nel pomeriggio della Giornata della Memoria, il 27 gennaio scorso, in Vaticano, ha accolto la dott.ssa Ylenia Fiorenza, presidente del Centro Culturale Internazionale ‘Joseph Ratzinger’ di Campobasso. Un avvenimento speciale che merita di essere condiviso attraverso l’emozione e il racconto della giovane filosofa, fondatrice del Centro a lui dedicato, che ha potuto vivere un momento unico accanto a Joseph Ratzinger, il grande teologo conciliare, prefetto [...]

    Read more →
  • Attualità Rassegna Web Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos

    Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos

    Di Lorenzo Bertocchi La Verità, 23 dicembre 2016 vanthuanobservatory.org CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato [...]

    Read more →
  • Cultura Rassegna Web Matrimonio e libertà

    Matrimonio e libertà

    Di Carlo Caffarra Avila (Spagna), 8 novembre 2016 costanzamiriano.com CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato [...]

    Read more →
  • Rassegna Web Società L’immigrazione è una politica per distruggere l’Europa Cristiana

    L’immigrazione è una politica per distruggere l’Europa Cristiana

    Di Ettore Gotti Tedeschi 11 gennaio 2017 rivistaetnie.com CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato vivamente [...]

    Read more →
  • Osservatorio ecclesiale Rassegna Web “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”. Intervista al cardinale Caffarra

    “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”. Intervista al cardinale Caffarra

    Di Matteo Matzuzzi 14 Gennaio 2017 ilfoglio.it CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato vivamente di [...]

    Read more →
  • Rassegna Web Società Suicidi da divorzio: le storie tabù degli adolescenti

    Suicidi da divorzio: le storie tabù degli adolescenti

    Di Benedetta Frigerio 15 gennaio 2017 lanuovabq.it CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO   I diritti degli scritti presenti in questo sito sono di esclusiva proprietà dei rispettivi autori e/o editori. Tutti i loghi e marchi presenti in questo sito sono proprietà dei rispettivi proprietari. Tutto il materiale presente su civitas.it è pubblicato a scopo non lucrativo informativo e/o documentale in totale buona fede d’uso. Chiunque avesse eccezioni o vantasse diritti di copyright e volesse farli valere è pregato vivamente di [...]

    Read more →