La solidarietà non basta, “bisogna condannare le ideologie che mettono a morte i cristiani”

1 settembre 2014 08:35 2 comments

Di Federico Cenci

16 Agosto 2014

zenit.org

Contemplare Maria Assunta in cielo per “riscoprire la grande dignità dell’uomo e della donna” nonché per “coltivare e amare la virtù della purezza”. E ancora, non tacere dinanzi alle persecuzioni dei cristiani, esprimendo loro solidarietà sì, ma anche criticando “le ideologie, anche religiose, che li mettono a morte”. Ideologie che sono i “poteri forti” e “violenti” di questo mondo: i “fondamentalisti musulmani” e il “comunismo nordcoreano” nei luoghi in cui la persecuzione è più esplicita e brutale, e la “dittatura del relativismo in Europa e nell’Occidente”, dove la persecuzione avviene sotto forme più sottili e nascoste.

Sono queste le esortazione che mons. Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste, ha rivolto ai fedeli riuniti presso il Tempio Mariano di Monte Grisa in occasione della Messa celebrata ieri sera per la solennità dell’Assunzione della Beata Vergine. All’inizio della sua omelia il presule ha ricordato che il dogma è stato definito nel 1950 da Pio XII, ma che tuttavia l’Assunzione è “una delle feste mariane più importanti e più antiche”.

Con l’Assunzione di Maria – ha aggiunto – “la Chiesa celebra il compimento del mistero pasquale”. Poiché Maria è “piena di grazia, senza nessuna ombra di peccato”, “il Padre l’ha voluta associare alla risurrezione di Gesù”. Assunta anima e corpo alla gloria del Cielo, Maria ha così raggiunto “la pienezza pasquale” “senza aspettare la fine dei tempi”. Un percorso, quello della Madre di Dio, diverso dal nostro, poiché “al termine della nostra vita l’anima riceve immediatamente la giusta retribuzione, mentre il corpo si dissolve nella tomba e solo alla fine dei tempi risorgerà per riunirsi all’anima”.

Percorso diverso ma destino uguale. “La solennità di oggi – spiega mons. Crepaldi – è ricca di insegnamenti anche per la nostra vita cristiana. Innanzitutto, l’Assunzione di Maria al Cielo ci insegna che il nostro destino finale e la nostra sorte futura sono quelli di essere associati alla risurrezione di Gesù”.
Inoltre, ci insegna “l’altissima dignità che ha il nostro corpo: anch’esso è chiamato alla gloria del Paradiso”. Perché “se l’anima è beata, esso risorgerà glorioso”. Ma “se l’anima è dannata, il corpo seguirà una condanna”. Certezza che deve servire da monito, affinché impariamo “fin da adesso a rispettare il nostro corpo e a non degradarlo con il peccato”. Monito particolarmente significativo per “l’uomo d’oggi”, il quale “esalta il corpo e i piaceri della carne”. Così facendo egli “rende il proprio corpo schiavo delle passioni che lo abbruttiscono sempre di più”.

Mons. Crepaldi spiega dunque che “contemplando Maria Assunta in Cielo, noi possiamo vedere la grande dignità dell’uomo e della donna e, nello stesso tempo, coltivare e amare la virtù della purezza”. È così che, “per recuperare il senso cristiano della vita”, siamo invitati a guardare, “con gli occhi del cuore, la gloria della Tutta Santa Assunta in Cielo, chiedendo a Lei la grazia di rimanere fedeli in mezzo alle tante insidie di questa odierna società”.

La seconda parte dell’omelia dell’arcivescovo di Trieste si è invece incentrata sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo, così raccogliendo lo spunto della Giornata di preghiera indetta dalla Conferenza episcopale italiana. Non ha esitato, mons. Crepaldi, a definire ciò che si sta realizzando in Paesi come l’Iraq, la Nigeria “uno sconvolgente genocidio di cristiani” per mano, soprattutto, “di movimenti islamici mossi dall’odio e dall’obiettivo di far sparire ogni presenza cristiana”.
La cifra del drammatico momento storico di persecuzione nei confronti dei cristiani è data dall’alto numero di volte in cui il Papa è intervenuto, in poco più di un anno di pontificato, “per denunciare con forza” questa mattanza. “Mai – la riflessione di mons. Crepaldi – un Papa era intervenuto con tanta forza e tante volte e in poco tempo come Papa Francesco sul tema della persecuzione dei cristiani”.

Persecuzioni che in molti sono tentati di relegare a scenari bellici esotici e irriducibili, lontani dalla nostra realtà e dovuti solo “all’emergere di un Islam violento e aggressivo”. L’arcivescovo di Trieste ha spiegato la natura ingannevole di un simile convincimento, “perché – ha detto – anche in Europa e anche in Italia sta crescendo in maniera esponenziale la persecuzione contro i cristiani”. Lo dimostrano i numeri, quelli pubblicati sul Rapporto del 2013 dell’Observatory on Intolerance and discrimination against Christians in Europe.

Leggere le statistiche e contare i morti sono esercizi che non bastano. “Occorre – ammonisce mons. Crepaldi – chiedersi sempre perché i cristiani vengono perseguitati”. L’arcivescovo ha citato le parole usate da papa Francesco durante un’omelia tenuta a Santa Marta nel marzo scorso: la vita cristiana è “un’insalata con l’olio della persecuzione”. Questo “olio” – per mutuare il linguaggio del Pontefice – è dovuto – secondo mons. Crepaldi – al fatto che “diciamo la verità”, che “annunciamo un Vangelo che, a vario titolo, dà fastidio ai poteri forti e ai violenti di questo mondo, dai fondamentalisti musulmani al comunismo nordcoreano e alla dittatura del relativismo in Europa e nell’Occidente”.

Un “punto di partenza”. Così mons. Crepaldi definisce la solidarietà con i “fratelli perseguitati”, precisando che “il punto di arrivo dovrà essere la critica delle ideologie, anche religiose, che li mettono a morte”. Posizioni religiose o ideologiche che “costituiscono un attacco alle fondamenta della civiltà, della dignità umana e dei suoi diritti”. E di fronte a questo – come si legge anche nel comunicato della Cei per la Giornata di preghiera – “non si può più tacere”.

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