“L’Appello politico agli italiani del nostro Osservatorio”.

8 settembre 2014 08:45 8 comments

Editoriale di S.E. Mons. Crepaldi al nuovo numero del Bollettino.

di S. E. Mons. Giampaolo Crepaldi

5 settembre 2014

vanthuanobservatory.org

È in distribuzione il numero 1-2 (2014) del “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa”, che contiene autorevoli commenti all’Appello politico agli Italiani “Un Paese smarrito e la speranza di un popolo” (Cantagalli, Siena 2014) del nostro Osservatorio. Anticipiamo qui l’Introduzione al fascicolo doppio dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi.
Per abbonarsi al Bollettino contattare: abbonamentibollettino@edizionicantagalli.com

Editoriale

L’APPELLO POLITICO AGLI ITALIANI DEL NOSTRO OSSERVATORIO

S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi

Presidente dell’Osservatorio

Nella primavera del 2014 il nostro Osservatorio ha pubblicato “Un Paese smarrito e la speranza di un popolo. Appello politico agli italiani” (edizioni Cantagalli). L’Appello è stato ampiamente ripreso dai media. Il 14 aprile 2014 c’è stata la sua presentazione ufficiale a Roma, presso il Palazzo Altieri in Piazza del Gesù, sede di rappresentanza del Banco Popolare, con la presenza del Ministro Angelino Alfano e del segretario della CISL Raffaele Bonanni coordinati da Antonio Polito e con il saluto introduttivo di Carlo Costalli, presidente del Movimento Cristiano Lavoratori e del sottoscritto. La discussione dell’Appello continua ora con questo numero del “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa” interamente dedicatovi, mentre posso già anticipare che nel mese di ottobre terremo un Seminario di approfondimento.

Ringrazio vivamente le Personalità che hanno accettato di scrivere i commenti al nostro Appello che pubblichiamo in questo fascicolo. La loro generosa adesione alla nostra richiesta conferma la validità e la consistenza del nostro lavoro. Si tratta di commenti condotti da diversi punti di vista, a seconda della competenza degli autori, ma si tratta anche di qualcosa di più. Emerge con evidenza in tutti i commenti che pubblichiamo una passione, oltre le analisi tematiche e contenutistiche dei vari aspetti dell’Appello. Una tensione di fede verso la doverosità di un impegno dei cattolici in questo difficile momento del nostro Paese a fronte di una notevole incertezza sull’analisi e sul dafarsi. Si nota in tutti la sofferenza per una situazione di smarrimento – come opportunamente afferma il titolo dell’Appello – che non è solo del Paese ma anche dei cattolici e, direi, l’insoddisfazione per come vanno le cose, assieme al desiderio non superficiale di intervenire. In quest’ultimo desiderio si incontrano la ragione, la storia dei cattolici italiani, la fede e la dottrina della Chiesa. È un desiderio “nutrito”, lo stesso desiderio che ha mosso lo staff dell’Osservatorio a redigere l’Appello.

Che il momento sia epocale è detto da molti. Noi ne siamo convinti. L’Appello parla di un “giro di boa” a cui è giunta l’Italia dopo il ventennio della transizione, ed a cui è giunto anche il mondo cattolico, dopo le varie fasi dei tentativi della sua riaggregazione. Questa non si verificherà se non attraverso il recupero della convinzione che dalla fede cattolica non derivano solo impegni di testimonianza personale, ma anche un ordine sociale. Ed è proprio questo che rischia di essere dimenticato. Si tratta di una dimenticanza dalle notevoli conseguenze, perché la stessa Dottrina sociale della Chiesa è a servizio del “progetto di Dio sul mondo”, come dice al suo inizio il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, e non di un generico impegno personale per un non meglio definito bene comune. Se dalla fede in accordo con la ragione non emana anche un ordine sociale, il ruolo pubblico della fede cattolica è compromesso e il Vangelo si ridurrebbe a un manuale di consigli per buone pratiche individuali. Va anche ricordato che senza il riconoscimento di un suo ruolo pubblico, la fede cattolica non può adeguatamente essere vissuta non solo nel suo ruolo pubblico, ma anche in quello più strettamente personale o spirituale, perché qui avrebbe il sopravvento il sentimento assieme al dominio assoluto della coscienza individuale.

Scrivendo il nostro Appello, abbiamo posto grande attenzione a questo punto. Man mano che la fede cattolica si ritira dall’animare un impegno sociale e politico per la costruzione di un ordine sociale rispettoso del progetto di Dio sull’uomo, si atrofizza anche la fede religiosa, che si fa introversa e capricciosa, rendendosi disponibile a sdolcinati psicologismi new age assieme alla ricerca di gratificazioni di appartenenza da piccolo gruppo. Se la fede cattolica non ha una parola da dire sul mondo e se lì, nel mondo, vale il completo pluralismo delle opzioni, anche la vita di fede personale si individualizza e si adatta alle mutevoli circostanze, assestandosi sugli accidenti piuttosto che sulla sostanza. Dico questo per sottolineare che l’Appello dell’Osservatorio nasce non solo da una riflessione sulla società e la politica in questo momento storico, ma anche da una visione più globale delle urgenze e perfino dei pericoli che la fede cattolica sta incontrando e vivendo nella nostra epoca.

I cattolici si sono ormai abituati alla secolarizzazione. Molti studiosi la considerano frutto del cristianesimo stesso e la cosa in parte è vera. Però nei confronti del processo di secolarizzazione non abbiamo fatto i conti fino in fondo. Di questo processo moderno ci sfugge ancora qualcosa di fondamentale. L’Appello non si propone di chiarire aspetti di tale complessità. Però coltiva al suo interno una convinzione. Se osserviamo il processo di secolarizzazione non possiamo negare che esso non si è arrestato mai e che nel tempo si è continuamente radicalizzato. Non si trattava di rendere il mondo legittimamente autonomo da Dio, come dice la Gaudium et spes, ma di renderlo indipendente. Poi, però, lo si è voluto rendere indipendente anche da qualsiasi altro principio che non fosse Dio e, infine, lo si è voluto rendere indipendente anche da se stesso. Una laicità che abbia mantenuto una posizione di apertura verso la religione, senza degenerare in una sua negazione arrogante, per poi finire nella negazione anche di se stessa e della sua pretesa arroganza, non è finora mai esistita.

Anche in una società secolarizzata, democratica e pluralistica non viene meno la centralità di Dio e del suo progetto sull’uomo per la costruzione di una società veramente umana. Qualsiasi valutazione cattolica del processo di secolarizzazione non deve dimenticare questo punto che motiva in profondità l’esistenza della Dottrina sociale della Chiesa come espressione del ruolo pubblico della fede della Chiesa e che motiva anche l’Appello dell’Osservatorio che viene commentato in questo fascicolo del Bollettino.

Dicendo queste cose, sono consapevole di fare affermazioni non universalmente condivise tra i cattolici. Ma è proprio da questa nettezza di impostazione che trae la propria efficacia l’Appello dell’Osservatorio. Non solo dalla chiarezza con cui traccia delle piste di impegno politico concreto – dalla riforma della scuola a quella della pubblica amministrazione – ma soprattutto dalla sua impostazione di fondo circa i grandi temi del rapporto tra la Chiesa e il mondo.

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