Bagnasco: “Lottare contro il totalitarismo del pensiero unico”

25 settembre 2014 18:47 2 comments

Di Marco Mancini

22 settembre 2014

korazym.org

Una prolusione ricca di spunti, a 360 gradi quella con cui il Cardinale Angelo Bagnasco ha aperto i lavori del Consiglio permanente della Cei.
Partendo dal ricordo delle tre missionarie saveriane trucidate in Burundi, Bagnasco ha parlato di martirio come di una realtà che si pensava fosse da restringere ad “epoche lontane. Così non è! L’intolleranza religiosa, che violenta il diritto di professare la propria fede, è una vergogna terribilmente attuale”. In Italia – ha aggiunto – non si rischia la vita professandosi cristiani, tuttavia “nel nostro Paese vivere da cristiani non di rado provoca incomprensione e derisione. È un debito che abbiamo per rispetto al sangue dei martiri”.

Dal presidente della Cei netta – come ha fatto il Papa in Albania – la condanna per chi uccide trincerandosi dietro un farneticante istinto pseudoreligioso. “L’uomo che uccide è un uomo morto; morto nell’anima, nell’intelligenza, nella dignità. La ferocia – ha spiegato il Cardinale – esibita con evidente compiacimento, fiera di seminare orrore nel mondo, si colloca al di sotto dell’umano, è radice dei crimini contro l’umanità che dovrebbero essere esecrati da tutti ed ogni istituzione – politica, culturale, religiosa – dovrebbe prenderne la distanza in modo chiaro, pubblico e definitivo”.

Di fronte alla violenza che dilaga in diverse zone del pianeta – ha ancora scandito il Cardinale presidente – “il nostro mondo dovrebbe fare anche un serio esame di coscienza sul vuoto spirituale che ha provocato e che alimenta. La coscienza, infatti, è il punto di forza di ogni uomo e di ogni popolo, e svuotare la coscienza – come si sta facendo – è un crimine incalcolabile contro l’umanità. Tra l’altro, significa anche oscurare la lucidità di analisi e snervare la capacità di prevenire e resistere a disegni di potere e di egemonia inaccettabili”.
Nella sua prolusione Bagnasco non ha mancato di ricordare l’imminente Sinodo dedicato alla famiglia che si aprirà in ottobre in Vaticano, ridotto ormai da certa stampa ad un dibattito sulla “prassi sacramentale dei divorziati risposati. Lo sguardo e il cuore dei Padri Sinodali, provenienti da ogni parte del mondo, si concentrerà dunque, insieme al Santo Padre, sulla famiglia e sul matrimonio, piccola Chiesa, dono di Dio e patrimonio dell’umanità, fondamento della comunità sociale, grembo naturale della vita dove i figli non si producono ma si generano, scuola e palestra ineguagliabile di virtù civili e religiose. Non sarà solo la luce della fede a illuminare la riflessione e il dialogo, ma anche la ragione aperta”.

Temi fondamentali quali la famiglia – ha ammonito ancora Bagnasco – “serie non si affrontano con battute o slogan che attirano applausi, o assimilandoci alla mentalità del secolo, ma con la fatica del pensare, con il tempo e il metodo”. “La famiglia merita più considerazione sul piano culturale e molto più sostegno a livello sociopolitico. Trascurare la famiglia, o peggio indebolirla con forme somiglianti, significa rendere fragile e franosa la società intera. In un progetto di vita che un uomo e una donna pubblicamente dichiarano e assumono con il matrimonio, la collettività riconosce un soggetto con doveri e diritti ai quali lo Stato si obbliga. La famiglia non è una questione privata ma pubblica, è un bene non solo per la coppia ma per tutti. Non c’era bisogno di una crisi così grave e perdurante per riconoscere che la famiglia naturale è veramente il presidio della tenuta non solo affettiva ed emotiva delle persone, ma anche sociale ed economica. Per questo invitiamo le famiglie a farsi protagoniste della vita sociale attraverso reti virtuose”.

L’analisi del Cardinale si è poi allungata sulla situazione del Paese. Riferendosi senza mai nominarla all’operazione Mare Nostrum, Bagnasco ricordando i 1800 migranti morti nel Mediterraneo nel 2014, si è domandato “dov’è l’Europa? Come diceva il Santo Padre, dobbiamo dichiararla tristemente una non-Europa? Non vorremmo mai questo; vogliamo vedere l’Europa casa dei popoli e delle Nazioni. Casa, non albergo dove i più ricchi e potenti possono meglio alloggiare”. Più specificatamente sull’Italia, Bagnasco ha chiesto riforme strutturali contro la perdurante recessione e nello stesso tempo si è rivolto “a tutti i responsabili della cosa pubblica, a coloro che hanno risorse finanziarie o capacità imprenditoriali, di fare rete super partes poiché la gente è stremata e non può attendere oltre. L’occupazione difficile e il fisco predatorio, la burocrazia asfissiante e la paura diffusa di fare passi sbagliati, tutto concorre a non creare lavoro nei vari settori del pubblico e del privato, non stimola l’inventiva, non trattiene i giovani nel Paese”.

Il Cardinale Bagnasco ha poi espresso apprezzamento per la scuola cattolica che – “accompagna e aiuta la missione educativa dei genitori, primi e insostituibili maestri dei loro figli: prima che ogni altro sapere, deve educare a pensare, al gusto di pensare con metodo e impegno: con la buona logica. Questo compito risulta sempre più urgente e merita ogni sforzo da parte di tutti: genitori, docenti, dirigenti, ministero, comunità cristiana. Viviamo nella cultura dell’apparenza, in una specie di bolla virtuale piena di fantasmi e di miti che abbagliano ma che sono vuoti. E quanto più i burattinai del mondo se ne accorgono, tanto più la gonfiano – questa bolla – perché continui a incantare. Ma l’uomo non può vivere sempre nel vuoto”. Pertanto – ha aggiunto il porporato – “parlare di fondamenti non è fondamentalismo, ma è un atto d’amore e un servizio anche allo Stato laico. Se una madre decide di portare a compimento la gravidanza di un figlio down e viene giudicata un’egoista da condannare anziché da ammirare e sostenere – scambiando così il bene col male – allora l’umanità si trova sulla strada sbagliata e non ha futuro”.

Ci si trova dunque a confrontarsi con un “totalitarismo del pensiero unico decide che cosa esiste e che cosa no, di che cosa si può parlare e di che cosa è proibito, pena la pubblica gogna. È un totalitarismo culturale che si mostra tanto più arrogante quanto più è vuoto; tanto più pauroso e sospettoso quanto più è nudo. Dall’individualismo libertario l’uomo concreto – paradossalmente – è estromesso e sostituito da poteri anonimi, da burocrazie impersonali, da meccanismi artificiali, da logiche di produzione e di profitto. . Ogni parola che ha il coraggio di andare contro corrente, ogni gesto che contraddice gli schemi del pensiero dominante in fatto di amore, famiglia, vita, cristianesimo, identità e storia, giustizia e pace…, trascende ogni singola persona e fa luce attorno” pertanto – ha concluso il Cardinale Bagnasco – “ritorna l’urgenza dell’evangelizzazione attraverso quella che potremmo chiamare testimonianza integrale. La coerenza della vita come discepoli del Signore è la prima e insostituibile forma di testimonianza”.

Infine un accenno allo Statuto della Cei, rivisitato ed aggiornato. “I risultati – ha annunciato il Cardinale presidente – sono stati prontamente presentati al Santo Padre che ha espresso piena soddisfazione, ed hanno già ricevuto la recognitio della Santa Sede. Le modifiche apportate andranno in vigore – per espressa volontà del Sommo Pontefice – alla scadenza dell’attuale mandato del Presidente”.

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