Papa Paolo VI, la Chiesa e il fumo di satana

20 ottobre 2014 10:46 21 comments

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redazione

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Di Ylenia Fiorenza

19 ottobre 2014

Il Quotidiano del Molise

Oggi in Piazza san Pietro la Beatificazione di Giovanni Battista Montini

Fedeltà è la parola più grande del vocabolario umano. Essa esprime una posizione estrema di coscienza e di volontà. E soprattutto esige la fermezza del coraggio di fronte ai lupi pronti all’attacco. Lo ha sperimentato e testimoniato eroicamente il Papa che oggi viene proclamato beato. Paolo VI, al secolo Giovanni Battista Montini.

I suoi quindici anni di pontificato non sono stati, infatti, esenti da assalti lupini. Lo conferma lo stesso pronunciando la famosa frase al tramonto del 29 giugno del 1972, nella solennità dei Ss. Pietro e Paolo, durante l’omelia del suo decimo anniversario di Pontificato: “Da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel Tempio di Dio”. Cosa Tormentava Montini? Cosa desiderava far intendere al Popolo di Dio? Cosa stava denunciando con quelle parole così ermetiche quanto lapidarie?

Qualche mese prima di morire a Castelgandolfo il 6 agosto del 1978, fu sempre Paolo VI a ribadire che “Il peccato segna il fallimento radicale dell’uomo, la ribellione a Dio che è la Vita”. Le conseguenze sono presenti sotto gli occhi di tutti. E gettando quel ponte sul mondo contemporaneo, Montini trovava conforto nel ricordare ai credenti che “Dio non si rassegna al fallimento della sua creatura”. Anzi, il Papa bresciano, marcò esplicitamente il concetto affermando che “Cristo ci è necessario!”. Perché è la Veritas incarnata, Colui che “smaschera l’ipocrisia di coloro che tendono a strumentalizzare l’uomo specialmente nei suoi rapporti con Dio”.

Riferimenti lampanti alle sofferenze personali, alle tante e dolorose diffamazioni che subì questo Papa, eletto il 21 giugno del 1963, dopo tre giorni di conclave, al quinto scrutinio, e considerato l’erede delle chiavi del Concilio Vaticano II, aperto da Giovanni XXIII, suo successore. Ancora i lupi. Ancora coloro che, per distruggere la persona, non mirano ad ucciderla nel corpo, ma puntano ad accusarla, intaccando la stabilità del suo buon nome. Sia essa anche quella del Pontefice! E l’azione è sempre la stessa. Calunniando. Gettando veleno contro l’onore e la dignità altrui. È ancora l’oltraggio, l’offesa alla verità e la trasgressione all’ottavo comandamento: “Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo!”.

Ma la Congregazione per le Cause dei Santi oggi, dopo ventun anni di processo iniziato nel 1993, dice “si” alla beatificazione del Papa “fiondista” che, come riportava il suo motto, andò avanti “In Nomine Domini”, nel nome del Signore, anche dopo l’attentato avvenuto all’aeroporto di Manila nel 1970. “I peccati di lingua”. Ovvero la menzogna. La diffamazione. È questo il fumo di Satana!
Il male regna, dove è seminato l’odio, dove l’invidia corrode, quando alla patria si sceglie l’esilio e alla vita s’impone la morte. E come interpretare quelle “fessure”? Nel suo programma di vita, Paolo VI, si prefiggeva di “applicare un deciso vigore per tener libera la mente da dubbi futili, da abbandoni pessimisti, da fantasmi impuri, da intenzioni astute, doppie, egoiste, da pigrizia di ricerca e di riflessione, per seguire invece le ispirazioni felici e sviluppare i buoni pensieri”.

Questo ci fa pervenire ad una risposta, da recuperare però nell’immagine biblica fornita da san Paolo, quando mette in guardia dai “falsi apostoli, operai fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo e da ministri di giustizia”. Ecco, le fenditure da dove s’intrufola Satana, che sa come “mascherarsi da angelo di luce”, sono quelle vite che si piegano all’opera dannosa del male, che rincorrono il potere piuttosto che la Croce, che preferiscono la corona della gloria, alla corona di spine. “Vite morte”, direbbe Montini, che infettano poi con i propri atti diabolici anche le vite accanto, le realtà, la stessa casa del Signore, affollata ancora di “sepolcri imbiancati, di mercenari della fede, di serpenti, di ipocriti che chiudono il regno dei cieli davanti ai giusti e agli innocenti, di guide cieche, di ricchi spietati, di falsi profeti che trasgrediscono le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà”, perché sudditi di Satana, sono bramosi di spingere coi loro raggiri le anime nello stagno ardente della geenna, dove essi si sono destinati seguendo la via della perdizione.

Paolo VI continua a sottoporre in particolare la Chiesa ad un profondo esame di coscienza, a chiedersi se è riuscita a tappare in qualche modo quelle crepe o se invece si è così inchinata a Satana da farlo entrare persino per il portone principale. Come non ricordare le parole del suo Testamento: “Fisso lo sguardo verso il mistero della morte, e di ciò che la segue, nel lume di Cristo, che solo la rischiara; e perciò con umile e serena fiducia. Avverto la verità che per me si è sempre riflessa sulla vita presente da questo mistero, e benedico il vincitore della morte per averne fugate le tenebre e svelata la luce. Chiudo gli occhi su questa terra dolorosa, drammatica e magnifica. E alla Chiesa, a cui tutto devo e che fu mia, che dirò? Le benedizioni di Dio siano sopra di te; abbi coscienza della tua natura e della tua missione; e cammina povera, cioè libera, forte ed amorosa verso Cristo. Amen. Il Signore viene. Amen”.

Paolo VI tradusse in moniti l’invocazione di sant’Anselmo: “ O Dio, sono stato fatto per vederti e non ho ancora fatto ciò per cui sono stato fatto”. Quando cioè non si ama! La fede, per quanti la applicano alla propria vita veramente, conserva la letizia, anche quando si moltiplicano i sospiri della mendicanza umana. La beatificazione di Paolo VI, rivela che è possibile dimostrare il cuore di Dio così e sempre più vicino all’uomo. E un messaggio finale tutto montiniano: “Se non si vuole curvare l’uomo a pensare come egli agisce, bisogna educarlo ad agire com’egli pensa. Anche nel mondo cristiano, dove l’amore, la carità hanno importanza suprema, decisiva, non si può prescindere dal lume della verità, che all’amore presenta i suoi fini e i suoi motivi”.

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