“Riflettere sulla Santità e sull’Idolatria contemporanea con Joseph Ratzinger”

9 novembre 2014 06:13 52 comments

Mirabello Sannitico (CB), 4 novembre 2014. Primo incontro organizzato dal Centro Culturale “Joseph Ratzinger” sul tema “Riflettere sulla Santità e sull’Idolatria contemporanea con Joseph Ratzinger”.

JOSEPH RATZINGER, BENEDETTO XVI

Santità

“Non seguite la via dell’orgoglio, bensì quella dell’umiltà. Andate controcorrente: non ascoltate le voci interessate e suadenti che oggi da molte parti propagandano modelli di vita improntati all’arroganza e alla violenza, alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all’apparire e all’avere, a scapito dell’essere. Siate vigilanti! Siate critici! Non andate dietro all’onda prodotta da questa potente azione di persuasione. Non abbiate paura, cari amici, di preferire le vie “alternative” indicate dall’amore vero: uno stile di vita sobrio e solidale; relazioni affettive sincere e pure; un impegno onesto nello studio e nel lavoro; l’interesse profondo per il bene comune. Non abbiate paura di apparire diversi e di venire criticati per ciò che può sembrare perdente o fuori moda: coloro che sembrano più lontani dalla mentalità e dai valori del Vangelo, hanno un profondo bisogno di vedere qualcuno che osi vivere secondo la pienezza di umanità manifestata da Gesù Cristo.

Quella dell’umiltà, non è dunque la via della rinuncia ma del coraggio. Non è l’esito di una sconfitta ma il risultato di una vittoria dell’amore sull’egoismo e della grazia sul peccato. Seguendo Cristo e imitando Maria, dobbiamo avere il coraggio dell’umiltà; dobbiamo affidarci umilmente al Signore perché solo così potremo diventare strumenti docili nelle sue mani, e gli permetteremo di fare in noi grandi cose. Grandi prodigi il Signore ha operato in Maria e nei Santi! Penso a quanti appartengono alla schiera dei santi “anonimi”, ma che non sono anonimi per Dio. Per Lui ogni singola persona è unica, con il suo nome e il suo volto. Tutti, siamo chiamati ad essere santi!

Il primo passo della santità è seguire Cristo fino in fondo, senza riserve e compromessi. E seguire Cristo significa sentirsi parte viva del suo corpo, che è la Chiesa. Non ci si può dire discepoli di Gesù se non si ama e non si segue la sua Chiesa. La Chiesa è la nostra famiglia, nella quale l’amore verso il Signore e verso i fratelli, soprattutto nella partecipazione all’Eucaristia, ci fa sperimentare la gioia di poter pregustare già ora la vita futura che sarà totalmente illuminata dall’Amore. Il nostro quotidiano impegno sia di vivere quaggiù come se fossimo già lassù”.

(2 settembre 2007. Visita a Loreto – ai giovani)

Idolatria

“Il Signore vuole uomini e donne liberi, non vincolati, capaci di abbandonare tutto per seguirLo e trovare solo in Lui il proprio tutto. Dio, a differenza degli idoli, non è realtà immobile e assente, ma una persona viva che guida i suoi fedeli, muovendosi a pietà di loro, sostenendoli con la sua potenza e il suo amore. l’idolo altro non è che un’«opera delle mani dell’uomo», un prodotto dei desideri umani; è quindi impotente a superare i limiti creaturali. Esso ha, sì, una forma umana con bocca, occhi, orecchi, gola, ma è inerte, senza vita, come accade appunto a una statua inanimata. Il destino di chi adora queste realtà morte è di diventare simile ad esse, impotente, fragile, inerte. Si è di fronte all’eterna tentazione dell’uomo di cercare salvezza nell’«opera delle sue mani», ponendo speranza nella ricchezza, nel potere, nel successo, nella materia.

Il mondo contemporaneo non si è forse creato i propri idoli?

Non ha forse imitato, magari a sua insaputa, i pagani dell’antichità, distogliendo l’uomo dal suo vero fine, dalla felicità di vivere eternamente con Dio?

È questa una domanda che ogni uomo, onesto con se stesso, non può non porsi. Che cosa è importante nella mia vita? Che cosa metto io al primo posto? La parola “idolo” deriva dal greco e significa “immagine”, “figura”, “rappresentazione”, ma anche “spettro”, “fantasma”, “vana apparenza”.

L’idolo è un inganno, perché distoglie dalla realtà chi lo serve per confinarlo nel regno dell’apparenza. Ora, non è questa una tentazione propria della nostra epoca, che è la sola sulla quale noi possiamo agire efficacemente?

Tentazione d’idolatrare un passato che non esiste più, dimenticandone le carenze; tentazione d’idolatrare un futuro che non esiste ancora, credendo che l’uomo, con le sole sue forze, possa realizzare la felicità eterna sulla terra!

Il denaro, la sete dell’avere, del potere e persino del sapere non hanno forse distolto l’uomo dal suo Fine vero dalla sua propria verità? Il compito dei credenti è essere testimoni della trasfigurante presenza di Dio in un mondo sempre più disorientato e confuso dagli idoli”.

(13 gennaio 2008 – Ai consacrati ed alle consacrate)

La contaminazione dell’idolatria “contemporanea” in Joseph Ratzinger.

Di Ylenia Fiorenza, Presidente del Centro Culturale Joseph Ratzinger

Premessa

Tutto comincia per iniziativa divina. Tutto ha compimento però per partecipazione umana. È È su questo che dobbiamo meditare e lavorare incessantemente come persone e come credenti. Tutto inizia perché Dio lo vuole. Ma tutto trova avvio, cioè possibilità, attuazione e realizzazione solo nel momento in cui dall’altra parte c’è una creatura che accoglie, nella sua piccola volontà, una volontà così grande, com’è quella di Dio. Dio non fa nulla senza la nostra collaborazione. Perché ci ha voluti liberi. Creati per la libertà e perché niente ci rendesse schiavi, cioè staccati, separati da Lui. Il nostro Dio, non dimentichiamo, che è il Dio che non ha provato orrore a chinarsi su di noi, sulle nostre brutture. La Bibbia ci rivela che è anche un Dio posto sempre in lotta dai nostri limiti contro gli idoli fabbricati dall’uomo per se stesso. Un Dio davanti al quale tremano, però, gli abissi, e nessun altro dio può resistere. Il surrogato non sarà mai essenza madre! Dio resta Dio, anche quando noi lo rifiutiamo o ci vendiamo ad altri dei fatiscenti, distruttivi, come lo è il dio denaro, il dio potere, il dio odio. Dio è fedele e per questo corre sempre il rischio di venire estromesso da alcune vite che credono di poter fare a meno del Suo Amore. Siamo, ci muoviamo, respiriamo dentro questa Sua Presenza mai invadente, mai impositiva, che ci traccia la via del ritorno verso casa, ogni volta che ci smarriamo, tradiamo o fuggiamo inseguendo ciò che è contrario a Lui e quindi alla nostra pace. Questa Volontà di esserci sempre accanto, che ci dice, infatti, che Dio ci sta amando, ci lega ad un modello di gratuità e donazione che si fa in noi ragione di imitazione e restituzione, dunque, servizio. In questo consiste la vera libertà: la nostra vita assimilata dalla Grazia e dal Mistero.

1. Fisionomia e significato dell’idolatria

Il cammino della fede non è facile. Il credente deve essere preparato alla fonte, come al deserto. Alla gioia, come al dolore. Alla luce, come alla notte. All’io, come al tu. Uno sguardo alla nostra esistenza rivela, infatti, la tensione drammatica tra il bene e il male. Siamo interamente dentro agli opposti, perché siamo perennemente chiamati a scegliere, a separare ciò che è giusto da ciò che è ingiusto, ciò che è puro da ciò che è impuro. È sempre la nostra umanità lo strumento della conoscenza e dell’esperienza diretta dell’agire divino. Joseph Ratzinger lo dice chiaramente: “Dove scompare Dio, ieri come oggi, l’uomo cade nella schiavitù di idolatrie. Che rendono l’uomo dipendente, non libero!”. L’idolatria costringe, insomma, l’uomo a vagare su se stesso e a prostrarsi davanti a tutto ciò che non è Dio.
Cos’è allora l’idolatria?

Prima di tutto un’offesa a Dio. È il peccato contro il Primo Comandamento. Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra (Es.20,2-5). È la falsificazione dell’idea di Dio. Una sottomissione a questa idea malata, corrotta su Dio che porta e diffonde la non-conoscenza di Dio. Si è di fronte alla manipolazione e quindi all’abuso del Suo nome. Si chiama “dio” chi Dio non è! Si diviene falsari, fabbricatori, seguaci, contaminatori e adoratori di un dio che non è il vero e unico Dio, di entità, realtà, dottrine, sacrifici, credenze, diaboliche! È il peccato contro la Paternità di Dio

2. La causa strutturale dell’idolatria

“Dobbiamo seguire Gesù e non precederlo: è Lui che ci mostra la via”, ci dice Ratzinger! Nel momento in cui questo non avviene, l’idolatria prende piede nell’esistenza nostra e iniziamo a sudare di superbia a “non sopportare di non essere noi dio”! (Nietzsche). E sempre Ratzinger che indica che “Occorre sradicare tutte le false promesse di infinito che seducono l’uomo e lo rendono schiavo”. Perché l’idolatria causa la perdita dei valori e innesca nell’animo umano la pretesa rovinosa di sostituirsi a Dio. Il filosofo Heidegger dice che la vera povertà di oggi sta nel fatto che “non soffriamo più la mancanza di Dio”. L’idolatria presente nelle contrade contemporanee è l’uomo che diventa dio di se stesso. Ma Ratzinger ci suggerisce che “Per ritrovare veramente se stesso e la propria identità, per vivere all’altezza del proprio, l’uomo deve tornare a riconoscersi creatura, dipendente da Dio”. Basta falsare l’inquietudine del cuore umano. È urgente interrogarsi su Dio, sulla Sua esistenza e prendere possesso della nostra grandezza che è l’assomigliare a Lui. Dio è presente alle nostre attese più di quanto noi lo siamo a noi stessi e fra noi. “L’idolatria è sbagliare dio e a proposito di Dio”. Essa nasce quando osiamo precedere, cioè metterci prima di Dio in tutto ciò che siamo e facciamo e iniziamo a pregare un dio che non può amare, toccarci e salvare o crediamo di essere noi i protagonisti di ciò che si compie. È il peccato contro lo Spirito Santo.

3. Le forme attuali dell’idolatria

Perché l’idolatria è contemporanea a noi?

Perché continuiamo a credere che, per esaltare l’uomo, sia necessario eliminare Dio. Perché temiamo che Dio ci toglie qualcosa se entra nelle nostre vite. Perché è più comodo falsare la nostra umanità e di conseguenza la nostra identità, rincorrendo dèi con cui non possiamo avere una relazione, né una comunione, piuttosto che prestare ascolto e fiducia in un Dio che parla restando silenzioso e si mostra restando invisibile. Ratzinger non esita a dire che “la vera adorazione di Dio è l’amore, perché l’amore fa risuonare nel mondo la dignità umana, non distrugge, ma rinnova, trasforma, purifica, crea per così dire la verità del nostro essere, ricreando il nostro cuore”.

Quali allora le forme e gli atteggiamenti idolatrici che ci tentano maggiormente?

• L’idolatria del fare, del rendere gloria al nostro attivismo fideistico. Siamo diventati “faccendieri” della fede, perdendo il fondamento della testimonianza autentica, dimenticando che senza contemplazione non c’è missione, ma solo un mero “eseguire”, come se tutto dipendesse da noi.

• L’idolatria del mascherarci di Dio, quando l’aspirazione massima è collezionare simpatie mondane, senza mai avere tempo per stare con Lui, per addentrarci nella sponsalità con l’Agnello.

• L’idolatria del barattare con Dio, peccando contro la Sua Gratuità, quando in particolare ci presentiamo al Suo cospetto con una lista di favori, con accanto propositi di commercio e di privazioni, pur di ottenere quanto richiesto.

• L’idolatria del mettere Dio a servizio dei nostri interessi, di sottoporlo alla nostra volontà, considerandoLo proprietà privata dei nostri capricci.

• L’idolatria del collocare Dio dentro i fatalismi, i catastrofismi, i crocismi, congeniati dalle nostre fantasie e soprattutto dalle tante superstizioni che ancora non hanno nulla a che vedere con una fede pura e semplice.

• L’idolatria della popolarità, l’affanno a mostrare la nostra immagine, dell’esibire quando operiamo non nel Suo nome, ma con l’ansia del dimostrare, finalizzando ogni cosa alla fama e agli elogi.

• L’idolatria dell’opinionismo, quando riduciamo il nostro annuncio ad una misera propaganda mediatica, ad uno spot di noi stessi stessi, rendendo tiepido l’ardore per la carità vera che richiede nascondimento.

• L’idolatria del parlare di Dio, però, con le parole dettate secondo i gusti del mondo e della moda storica corrente.

• L’idolatria della comodità del conformismo, della compiaciuta reputazione, quando ci si adegua a tutto e tutti pur di non perdere consensi. E preferiamo non comprometterci col mondo. Qui gioca un ruolo decisivo, purtroppo, la paura che ci spinge ad abbandonare Dio, rinnegandolo, facendo finta di non conoscerlo, pur di restare graditi al mondo.

• L’idolatria del relativismo, quando anteponiamo all’evento dell’esistenza le proprie verità, fatte di miopie e corte misure.

• L’idolatria della propria conservazione, quando consideriamo la fede soltanto un accessorio e come forza portante della nostra missione invece solo la capacità di restare “immuni” ad ogni tentazione, sotto campane di vetro.

• L’idolatria del pragmatismo ossessivo, quando si cerca in ogni modo di materializzare Dio, pur vivendo realmente senza Dio. Quando cioè, pretendendo di seguire il Signore, ci rivolge però con tutto sforzo agli uomini, cercando le loro sicurezze, e quindi, restando all’infuori, per meglio dire, di quella vita cristologica, fatta di radicalità e sempre priva di ambiguità.

• L’idolatria dell’esaltazione del dolore, quando pensiamo che Dio gode nell’udire lo stridore dei denti dei propri figli, nel metterci alla prova duramente e ci convinciamo che Lui ha bisogno delle nostre lacrime o dei nostri assurdi sacrifici, spesso così terrificanti per la nostra salute e la nostra serenità d’animo, per esaudirci.

• L’idolatria del moralismo, quando viviamo da castigati nel corpo, nella sua naturale vocazione alla vita, alla relazione, all’amore, come se il corpo fosse un contenitore di peccati e di inclinazioni infernali, che va imprigionato in rinunce contro-natura, e seviziato con dispense mai comandate da Dio.
È il peccato contro il Battesimo.

4. Quando l’uomo peccò che cosa rubò a Dio che ora non può restituirgli?

“Quando l’uomo si sottrae a Dio – dice Ratzinger – ad afferrarlo ci sono gli dei, sicchè non consegue la sua liberazione”. L’idolatria, secondo Ratzinger, rende perciò l’uomo dissimile non solo a Dio, ma anche a se stesso, dal vero essere uomo. L’uomo, dunque, rubò a Dio il sogno di renderlo se stesso, perché è più interessato a fare il “dio” che ad essere l’uomo, la sola creatura cui Dio rivolge eternamente il Suo amore e la Sua devozione fino all’abbassamento, pur di restituirgli l’infinito a cui si rifiuta.

Essere contemplativi nel mondo

Di Paolo Mitri

«Affidarci umilmente al Signore».

Viviamo in un epoca in cui l’uomo è stato ideologicamente privato di Dio.

L’uomo è divenuto dio di se stesso.

Quest’uomo ha cercato di strutturare la vita sociale attraverso un amore che è filantropia, un amore in cui manca Dio e l’amore a lui dovuto.

Ma l’uomo creato da Dio ha necessità di lui. Trovando sbarrata la strada verso la sorgente si vede costretto a rivolgere questo suo istinto di adorazione verso le cose e le creature.

Quella verso le creature diviene una vera e propria antropolatria che non ha nulla a che fare con l’antropocentrismo che è prerogativa essenziale del disegno divino dal momento che il Padre ha collocato Cristo Gesù, uomo divinamente personalizzato, al centro di tutto e in lui ha chiamato tutti gli uomini a sé.

In occasione della sua visita all’Abazzia di Heiligenkreuz (Austria) del settembre 2007, Papa Benedetto XVI nel suo discorso aprì uno squarcio di cielo che costituisce una risposta per ciascuno di noi.

Ogni uomo porta nell’intimo del suo cuore, consapevolmente o in modo inconscio, la nostalgia di un definitivo appagamento, della massima felicità.

«Nella vita dei monaci – diceva – la preghiera ha una speciale importanza: è il centro del loro compito professionale. Essi, infatti, esercitano la professione dell’orante. Nell’epoca dei Padri della Chiesa, la vita monastica veniva qualificata come vita a modo degli angeli. E come caratteristica essenziale degli angeli si vedeva il loro essere adoratori. La loro vita è adorazione. Questo dovrebbe valere anche per i monaci. Essi pregano innanzitutto non per questa o quell’altra cosa, ma semplicemente perché Dio merita di essere adorato. “Confitemini Domino, quoniam bonus! – Celebrate il Signore, perché è buono, perché eterna è la sua misericordia!”, esortano vari Salmi (ad es. Sal 106, 1)».

La traccia indicata configura una sorta di monachesimo moderno, adatto per ciascuno di noi: essere contemplativi nel mondo.

Viviamo un epoca in cui tutti gli elementi che hanno costituito la civiltà cristiana si vanno perdendo. Avremo modo di approfondire come Joseph Ratzinger ha ben chiare quali sono le radici spirituali dell’Europa e di come, non a caso, scelse come nome da Papa, Benedetto.

Quel vaso che conteneva questo prezioso tesoro è ora rotto.

Ma è rotto affinché il suo profumo e la sua sapienza si diffonda in tutto il mondo.

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