«Il numero delle religiose americane è crollato perché hanno rifiutato il magistero e l’autorità»

27 dicembre 2014 13:46 10 comments

Di Benedetta Frigerio

27 Dicembre 2014

tempi.it

Intervista alla giornalista Ann Carey, che ha indagato per oltre 20 anni sulla crisi delle suore: «Il Vaticano ha avviato due indagini e solo una è conclusa. Resta aperta quella più critica»

«La Chiesa cattolica non ha affatto cambiato la sua posizione sulla vita religiosa delle congregazioni femminili americane». A spiegarlo a tempi.it è Ann Carey, giornalista e autrice del libro Sisters in Crisis che ha indagato per oltre vent’anni sulle ragioni della crisi interna alle congregazioni religiose femminili degli Stati Uniti. Il 16 dicembre il Vaticano ha pubblicato un rapporto sulla vita consacrata negli Stati Uniti, definito da molti “accomodante”. Dopo l’intervento della Congregazione per la dottrina della fede sulla condotta della Leadership Conference of Women Religious (Lcwr), che guida circa 40 mila delle 50 mila suore presenti nel Paese, molti si aspettavano infatti un documento più risoluto. Come spiega Carey, ogni supposizione sulle presunte nuove posizioni di papa Francesco rispetto a Benedetto XVI nascono però da un equivoco: «Occorre distinguere due diversi interventi per capire che cosa è successo».

Può spiegare la differenza?

Il Vaticano ha avviato due indagini più o meno nello stesso periodo. La prima, annunciata nel gennaio del 2009, era una visitazione apostolica rivolta a tutte le religiose americane. Questa è stata diretta dalla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica (Ciclsal), che aveva chiesto una valutazione sulla qualità della vita delle religiose americane. Il rapporto rilasciato lo scorso 16 dicembre riguarda questa operazione.

E la seconda indagine?

Il secondo intervento è stato intrapreso dalla Congregazione per la dottrina della fede ed è stato reso pubblico nell’aprile del 2009 con lo scopo di valutare dal punto di vista dottrinale la Lcwr a causa degli errori dottrinali dei suoi relatori, programmi e posizioni. La Lcwr è una delle due Conferenze superiori delle religiose americane: non bisogna dimenticare che esiste anche la Council of Major Superiors of Women Religious (Cmswr). Le madri superiori e i membri dei direttivi religiosi più progressisti appartengono alla Lcwr.

Perché questa indagine è stata avviata?

La Congregazione per la dottrina della fede aveva già ammonito la Lcwr nel 2001 chiedendo che fossero corretti alcuni errori. Ma le correzioni non furono apportate: per questo la Chiesa nel 2008 avviò un’indagine dottrinale. Dopo quattro anni, nell’aprile del 2012, è stato emanato un mandato di riforma ancora in corso. A questo non è seguito nessun altro rapporto.

Questo mandato di riforma del 2012 condanna errori come la perdita di fede basata sulla persona di Cristo, l’utopia di un cristianesimo usato come risposta politica ai problemi sociali, la negazione della trinità ma anche problemi legati all’insegnamento su aborto, sessualità, eutanasia. Qual è l’errore fondamentale?

L’errore principale della Lcwr sta nella mancanza di una formazione dottrinale solida e nella mancata correzione degli errori che si sono verificati.

Come si inserisce il rapporto appena pubblicato dal Vaticano sulla vita religiosa in generale nella vicenda legata alla Lcwr?

Il rapporto appena pubblicato, non riguardando in modo specifico la vicenda legata alla Lcwr, menziona solo alcuni errori comuni senza entrare nei dettagli. Si parla di mancanza di fedeltà alle linee guida liturgiche e mancanza di una solida formazione relativa al Magistero della Chiesa. Si criticano anche una vita comunitaria dispersiva, un’indistinta linea di demarcazione fra i membri giurati e quelli associati e infine l’incapacità di mantenere una vita religiosa reale, in grado di attrarre le giovani.

Le suore negli Stati Uniti sono diminuite del 75,5 per cento: negli anni Sessanta erano circa 200 mila, oggi sono scese a 49 mila. Se poi 50 anni fa circa 200 mila suore lavoravano nel campo educativo e sociale in tutti gli Stati Uniti, ora la loro presenza non è più così importante come in passato. Come mai?

Le due cose sono collegate. Una delle ragioni principali della riduzione del numero delle religiose sta nella possibilità per le donne di servire la Chiesa anche come laiche, secondo la decisione del Concilio vaticano II. Allo stesso tempo sono cresciute le opportunità professionali per le donne e così sono diminuite quelle che entravano in convento. Ma credo che i numeri siano precipitati così soprattutto perché negli anni Sessanta molti ordini religiosi femminili si sono ritirati dalla vita pubblica, dalle scuole e dagli ospedali che tradizionalmente avevano sempre servito, così da divenire invisibili alla maggioranza dei laici. Inoltre, tra il 1970 e il 1980 un numero consistente di suore abbandonò la vita religiosa o a causa del modello liberal introdotto negli ordini o a causa di un modello non ritenuto sufficientemente progressista.

Nel suo libro spiega che il movimento femminista influenzò e sostituì le migliaia di suore che guidavano gli istituti secolari di tutta America. Come si svolse questo processo?

Le religiose che vollero dare una loro interpretazione della riforma della vita religiosa, contenuta nel Concilio Vaticano II, si misero in posizioni di comando all’interno dei propri ordini e all’interno della Lcwr. Fra il 1960 e il 1970, poi, furono molto influenzate dal movimento femminista, che metteva in discussione l’autorità criticando la leadership maschile in tutti gli ambiti, Chiesa cattolica compresa. Così, molte delle religiose al comando portarono i propri ordini ad abbandonare l’apostolato tradizionale, educativo e di assistenza sanitaria, sostituendolo con il lavoro legato all’ideale della giustizia sociale, realizzato individualmente dalle religiose. Il risultato fu che molte delle istituzioni governate dalle suore, come le scuole e gli ospedali appunto, chiusero per mancanza di religiose. Rimasero invece aperte quelle guidate da laici e laiche che introdussero gli ideali secolari, rimpiazzandoli con quelli religiosi. Infine, lavorando da sole, le religiose cominciarono a vivere lontane dalla comunità, abbandonando il loro stile di vita tradizionale. E ora molti degli ordini consacrati negli Stati Uniti sono più che altro istituti secolari.

Pensa che il calo delle vocazioni sia dovuto solo a questo tradimento?

Assolutamente sì. I giovani che pensano alla vita religiosa desiderano una vita completamente diversa da quella mondana, desiderano essere fedeli all’insegnamento della Chiesa e all’autorità. Non sono attratti da una condotta di vita che possono trovare ovunque.

È già cambiato qualcosa all’interno della Lcwr dopo l’emanazione del mandato di riforma nel 2012?

Il delegato apostolico che supervisiona il processo, l’arcivescovo Peter Sartain di Seattle, ha concordato con la Lcwr di non discutere della riforma mentre questa è ancora in corso. Perciò non possiamo sapere quali siano i cambiamenti.

Che speranze vede per la vita consacrata nel suo paese?

Alcuni ordini religiosi stanno attirando nuove vocazioni, sono quelli che seguono il modello tradizionale fatto di preghiera e vita comunitaria, in aderenza all’insegnamento e alla dottrina, nel rispetto dell’autorità e di un apostolato esercitato in nome della Chiesa, indossando l’abito religioso. Questi ordini contano il maggior numero di vocazioni giovanili. Infatti, se i membri della Lcwr hanno in media 70 anni di età, le circa 10 mila consacrate della seconda Conferenza superiore delle religiose americane, il Cmswr, hanno in media 53 anni. Perciò si può dire che c’è un futuro per la vita religiosa in questo paese, ma solo per il modello tradizionale di cui ho parlato. Probabilmente non riavremo ora le 200 mila suore presenti nei primi anni Sessanta, perché la società da allora è mutata profondamente ma l’esperienza mostra che continueranno ad esserci donne chiamate alla vita consacrata.

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