I padroni del mondo vogliono imporre l’ideologia gender

20 gennaio 2015 14:14 0 comments

Di Massimo Introvigne

20 gennaio 2015

lanuovabq.it

Nel viaggio di ritorno dalle Filippine Papa Francesco ha concesso un’ampia intervista ai giornalisti, annunciando fra l’altro che andrà presto a scoprire l’Africa, in Centrafrica e in Uganda, e dopo gli Stati Uniti visiterà ancora diversi Paesi dell’America Latina.

Come sappiamo, le interviste del Papa non sono Magistero, ma aiutano a capire la «mens» del Pontefice e possono spiegare meglio alcune espressioni dei discorsi ufficiali. Francesco ha spiegato che quando ha parlato nelle Filippine di «colonizzazioni ideologiche» che attaccano la famiglia intendeva fare riferimento alla «teoria del gender» che si vuole imporre in modo totalitario ai bambini. E ha ripetuto, con un nuovo riferimento al romanzo Il padrone del mondo di Robert Hugh Benson, la critica ai poteri forti che disprezzano i poveri, mettono in ridicolo le religioni, e vogliono imporre una mentalità antinatalista, un «neo-malthusianesimo universale» contro cui profeticamente mise in guardia il beato Paolo VI – che pure insisteva sul concetto di «paternità responsabile» – nella Humanae vitae.

Delle Filippine al Pontefice è rimasto nel cuore soprattutto «il gesto dei papà, quando alzavano i bambini, perché il Papa li benedicesse. Il gesto di un papà. Ce n’erano tanti. Alzavano i bambini, lì, quando passavo per la strada. Un gesto che da altre parti non si vede». E le mamme presentavano al Papa i loro figli con gioia, anche nel caso dei disabili. «Il gesto della paternità, della maternità, dell’entusiasmo, della gioia». Il Pontefice ha ripetuto anche il suo elogio del pianto. Infatti, «una delle cose che si perde quando c’è troppo benessere, o i valori non si capiscono bene, o siamo abituati all’ingiustizia, a questa cultura dello scarto, è la capacità di piangere. È una grazia che dobbiamo chiedere». E ha ricordato la ragazza di Manila che nel dialogo con i giovani «è stata l’unica a fare quella domanda che non si può rispondere: perché soffrono i bambini? Il grande Dostoevskij se la faceva e non è riuscito a rispondere». L’unica risposta adeguata è piangere e affidarsi al Signore.

La domanda forse più importante è venuta quando un giornalista tedesco ha chiesto che cosa il Papa avesse inteso nelle Filippine parlando di «colonizzazione ideologica» che minaccia oggi la famiglia. Usando un esempio, il Papa ha spiegato che intendeva fare proprio riferimento all’ideologia del gender. «La colonizzazione ideologica: dirò soltanto un esempio, che ho visto io. Venti anni fa, nel 1995, una Ministro dell’Istruzione Pubblica aveva chiesto un prestito forte per fare la costruzione di scuole per i poveri. Le hanno dato il prestito a condizione che nelle scuole ci fosse un libro per i bambini di un certo livello. Era un libro di scuola, un libro preparato bene didatticamente, dove si insegnava la teoria del gender. Questa donna aveva bisogno dei soldi del prestito, ma quella era la condizione».

Parole chiare: «Perché dico “colonizzazione ideologica”? Perché prendono, prendono proprio il bisogno di un popolo o l’opportunità di entrare e farsi forti, per mezzo dei bambini. Ma non è una novità questa. Lo stesso hanno fatto le dittature del secolo scorso. Sono entrate con la loro dottrina. Pensate ai Balilla, pensate alla Gioventù Hitleriana. Hanno colonizzato il popolo, volevano farlo». Il paragone fra «colonizzazione» del gender e totalitarismi del secolo XX non è nuovo. Già l’11 aprile 2014, parlando all’Ufficio Internazionale Cattolico per l’Infanzia, Papa Francesco aveva ricordato che «occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare in relazione alla mascolinità e alla femminilità di un padre e di una madre». E aveva aggiunto: «Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del “pensiero unico’”».

Ancora una volta Francesco ha messo in relazione l’attacco alla famiglia con una strategia più ampia di poteri forti, di «imperi colonizzatori, (che) cercano di far perdere ai popoli la loro identità» e insieme creano forme di dominio economico e finanziario che scartano i poveri. Un giornalista ha messo in relazione le parole del Papa sui poveri che sono «scartati» con la sua espressione «terrorismo di Stato». Francesco ha risposto che non aveva mai collegato i due concetti, ma certo scartare ed escludere hanno qualcosa a che fare con il terrorismo. «È un terrorismo questo? Ma… sì, si può pensare che sia… Si può pensare, ma lo penserò bene, grazie!».

E il Papa ha nuovamente invitato a leggere Il padrone del mondo di Benson, un romanzo sul potere dell’Anticristo che impone a tutti un pensiero unico totalitario già citato in diverse prediche di Santa Marta. «C’è un libro, scusatemi, ma faccio pubblicità, c’è un libro che forse lo stile è un po’ pesante all’inizio, perché è scritto nel 1903 a Londra. È un libro che … a quel tempo questo scrittore ha visto questo dramma della colonizzazione ideologica e lo descrive in quel libro. Si chiama The Lord of the Earth o The Lord of the World, uno dei due. L’autore è Benson, scritto nel 1903, ma vi consiglio di leggerlo. Leggendo quello capirete bene quello che voglio dire con “colonizzazione ideologica”».

Negli Stati Uniti ha destato qualche stupore e critica l’elogio che il Papa ha proposto nelle Filippine dell’enciclica Humanae vitae del beato Paolo VI, un testo detestato da tutta una cultura antinatalista e progressista. Nell’intervista Francesco ribadisce che «l’apertura alla vita è condizione del Sacramento del matrimonio. Un uomo non può dare il sacramento alla donna e la donna darlo all’uomo se non sono in questo punto d’accordo, di essere aperti alla vita. A tal punto che, se si può provare che questo o questa si è sposato con l’intenzione di non essere aperto alla vita, quel matrimonio è nullo, è causa di nullità matrimoniale, no?». Ma Francesco elogia anche il beato Paolo VI perché «è stato un profeta, che con questo ci ha detto: guardatevi dal neo-Malthusianismo che è in arrivo». «Guardava al neo-Malthusianismo universale che era in corso. E come si chiama questo neo-Malthusianismo? Eh, è il meno dell’1% del livello delle nascite in Italia, lo stesso in Spagna. Quel neo-Malthusianismo che cercava un controllo dell’umanità da parte delle potenze».

Questo, ha precisato il Pontefice, «non significa che il cristiano deve fare figli in serie. Io ho rimproverato alcuni mesi fa una donna in una parrocchia perché era incinta dell’ottavo dopo sette cesarei. “Ma lei vuole lasciare orfani sette?”. Questo è tentare Dio. Si parla di paternità responsabile». «Alcuni credono che – scusatemi la parola, eh – per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli, no? No, paternità responsabile». Quando si parla di famiglie con troppi figli in Paesi come le Filippine il Papa però invita sempre a guardare anche «l’altro estremo, che accade in Italia, dove ho sentito – non so se è vero – che nel 2024 non ci saranno i soldi per pagare i pensionati. Il calo della popolazione, no?». E insegnare la paternità responsabile non significa rinnegare l’Humanae vitae ma proporre vie «lecite». Senza mai disprezzare le famiglie che liberamente e responsabilmente, valutate le loro circostanze, scelgono di diventare famiglie numerose. «Per la gente più povera un figlio è un tesoro. È vero, si deve essere anche qui prudente. Ma per loro un figlio è un tesoro. Dio sa come aiutarli. Forse alcuni non sono prudenti in questo, è vero. Paternità responsabile, ma guardare anche la generosità di quel papà e di quella mamma che vede in ogni figlio un tesoro».

Francesco non ha fatto marcia indietro neppure quando una giornalista spagnola gli ha ricordato le critiche per l’immagine – utilizzata in tema di offese alla religione – del pugno che darebbe a chi offendesse sua madre. «In teoria – ha spiegato il Papa – possiamo dire che una reazione violenta davanti a un’offesa, a una provocazione, in teoria sì, non è una cosa buona, non si deve fare. In teoria, possiamo dire quello che il Vangelo dice, che dobbiamo dare l’altra guancia. In teoria, possiamo dire che noi abbiamo la libertà di esprimere e questa è importante. Nella teoria siamo tutti d’accordo». In pratica però «non posso insultare, provocare una persona continuamente», dunque «la libertà di espressione deve tenere conto della realtà umana e perciò dico deve essere prudente». La virtù della prudenza non è paura, «è la virtù umana che regola i nostri rapporti» e li rende propriamente umani.

A una domanda sulla corruzione nel mondo e nella Chiesa, il Papa ha risposto che «la corruzione oggi nel mondo è all’ordine del giorno e l’atteggiamento corrotto trova subito facilmente nido nelle istituzioni». Questo clima malsano penetra anche nella Chiesa. Francesco ha ricordato che nel 1994 gli fu offerta una grossa donazione per i poveri purché poi ne restituisse metà, in nero, al donatore: un modo di riciclare denaro presumibilmente sporco. «In quel momento io ho pensato cosa fare, o li insulto e gli do un calcio dove non batte il sole o faccio lo scemo. E ho fatto lo scemo. Ho detto, ma con la verità, ho detto: “Lei sa che nelle vicarie noi non abbiamo conto; lei deve fare il deposito in Arcivescovado con la ricevuta. E lì è tutto”. “Ah, non sapevamo, piacere” e se ne sono andati». Ma poi gli era venuto in mente che se offrivano di corrompere un ecclesiastico forse era perché ne avevano già corrotti altri. «È una piaga nella Chiesa, ma ci sono tanti santi, e santi peccatori, ma non corrotti. Guardiamo all’altra parte, anche nella Chiesa santa».

A proposito del mancato invito al Dalai Lama quando è passato da Roma, Francesco ha risposto che la prassi diplomatica vaticana è di non ricevere le personalità che vengono a Roma per vertici internazionali e non in visita singola: «è per questo che non è stato ricevuto. Ho visto che qualche giornale ha detto che non lo ha ricevuto per paura della Cina. Quello non è vero». Tanto che al Dalai Lama è stata proposta una data per un’udienza. Nello stesso tempo, al governo cinese si continua a fare sapere che il Papa amerebbe visitare la Cina.

Marco Ansaldo, de La Stampa, ha suggerito che gli appelli del Papa ai leader dell’islam perché condannino il terrorismo e le persecuzioni dei cristiani sono rimasti in buona parte del mondo lettera morta. «Anche quell’appello – ha risposto Francesco – l’ho ripetuto il giorno stesso della partenza per lo Sri Lanka, al Corpo Diplomatico, alla mattina. Al discorso al Corpo Diplomatico – non ricordo le parole – ho detto che auguro che i leader religiosi, politici, accademici e intellettuali, si esprimano. Anche il popolo moderato islamico chiede quello dai suoi leader». Il Papa ha assicurato che non si stancherà di ripetere la richiesta.

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