La conciliazione tra lavoro e vita familiare

30 gennaio 2015 17:25 26 comments

CAMPOBASSO 29 GENNAIO 2015

SCUOLA DI FORMAZIONE SOCIO-POLITICA “BEATO TONIOLO”

ARCIDIOCESI DI CAMPOBASSO-BOJANO

RELAZIONE

Di Paolo Mitri – Presidente Regionale Forum delle Associazioni Familiari

Il mio compito questa sera è inquadrare da un punto di vista politico-sociale l’aspetto che potremmo definire come la doverosa conciliazione dei tempi di lavoro e dei famiglia.
Farò quest’unica premessa.

«Il processo di unificazione avvenuto in Italia nel corso del XIX secolo e passato alla storia con il nome di Risorgimento, costituì il naturale sbocco di uno sviluppo identitario nazionale iniziato molto tempo prima. In effetti, la nazione italiana, come comunità di persone unite dalla lingua, dalla cultura, dai sentimenti di una medesima appartenenza, seppure nella pluralità di comunità politiche articolate sulla penisola, comincia a formarsi nell’età medievale». [...]

«Per ragioni storiche, culturali e politiche complesse, il Risorgimento è passato come un moto contrario alla Chiesa, al Cattolicesimo, talora anche alla religione in generale. Senza negare il ruolo di tradizioni di pensiero diverse, alcune marcate da venature giurisdizionaliste o laiciste, non si può sottacere l’apporto di pensiero – e talora di azione – dei cattolici alla formazione dello Stato unitario». [...]

«La Chiesa è consapevole non solo del contributo che essa offre alla società civile per il bene comune, ma anche di ciò che riceve dalla società civile, come afferma il Concilio Vaticano II: “chiunque promuove la comunità umana nel campo della famiglia, della cultura, della vita economica e sociale, come pure della politica, sia nazionale che internazionale, porta anche un non piccolo aiuto, secondo la volontà di Dio, alla comunità ecclesiale, nelle cose in cui essa dipende da fattori esterni” (Cost. Gaudium et spes, 44)».

(17 marzo 2011 – Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI a S.E. l’Onorevole Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana, in occasione dei 150 anni dell’unità politica d’Italia).

Proprio mentre stavo pensando e mettevo insieme queste brevi riflessioni per l’incontro di questa sera, il mio pensiero si incrociava con le parole di P. Giancarlo. Durante la sua Omelia del 22 gennaio scorso, in occasione della Festa dei Santi Sposi, ricordava il tentativo della Rivoluzione Francese di togliere i segni del cristianesimo dalla società e – in uno dei tanti aspetti, quello che lui ricordava – cambiare l’organizzazione del tempo: non più la settimana, con quattro domeniche, ma le decadi, con tre soli giorni di riposo.

La priorità veniva data quindi al lavoro, come aspettativa di un benessere che doveva crescere proprio aumentando il lavoro.

C’è da dire che lo stesso Jean-Jacques Rousseau, annoverato tra i “padri” della rivoluzione, dissentiva da tale impostazione. Vedeva infatti nelle feste un momento di rigenerazione del legame sociale e di riproduzione della forza lavoro. Come dire che il contratto sociale sarebbe uscito rafforzato dallo stare insieme in letizia e che la vita non si poteva ridurre a sola economia.

A questo punto fisso chiaramente i paletti: «La domenica va resa libera dal lavoro, eccettuati i servizi necessari, per affermare che la priorità non è a livello economico, ma all’umano, al gratuito, alle relazioni familiari, amicali e per i credenti alla relazione con Dio». (Papa Francesco)

***

Torniamo quindi al tema della conciliazione tra lavoro e vita familiare perché questa è la proposta che da anni il Forum rivolge al mondo della politica.

La conciliazione è un bene pubblico e come tale deve diventare un diritto individuale del lavoratore e della lavoratrice; deve durare per tutta la vita della famiglia e deve essere family friendly. Alle istituzioni l’invito, anzi, la sfida ambiziosa a riconoscerla come politica di sviluppo prioritaria, nonostante la crisi economica.

Le politiche della conciliazione sono troppo spesso un diritto graziosamente concesso. Ma noi invece partiamo da un principio di base: lavoro e famiglia sono due diritti costituzionali, che in questo momento storico appaiono negati. Ci troviamo di fronte ad un lavoro che non favorisce progetti di vita.

La conciliazione è quindi un diritto costituzionale e pertanto è esigibile da ogni lavoratore.

Un diritto da regolamentare attraverso la contrattazione collettiva di settore.

Sullo sfondo di questa idea di fondo, sul modello olandese e francese, chiediamo che si crei una sorta di “banca del tempo” nel quale il lavoratore depone le ore in più che fa, le ore di straordinario e poi le può prelevare, mentre le istituzioni dovrebbero aiutare questo processo defiscalizzando.

Non stiamo creando nulla di nuovo vogliamo semplicemente mettere a sistema strumenti già esistenti.

In questo contesto legato ai tempi di lavoro entra in maniera prepotente la tendenza che va via via consolidandosi di mantenere aperti gli esercizi commerciali della grande distribuzione organizzata anche la domenica.

Di questo aspetto se ne è parlato durante la giornata mondiale delle Famiglie a Milano del 2012.

A ruota seguiva la raccolta di 50mila firme (si arrivò poi a 150mila, tre volte tanto) per la campagna “Libera la domenica” e per dire “no” alle aperture domenicali dei negozi.

Nel maggio del 2013 approdò in Parlamento la conseguente proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti e sostenuta dalla Conferenza Episcopale Italiana.

A che punto si trova questa proposta di legge, cosa è successo, come si è mossa, ne parleremo nel corso degli interventi. Anticipo solo che mira a difendere almeno dodici giorni l’anno di chiusura per tutti i negozi sul tutto il territorio nazionale.

***

Per prepararmi a questo incontro ho parlato con diversi amici ed amiche.

Sono emerse diverse posizioni ed esperienze.

Ho trovato chi mi ha detto: «La domenica, tassativamente non faccio la spesa».

Chi mi ha detto: «Se dopo che sono stato a Messa vado al Centro Commerciale che c’è di male?».

Chi mi ha detto ancora: «Ho i figli piccoli e d’inverno mi è comodo portarli al Pianeta perché ci sono i giochi al coperto».

Proprio per questo motivo vorremmo che l’incontro di questa sera fosse una tavola rotonda, con un confronto aperto e sincero.

Devo dire il vero che questo tema si è alquanto raffreddato. Guardando la Rassegna Stampa che quotidianamente diffonde il Forum delle Famiglie sono dovuto risalire a settembre 2014 per trovare una notizia riguardante la domenica.

Bisogna anche dire che l’attacco alla famiglia ed a ciò che essa rappresenta è proseguito in maniera più accesa, su altri aspetti: mi riferisco al Gender Theory ed al suo progetto che mira all’indottrinamento delle nuove generazioni, alla legge sulla cosiddetta omofobia, alle unioni civili di coppie dello stesso sesso.

Talmente che Papa Francesco, di ritorno dalle Filippine, durante la conferenza stampa tenuta sull’aereo, ha parlato di una «colonizzazione ideologica» che minaccia oggi la famiglia.

Quindi ben altri attacchi ci troviamo a dover fronteggiare.

Vorrei però che ritrovassimo il filo per uscire dal labirinto. Ce lo ha indicato Papa Francesco proprio qui a Campobasso.

«Ma vi dirò una cosa: quando vado al confessionale e confesso – adesso non tanto come lo facevo nell’altra diocesi – , quando viene una mamma o un papà giovane, domando: “Quanti bambini hai?”, e mi dice. E faccio un’altra domanda, sempre: “Dimmi: tu giochi con i tuoi bambini?” La maggioranza risponde: “Come dice Padre?” – “Sì, sì: tu giochi? Perdi tempo con i tuoi bambini?”. Stiamo perdendo questa capacità, questa saggezza di giocare con i nostri bambini. La situazione economica ci spinge a questo, a perdere questo. Per favore, perdere il tempo con i nostri bambini! La domenica: lei [si rivolge alla lavoratrice] ha fatto riferimento a questa domenica di famiglia, a perdere il tempo… Questo è un punto “critico”, un punto che ci permette di discernere, di valutare la qualità umana del sistema economico in cui ci troviamo».

***

Vorrei concludere aggiungendo – a quella del Papa – una mia riflessione.

Non abbiamo tempo stasera se non per un velocissimo accenno. Vorrei consigliare a ciascuno la meditazione di un bellissimo discorso di Papa Francesco.

Lo ha pronunciato lo scorso 27 novembre ai partecipanti al Congresso Internazionale della Pastorale delle Grandi Città. Il papa ci accompagna e ci mostra come il fondamento delle culture – e noi oggi siamo in un contesto multiculturale – il loro nucleo più profondo è che sono sempre aperte e assetate di Dio.

Ed è proprio questo che va cercato.

Il filo dei rapporti autentici, il filo della fraternità, lo troviamo se troviamo nuovamente Dio il Padre. Senza non è possibile.
Quindi vi lascio con uno squarcio, tenero e struggente, aperto della scrittrice danese Karen Blixen.

«Fino ad oggi nessuno ha veduto gli uccelli migratori dirigersi verso sfere più calde che non esistono, o i fiumi dirottare attraverso rocce e pianure per correre in un oceano che non può essere trovato. Perché Dio non crea un desiderio o una speranza senza aver pronta una realtà che la esaudisca. Il nostro desiderio è la nostra certezza e beati siano i nostalgici, perché torneranno a casa».

Grazie.

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VISITA PASTORALE ALLE DIOCESI DI CAMPOBASSO-BOIANO E ISERNIA-VENAFRO

INCONTRO CON IL MONDO DEL LAVORO E DELL’INDUSTRIA
DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Aula Magna dell’Università degli Studi del Molise (Campobasso)
Sabato, 5 luglio 2014

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA
OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Ex Stadio Romagnoli (Campobasso)
Sabato, 5 luglio 2014
«La sapienza liberò dalle sofferenze coloro che la servivano» (Sap 10,9).

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