Ma la Costituzione non parla di diritti civili

14 febbraio 2015 20:52 5 comments

Di Tommaso Scandroglio

9 febbraio 2015

lanuovabq.it

Sergio Mattarella nel suo incolore discorso di insediamento, ha lisciato il pelo a tutti quanti: partigiani, ebrei, cattolici, giovani e vecchi, imprenditori e disoccupati, etc. Un polveroso fervorino che stilla correttezza politica ed istituzionale da ogni riga, sorprendente e originale come i titoli di coda di un film.

Ma c’è un punto in cui lo sbadiglio viene mozzato, un punto in cui lo stereotipo incedere del Nostro cambia passo. “Garantire la Costituzione – afferma il neo Presidente – significa libertà. Libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in quella economica, nella sfera personale e affettiva”.

L’impianto della Costituzione si fonda in un certo qual modo su una prospettiva giusnaturalista. Detto in altri termini i diritti fondamentali di cui parla la Costituzione possono trovare un riferimento nel diritto naturale. Qui sarebbe assai complesso dare prova di questa affermazione, ma basti accennare al fatto che i padri costituenti hanno inserito molto spesso il verbo “riconoscere” nella nostra Carta costituzionale riferendolo ad alcuni specifici diritti e all’istituto della famiglia. E se io riconoscono qualcosa, vuol dire che quel qualcosa viene prima di me, esiste indipendentemente da me. Oscar Luigi Scalfaro in una conferenza raccontò che il verbo “riconoscere” riferito alla famiglia e presente nell’art. 29 della Costituzione fu duramente osteggiato dai comunisti, perché la famiglia e il matrimonio non potevano essere realtà anteriori allo Stato ma da questo prodotte.

Questo per dire che le libertà di cui parla la Costituzione non sono né un prodotto delle leggi (statalismo) né un’invenzione del soggetto (soggettivismo). Ma sono dei diritti che sono per così dire incardinati in ciascuno di noi dal momento in cui veniamo ad esistenza, sono l’espressione giuridica di quella sete di bene a cui anela la nostra natura umana. Vita, salute, libertà, sapere etc. sono quei beni di cui abbiamo bisogno per diventare sempre più uomini, per perfezionarci. La Costituzione riconosce quindi queste esigenze profonde dell’uomo. Tali diritti dunque sono oggettivi, cioè non sono frutto della libera invenzione dell’uomo, ma aspettano “solo” di essere riconosciuti e quindi tutelati perché già presenti in noi.

Quando Mattarella ha usato l’espressione “diritti civili” invece si riferiva non a questa tesi giusnaturalista, bensì a quella liberale che poco o nulla a che vedere con la legge naturale e con l’impianto sposato dai padri costituenti. La locuzione “diritti civili” rimanda alle espressioni di lingua inglese “civil rights” o “civil liberties” che stanno ad indicare non un Stato che riconosce alcuni diritti fondamentali, ma uno Stato che eleva ogni desiderio soggettivo a diritto. Un orientamento questo che è fiorito soprattutto in nord America, ma che ha portato frutto anche in Europa.

La nostra Costituzione ad esempio ci dice che la vita è un bene che va difeso sempre ed è pure un bene indisponibile, quindi sottratto alla piena e assoluta disponibilità anche del titolare del bene stesso. È per questo che il nostro Codice penale sanziona ad esempio il suicidio e l’omicidio del consenziente. E così la Costituzione riconosce che l’unica famiglia esistente è quella fondata sul matrimonio, vincolo che lega un uomo e una donna. Anche questo istituto non può essere modificato a piacere né dallo Stato né dai singoli. Insomma esiste una realtà valoriale – vita, famiglia, socialità etc. – che non può essere modellata secondo i capricci di ciascuno, ma va rispettata e tutelata per quello che è.

I liberals che invece si rifanno all’idea dei diritti civili – tra i molti citiamo i giusfilosofi Dworkin, Rawls e Richards – sostengono l’opposto. Ad esempio la vita è una valore finchè io decido che lo sia. Quindi via libera ad esempio all’eutanasia e aborto. È poi il soggetto che deve essere lasciato libero di inventarsi il modello famigliare che vuole: matrimoni non più indissolubili, con persone dello stesso sesso etc. Impedire dunque, per mano dello Stato, di togliersi la vita, di avere un figlio con la fecondazione artificiale, di metter su una “famiglia” omosessuale configurerebbe per i liberals un’ingerenza indebita dell’ordinamento giuridico nella vita privata delle persone, sarebbe tarpare le ali della libertà individuale.

Perciò quando Mattarella, che dovrebbe essere garante della Costituzione, si è riferito ai “diritti civili”, si è riferito ad un’idea di diritti della persona non presente nella nostra Costituzione e nella nostra tradizione giuridica. Bensì ad una tradizione propria dei sistemi di common law di matrice anglosassone. In questa tradizione lo Stato è un fornitore di servizi per il cittadino, deve cioè garantire, per quello che è possibile, gli strumenti adatti a soddisfare i desiderata di tutti. Vuoi disfarti del bambino che porti in grembo? Ecco la legge sull’aborto. Vuoi avere quel bambino che madre natura di nega? Ti facciamo una bella legge che legittima la fecondazione artificiale. Vuoi troncare con il marito che è ormai solo un peso per te? Pronta per te una legge sul divorzio. Vuoi “sposarti” il tuo compagno omosessuale? Ti prepariamo una norma ad hoc.

Lo Stato dei diritti civili non riconosce quale è il vero bene della persona, ma assegna la patente di diritto a qualsiasi voglia dei suoi cittadini. Non c’è un verità oggettiva, bensì solo soggettiva. Predicare l’opposto è atteggiamento da Stato etico e significherebbe comprimere l’autonomia dei cittadini.

Se per la nostra Costituzione gli unici diritti da garantire sono quelli indicati in un certo qual modo dalla legge naturale, per il pensiero liberal l’unica voce da ascoltare è quella delle aspirazioni dei singoli. Da qui il pluralismo etico, che invece è rigettato dalla nostra Costituzione perché essa individua solo ed unicamente alcuni diritti e non altri.

Se per il giusnaturalismo la libertà è frutto dell’adesione al vero bene della persona, per i liberal la libertà è la mera possibilità di agire così come uno vuole, senza un giudizio di merito oggettivo sulla condotta scelta. I diritti civili proposti sono presentati più come esigenze di libertà che esigenze di giustizia, più come proiezione della volontà soggettiva che come proiezione del bene oggettivo.

Il lettore avrà notato che buona parte delle leggi sopra indicate sono ormai patrimonio anche del nostro ordinamento giuridico, ciò a testimonianza che i principi costituzionali fondati sulla legge naturale oggi sono disattesi a motivo di queste derive libertarie che stanno così simpatiche anche al nostro Presidente della Repubblica.

E infatti quelli che si riempiono la bocca parlando di “diritti civili” sono gli stessi che ci hanno regalato le leggi sull’aborto, divorzio e fecondazione artificiale e che presto ci faranno dono di altri cadeau, quali eutanasia, liberalizzazione delle droghe, “matrimoni” omosessuali, prostituzione, etc. Gente di area radicale. Ma Mattarella non era un moderato?

La prova che il neo presidente si inserisce in questa linea di pensiero non sposata dalla Costituzione sta sempre in quella frase in cui cita i diritti civili, diritti che occorre sviluppare anche “nella sfera personale e affettiva”. Ovvio il rimando al riconoscimento delle convivenze se non addirittura ai “matrimoni” omosessuali. Se una coppia omosessuale chiede al libertario Mattarella di vedersi riconosciuta la propria relazione affettiva, questi non può che cercare di soddisfare la sua richiesta. Poco importa ai sostenitori dei diritti civili che lo Stato deve disinteressarsi degli affetti e delle simpatie di ciascuno, dato che di per sé non hanno a che fare con il bene comune. Tutto ciò che si agita nell’intimo delle coscienze può diventare affare di Stato. Basta che il sig. Rossi lo voglia. Ed ecco che per paradosso il liberalismo diventa statalismo.

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