Il progetto Fraternità con l’Africa si rinnova

26 febbraio 2015 04:17 2 comments

A cura di Marta Minghetti

AMU Notizie N. 1 – 2015

amu-it.eu

Facciamo tutto il possibile affinché questo progetto possa continuare

Camerunense, ingegnere, prima donna del suo Paese ad occupare l’incarico di vice-direttore presso il Ministero dei Lavori Pubblici, Patience Lobè è stata eletta a ottobre 2014 responsabile internazionale delle Volontarie del Movimento dei Focolari. È stato naturale parlare con lei del progetto “Fraternità con l’Africa”, il progetto di borse di studio lanciato nel 2006 proprio dai Volontari in collaborazione con l’AMU. Ecco cosa ci ha detto in un’intervista esclusiva per AMU Notizie.

- Otto anni dopo il “lancio” del progetto “Fraternità con l’Africa”, i numeri parlano chiaro: più di 850 mila euro raccolti, 170 borse di studio andate a buon fine, 80 persone che hanno già concluso gli studi, si sono inserite nel mondo del lavoro o hanno migliorato la loro situazione lavorativa. Il bilancio sembra positivo. Qual è il tuo pensiero al riguardo? È necessario apportare qualche cambiamento perché il progetto sia più efficace e più adatto alle necessità di oggi?

«In Africa abbiamo veramente accolto con gioia questo progetto e, come hai detto, il bilancio è positivo anche se, forse, qualche cambiamento può renderlo più efficace. Ad esempio, si dovrebbero precisare meglio quali persone possono accedere alle borse di studio.
Inoltre, le borse sarebbero più utili se fossero destinate a persone con una professione precisa, che possono facilmente trovare lavoro o creare loro stesse lavoro. L’Africa ha bisogno di professionisti e di persone con capacità direttive in ambito tecnico.
Da un’altra prospettiva, penso che la formazione potrebbe avvenire anche in relazione ad un progetto in corso sul territorio. Senza condizionare la libertà delle persone, sarebbe forse importante che gli studenti si impegnassero a dare una contropartita, qualora non potessero mantener fede all’impegno preso di lavorare nel proprio Paese almeno cinque anni dopo il compimento degli studi. Ad esempio si potrebbe pensare a qualche forma di restituzione della borsa di studio.
Infine, le borse potrebbero essere date a persone che hanno bisogno di perfezionarsi secondo un progetto preciso, in relazione ai bisogni del proprio Paese.»

- Oltre a questo progetto che eroga borse di studio per studi universitari e professionali, secondo te potrebbero esserci anche altre azioni per arrivare allo scopo?

«Per la formazione professionale dei giovani, è indispensabile il trasferimento di tecnologia. Ci sono progetti iniziati da professionisti venuti da fuori; questo va bene ma poi bisogna garantire il trasferimento di tecnologia.»

- C’è il rischio di cadere nell’assistenzialismo e come fare per evitarlo?

«Per evitare che gli africani siano soltanto degli “assistiti” è necessario un dialogo franco e sincero.»

- Hai vissuto in Camerun un’esperienza incredibile di impegno civile, professionalità, coraggio. La tua posizione ferma contro ogni tentativo di corruzione ha portato a dei cambiamenti reali notevoli. Ma la corruzione non è un fenomeno solo africano. Anche in Italia ci sono sistemi corrotti che impediscono di crescere, davanti ai quali ci si può sentire impotenti. Cosa diresti a un giovane camerunense e a un giovane italiano che si apprestano ad entrare in ambienti lavorativi difficili?
«È molto importante avere fiducia in se stessi. Prima gli chiederei perché vuole lavorare. Se è solo per guadagnare dei soldi, allora tutto diventa complicato. Se è invece per la sua realizzazione umana, allora potrei continuare a dargli qualche consiglio: avere sempre fiducia in se stessi, non considerare il denaro come un obiettivo da raggiungere e, se è credente, credere che Dio ha un piano d’amore su di lui e nulla gli può mancare se svolge bene il suo lavoro: al di là delle difficoltà che può incontrare sperimenterà il centuplo. Certo, bisogna dire, in via generale, che tutto parte dai valori che sono stati trasmessi ai bambini, tutto parte dall’educazione ricevuta.»
- In questi ultimi 8 anni dall’inizio di “Fraternità con l’Africa” il mondo è molto cambiato. La mappa della povertà cambia ogni giorno. Cosa diresti ai numerosi gruppi di volontarie e volontari che con grandissimo amore si prodigano per raccogliere fondi per il progetto, mentre loro stessi possono trovarsi nel bisogno?
«Penso che la povertà materiale, che ormai si trova in tutti i Paesi, provenga dalla povertà morale. Il mondo ha perduto i suoi valori e anche l’Africa ha perduto i suoi valori. Dappertutto si vive nell’insicurezza: in Africa a causa delle guerre che costringono le persone a fuggire dai loro Paesi, in Europa a causa di una immigrazione incontrollata. Ciò di cui sono certa è che mai la violenza ha costruito qualcosa ed è a causa della povertà materiale che molti sono intrappolati negli ingranaggi delle guerre. Dice il Vangelo: “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha” e San Paolo spiega che non si tratta di mettere in difficoltà qualcuno per sollevare gli altri, ma di vivere l’uguaglianza. È su questa base che sento di dire ai Volontari di fare quello che possono affinché questo progetto possa continuare. Può darsi che personalmente non abbiano niente, ma sicuramente avranno le idee per organizzare attività che coinvolgano altre persone, magari con più possibilità, e tutti insieme si porterà avanti il progetto.»

Testimonianze dall’Africa

A cura di Marta Caradonna

I buoni risultati che il progetto “Fraternità con l’Africa” ci mostra giorno dopo giorno, in termini di opportunità di crescita umana e di incremento delle competenze professionali, ci incoraggia a proseguire su questa strada, nella certezza che la formazione è la via maestra per sostenere il cambiamento del continente africano.

Ci sono studenti che portano a termine gli studi con grande determinazione, come Christian K., che a maggio del 2014 si è laureato con lode in Scienze Politiche distinguendosi particolarmente con la sua tesi su “Intervento delle Ong in Congo e nel nord Kivu a favore degli sfollati di guerra. Problemi e possibili soluzioni”. A partire dalle relazioni personali con gli amici e i colleghi universitari, Christian si impegna a sradicare i problemi che impediscono una reale crescita del suo Paese, uno tra questi la corruzione diffusa. Nei suoi lavori di ricerca ha sottolineato l’importanza del ruolo di una classe politica dotata di una solida coscienza e capace di distinguere l’interesse del singolo individuo dal bene comune.

Per molti giovani la borsa di Fraternità con l’Africa rappresenta l’unica opportunità di studiare con la prospettiva di un concreto sbocco lavorativo. È quello che ci scrive dalla Nigeria Agu E., 25 anni, attualmente iscritta al secondo anno di Scienze dell’Educazione: «Sono davvero molto grata per il supporto economico che mi avete mandato per la mia istruzione. Apprezzo moltissimo questo. Senza il vostro aiuto non sarei mai riuscita a completare i miei studi così presto ma la vostra generosità e il vostro aiuto rappresentano per me una fonte d’ispirazione. Mi avete permesso di realizzare il mio sogno.»

Anche Felistas M. è iscritta a Scienze dell’Educazione. Frequenta l’ultimo anno, a Nairobi, e prevede di terminare i suoi studi in aprile 2015.

«Adesso che sto per concludere i miei studi, non posso non esprimere la mia gratitudine… Ringrazio davvero Dio per questa opportunità che mi ha dato di frequentare una prestigiosa università, attraverso l’amore di una “famiglia” composta da tante persone nel mondo. Ma soprattutto prego Dio di permettermi di restituire all’Africa e al mondo quello che ho imparato, con amore e determinazione».

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