La Dottrina sociale della Chiesa spiegata in parole povere

20 marzo 2015 08:02 7 comments

Di Stefano Fontana

18 marzo 2015

vitanuovatrieste.it

Possiamo spiegare cos’è la Dottrina sociale della Chiesa con una immagine.

Quando apriamo la finestra ed entra la luce del sole, essa illumina tutte le cose presenti nella stanza e ce le fa vedere nella loro realtà e verità: il letto, il tavolo, l’armadio. Al buio non le vedevamo. Nella penombra le vedevamo male. Alla luce le vediamo bene perché esse risaltano per quello che sono. La luce non si è semplicemente sovrapposta alle cose, ma le ha valorizzate, le ha fatte uscire dal buio. Grazie alla luce che è entrata nella stanza, le cose possono essere adoperate secondo il loro valore e l’uomo e la donna, che hanno la responsabilità di quella stanza, possono organizzarla al meglio, spostando, ordinando, pulendo.

La luce della Rivelazione sulle realtà del mondo

Ora, la stanza è il mondo. Le cose dentro la stanza sono le realtà mondane come la famiglia, la fabbrica, la scuola, i trasporti, le tasse e così via. L’uomo e la donna che hanno responsabilità della stanza rappresentano l’umanità che organizza la vita su questa terra.

E la luce cosa rappresenta? La luce rappresenta la Rivelazione di Dio, che è stata affidata alla Chiesa. Essa ha tolto gli uomini dal buio in cui si trovavano per il peccato originale — e in parte ancora si trovano per i peccati ordinari — e ha fatto loro capire come dovrebbe essere organizzato il loro mondo perché possa dirsi veramente umano e, soprattutto, perché non sia d’ostacolo all’altro mondo, quello che ci aspetta al di là della finestra da cui è venuta la luce.

Ma cosa significa ordinare la stanza e adoperare le cose che ci sono dentro, secondo la loro verità evidenziata dalla luce proveniente dalla finestra aperta? Significa ordinarla in modo che gli uomini possano viverci da uomini, ossia possano vivere nella giustizia e felici in questa vita e siano aiutati, e non distolti, dal praticare quelle virtù umane e cristiane che ci faranno entrare nell’altra vita, quella della vera felicità.

Nel 1891 papa Leone XIII scrisse la prima “enciclica sociale” — che vuol dire Lettera circolare — dal titolo Rerum novarum (“Le cose nuove”). Nel 2009 Benedetto XVI ha scritto l’ultima enciclica sociale (almeno finora) che si chiama Caritas in veritate (“La carità nella verità”). In mezzo, tra le due, ci sono altre Lettere circolari o encicliche scritte dagli altri Pontefici. Nel loro insieme esse costituiscono la cosiddetta Dottrina sociale della Chiesa, ossia la luce che entra dalla finestra per illuminare la stanza di questo mondo.

Perché la Dottrina sociale della Chiesa?

Ma i Papi da dove hanno preso la luce? Da dove hanno preso le verità, i valori, i principi religiosi e morali per insegnare agli uomini come ordinare la loro vita nella società? Dalla Rivelazione, si diceva. Ossia da Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo e dal suo messaggio di salvezza che la Chiesa coltiva in sé, facendone memoria. Cristo è sempre attuale e la sua Parola permette di illuminare tutte le stanze di questo mondo, anche se i mobili che in essa si trovano possono essere di diversa foggia col cambiamento dei tempi e delle mode.

Per chi hanno scritto gli insegnamenti della Dottrina sociale e, soprattutto, perché?
Cominciamo dal perché. Il motivo è semplice: la stanza del mondo era in disordine, la famiglia non veniva rispettata e si facevano leggi contro di essa (come anche adesso); la politica non cercava più il bene comune, ma proteggeva i potenti (come anche adesso); la giustizia non era seguita e c’erano tanti poveri e poverissimi (come anche adesso); non c’era il timor di Dio, molti lo odiavano e volevano costruire una società senza Dio (come anche adesso).

«Per una società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio» (San Giovanni Paolo II)

Lo scopo ultimo della Dottrina sociale della Chiesa è di costruire la comunità umana secondo il progetto di Dio. Sì, perché Egli ha un progetto su come gli uomini dovrebbero vivere insieme, su come dovrebbero fare le leggi oppure organizzare l’economia. Dio non è un giurista e nemmeno un economista. Per fortuna nostra Egli è Dio. E cioè il Creatore ha creato non solo i monti e i fiumi, le stelle e i pianeti, ha creato anche l’uomo, ha creato la famiglia e ha dato agli uomini i dieci comandamenti. Quindi Egli ha creato anche la società. Per questo la Dottrina sociale della Chiesa rispecchia le leggi della creazione e contiene i principi inseriti da Dio nel creato.

Dio è poi il Salvatore e, morendo in croce e risuscitando dal sepolcro ha come fatto una “nuova creazione”, dato che l’uomo aveva peccato. Nuova creazione vuol dire che tutte le cose hanno una destinazione superiore e una forza — la sua grazia — le attira, affinché abbiano una vera vita alla fine dei tempi. Ecco che, allora, la Dottrina sociale della Chiesa, oltre ai principi immessi da Dio nella società con la creazione si avvale anche della “legge nuova” portata da Gesù Cristo, la legge dell’amore.
Abbiamo visto “perché” i Papi hanno scritto gli insegnamenti della Dottrina sociale della Chiesa. Ora vediamo “per chi” li hanno scritti.

A chi si rivolge la Dottrina sociale?

Si può dire che essi li abbiano scritti per tutti gli uomini, ma si può dire anche che in primo luogo li abbiano scritti per i credenti in Cristo, per i fedeli della Chiesa cattolica e principalmente per i pastori, i vescovi. La Dottrina sociale della Chiesa contiene alcuni principi che possono essere accolti da tutti gli uomini, come, per esempio, il principio che i primi responsabili dell’educazione dei figli sono i genitori, e non gli insegnanti o i funzionari statali. Questo principio è molto importante per l’organizzazione del sistema scolastico. Esso è un principio su cui possono essere d’accordo tutti, anche chi non è cattolico. Per questo la Dottrina sociale della Chiesa si rivolge a tutti gli uomini che con buona volontà vogliono adoperare la loro ragione. La luce del sole che penetra nella stanza fa vedere che quello è un armadio e ciò vale per tutti gli uomini che vogliano semplicemente conoscere la realtà.

Però la Dottrina sociale della Chiesa si rivolge anche e soprattutto ai fedeli della Chiesa cattolica perché contiene degli insegnamenti che solo chi crede in Cristo accoglie esplicitamente. Per esempio, il principio che tutti gli uomini sono uguali in dignità (ossia che tutti meritano lo stesso rispetto) può essere accettato da tutti, ma il principio che gli uomini sono tutti fratelli in Cristo perché figli di un unico Padre è una verità che vale solo per chi crede che Gesù di Nazareth sia il Cristo, il Figlio di Dio. Per questo motivo la Chiesa, con la sua Dottrina sociale, lancia un messaggio a più livelli: un livello che può essere accolto da tutti coloro che vogliono usare la ragione con buona volontà e un livello proprio per chi ha la fede e crede nella dottrina della Chiesa.

I due livelli sono allo stesso piano oppure sono uno sotto e l’altro sopra? Rispondere è facile. Dire che tutti gli uomini sono uguali è allo stesso livello di dire che tutti gli uomini sono fratelli?

Certamente no: dire che sono fratelli è più forte, più significativo. Dire che sono fratelli comporta certamente che siano uguali in dignità: quale padre considererebbe di dignità diversa i propri figli? Ma dire che sono uguali non comporta che siano anche fratelli. Le persone uguali in dignità, per esempio, non è detto che si debbano amare, i fratelli invece sì.
Ecco, la Dottrina sociale della Chiesa è la luce di Cristo che entra nella stanza del mondo mediante la Chiesa e i suoi fedeli, luce che è a servizio di tutti gli uomini per illuminare la costruzione di questo mondo secondo il progetto di Dio e per il bene dell’uomo.

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