Pensieri sull’ISIS: Padre Samir, Sant’Egidio, gli Imam Sciiti

31 marzo 2015 02:37 15 comments

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redazione

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Di Giuseppe Rusconi

26 marzo 2015

rossoporpora.org

Lunedì e martedì si sono svolti a Roma alcuni incontri interessanti su Isis e dintorni con padre Samir Khalil Samir e Nicola Pedde, presso la Comunità di Sant’Egidio (tra i relatori diversi imam sciiti) e presso la Comunità ebraica della capitale – La necessità che il mondo musulmano si mobiliti contro l’estremismo – Forza, fascino e debolezze dell’Isis.
Sono stati due giorni di incontri “romani” assai stimolanti sull’Isis e sui rapporti tra cristiani e musulmani quelli di lunedì 23 e martedì 24 marzo in tre diverse sedi. Lunedì mattina se n’è parlato su invito del Centro studi mediorientali della Fundacion Promocion Social de Cultura, una ONG spagnola che ha la sua sede romana nel Palazzo vaticano di San Calisto: relatori Nicola Pedde (direttore della rivista specializzata Geopolitcs of the Middle East) e il noto gesuita islamologo egiziano Samir Khalil Samir.

Martedì, per l’intera giornata, è stata la Comunità di Sant’Egidio a ospitare un convegno allettante (una “prima”) dal titolo “Cattolici e sciiti: responsabilità dei credenti in un mondo globale e plurale”, promosso dalla stessa Comunità, da “Missio” (Opere pontificie missionarie di Germania) e dall’Al-Khoei Institute iracheno. All’incontro hanno partecipato tra l’altro da parte cattolica i cardinali Tauran, Marx e Sepe, oltre al presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia arcivescovo Vincenzo Paglia, ai vescovi Matteo Zuppi e Ambrogio Spreafico, a don Vittorio Ianari) e da parte sciita diversi imam iracheni (dell’ Al-Khoei Institute e di Najaf) e di altri Paesi mediorientali (Iran – con il rettore dell’Università delle religioni di Qom – Libano, Kuweit, Arabia Saudita, Bahrain).

La sera di martedì folto pubblico al Teatro Italia di Roma, nel quartiere di Piazza Bologna, per la presentazione del libro di Maurizio Molinari “Il Califfato del terrore”: relatori lo stesso autore, il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, la giornalista Lucia Annunziata.

Dei tre incontri proponiamo alcuni spunti suscettibili di far conoscere e far riflettere sul grave fenomeno e sulle sue implicazioni.

 

PRESSO LA FUNDACION PROMOCION SOCIAL DE CULTURA

Padre Samir Khalal Samir/1: Dopo Maometto, l’espansione, lo splendore del Califfato islamico, dal XIV secolo incomincia l’era della decadenza. Nel mondo islamico ricorre una domanda: che cosa abbiamo prodotto dal XIV secolo ad oggi? Zero o quasi in scienza, tecnica, pensiero politico, letteratura. Perché siamo così arretrati? Non riusciamo a darci una risposta.

Padre Samir/2: Dopo i Fratelli musulmani, che volevamo reislamizzare i musulmani, sono arrivati altri, più radicali: Non basta questo, dobbiamo tornare agli inizi, quando ai tempi del Profeta abbiamo conquistato il mondo. In pochi anni, dal 636, abbiamo preso Damasco, Gerusalemme, Il Cairo, Alessandria, Baghdad… Perché abbiamo vinto? Perché abbiamo applicato ciò che era scritto.

Padre Samir/3: Tutto quanto l’Isis (Stato islamico dell’Iraq e del Levante) ha fatto fin qui è ben presente nel Corano o nella tradizione di Maometto (Sunna), crocifissioni comprese: non c’è nulla che l’Isis faccia senza il conforto giuridico di una fatwa. I metodi dell’Isis “devono” far paura; l’Isis non è così forte, ma con la propaganda mediatica mirata lo fa credere.

Padre Samir/4: L’immagine degli sciiti in Occidente è falsa ed è stata creata dagli USA con l’ascesa al potere di Khomeini; gli sciiti sono molto più aperti di quel che si pensa, sono mistici, amano la filosofia (padre Samir è stato tra l’altro ospite per otto giorni del centro sciita di Qom, in Iran)

Padre Samir/5: Con Saddam Hussein in Iraq e di Assad in Siria non vigeva certo un modello di democrazia, erano dittature. Però potevi vivere dignitosamente in quei Paesi: studiare, fare commercio, esprimere la tua fede, perché la libertà religiosa era assicurata come da nessun’altra parte all’infuori del Libano. A Damasco la notte di Natale potevi cantare per le strade, senza che nessuno ti dicesse niente. Per di più potevi anche non chiudere la porta a chiave, poiché le dittature pongono molta attenzione alla sicurezza. Certo, se volevi far politica di opposizione, allora la tua libertà finiva in fretta.

Padre Samir/6: Je ne suis pas Charlie, Dieu merci. C’è una tendenza in Europa a provocare inutilmente l’Islam, offendendo milioni di musulmani. A che servono le provocazioni? Dobbiamo perseguire invece l’amicizia. Oggi l’immagine dell’Occidente, come proclama la propaganda salafita, è estremamente negativa: gli occidentali sono tutti atei, si danno al libero amore. Perdipiù sono provvisti delle più moderne tecnologie, che servono per una vita libertina.
Nicola Pedde/1: Come si è caratterizzato il fenomeno detto impropriamente delle “primavere arabe”? In Tunisia è stato il prodotto di una dinamica interna di cambiamento. In Egitto una grande massa laica scesa in piazza è stata sopraffatta prima dagli islamisti, poi dai militari. In Libia la crisi è stata fortemente alimentata da interessi esterni (soprattutto Francia, Qatar). In Siria gli elementi di protesta interna sono stati cavalcati da interessi esterni che hanno modificato la fisionomia del conflitto.

Nicola Pedde/2: In Iraq le forze del Califfato, sunnite, hanno giocato in casa, prendendo possesso quasi senza combattere delle aree sunnite del Paese, accolti e considerati come i legittimi padroni. In quel territorio l’Isis ha una forte capacità gestionale.

 

PRESSO LA COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO

Andrea Riccardi/1: Dal 2007 il mondo urbanizzato ha sopravanzato numericamente quello agricolo. È un mondo dell’incontro, delle differenze, del pluralismo, dai confini fluidi. Si diceva: crescendo la modernità, spariranno le religioni. Si sognava di trasformare il mondo in una grande Francia de la laicité. Non è stato così. C’è stata una grande rinascita religiosa, a volte connotata dall’aumento del fanatismo e conseguentemente dei conflitti interreligiosi. Ma non è tutto così, c’è anche altro, molto di positivo: la religione è ormai considerata come un fattore determinante dello sviluppo del mondo globale.

Andrea Riccardi/2: I cambiamenti radicali in cui siamo immersi non sono ancora bene esplorati: come vivere insieme? Come perseguire la pace? Come intendere i rapporti con la politica e con lo Stato? Come affrontare la sfida di un capitalismo globale senza umanesimo, realtà insopportabile e inaccettabile responsabile del crearsi di gravi tensioni?

Andrea Riccardi/3: È l’ora della prova per alcune comunità religiose. Per i cristiani in Iraq, Siria, Nigeria, Pakistan. Per i musulmani sciiti in Iraq, Siria, Pakistan, Libano. Il tema del martirio ci unisce, anche se abbiamo un approccio diverso.
Jawad Al-Khoei/1 (segretario generale dell’ Al-Khoei Institute, Fondazione irachena legata alla massima autorità religiosa sciita, l’ajatollah Ali Sistani):

Tra sciiti imamiti e cattolici ci sono punti comuni: il monoteismo, l’aldilà, le buone opere. Dobbiamo anche consolidare i rapporti tra le autorità religiose supreme: quella di Najaf e quella di Roma. Occorre fare in modo che il dialogo interreligioso non riguardi solo le élites (quanti fallimenti!), ma l’intera società.

Jawad Al-Khoei/2: Dobbiamo affrontare il terrorismo e l’estremismo., che vogliono imporre la fede con la forza. Ma il Corano vieta l’eccesso nella religione. L’estremismo nasce dall’ignoranza nei confronti della religione e dell’altro. Le aggressioni dei terroristi in Iraq e in Siria contro le minoranze non hanno un’impronta religiosa, perché il terrorismo non distingue tra sunniti e sciiti, tra cristiani e musulmani. Quello che sta succedendo è una guerra per il potere, non di religione.

Jawad Al-Khoei/3: Il pluralismo religioso è inevitabile, come dice del resto il Corano. Se Allah avesse voluto, avrebbe creato una sola comunità di uomini.

 

Cardinale Jean-Louis Tauran/1: Dopo il fallimento del marxismo è tornato il sacro. Ma tale ritorno si impernia anche sull’idolatria. Il problema oggi non è l’ateismo, ma l’idolatria.

Cardinal Jean-Louis Tauran/2: Esiste oggi per un popolo un flagello peggiore della guerra? Pensiamo anche solo alla Siria, dove siamo al quinto anno di guerra: 215 mila morti, 4 milioni di sfollati all’estero (un milione in Libano) e 7 milioni di sfollati in patria. Il 60% della popolazione sotto la soglia della povertà. Mancano acqua, alimentari, medicine.

Cardinale Jean-Louis Tauran/3: È facile strumentalizzare il sentimento religioso. Ed è tristissimo sentire l’incitamento alla violenza da parte di leader religiosi. Che pena fanno quelle scuole religiose vivaio di futuri terroristi!

 

Waleed Faray Allah/1 (Facoltà teologica di Kufa, Iraq): La pace è sacra nell’Islam. Uno dei nomi di Allah è “il re, il santo, la pace”. Cristiani e musulmani aspirano alla pace per tutti e hanno verso di essa un approccio simile, caratterizzato da una dimensione educativa e una legislativa.

Waleed Faray Allah/2: Dobbiamo lavorare insieme, cristiani e musulmani, costruire un movimento cristiano-musulmano per promuovere la pace, unire tutti gli sforzi in modo paritario.
Armand Puig i Tarrech (Facoltà teologica di Barcellona): L’applicazione della “legge del taglione” evita l’accrescersi della violenza? É possibile fermare la violenza una volta che è incominciata? Spesso non è così: la violenza continua, la legge del taglione fallisce. È lecito rispondere al male con una quantità proporzionata di male?
Mohamad Hassan Al-Amine/1 (teologo, Libano, spesso invitato a intervenire in chiese e istituzioni culturali cristiane): Riconosco che l’Islam storico – non il Corano – non è stato sempre molto attento al perseguimento della pace, dando di sé un’immagine orribile.

Mohamad Hassan Al-Amine/2: Propongo incontri basati sull’autocritica aperta, trasparente, in primo luogo tra i dotti musulmani.

Mohamad Hassan Al-Amine/3: In questa fase storica nell’Islam si registra l’ascesa di un fenomeno terroristico agli antipodi dell’obiettivo del conseguimento della pace e della carità vera verso tutti. Invece non dobbiamo dimenticare che la misericordia apre ogni sura del Corano: “Nel nome di Allah, clemente e misericordioso”. E che miliardi di volte al giorno i musulmani salutano con “la pace sia con voi”.

Mohamad Hassan Al-Amine/4: I dotti devono togliere ogni legittimità a tutte le forme di violenza e di terrorismo perpetrati in nome dell’Islam, praticando l’autocritica e dichiarando che la nostra religione non ha nessun rapporto con essi.
Cardinale Reinhard Marx (parlando dei rapporti Stato-Chiesa in Occidente): Quando anni fa si è discusso del Preambolo della Costituzione europea si voleva introdurre la citazione delle radici cristiane, giudaico-cristiane. Ma è una richiesta che non ha avuto successo, quanto meno non quello che si auspicava in alcuni ambienti (NdR: gli “ambienti” erano quelli di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI in prima persona). Secondo me è buona cosa che nel Preambolo non ci sia tal citazione. Ci dovrebbe essere invece: “Noi non siamo Dio”.
Maytham Al-Salman (presidente del Bahrain Interfaith Center): Esistono leader religiosi che incitano alla violenza. Ma chi inneggia alla violenza non è né leader né religioso.

 

PRESSO LA COMUNITÀ EBRAICA DI ROMA

Maurizio Molinari/1 (inviato de “La Stampa”, autore de “Il Califfato del terrore”): Lo Stato islamico copre attualmente circa 250 mila kmq (più della Gran Bretagna), si estende dalle periferie di Baghdad ad Aleppo, conta oltre 10 milioni di abitanti e 30 mila uomini armati. È meglio amministrato rispetto ai tempi di Saddam Hussein, ha visto diminuire drasticamente la criminalità, punta sulla valorizzazione di una forte identità collettiva, esercita la violenza in modo brutale contro tutti coloro che non la pensano come il “Califfo”.

Maurizio Molinari/2: La prima fase del progetto politico del “Califfato” è lo sterminio degli sciiti. La seconda è il dominio ideologico sul mondo sunnita. La terza è la conquista di Spagna, Gerusalemme e Roma. Questa terza fase si lega a un virus ideologico: la diffusione della jihad in Europa spesso attraverso le conversioni fulminee tra immigrati di seconda e terza generazione, nati e cresciuti in Europa. Ciò che sta accadendo ci trova impreparati, poiché supera la nostra capacità di comprensione della storia.

Lucia Annunziata (giornalista, dirige l’Huffington Post in versione italiana): L’Isis è simile al nazismo, siamo allo stesso livello. Mi viene da pensare che i cristiani di oggi siano considerati come gli ebrei di ieri. Se noi incominciamo ad avere paura dell’Isis, abbiamo già perso la guerra. I combattenti dell’Isis non sono superuomini, bisogna demistificarli: sono 30 mila, non 30 milioni. Si fondano molto nella loro propaganda sul terrorismo delle immagini, che mirano a spaventare.

Riccardo Pacifici (presidente della Comunità ebraica di Roma): Occorre reagire contro l’Isis, evitando da una parte un atteggiamento islamofobo, come se ogni moschea fosse un luogo di reclutamento; dall’altra di lasciarsi sedurre dal buonismo a tutti i costi, rifiutando gli strumenti atti a combattere tale terrorismo.

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