Un pontificato breve con aspettative “desmesuradas”

7 aprile 2015 10:41 2 comments

Di Sandro Magister

14 marzo 2015

magister.blogautore.espresso.repubblica.it

Dalla monumentale intervista di papa Francesco alla vaticanista Valentina Alazraki, per la rete messicana Televisa, nel secondo compleanno della sua elezione, ecco qui di seguito tre passaggi di particolare interesse.

L’intervista può essere letta integralmente sia nell’originale spagnolo sia nella versione italiana, che occupa ben quattro pagine de “L’Osservatore Romano” di sabato 14 marzo.

*

SUL SINODO E LA COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI

D. – Cosa aspetta dal sinodo? Crede che si siano create troppe aspettative tra le coppie che soffrono, tra i divorziati risposati, tra gli omosessuali, più in là rispetto a dove lei pensa di arrivare? I divorziati risposati potranno fare la comunione? E come sarà grande l’accettazione del mondo degli omosessuali?

R. – Credo che ci sono aspettative “desmesuradas”, smisurate. […]

La famiglia è in crisi. Come integrare nella vita della Chiesa le famiglie “replay”? Cioè quelle di seconda unione che a volte risultano fenomenali, mentre le prime un insuccesso. Come reintegrarle?

Che vadano in chiesa. Allora semplificano e dicono: “Ah, daranno la comunione ai divorziati”.

Con questo non si risolve nulla. Quello che la Chiesa vuole è che tu ti integri nella vita della Chiesa.

Però ci sono alcuni che dicono: “No, io voglio fare la comunione e basta”. Una coccarda, una onorificenza.

No. Ti devi reintegrare.

Ci sono sette cose che, secondo il diritto attuale, le persone in seconde unioni non possono fare. Non me le ricordo tutte, però una è essere padrino di battesimo. Perché? E che testimonianza potrà dare al figlioccio?

Quella di dire: “Guarda caro, nella mia vita mi sono sbagliato. Ora sono in questa situazione. Sono cattolico. I principi sono questi. Io faccio questo e ti accompagno”. Una vera testimonianza. […] Se credono, anche se vivono in una situazione definita irregolare e la riconoscono e l’accettano e sanno quello che la Chiesa pensa di questa condizione, non è un impedimento. Quando parliamo di integrare intendiamo tutto questo.

E dopo di accompagnare i processi interiori. […] Inoltre, abbiamo un problema molto serio che è quello della colonizzazione ideologica sulla famiglia. Per questo ne ho parlato nelle Filippine perché è un problema molto serio. Gli africani si lamentano molto di questo. E anche in America latina. E a me è successo una volta. Sono stato testimone di un caso di questo tipo con una ministro dell’educazione riguardo l’insegnamento della teoria del “gender” che è una cosa che sta atomizzando la famiglia.

Questa colonizzazione ideologica distrugge la famiglia.

Per questo credo che dal sinodo usciranno cose molto chiare, molto rapide, che aiuteranno in questa crisi familiare che è totale.

SUL CONCLAVE CHE LO HA ELETTO

D. – Questa intervista coincide con il secondo anniversario della sua elezione. Che cosa è successo quel giorno?

R. – La cosa è stata molto semplice. Io ero venuto con una piccola valigetta perché avevo calcolato che […] potevo venire tranquillamente e tornare a Buenos Aires per la domenica delle Palme. Avevo lasciato l’omelia pronta sulla mia scrivania ed ero venuto con lo stretto necessario per quei giorni pensando che potesse essere un conclave molto breve. […] Inoltre non ero in nessuna lista di papabili, grazie a Dio, e non mi passava assolutamente per la testa. In questo voglio essere sincero per evitare storie o simili.

Nelle scommesse di Londra penso che stavo o al quarantaduesimo o al quarantaseiesimo posto. Un mio conoscente per simpatia ha puntato su di me e gli è andata molto bene! […]

E così è iniziato il conclave. I giornalisti dicevano che al massimo io ero un kingmaker, cioè un elettore, un grande elettore, che avrebbe indicato qualcuno. E sono rimasto tranquillo. È iniziata la prima votazione martedì sera, la seconda mercoledì mattina, la terza mercoledì prima di pranzo. Il fenomeno delle votazioni è sempre interessante, non solo nel conclave. Ci sono candidati forti. Ma anche molta gente che non sa a chi dare il voto. È allora sceglie sei, sette persone che sono i “voti deposito”: io deposito il voto, poi vedo come va e decido. È come una “provvisorietà”. Questo avviene nelle votazioni di gruppi grandi. Sì, io avevo alcuni voti, ma in deposito. […] Ma nulla, in realtà, nulla fino a quel mezzogiorno.

E poi è successo qualcosa, non so. A pranzo ho visto alcuni segni strani. Mi facevano domande sulla mia salute, cose del genere… E quando siamo tornati nel pomeriggio tutto era fatto. Con due votazioni è finito tutto. Ossia, anche per me è stata una sorpresa. Che cosa mi è successo? Nella prima votazione del pomeriggio, quando ho visto che la situazione era ormai irreversibile…

SULLA DURATA DEL PONTIFICATO E LE EVENTUALI DIMISSIONI

D. – Abbiamo la sensazione che lei da un lato è come se avesse fretta nel suo modo di agire e dall’altro come se vedesse il suo pontificato a breve termine.

R. – Ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve. Quattro o cinque anni. Non so, o due o tre. Beh, due sono già passati. È come una sensazione un po’ vaga. Le dico, forse no. È come la psicologia di chi gioca e allora crede che perderà per non restare poi deluso. E se vince è contento. Non so che cos’è. Ma ho la sensazione che Dio mi ha messo qui per una cosa breve, niente di più… Ma è una sensazione. Per questo lascio sempre aperta la possibilità.

D. – Lei ci ha anche detto che avrebbe seguito l’esempio di papa Benedetto…

R. – Beh, ci sono stati alcuni cardinali prima del conclave, durante le congregazioni generali, che si sono posti il problema teologico, molto interessante, molto ricco. Io credo che papa Benedetto abbia aperto una porta. Settant’anni fa non esistevano i vescovi emeriti. Oggi ne abbiamo 1.400. Si è arrivati cioè all’idea che un uomo, dopo i 75 anni, più o meno a quell’età, non può portare il peso di una Chiesa particolare. Credo che Benedetto con grande coraggio abbia aperto la porta ai papi emeriti. Non bisogna considerare Benedetto come una eccezione. Ma come una istituzione. Forse sarà l’unico per molto tempo, forse non sarà l’unico. Ma è una porta aperta dal punto di vista istituzionale. Oggi il papa emerito non è una realtà strana, ma si è aperta la possibilità che possa esistere.

D. – Si potrebbe pensare, come per i vescovi, un papa che rinunci a ottant’anni.

R. – Anche. Si può, ma a me non piace fissare un’età. Credo che il papato ha qualcosa di ultima istanza. È una grazia speciale. Per alcuni teologi il papato è un sacramento, i tedeschi sono molto creativi in tutte queste cose. Io non sono di questo parere, ma questo vuol dire che c’è qualcosa di speciale. Allora parlare di ottant’anni crea una sensazione di fine di pontificato che non farebbe bene, qualcosa di prevedibile. Non sono dell’idea di fissare un’età ma sono dell’idea di Benedetto. L’ho visto l’altro giorno al concistoro. Era felice, contento. Rispettato da tutti.

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