“Ogni volta che avete fatto questo ad uno di questi fratelli più piccoli, l’avete fatto a me!”

3 maggio 2015 05:54 1 comment

Intervento di S.E. Mons. Giancarlo Bregantini, Arcivescovo di Campobasso-Bojano al convegno: “Gesù della storia, in Joseph Ratzinger e in mons. Fusco” (Campobasso, 29 aprile, festa di Santa Caterina)

 

“Quando mai ti abbiamo visto?” chiedono sconsolati quelli posti alla sinistra del Figlio dell’Uomo (Mt 25,37-40). E la risposta è secca: “Ogni volta che avete fatto questo ad uno di questi fratelli più piccoli, l’avete fatto a me!”.

È in questo circuito che oggi si apre questo convegno, atteso, che si innesta così perfettamente nel cammino che la nostra diocesi, insieme a quelle del Molise ed Abruzzo e di tutta Italia, sta vivendo in preparazione al grande Convegno ecclesiale di Firenze, in novembre di quest’anno. Il tema è già eco reciproco di questo nostro convenire, qui: “In Cristo Gesù, il nuovo Umanesimo”. Lo sguardo al Cristo si fa sempre più necessario, ineludibile. “Cristo, tu ci sei necessario”, amava ripetere Paolo VI, innamorato di quel volto, sulla scia dell’amore dolcissimo di sant’Ambrogio.

Ci sei necessario!

Ecco allora sia il convegno di Firenze che questo in preparazione a quello; con lo stesso desiderio di guardare quel volto. Perché è in quel volto, di vero uomo e vero Dio, che si coglie di getto, il cuore stesso di Dio.

Va cosi riletto il famosissimo numero 22 della Gaudium et Spes, posto al termine del sofferto capitolo primo del documento, che guarda alla “dignità della persona umana”, in risposta alla grave domanda: “che pensa la Chiesa dell’uomo?… (11) Ed il concilio risponde con un inno mirabile, bellissimo: “Solamente nel mistero del verbo incarnato trova luce vera il mistero dell’uomo…Cristo, nuovo Adamo, rivelando il mistero d’amore del Padre, svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli rivela la sua altissima vocazione”.

E rinasce così la bellezza di rileggere i grandi concili della Chiesa antica, nel quarto e quinto secolo. Intrecciati. Chiarito, infatti, il rapporto di uguaglianza tra Gesù e il Padre, in Nicea (325), superato lo scoglio della divinità dello Spirito Santo (in Costantinopoli nel 281), ecco che lo sguardo si none sul Figlio, nella sua realtà, intima e vitale. In un intreccio mirabile tra una corretta cristologia (in Calcedonia), poichè in Lui la natura umana è stata assunta, senza per questo venire annientata, cioè innalzata a una dignità sublime. Da qui, per fondare così una serena e positiva ecclesiologia, poiché la Chiesa è santa e peccatrice allo stesso tempo, – per avere così una giusta visione di se stessi, in una positiva antropologia che si fa fragilità e grandezza, umiltà e fierezza. E per concludere con una saggia cosmologia, dove la dignità è custodita e difesa, ma anche lavorata e fatta giardino con il sudore delle nostre mani!

Per cui: tutto dipende dal volto di quel Cristo, Gesù della Storia, che oggi noi studiamo. Con impegno e passione. Anche il secondo Concilio di Nicea, oggi, lo sentiamo vero, poiché la difesa delle immagini (787) altro non è che la difesa della dignità della persona e del cosmo, in una chiesa che cerca quel volto, perchè tutta la chiesa si riempia del profumo, coma la casa di Betania.

Ebbene, due grandi studiosi si sono intrecciati, anche sul piano diretto della conoscenza e dello studio: Ratzinger e Fusco. Teologia e Bibbia. Entrambi a cercare, studiare, capire, leggere, scrutare. E poi, narrare nei loro libri. Questo è il cuore dell’incontro di questa sera. Bando a nostalgiche rievocazioni. Perché il filo conclusivo di questo volo dell’aquilone della nostra ricerca è tenuto insieme dalla figura di papa Francesco, che ci offre il punto finale della ricerca, nella famosa (e da rileggere enciclica) “Lumen Fidei”. Per poi, diventare volto nostro di gioia e di luce nella esortazione Evangelii Gaudium: “la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano (come noi oggi!) con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui, sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù, nasce e rinasce la gioia”.

È invece sempre più forte l’appello all’incarnazione che ci viene dal Concilio Vaticano II: “Gesù ha lavorato con mani d’uomo; ha pensato con mente d’uomo; ha agito con volontà d’uomo e ha amato con cuore d’uomo”.

Con lo sguardo a Maria,: “Nascendo, Egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile al noi, fuorché nel peccato” (GS.22). Sono proprio questi i tratti da imitare, nel cammino verso Firenze: “Egli che è già tutto, non ha altra via per superarsi che quella di procedere senza termine in direzione dell’uomo, scegliendo di diminuire. Se è già l’Altissimo, allora si abbassa fino a terra. Se è già Signore, allora entra nella condizione di servo. Se è già pienezza, allora si svuota, rinuncia alle sue prerogative e abbraccia la morte”. Così Dio, nella carne umana, di Gesù Cristo, ridiventa ancor più se stesso”. (p. 35). Lo studio sul “Gesù della storia” vuole appunto aiutarci a rifondare quella “forma” che il peccato ha deformato, per poter cosi, anche noi tutti “trasformarci” in quella icona

iniziale del Padre, e così “riformare” la stessa chiesa, perché sia luce alla nostra terra del Molise.
E concludo questa mia ambientazione con il ricordo affettuoso a santa Caterina, nostra patrona, proprio affidando la parola, oltre che a mons. Spina, cui sono gratissimo perché figlio illustre di questa nostra diocesi che ha portato altrove con zelo e passione la nostre idealità, anche ad Ylenia Fiorenza, laica, studiosa, giovane come lo era Caterina da Siena, ardente come lei e di lei cultrice delle sue opere e eventi. Ringrazio tutto il Centro Culturale Internazionale “Joseph Ratzinger” per la sua rilevanza e il suo spessore nell’affrontare questioni così profonde e soprattutto per gli approfondimenti che ci offre ogni volta in questo cammino di sapienza, di studio dettagliato, che si fa testimonianza, partecipazione del cuore della Chiesa e ascolto costante del Magistero, seminando cultura per lodare Dio e allargare gli orizzonti della coscienza.

Per questo, mi piace concludere con una citazione tratta da “Dialogo della di lui Provvidenza”, dal capitolo XI, dove dice: “Il ricordamento ci fa solleciti e non negligenti; grati e non sconoscenti”. Questo è lo stile del ricordare con animo ammirato sia il card. Ratzinger, teologo, che mons. Vittorio Fusco, biblista. Buon ascolto, con il cuore fisso in Dio. Grazie e Buon Cammino.

Vostro p. GianCarlo Bregantini

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